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Full text of "Le scoperte dei codici latini e greci ne'secoli 14 e 15"

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R. SABBADINI 



LE SCOPERTE 



CODICI LATINI E GEECI 



:n^e' secoli XIV e xv 





IN FIRENZE 

G. e. SANSONI, EDITORE 
1905 



PROPRIETÀ LETTERARIA 



51 
0,[ 



Firenze - Stab. G, Carnesecchi e Agli, Piazza Mentana- 



A TEODORO, MIO FRATELLO, CHE ROVESCIA LE 
ZOLLE DEL PODERETTO DOMESTICO CON l' AMORE E 
LA FEDE ch'io PORTO NELLO SQUADERNARE I CODICI. 






* * '. 



INDICE 



V ■ \ 

Proemio . t^ . Pag. \tii 

Gap. I. Gli scopiitoii veronesi (prima metà del seu. xiv) . . . . ^ 1 

» II. La triade fiorentina (seconda metà del sec. xi\). .... 28 

» III. Le scoperte dei codici greci (sec. xv) .43 

» IV. Le scoperte durante il concilio di Costanza (1415-1417) . •%x72 
» V. Le esplorazioni in Italia (1420-1430). . 

a) Gli umanisti fiorentini ■.".... 8!^ "" 

b) Gli umanisti italiani del settentrione 96 

» Yl. Le esi)lorazioni fuori d'Italia (1425-1430) 106 

» VII. Le scoperte durante il concilio di Basilea (1432-1440). . . 114 , 

» Vili. Le scoperte anonime 125 

» IX. Le ultime esplorazioni (seconda metà del sec. xv). La ji^rande 

scoperta a Bobbio (1498) 186 

» X. Le finte scoperte (falsificazioni) 172 

» XI. Le collezioni e le biblioteche (sec. xv) 182 

Riepilogo e conclusione 208 

Giunte 215 

Elenco degli autori antichi e medievali 221 

Elenco degli scopritori, raccoglitori, possessori, copisti 229 



PROEMIO 



Nel proemio d'un altro mio libro, La scuola e gli 
studi di Guarino Guarini Veronese, Catania 1896, cosi 
scrivevo (p. vi): ' Se è giusto il mio discorso, i cultori 
naturali dell'umanismo avrebbero ad essere gli studiosi 
del classicismo "J e, parmi, non a torto. Infatti finché nel- 
l'umanista consideriamo l'uomo, avremo una serie di 
indagini biografiche cronologiche storiche, alle quali la 
classicità rimane o può rimanere estranea; ma quando 
in lui consideriamo il maestro il grammatico il lessico- 
grafo il commentatore il traduttore il retore lo stilista 
lo scopritore de' codici l'emendatore dei testi, allora en- 
triamo nei domini del classicismo, il quale non avrebbe 
senza l'umanista i sussidi di cui oggi dispone e soprat- 
tutto molti testi, che dai soli umanisti ci furono sal- 
vati '. E da allora in poi s' è ogni giorno più confermata 
in me la persuasione che nello studio dell'umanismo 
siano da distinguere nettamente le indagini di indole 
storica dalle indagini di indole filologica; e non senza 
rammarico osservavo che mentre di quelle avevamo 
numerosi e insigni cultori, queste invece erano e sono 
trascurate o toccate solo occasionalmente e saltuaria- 
mente. Il libro che viene ora innanzi al pubblico vuole 
appunto offrire nel campo umanistico un esempio di 
ricerca filologica sistematica, quale io la vagheggio. 



vili PROEMIO 

Il titolo, come si legge preannunziato nel programma 
che sta in fronte al primo volume di questa raccolta, 
suona: Scoperte e divulgazione dei classici latini nel sec. XV. 
Nel primitivo disegno pertanto mi restringevo al sec xv 
e ai classici latini, escludendo cioè i testi greci e i la- 
tini non classici, che sono i cristiani; e dopo un'intro- 
duzione sugli scopritori, mi proponevo di trattare la 
divulgazione e propagazione dei singoli autori e la filia- 
zione dei manoscritti. Senonché messomi a stendere la 
narrazione, mi accorsi che l'introduzione minacciava di 
diventare essa stessa un libro ; né io violentai la natura 
del soggetto, e rimandata ad altro tempo la divulga- 
zione e la filiazione dei codici, allargai il piano della 
storia delle scoperte, inchiudendovi anche il sec. xiv, e 
ai codici classici latini accompagnando i greci e i cri- 
stiani latini: di maniera però che il capitolo dedicato 
ai greci formasse non più che un intermezzo e che i 
cristiani latini venissero nominati qua e ]h quando se 
ne porgesse l'occasione. Accanto alle scoperte vere at- 
tirarono la mia attenzione le false o meglio le contraf- 
fazioni : e di esse pure credetti opportuno dare un cenno, 
non foss' altro per avere un saggio di psicologia let- 
teraria. E siccome le scoperte ebbero il loro supremo e 
pieno coronamento nelle collezioni e nelle biblioteche, 
COSI anche a queste è stato consacrato un capitolo, 
l'ultimo. 

Ma nonostante l'allargamento del disegno originario, 
ebbi sempre di mira di condensare l'esposizione in modo 
ch'ella riuscisse a una rapida sintesi; dove, per man- 
canza di studi preparatori, fosse bisognato oltrepassare 
i confini della brevità, ho chiesto ospitalità alle note, 
le quali se in generale eccedono la misura che io re- 
puto conveniente, non è tutta mia la colpa. Dal vasto, 
vario e sparso materiale edito e inedito ammannite 



PBOEMIO IX 

sia da altri sia da me^ ho tratto il partito che seppi 
migliore; ma non tutti i libri e manoscritti che desi- 
deravo vedere mi fu dato vedere e molti altri mi sa- 
rebbero stati utili, dei quali purtroppo ignoro l'esistenza : 
talché mi è forza contare sulla generosità dei lettori, 
ciascuno dei quali potrà assai facilmente possedere in- 
torno a ogni singola questione un'utile notizia di più 
di quelle da me raccolte e vorrà o indicarmela pubbli- 
camente comunicarmela privatamente. E oltre che 
sulla generosità dei lettori, bramerei mi fosse lecito 
contare sulla loro collaborazione, poiché parecchie in- 
vestigazioni preparatorie e complementari restano a 
intraprendere, e talune si trovano notate nel corso della 
narrazione, 2 alle quali un uomo solo non basta. 

R. S. 

Milano, 29 maggio 1904. 



1 Gli scritti miei cito con le iniziali R. S. ; con R. S. Spogli Ambro- 
siani rimando ai miei Spogli Ambrosiani latini in Studi italiani di filo- 
logia classica XI, 1903, 165-388. 

2 Vedi p. 29 n, 34; 76 n. 17; 94 n. 35; 96 n. 44; 113 n. 32; 132 n. 25 
(vedo con piacere preannunziata nelle Mitteilungen del Teubner 1906, 1 
p. 26 l'edizione critica di Tib. CC. Donato a cura di H. Georgii); 170 n, 99; 
209 n. 2; 210 n. 3; 213 n. 4; 215. 



CAPITOLO I 



Gli scopritori veronesi 

(prima metà del sec. xiv) 



La nostra storia delle scoperte dei codici classici non prende 
le mosse da nomi famosi, ma da un gruppo di modesti e poco 
noti ricercatori, che troviamo raccolti in uno stesso luogo e 
che ci si presentano in certo modo quali iniziatori del nuovo 
indirizzo. Vissero infatti fra il sec. xiii e il xiv parecchi Ve- 
ronesi, che nella loro città natale cercarono, scoprirono, ado- 
perarono autori allora ignoti : uno anzi di loro, il più antico, 
fece la sua scoperta in paese straniero, e fu un oscuro scri- 
vano delle porte, ^ di nome Francesco,- che negli ultimi anni 
del sec. xiii riportò da lontane regioni in patria l'esule Ca- 
tullo, suo concittadino (' compatriota ').^ 

1 ' a calamis..., notat turbae praetereuntis iter '. 

" ' tribuit cui Francia nomen '. 

^ Tutte queste notizie si desumono dall' esastico del vicentino Bknve- 
NUTo Campksano alla fine del cod. Paris. 14137 (G) di Catullo (cfr. R. S. in 
Bivista di filologia XIII 180). Si può leg'gere in Catuij.i Vkronknsis, TAber 
ree. L. Schwabius, Berol. 1886, p. 101, Dev'essere stato scritto dal Canipe- 
sano sulla sua copia di Catullo. Intorno al Campesano dice il Pastrengo 
(GuLiELMus Pastregicus, Dc originibus rerum lìbellus, Venetiis 1547, f. 16) : 
' Benevenutus de Campexanis ex urbe Vincentia poeta et scriba mirabilis '. 
Mori il 1323, G. B. Giuliaki, La Capitolare biblioteca di Verona, Verona 1888, 
p. 96. La niij^liore interpretazione dell'esastico per quanto riguarda exul 
e reditus mi sembra quella del Giuliari, op. eit. 95 : ' Anziché Raterio (ve- 
scovo di Verona) avesse di lontano portato il prezioso apografo (di Catullo) 
in Verona, piuttosto è da credere sei portasse via di qua nel 968, allor che 
espulso dalla sua sede vescovile, esulava lontano e riparavasi nel Belgio, 

R. SAnnADiNT LC' scoperte dei codici. 1 



2 GLI SCOPRITOEI VERONESI (gap. I 

Nel primo trentennio del sec. xiv e propriamente nel- 
l'anno 1329 un altro Veronese, pure oscuro e che ci nascose 
perfino il nome, si trasse un'antologia da vari autori, che col 
titolo di Flores moralium autoritatum esiste nel cod. Capito- 
lare di Verona CLXVIII (155), In quegli autori ritroviamo Ca- 
tullo, scoperto dallo scrivano Francesco, insieme con altri, che 
figurarono fra le rarità di allora e dei secoli successivi, cioè: 
Tibullo, Varrone Be re rustica, V Historia Augusta, la Ro- 
mulea di Draconzìo, Cresconio Corippo, le Sentenze di Publilio 
Siro, le Epistulae di Plinio il giovine e il corpo delle Epi- 
stulae ad Att. di Cicerone, che comprendeva inoltre le Epist. 
ad Br. e ad Q. frj Tutte codeste opere dovevano appartenere 
alla biblioteca del Capitolo. 

Un contemporaneo del raccoglitore dei Flores, il prete Gio- 
vanni de Matociis, mansionario della Cattedrale di Verona, 
compose tra il 1306 e il 1320 la Historia imperialis, una va- 
sta cronaca, che va da Augusto a Carlo Magno, per la quale 
molte scritture sacre e profane ebbe a consultare.^ Ma i suoi 

dove mori '. Senza dubbio Raterio conosceva Catullo direttamente; ciò che 
di nessun altro si può dire fino alla seconda metà inoltrata del sec. xiii 
(cfr, le testimonianze nella citata edizione dello Schvvabe, p. XIII-XIIII), 
quando appunto il suo nome risorge e si ripropaga in Verona, Padova e Vi- 
cenza. È naturale quindi pensare che Raterio effettivamente se lo portasse 
seco in terra straniera e che di là tre secoli dopo un Veronese lo riportasse 
(reditus) a Verona. 

* Sul codice dei Flores cfr. D. Detlefsen in Jahrbùcher fur class. PM- 
lol LXXXYII, 1863, 552-553. Per gli estratti di Corippo cfr. <ì. Lovve in 
Bhein. Mus. N. F. XXXIV, 1879, 138 ss. ; per le Sentenze di Siro id. ib. 
624-625; i Flores contengono 16 sentenze in più degli altri codici. Sugli 
estratti dalle Epist. di Plinio cfr. K. Lohmkyer in Bhein. Mus. N. F. LVIII, 
1903, 467-471. Da Catullo estrasse tre versi, G. B. Gixjliari, La Capitolare 
etc. 97. Quanto agli estratti di Draconzio vedi W. Meyek, Die Bei liner Cen- 
tones der Laudes dei des Dracontius in Sitzungsberichte der le. Preuss. 
Akademie der Wissensch. zu Berlin 1890, 267; ì passi estratti sono quattro, 
col titolo Blosus in Bomulea; tre di essi occorrono nei 10 carmi profani, 
che si leggono nei Poetae Lat. Min. del BìIhrens V 128, uno manca ai nostri 
codici. Bomulea pare che fosse il titolo generale di quella raccolta. 

s Sulla famiglia del mansionario, sul tempo in cui lavorò alV Historia 
e sulla morte avvenuta tra il 23 e il 26 dicembre 1337 dà notizie precise 
L. SiMEOM, La famiglia di Giovanni mansionario 4-8 (estratto dagli Atti 
dell' Accad. d' agric. scienze... di Verona, IV, 1903; a p. 10-12 è pubblicato 
il testamento, dove lascia i suoi libri alla sagristìa della Cattedrale). G. Tar- 



Cap. I) GIOVANNI MANSIONAEIO 3 

autori prediletti furono due : uno sacro e uno profano, S. Zeno 
e Plinio il giovine. Di S. Zeno radunò quante più opere potè, 
una trentina, se pure non le trovò nella biblioteca del suo Ca- 
pitolo.*' Plinio il giovine, quando scriveva VHistoria, gli era 
ignoto ; e ne faceva una persona sola col vecchio, dandogli per 
patria Verona, come fu tradizione diffusa fra i Veronesi e prima 
e poi ; ^ pili tardi però venne in possesso delle Epistulae, quando 
forse le scopri nel Capitolo l'autore dei Flores. Il codice uscito 
allora alla luce era l'archetipo della famiglia degli otto libri 
(I-VII ; IX). Il mansionario se ne trasse una copia, a cui pre- 
mise una Brevis annotatio de duohus FUniis, essendosi nel 
frattempo procacciato anche un codice di Plinio il vecchio, che 
lo pose in grado di distinguere nettamente i due autori: ma 
perseverò nell'errore di crederli entrambi veronesi. La sua 
copia con la Brevis annotatio si divulgò nel sec. xv.^ 

TAROTTi in Raccolta di opuscoli scientifici e filosofi,ci ed. dal Calogerà, XVIII 
138 ss., descrive il cod. Capitolare CCIV deìV Historia imperialis. Sugli autori 
in essa adoperati p. 143-158; 170; 184; si notino specialmente p. 152 Spar- 
ziano e Giulio Capitolino dell'i?isi. Augusta. Prima deW Htstoria imp, Gìo- 
vanni aveva scritto le Gesta romanorum pontificum e il Vetus testamentuni 
p. 186; 188. Cfr. lo stesso Taktarotti in Raccolta XXVIII 1-30. 

^ Le enumera v.G\VHistor. imp. con la dichiarazione : ' Haec ipsius 
scripta et tractatus ipse legi et vidi ', Tartarotti, ih. XVIII 143. Chi ne vo- 
lesse conoscere il catalogo, tralasciato dal Tartarotti, lo riporta il Pastrkngo, 
op. cit. f. 77 con la postilla: ' Omnia haec opuscula memorabilis vir Ioannes 
presbyter, maioris Veronensis ecclesiae mansionarius, se vidisse et legisse 
testatnr '. (Questa postilla manca nel cod. Vatic. 5271). 

"> 'NoìVHist. imp. cosi ne parla : ' Eo tempore (sotto Traiano) Plinius 
orator (il giovine) et historictis (il vecchio), natione Veronensis, ut in qua- 
dam historia legitur, floruit ', dove mostra di non conoscere neanche il vec- 
chio, Tartarotti, ib. XVIII 145 ; 157. 

^ R. S. La scuola e gli studi di Guarino 146-147; anche nel cod. Pa- 
ris. 8622 sec. xv. La Brevis annotatio fu stampata di sui codici Vaticani dal 
Tartarotti, ib. XXVIII 22-26 e da A. I. a Turrk Rkzzonki, Disqiiisitiones Pli- 
nianae, Parmae 1763, I 6-8. Il mansionario vi ap|)arisce bene informato delle 
Epistole di Plinio, del quale ricorda anche la raccolta, a torto attribuitagli, 
del De viris illustribus, e la ricorda in modo da assicurarci che l'aveva 
veduta: ' Fecit etiam... librum virorum illustrium a Proca rege Albanorum 
usque ad Cleopatram in XCVIII (propriamente 86 capitulis, secundum ipso- 
rum virorum nuraerum, in quo vitas ipsorum et merita mirabili et aperta 
brevi tate describit '. Il Burlaeus, De vita pliilosopliorum, che segue Vin- 
cenzo Bellovacense, conosce la sola famiglia delle 100 lettere di Plinio : 
' scripsit ad diversos epistolas centum ' (p. 368 Knust). Nel codice invece 



4 BACOOGLITOEI VERONESI (cap. I 

Altri Veronesi nel sec. xiv di poco posteriori al mansiona- 
rio attesero a raccoglier codici. Giovanni Evangelista da Ze- 
vio, commentatore di salmi e compositore di sermoni, ' istituì 
nel convento degli Agostiniani un'insigne libreria',^ Gaspare 
de Broaspini (m. 1381), il corrispondente del Petrarca e del 
Salutati, aveva Catullo, un manipolo di GO lettere del corpo 
ciceroniano ad Att. e forse Properzio.^*^ Leonardo da Quinto 
(m. 1392) mise insieme ' bibliothece studìum numerosum ', in 
cui era una copia dì tutte le opere di S. Zeno elencate dal 
mansionario; e Ireco Aleardi con testamento del 1407 lasciò 
26 libri ai suoi figlioli.'^ 

Ma sopra tutti si elevò Guglielmo da Pastrengo, * de con- 
trata Pignae'.^^ Sappiamo da lui stesso che studiò giurispru- 
denza a Bologna sotto Oldrado da Ponte, lodigiano (m. 1335); ^^ 

Ventimilliano di Catania 40 sec. xv (cfr. M. Fava in Studi ital. di filol. class. 
V, 1897, 438) legg:iamo : ' scripsit ad diversos epistolas circiter Ilio ' (= 300). 
Qui c'è evidente interpolazione di un umanista che conosceva la collezione 
degli otto libri e fors'anco dei nove. Lo stesso interpolatore a, Plinius Co- 
mensis sostituì Plinius Veronensis. 

'■' (ì. Venturi, Compendio della storia saera e profana di Verona, Ve- 
rona 1825, II 66. 

10 CoLuc. Salutati, Epist. a cura di P. Movati, I 119; 207; 221-223; II 54, 

11 Su Leonardo da Quinto, Venturi, op. cit. II 67. La notizia della sua bi- 
blioteca è data da Marzagaia in Antiche cronache Veronesi ed. C. Cipolla, 
Venezia 1890, I 255-256; nel 1386 la portò in salvo a Venezia, ibid. Il co- 
dice (ìelV Tiistoria del mansionario Giovanni, ora nella Capitolare, apparte- 
neva a lui, che di fronte all'elenco delle opere di S. Zeno scrisse : ' Hos 
omnes suprascriptos libros ego Leonardus index de Quinto de Verona habeo, 
qui sunt elegantissimo stilo ', ibid. e Tartarotti, op. cit. XVIII 143. L'elenco 
dei libri dell'Aleardi fu pubblicato col testamento da C. Cipolla in Archivio 
Veneto XXIV, 1882, 42-44. Ricorderemo anche il maestro di grammatica Al- 
berico da Marcellise (m. 1398), i cui libri ' extimati fuerunt ducentis libris 
denariorum ', G. Biadego in Atti del r. Istituto Veneto LXIII, 1904, 599. E 
non dimenticheremo un forestiero, l'alessandrino Benci, raccoglitore di opere 
storiche, autore di una cronaca universale e cancelliere degli Scaligeri, del 
quale cosi parla il Pastrengo f. 16: * Bencius Longobardus ^Lombardus il 
cod. Vatic.) gente, patria Alexandrinus, Canisgrandis primi (in. 1329), inde 
nepotum cancellarius, magnae litteraturae vir, omnium historiographorum 
scripta complectens '... Nei passi che verrò citando dal Pastrengo ho confron- 
tato l'edizione col cod. Vaticano lat. 5271 membr. sec. xv, anepigrafo. 

•2 GiuLiAiu, op. cit. 122. 

13 De originibus f. 44t7 : ' Audivi Oldradum de Laude praeceptorem meum 
dicentem '... Oldrado insegnò a Bologna e a Padova ; ma il Pastrengo non 



cap, I) GUGLIELMO DA PASTRENGO 6 

e che poi diventò procuratore del Comune di Verona. '' Fu 
corrispondente del Petrarca. Mori il 1863 fra 1' agosto e l' ot- 
tobre. ^5 

Scrisse un' opera ^^ in sette parti, stampata col titolo De ori- 
ginihus rerum, clie non compete se non alle sei ultime (f. 78- 
131), mentre la prima, la pi^ estesa e che forma più della 
metà del volume (f. 2-77), dovrebbe intitolarsi T)e viris illu- 
stribus, perché tratta degli scrittori illustri si profani che ec- 
clesiastici, distribuiti per ordine alfabetico, in modo però che 
è osservata la sola lettera iniziale ; lettera per lettera le due 
categorie, la profana e l'ecclesiastica, sono tenute separate. Vi 
si enumerano gli uomini celebri di tutte le età, 1' antica, la 
medievale, e la contemporanea, esclusi, pare, i viventi. Nelle 
sei parti successive si discorre degli inventori, dei fondatori 
di città, dell'orìgine dei nomi geografici, dei luoghi dove fu- 
rono fatte le invenzioni, dei primi che esercitarono dignità 
pubbliche o compirono opere e azioni famose : sempre alfabe- 
ticamente. Il tempo della composizione non si può stabilire 
con precisione, ma sì limita. Sono morti il Mussato (m. 1329, 
f. 13), Cangrande I della Scala (m. 1329, f. 16), Gino da Pi- 
stoia (m. 1336, f. 22); l'autore conosce la lapide della presup- 
posta tomba di Livio a Padova, lapide scoperta nel monastero 
di S. Giustina sotto Iacopo II da Carrara, che governò dal 1345 

parla mai di Padova, spessissimo, e con notizie precise, di Bologna e dei 
giuristi die vi professarono. Su Oldrado cfr. Fabkicius, Biblioth. lat. med. 
et inf. aetatis, Patavii 1764, V 161. Insegnò a Bologna nei primi anni del 
sec. XIV e v'era certo nel 1:502-1303 (S, Mazzetti, Kepertorio di tutti i pro- 
fessori di Bologna, Bologna 1848, 251); nel 1320 insegnava già a Padova 
(ToMAsiNi, Biblioth. Patav. ms. 4); perciò verso il 1315 l'avrà frequentato 
il Pastrengo, a cui potremo assegnare la nascita nell'ultimo decennio dvl 
sec. XIII. 

'^ Il De originibus ha la sottoscrizione : Explicit liber de originibus 
editus a GuUelmo Pastregico (Consummatum opus de originibus editum a 
Guillelmo postrengico il tod.) cive Veronensi eiusque tirbis fori causidico. 
In un atto del 1337 è detto iudex procurator Comunis Veronae (Vknturi, 
op. cit. II 63. Per altre notizie cfr. Antiche cronache Veronesi l 476; 503). 

15 V Epist. fam. XXII 11 del Petrarca gli fu indirizzata probabilmente 
l'ultimo anno della sua vita. Per la morte vedi Tridentum 1903, 342. 

'^ Al f. 93 «? allude a un'altra sua opera : ' Cakthacinem... De aedificatione 
urbis huius sive aedificationis tempore diversa reperiuntur, ut alibi scripsi '. 



6 GUGLIELMO DA PASTEENGO (gap. I 

al 1350.^^ Un termine verso noi non c'è dato fissare, ma ci sem- 
bra che non sia da oltrepassare l'anno 1350. 

Le sue fonti principali sono Eusebio, Girolamo, Gennadio, 
Isidoro, Gellio, Macrobio, il Digesto, Giovanni di Salisbury, il 
Burley {De vita philosophorum), VHistoria imp. del suo con- 
temporaneo e compatriota Giovanni mansionario e altre ; ^^ ma 
esse gli servono per le notizie date da autori perduti ; che 
dagli autori pervenuti fino a lui egli attinge direttamente caso 
per caso, solo di raro nominando come diretta la testimonianza 
ch'egli conosce indirettamente; ^^ e cerca libri nelle biblioteche 
per arricchire le sue informazioni e quando non ne trova, lo 
dice.^° In tutto si scorge l'uomo coscienzioso, che non mira a 
fingere e ostentare cognizioni che non ha, come volentieri usa- 
vano Giovanni di Salisbury e il Burley, bensì a salvare alla 
posterità i nomi almeno degli scrittori antichi, minacciati con- 
tinuamente di rovina dalle tignole e dai topi, dai naufragi, 
dagli incendi, dall'umidità, dalla negligenza e dall'ignoranza.^' 



17 F. lOv ' TiTus Livius... In cuius modico lapideo tumulo sic legitur : 
V. F. T. Livius Liviae t. f. quartae ' etc. L'iscrizione in C J i, V 
2865, dove è citato come primo che ne parla il Polenton nel 1414. Cfr. G. 
VoiGT in BericMe... der le. Sachs. Gesellschaft der TFissewsc/i., Philol. - hiat. 
CI. XXXI, 1879, 49. 

1* V. Appendice a. 

1^ F. 3 ' Scripta quae legi et eorum auctores referam (edisceram il cod. 
= edisseram). Quae autem non legi aut vidi, sed ab illustribus et doctissimis 
viris tradita accepi, adiciam'; f. Sv ' quaedam vidi et legi, quaedamape- 
ricioribus memorata cognovi '. 

^0 p. e. f. Giv ' SiMONiDRs poeta graecus multa scripsisse in graeco cre- 
ditur, sed eius opera in nostris bibliothecis non habentur '; f. 64ij ' Sopho- 
cLEs... tragoedias fecit quorum titulos et nomina graeci codlces, nostri vero 
non tenent (quarum titulos et niimerorum, quia grece, codices nostri non 
tenent il cod.). Scriptores tamen nostri aliquas, ut Cantem (Eantem il cod.) 
et Electram (ellectiva il cod.) nominant '; f. 65 ' Sapho... sed scripta eius 
in nostris non habentur codicibus '. 

21 F. 3i; ' Invehetur fortasse in me (de me il cod.) emulus et morsu ra- 
bido seviens inquiet: quid agis demens? putasne scriptorum tuorum luraine 
(in lumine il cod.) illustrium virorum protellare memoriam, an ignoras quod 
vecordis et insani prope est putare solis fulgorem posse facibus adiuvari ? 
Minime, inquam, sed animadvertens quod scripturae vetustate consumuntur, 
tinearum et soricum morsibus corroduntur, naufragio, incendio atque negii- 
gentia facile depereunt, ignorantia lacerantur aut abraduntur, superfluo 
humore putrescunt, dignum putavi illustrium illorura et scriptoruna suorum 



cap. I) LA CAPITOLARE DI VERONA 7 

La cultura del Pastrengo è sicura e larga particolarmente 
nel campo giuridico, e infatti tratta con molta dimestichezza 
il Digesto e i glossatori dei secoli xiii e xiv, eh' egli studiò a 
Bologna. Aveva poi una passione speciale per l'astrologia e 
si procacciò anzi una libreria astrologica di ben 25 autori. 22 
Eagguardevole è parimenti la sua cultura letteraria, quella 
che più importa a noi e della quale è opportuno presentare 
un quadretto; perché se anche gli autori che egli adopera 
non sono di sua proprietà, appartenevano certo a una delle 
più ricche biblioteche italiane del medio evo, la Capitolare di 
Verona, il cui patrimonio, purtroppo nella maggior parte di- 
sperso a cominciare già dai secoli xiv e xv,^^ siamo cosi messi 
in grado di ricostruire approssimativamente. E non era un pa- 
trimonio rimasto inoperoso, che i Veronesi, quali il compilatore 
dei Flores, il mansionario Giovanni, il Pastrengo, ne seppero 
trarre molto profitto, diffondendolo nel ceto degli studiosi ; e 
ad esso attinse largamente il Petrarca. 

Nello stabilire quali autori fossero effettivamente noti al 
Pastrengo e quali no, s'incontra qualche difficoltà dipendente 
da ciò che negli elenchi da lui dati delle loro opere non di- 
nomina scriptis (scripta il cod.) tradere, ne si quo forte casu absumerentur 
volumina, conditorum tamen et operum non obliterarent niemoriam ' (obli- 
terrarentur memoria il cod.). 

^ Supponiamo clie se la fosse procacciata, perché di queste sole opere 
fra quante ne cita àhVincipit\ si veda ai f. 5; 17; 32; 36 ; 38 ; 48t;; 49; 
b\v\ 55 v; 71; 77. P, 36 ' Hevenior astrologus scripsit librum de Nativita- 
tibus, qui incipit: Scito quod diffinitiones. Hunc interpretatus et prae- 
ter caeteros secutus est Ennius (hemius il cod.)., ut ait Cicero ' {De nat. 
deor. I 119). Qui c'^ scambio di un astronomo medievale con Evemerus. 

2' Giangaleazzo Visconti quando s' impadroni di Verona spogliò la Capi- 
tolare di alcuni codici : certamente in ogni modo delle Epist. ad AU. di 
Cicerone. Altrettanto si sospetta abbiano fatto i Mafifei nel sec. xv per ar- 
ricchire il loro famoso Museo di Roma, A. Spagnolo, Di due codici dei 
sec. VI- Vili della bibl. Capitolare di Verona in Nozze Biadego-Bernar- 
dinelli, Verona 1896, 40-45 ; Giuliari, La Capitolare etc. 19-20. Dal Giullari 
desumo alcune notizie sulla storia della Capitolare. Il primo nucleo rimonta 
all' arcidiacono Pacifico (m. 844), che la dotò di 218 codici (' bis centenos 
terque senos codices fecerat ', 14-15), e nuovo incremento le diede il ve- 
scovo Raterio (sec. x, 16-17). Nel 1206 e 1213 già possiede un bibliotheca- 
rius (17-18). Nel 1298 il vescovo Bonincontro le lasciava in testamento i 
Moralia di S. Gregorio (18), ora cod. XLI. 



8 GUGLIELMO DA PASTRENGO 



(cap. I 



stingue quelle che aveva sott' occhio da quelle che trovava se- 
gnate nelle sue fonti ; onde è preferibile peccare in meno che 
in più ; ma in generale egli ci offre indizi sufficienti si per le 
conclusioni negative che per le affermative; e quanto a queste 
ultime abbiamo un doppio fondamento, vuoi dove adopera gli 
autori come fonti, vuoi dove esprime un giudizio sulla sostanza 
sulla forma dei componimenti o accenna ai metri in che 
sono scritti. 

Cominciamo dal rilevare le mancanze. Intanto gli era ignoto 
il De agricuUura di Catone (f 19"). Vitruvio, Firmico, Apu- 
leio non sono nemmeno nominati ; cosi non nomina il De viris 
ìlìustrihus dello Pseudoplinio, noto al mansionario. Degli sto- 
rici non conosceva Tacito ^*, e forse neanche Cesare, sia sotto il 
nome di lui, sia sotto quello del suo emendatore Giulio Celso, 
come soleva nel medio evo.^^ Fra i grammatici confessa aper- 
tamente di non aver a mano Diomede ;2^ per Palemone conclu- 
diamo lo stesso dal modo con cui ne parla (f. 58). E altret- 
tanto diciamo di Nonio Marcello, ^^ Quanto ai poeti. Ausonio 
non e neanche nominato. Per l'esistenza di Properzio si ri- 
chiama a Ovidio. 2^ Cita Marziale sotto due titoli diversi, e di 
qui si comprende che non l'aveva veduto; ^^ come non aveva 
veduto Plauto (f. 57). 3o 

24 F. 18 ' CoRNELius Tacitus, quem Titus imperator suae praefecit biblìo- 
thecae, Augusti gesta deseripsit atque Domitiaui '. Ciò mostra che non lo co- 
nosceva ; ma donde gli deriverà la notizia che sia stato bibliotecario di Tito ? 

"5 La frase f. l&.'y ' Caesar Julius... Gallici civilisque belli plurimas edidit 
commentationes ' non è atta a togliere il dubbio; parimenti l'altra f. 39 
' Julius Celsus, lulius Sillanus bella Gallica per Caesarem gesta suis tra- 
ductionibus illustrarunt '. 

2° F. 23 V ' DioMKDEs quidam in grammatica multa scripsisse dicitur, aed 
eius scripta non habentur '. 

*' F. 52 ' NoNius Marcellus de mutatis coniugationibus librum tradidit ' 
deriva da Prisciano II 269, 24 H. 

^* F. 57 ' Propertius poeta de amore tractavlt, ut Ovidius tradit '. 

29 P. 48t7 ' Maktialis Cocus opus morale metro composuit, cui nomen suum 
imposuit. Item alium quem Epigrainmatum (Epygramaton il cod.) dixit '. Ma 
la frase cui nomen suum imposuit va confrontata con l'altra riferita a Gio- 
venale qw auctoì'is vocabulo nominatur, nota 51. 

30 Di Publilio Siro era stato fatto lo spoglio nei Flores del codice Ca- 
pitolare, col nome di Publius Syrus, che rimase ignoto al medio evo ; ma 
la notizia del Pastrengo su Siro f. 57 par che derivi da Girolamo e da Gel- 



cap. I) GUGLIELMO DA PASTEENGO 9 

Venendo agli scrittori che erano noti al Pastrengo, tocche- 
remo prima dei cristiani o di quelli che egli credeva tali, 
perché consentirebbe con altri nell' identificare Giustino, abbre- 
viatore di Pompeo, da lui citato spesso (p. e. f. 40; 70*'; 92), 
a Giustino martire.^^ Ho già accennato che egli si serve larga- 
mente del De viris ili. di Girolamo e di Gennadio (f. 3); ma 
di Girolamo conosceva altre opere; ^^ non parliamo di Isidoro, 
che nominato qua e là nella prima parte del T)e originibus 
(p. e. f. 12; 22"; 26), diventa la sua fonte principale nelle ul- 
time sei. Anche Orosio è ricordato (f. 54; 130), e il papa Da- 
maso, di cui adopera frequentemente il Lihellus de gestis pon- 
ti ficum, ma non ha veduto le composizioni poetiche (f. 24", 
84 etc). I due Fulgenzi, il mitografo e il vescovo di Euspe, 
vengono da lui, come del resto da taluni ancora oggi, fusi in 
una persona sola: cita un yì&bso à'dl MytJiologiarum (TI 11)33 
e loda lo stile dei libri adversus Faustum.^^ Di Boezio non 
v'ha dubbio che conoscesse il De consolatione philosophiae, 
ma celebra sopra tutto le numerose traduzioni da Aristotele : 
'le traduzioni latine di Aristotele son quasi tutte di Boezio '.^^ 
Conosceva la Vita di S. Martino di Sulpicio Severo ^^ e tra le 

lio XVII 14. Eccola: ' Publius Syrus mimographus miiltas laudabiles scripsit 
sententias, qiiae a doctis legnntur, in quibus : beneficium dando acci- 
pit qui digne dedit. Sub Caesare claruit Augusto '. Le parole quae a 
doctis ìeguntur ci lasciano uno scrupolo. 

31 F. 40 ' lusTiNus alter Bachiades, Prisci fìlius, ex urbe Neopoli (anche 
il cod.,= Nicopoli) Palestinae...Hnnc putant aliquiTrogi fuisse abreviatorem'. 

^2 F. 4.3. Cfr. f. 124 ' Messalam Corvintjm praefectuni urbis primum factum 
esse et die sexta se abdicasse Helmandus (Helynandus il eod.) refert '. Questi è 
Hkrmandus Beluacensis, che il Pastrengo conosce, f. 37 v {il cod. nel lemma dà 
Hklinandus); ma la notizia è desunta testualmente dalla Cronaca di Girolamo. 

33 F. 89?; * VuLOANUM in fabrili arte Gentiles auctorem perhibent. Currum 
primus reperit. Fulgentius '. 

'^ F. 31 ' Fulgentius Afer de civitate Lepti, Ruspensis ej)iscopus, vir in 
divina et humana literatura praestans adversus Faustum elegans scripsit 
volumen... Scripsit et fabularum allegoriam, quam (allegorica libro quem 
il cod.) Mithologiarum vocabulo intitulavit '. Non conosceva la Vergiìiana 
continentia. 

3' F. 15 ' BoEcius... Aristotelis libros, quos habet bibliotheca latina ouuiis 
fere, de graeco in latinum convertit sermonem ' (quos habet bibliotheca la- 
tina, omnes fere - sermonem il cod.). 

3" Al f. 67?; ' Severus presbyter cognomine Sulpitius '... è compendiato 



10 GUGLIELMO DA PASTEENGO (cap. I 

opere di S. Agostino certamente il Be cimiate dei (f. 47 ; 
98 *" etc.),^'' che era alla portata dei più. Molto doveva aver 
veduto di S. Ambrogio; ^^ e senza dubbio la Storia Franca di 
Gregorio di Tours,^^ le Epistole di Gelasio ""^ e i dodici libri di 
Facondo all'imperator Giustiniano.^^ Poco comuni erano gli 
scritti di Sidonio Apollinare e sebbene egli li enumeri tutti, 
pure non ci affida di conoscere che l'Epistolario, del quale 
giudica ruvido lo stile, ma dotto. ^^ Parimenti delle opere di 
Cipriano, delle quali dà l'elenco, aveva tra mano il solo Epi- 
stolario, e anche qui un giudizio sullo stile fìorito.^^ 



Gennadio, De viris ili. 19, ma nella notizia della vita di S. Martino ' Beati 
Martini vitam signìs et miraculis iliustrem edidit sub malore Theodosio ' le 
parole sub maiore Theodosio, che mancano a Gennadio, potrebbero atte- 
stare nel Pastrengo una conoscenza diretta, tanto più clie il cod. Capitolare 
Veron. XXXYIII (36) contiene Sulpicii Severi Vita h. Martini. 

37 La Capitolare possedeva il De civitate dei, Giuliari, op. cit. 18. 

38 F. lOt; dà dei titoli delle opere di S. Ambrogio una sola scelta: ' In- 
ter caetera scripsit ut sequitur '. 

39 F. 35 ' Gregorius Turonensis episcopus Francorum regum scripsit hi- 
storiam, inchoans a Pharamundo primo ipsorum rege, et usque ad Theodo- 
ricum Dagoberti secundi filium claro et apto (aperto il cod.) stylo deducens '. 

40 Gennad. De viris ili. 94 sulle Epistole ha questa sola notizia: 'Adversus 
Petrum et Acacium scripsit epistolas, quae hodie in ecclesia tenentur ca- 
tholica ' ; invece il Pastrengo f. Mv: 'Epistolas ad Anastasium principem 
et episcopos per Orientera et Dardaniam constitutos, rationem reddentes 
iustae damnationis Achatli, destinavit. Item ad eosdem Orientis episcopos 
de vitanda Achatii communione: ad Euphemium Constantinopolis episcopum, 
ad Suconium Afrum episcopum et ad Nataleni abbatem scripsit epistolas '. 
Tale superiorità d'informazione la attribuiamo a ciò, che queste Epistole 
di Gelasio siano state da lui lette nel cod. Capitolare XXII (20), cfr. Giulia- 
Ri, op. cit. 122 ; 143. 

*^ F. 31« ' Facundus Hermianensis episcopus provinciae Africanae ad lu- 
stìnianum impeiatorem grande libronim XII direxit volumen prò defensione 
Ibe et Theodori Mopsuesteui episcopi, qui dicebatur in tribus capitulis cen- 
tra praecepta Calcedonensis concilii aliqua protulisse '. Anche quest'opera 
ò nella Capitolare, cod. LUI (51). 

42 F. 68 ' SvDONius Arverinus (arvermensis il cod., ~ Arvernensis) epi- 
scopus Epistolarum grande volumen ad diversos strabo (strabro il cod., ■= 
scabro) sed erudito sermone condidit '. 

43 F. 20 w ' CypRiANUs... Vidi ego grande iliius Epistolarum volumen ad 
diversos scriptorum (scriptarum il cod.), sonanti valde ornatum eloquio '. 
Quest'antichissimo volume delle lettere di Cipriano fu mandato a Roma a 
l'aolo Manuzio per la sua edizione del 1563, nella cui dedica è detto: ' ac- 
cersito etiam Verona mirae vetustatis esemplari '; da allora in poi se u'è 



cap. I) GUGLIELMO DA PASTEENGO 11 

Tra le numerose traduzioni latine dei testi sacri g-reci mal 
sapremmo dire quali fossero nelle mani del Pastrengo, Molto 
familiari certamente aveva le traduzioni latine di Giuseppe 
Flavio e la riduzione che andava sotto il nome di Egesippo, 
i quali talvolta cita insieme; ''^ e pare che conoscesse anche le 
traduzioni del I)e anima di Gregorio Nisseno e del I)e orthodoxa 
fide di Giovanni Damasceno, eseguite nel sec. xii da Burgun- 
dione Pisano.''^ 

Eccoci agli autori pagani. La sua familiarità si palesa an- 
zitutto con quei poeti che erano più comunemente letti : Te- 
renzio (f.69),46 Vergilio (f. 74),47 Qj-^zìo (f. 53), Ovidio (f. SS),"» 
Lucano (f. 82 " ), Stazio (f. 66),'^ Persio (f. 57),5o Giovenale (f. 38 " ).5i 

perduta ogni traccia; cfr. Giuliari, op. eit. 130. — Mario Vittorino è noto 
al Pastrengo (f. 75) solo da quel che ne scrive Girolamo, nonostante che il 
suo commento al De invent. di Cicerone fosse assai diffuso. 

** F. 41 ; 78; 80; 81; 82«; 83; 84 y; 90; 92; 93v; 97i; etc 

^5 F. 34 ' Gregorius Nissenus... Item librum de anima obscurum valde, 
quem Pisanus causidicus tempore secundi (anche il cod., correggi primi) 
Federici de graeco transtulit in latinum ' ; f. 44 ' Ioannes presbyter Dama- 
scenus composuit librum orthodoxae fidei traditionem certam continentem 
in quatuor libros digestum, quem Burgredia (anche il cod., = Burgundio) Pi- 
sanus causidicus Eugenio papae huius nominis tertio ex graeco transtulit 
in latinum '. Su altre traduzioni latine di Burgundione cfr. J. Vahlen, Lau- 
rentii Vallae opuscula tria, Wien 1869, 113-114. 

^s Sull'ordine delle commedie nel suo codice cfr. R. S. in Studiital. di 
filol. class. V 319 n. 

•*' Non è chiaro quali possedesse delle poesie pseudovergiliane, ch'egli 
enumera cosi : ' Scripsit in iuvenilibus annis Priapeiam, Moretum, Culicem, 
Cirinam (Cyrina i7 cod.), Cataleptim, Epigrammata, Coppam, Diras, Aethnam 
(Ethyram il cod.), De rosis '. La presenza della Coppa e la forma Cata- 
lepton (col p) attestano che l'elenco deriva dalla vita Serviana, alla quale 
però mancano il Moretum e il De rosis. Dalla forma Cirina argomentiamo 
che questo componimento non era letto da lui, come non era dai suoi con- 
temporanei. 

^^ Sono citate anche tutte le pseudovidiane, supposte giovanili. 

*'^ .... ' heroico et eleganti metro... Opus primum Thebais vel Thebaidos, 
secundum Achilleis vel Achilleidos inscribitur '. Ciò significa forse che n'ha 
veduto pili esemplari con la forma diversa del titolo. 

50 La notizia biografica deriva al Pastrengo da Girolamo e lascia un pò 
perplessi se avesse letto Persio. 

51 ' luvENALis Aquinas poeta, ut Romanornm carperet vitia librum saty- 
ricum, qui auctoris vocabulo nominatur, sub Domitiano heroico metro con- 
scripsit. Missus in Scotiam praefectus militum a Troiano (atroyana il cod.) 
taedio finivit vitam '. Questa notizia risale per taedio finivit vitam alla 



12 GUGLIELMO DA PASTEENGO (gap. 1 

Aviano (f, 6)^^ e Claudiano. Quest'ultimo poeta era meno di- 
vulgato degli altri e pare che il Pastrengo ne conoscesse tutte 
le opere, compreso il Panegirico di Probino e Olibrio, che tor- 
nava alla luce allora per la prima volta.^^ 

Non tanto accessibili alla maggioranza degli studiosi erano 
invece molti dei prosatori noti al Pastrengo. Egli tiene in 
pronto un buon manipolo di storici : Livio, di cui ha a mano 
la I deca e la III (f, 17 ; 18 ; 29 etc.) e probabilmente anche 
la IV; Valerio Massimo, che gli forni un gran numero di nomi 
antichi e di fatti (f. 4; 4"; 5 ; 6^; 7 etc.);^* Curzio Rufo;^^ i 
Cesari di Svetonio (f. 17''; 18 etc); Solino (f. 13^ etc.).^"' Altri 
storici minori: V Epitome di Floro,^'^ Eutropio, ^^ Rufo Pesto, ^^ 

II biografia giovenaliana e per missus in Seotiam praefectus 7nilitum a 
Troiano risale alla IV. Lo vite furono pubblicate e classificate da J. Dììrr, 
Bas Leben Juvenals, Progr. di Ulm 1888. 

52 ' AviANtJs poeta librum edidit fabularum elegiaco metro ', 

53 F. 18v ' Claudianus poeta Siculus (anche il cod., = Pelusiacus) excel - 
lentis ingenii vir utiqne (nitidique il cod.) sermonis librum fiorenti metro 
couiposuit, in quo multa sub Theodosio imperatore et filiis eius Archadio 
atque Honorio gesta traduntur. Scripsit et librum qui de raptu Proserpine 
inscribitur. Item de laudibus Olymbrii et Probini. Extant et alia eius pai-va 
opuscula grata et iucunda legentibus '. La notizia sul contenuto e i giudizi 
sulla forma ci affidano che conosceva da vicino queste opere. 

54 p 74 ' Valerius Maximus... memorabilia... dieta gestaque eleganti stylo 
novem libris inclusa perstrinxit '. Valerio Massimo era assai studiato a Ve- 
rona e su di esso modellò Marzagaia, di poco posteriore al Pastrengo, i! 
suo De modernis gestis, pubblicato da C. Cipolla Antiche cronache Vero- 
nesi, Venezia 1890. Cfr. nota 11. 

55 F. 19 ' Curtius Kuffus Alexandri Magni gesta eleganti stylo memoriae 
tradidit '. 

55 Citato spessissimo nelle ultime parti : F. 66 ' Solinus de mirabilibus 
mundi librum eleganti et florido stylo composuit. Item librum collectanea- 
rum ' ( — neorum il cod.). Si vede che la sua copia recava il titolo De mi- 
rabilibus mundi ; lo incontrò anche citato col titolo Collectanea e la cre- 
dette un' altra opera. 

57 F, 80?; ' Florus ex Livio '... 

58 F. 27 ' EuTRopius Romanorum res gestas a lano sumens initium et in 
primo Theodosio terminans sub breviloquio Livium imitando ',.. 

5'' F. 63 ' RuFPus Fkstus vir consularis et magister (et gesta magister 
il cod.) militum populi romani gestas res brevi libello stringcns (strictim 
il cod.) Valenti imperatori tradidit '. Vir consularis, magister militum è 
la falsa risoluzione dello sigle v. e, mag. m. {=^^vir clarissimus, magister 
memoriae) del titolo di un codice affine al Bambergense, cfr. Teuffkl- 
Schwabk, Gcschichte der ròmisch. Litteratur § 416, 1. 



cap. I) GUGLIELMO DA PASTRENGO iB 

Dittico e Darete.^* Aggiungiamo agli storici l'Epistolario di 
Simmaco.'^* 

Dopo Valerio Massimo e Solino, gli antori elie sommini- 
strarono in maggior copia al l'astrengo nomi e notizie furono 
Gellio, di cui conosceva tutte due le parti (T-VII; IX-XX),^^ e 
Macrobio Saturn. (f. 6; 7"; 17''; 18"; 26 etc), da cui spesso 
attinge, senza nominarlo. Eicca fonte gli fu anche il Digesto 
(f. 7"; 56 etc), spessissimo adoperato; e larga messe di nomi 
avrebbe raccolto dal libro X àoiVInstit. or. di Quintiliano, se 
non che il suo codice era dei mutili, ai quali mancava ap- 
punto la parte principale del lib. X. Col nome di Quintiliano 
conosceva pure le Causae civiles, più comunemente chiamate 
Decìamationes.^^ 

Il Pastrengo faceva di Seneca padre e figlio una persona 
sola, e dell'uno e dell'altro si può ritenere che conoscesse 
tutte le opere, meno VApocolocyntosis, che non nomina: ^^ 
certo in ogni modo adoperava del padre i nove libri di 
Excerpta col titolo Declamationum libri IX { f . 8; 29"; 
58"; 65" etc), del figlio i Bialogi e le Epistulae (f. 13"; 
25"; 128 etc). 

^ F. 23 'DiTis Cretensis... Neronis tempore in latimim liber ille translatus 
est, qui liabetiir '... 

^•^ P. 23 ' Darks frigiiis... de gestis ibidem conscripsit Illiadem quae (qui 
il cod.) postea per Corneliam Nepotem prosa et per loseplium (loseph il cod.) 
Auglicum metro in nostrum conversa est sermonem ' (sunt conversa sermo- 
nem il cod.). 

'2 F. 66v ' Symmachus patri tius Boetii socer Epistolarum librum elegan- 
tem (ellegantis il cod.) subdidit, multa continentem utilia '. 

'3 F. 7 ' Agelius Atticaruni noctium volumen composuit, opus elegans et 
curiosum '. Reco una scelta di citazioni dei libri li; III; IV; IX; X; XIII; XV; 
XVI; XVII; p. e. f. Iv (IV 14, 1); f. Uv (XVII 21, 48); f. 17 (XV 18); f. 22« 
(X 12,1); f. 25« (XVII 21, 23); f. 35iJ (XVI 6, 14); f. 36v (IX 4, 3); f. 48 
Menippus (II 18, 6-7); f. 51 v Negidius (XV 24; XVI 6, 12 contaminando Ne- 
GiDius con Sedigitus); f. 57 (XVII 21, 47); f. 19t; Cato (XIII 20); f. 49 (XI 
7, 4); f. 58 (III 15, 2); f. 69v (XV 23). 

6< F. 62 V ' QuiNTiLiANUs Hispanus gente, riietor insignis libros IX de ora- 
toria insti tutione composuit. Item causarum civilium '. I codici mutili con- 
tengono approssimativamente nove libri; omettono infatti le seguenti parti : 
Epist. ad Tryph.; Prooem., I 1, 1-6; V 14, 12 -VIII 3,64; Vili 6, 17 -Vili 
6, 67; IX 3, 2-X 1, 107; XI 1, 71 -XI 2, 33; XII 10, 43 sino alla fine, 

'^^ F. 6ÒV ' Seneca... eleganti stylo volumina insignia tradidit'... 



14 GUGLIELMO DA PASTEENGO (cap. I 

Nel campo grammaticale conosceva VArs di Donato (f. 23"),^^ 
i commenti di Servio a Donato e a Vergilio (f. Q6^), citato spesso 
quest'ultimo (f, 38; 71" etc), e buona parte delle opere di Prì- 
sciano, la cui Institutio è molto adoperata come fonte (f. 4 " ; 
13''; 18"; 26 etc.),^^ Metteremo qui anche Marziano Capella.'^^ 

Fra gli scrittori di scienze a lui noti ricorderemo i due 
dell' arte della guerra, Frontino '^^ e Vegezio (f. 57 etc.),™ e 
V Agricultura di Palladio ;'^^ i due geografi Pomponio Mela''^ 
e Vibio,''^ citati più volte entrambi ; e Plinio il vecchio, voluto 
veronese anche dal Pastrengo,'''^ la cui Naturalis liistoria gli 
fornisce numerose notizie. 

Infine veniamo agli autori interamente nuovi, che uscivano 
allora per la prima volta dalle tenebre dei chiostri. Di Ca- 
tullo s'è già parlato; il Pastrengo lo richiama a più riprese 
(f. 16; 18"; 85; 88").'^ Cosi ricorda il ^rawt^e Epistolarum vo- 

^^ I commenti a Terenzio e a Vergilio gli sono noti solo per via di Gi- 
rolamo. 

*'^F. 58 'Prisc'ianus Caesariensis, grammaticus. Scripsit libnim de partibns 
orationis (il Priscianus maior) luliano consuli et patritio. Item de con- 
strnctione (il Prisc. minor). Itein de accentibus. Item de naturalihiis quae- 
stionibns ad Cosdroem regem Persarum ', Quest'ultima notizia si riferisce a 
Prisciano Lidio, cfr. Bjìhr, Geschichte der ròmisch. Literatur UV 417. 

^^ F. 48 « ' Martianus Felix Capella Carthaginensis librum partim metro 
partim soluta oratione contexuit, quem de nuptiis Mercurii et Philologiae 
intitulavit '. 

S5 F. 29v ' Frontinus... librum de re militari (gli Stratagemata) tradidit, 
exemplis insignibus rem explicans militarem '. 

■'0 F. 75 ' Vegetius Renatus de re militari librum edidit ex multis illu- 
stribus excerptum auctoribus (auctoritatibus il cod.), quem Valentiniano 
optulit principi '. 

'' F. 57(; ' Paladius agriculturae doctrinam libris snis diligenter expressit '. 

"2 F, 58 ' PoMPONius Mella totius orbis cosmographiam eleganti stylo 
contexuit '. 

"2 F. liv ' ViBius Sequester fluminum fontium lacuum paludium montium 
nemorum gentium nomina regiones qualitates et vocabula poetas sequendo 
digessit in litteras incipiens a fluvio Acheloo, qui primum nomen et literam 
tenet ' (il cod. omette questo articolo). 

^^ F. 57 V ' Plinius Secundus Veronensis patria... scripsit naturalis histo- 
riae libros XXXVIII (sic), quos Vespasiano imperatori direxit ' (XXXVIII vo- 
luminibus ti! cod., omettendo quos — direxit). 

'5 F. 18 ?; ' Catullus Veronensis poeta Ciceronis coetanens librum vario 
metrorum genere exaratum multa iocosa et placita continentem scolasticis 
legendum tradidit '. 



cap. I) 



GUGLIELMO DA PASTKENGO 16 



lumen di Plinio il giovine, volume che apparteneva alla fa- 
miglia degli 8 libri/'^ Da Yarrone De re rustica, a cui ricorre 
ripetutamente, desume i nomi degli scrittori agricoli.'''' Vide la 
lohannis di Cresconio Corippo e ne giudica luculentus lo stile.''^ 
Fa poi largo uso deWHistoria Augusta, il cui testo conget- 
turiamo che egli leggesse nel famoso cod. Vatic. Palatino 899 
sec, IX, il quale in quel tempo avrebbe dovuto trovarsi nella 
Capitolare Veronese. E ragioniamo cosi. Il Petrarca nel 1356, 
mentre stava a Milano, si fece copiare a Verona da Giovanni 
di Campagnuola la raccolta deWHist. Aug. nel codice che è 
ora il Paris. 5816; e questo apografo fu tratto per l'appunto 
dal Palatino. Mi par dubbioso ammettere che il Palatino sia 
stato qualche tempo in possesso del Petrarca, perché in tal 
caso se lo sarebbe fatto copiare a Milano, dov' egli era, e non 
a Verona. E dato pure che alcune glosse sui margini del Pa- 
latino siano effettivamente di mano del Petrarca, la migliore 
spiegazione che si presenta è questa, eh' egli abbia scorso fug- 
gevolmente quel codice nel 1345, quando trovandosi a Verona 
si trascrisse di proprio pugno le Epistul. ad Att. di Cicerone. 



~'^ F. 57 v ' Plinius alter prioris ex sorore nepos et adoptione filins, ut 
ipse idem in quadam sua epistola (V 8, 5) refert, Quintiliani rhetoris fuit 
auditor et insignis effulsit orator. Scripsit grande epistolaruni volumen nu- 
mero {sic, il cod. ha lacuna dopo numero) multa utilia et scitu digna com- 
plectens '. La lettera V 8 qui citata prova ch'egli possedeva un codice degli 
8 libri, perché i codici delle 100 lettere terminano a V 6. Dopo la parola 
numero andò perduta la cifra, 

7"' F. 4; 4t); 6; 7 etc; cfr. Varrone, B. E. I 1, 8-10. 

"^ F, 19 ' Cresc'onitjs poeta Afer lustiniani primi bella per Ioannem et con- 
sulem (exconsnlem il cod.) in Africa gesta iieroico metro luciilenter expres- 
sit. Concordiam canonum edidit '. La Concordia canonum è ricordata anche 
in un cod. Yallicellano del sec. x con le parole: 'Concordia canonum a 
Cresconio Africano episcopo digesta sub capitulis trecentis. Iste niniirum 
Cresconius bella et victorias, quas lohaiines patricius apud Africani de Sa- 
racenis gessit, hexametris versibus descripsit sub libris ' (cfr. Mazzucchelli 
in Corpus scriptoruin hist. Byzantinae, Bonnae 1836, prefazione a Corippo 
XIII). Del resto la Capitolare possedeva e possiede nel cod. LXII Cresconii 
concordia canonum e il Pastrengo la dovette vedere. Il Pastrengo e il cod. 
Valliceli, fanno una sola persona di Cresconio poeta e Cresconio vescovo ; 
ma le notizie del Pastrengo snlìa Johannis sono esatte; inesatte quelle del 
cod. Valliceli., come osservò I. Partsch, Corippi, Libri qui supersunt, Berol. 
1879, xLin-xLiv, {Monum. Germ. Hist., Auct. antiquiss. ni). 



16 GUGLIELMO DA PASTBENGO (cap. I 

Donde conchiuderemmo, per quanto timidamente, che il cod. Pa- 
latino non fu mai in possesso del Petrarca e che proviene 
dalla Capitolare.'^^ Varrone, Plinio Epist., VHist. Augusta e Co- 
rippo sono stati adoperati per i Flores del cod. Capitolare; e a 
questi autori tiene ivi compagnia anche Tibullo, dal quale estrae 
un passo il nostro Pastrengo, uno di quei passi che non fi- 
gurano negli Excerpta tibulliani; onde della risurrezione di 
questo poeta, come di Catullo, andiamo debitori a Verona. ^*^ 
Tra le conoscenze del Pastrengo conteremo inoltre Columella^^ 
e la Bucolica di Calpurnio.^^ 

Le due monografie storiche dì Sallustio intorno a Catilina 
e Griugurta erano assai diffuse e lette nel medio evo e nes- 
suna meraviglia perciò che fossero nella libreria del Pastrengo; 
ma egli le chiama col titolo di Bella,^^ un titolo che a quei 

''^ V. Appendice b. 

^'^ F. 86 ' Osiris Aegyptiorum deus aratra primus apud Aegyptios fe- 
ci t, terram (terramqiie il cod.) ferro solicitavit et inexperta ( — rte 
il cod.) seminacommisit, poma ab ignotisleg'itarboribus,palis 
vitem adiunxit viridemque comam dura falce cedere docuit et 
ex matura uva suaves liquores expressit. Tibulhis ' (I 7, 29-36). 
Non deriva questi versi dagli Excerpta, che non li hanno, ma da un testo 
intero. Se non nomina Tibullo nella parte biografica, segno che ne venne 
in possesso posteriormente, o che si tratta di semplice dimenticanza. Nella 
parte biografica mancano p. e. Floro e Macrobio, che sono spesso adoperati 
nelle ulteriori, e manca perfino Aristotele fperò nel cod. ad Aristotele è 
dedicato un lungo articolo). Non ha perciò fondamento il dubbio manife- 
stato da L. Miiller, Catulli TiBULLi Propertii Carmina, Lipsiae 1885: Tibulli 
Libri quattuor p. V. Sfortunatamente il cod. Paris, lat. 15156 sec. xiii dei 
Flores metrici ha perduto i f. 28-38, dov'entravano gli estratti Tibulliani 
e non possiamo dire se ivi fo.ssero i versi recati dal Pastrengo. 

^1 F. 19 'CoLUMKLLA rusticarum rex (rerum il cod.) diligentissimus scriptor 
de (librum de il cod.) agricultura agricolis condidit ' (contulit il cod.). Si 
badi al giudizio espresso in diligenti fssìmus, per convincersi che lo lesse. 

*2 F. 18t; ' Calphurnis (Calphurius il cod.) poeta Bucolica scripsit '. Il Pe- 
trarca scriveva al Pastrengo (Epist. fam. XXII, 11, del 1362?): ' Expecto 
Calpurnii Bncolicum Carmen et tuam Varronis agriculturam '. Il codice del 
Pastrengo pare contenesse solo Calpurnio e non anche Nemesiano; e da esso 
da uno affine saranno derivati nel sec. xv gli apografi con Calpurnio solo, 
tra i quali cito TAmbros. I 26 sup. con la sottoscrizione f. 61 v ' Die 4 au- 
gusti 1463 ego Petrus feliciter peregi '. Per il Vatic. Palat. 1652 con la sot- 
toscrizione : 'a M[agistro] Petro montopolitano die xxi februarii 1461'..., 
cfr. H. ScHRNKL in Wiener Studien V, 1883, 293: questi è Pietro Oddo da 
Montopoli, professore nello Studio di Roma e maestro di Pomponio Leto. 

^^ F. 66 * Sallustius Crispus ( — pius il cod.) Romanus ex nobili Crispo- 



cap. I) GUGLIELMO DA PASTRENGO 17 

tempi non era usuale e che ci venne tramandato appena da 
qualche codice molto antico:^' il che ci fa sospettare che at- 
tingesse da una fonte cospicua. Aggiungi che delle Historiae, 
perdute, egli ha notizie insolite, perché le giudica scritte ele- 
ganti stylo e sa anzi dire che di esse non si conserva il testo 
intero, ma soli estratti : sed harum codices apiid nos non ad 
plenum habentur. 

E chiaro che il Pastrengo conosceva le lettere e le orazioni 
estratte dalle Historiae e, se non c'inganniamo, le conosceva 
dal codice tanto famoso, ora Vaticano 3864 sec. x,^^ e allora 
presumibilmente Capitolare. E in quel codice appunto le due 
monografie sallustiane portano il titolo di Bella. E un altro 
raro e prezioso cimelio, sempre per mezzo della Capitolare, 
com'è a credere, era capitato nelle mani di lui, la Laus Pi- 
sonts. Questo poemetto è noto a noi per due codici perduti e 
per gli estratti conservati in due codici Paris. 7647 sec. xii-xiii 
e 17903 sec. xiii,^^ dei quali il 7647 li reca col titolo singolare 
Lucanus in Catalecton. Con lo stesso titolo cita il Pastrengo il 
poemetto, che inoltre sa essere scritto metro homerico [heroi- 
co?). egli ne aveva veduto il testo intero o gli estratti in 
un codice affine al Paris. 7647.^^ 

rum familia Romanas (ad romanos il cod.) eleganti stylo scripsit historlas, 
sed harum codices apud nos non ad plenum (ad plenum non il cod.) ha- 
bentur. Scripsit et bella Catilinae et lugurthae cum romano populo gesta, 
quae passim habentur. Item contra Ciceronem invectivam, quae passim 
habetur '. 

** P. e. il Paris. 16024 sec. x. Anche Vincenzo Bellovacense Spec. histor. 
VI 32 ' scripsit... Salustius de bello Catelinario librum unum, de lugurthino 
librum unum ' ; ma il Pastrengo non adoperava Vincenzo. 

^^ Questo codice entrò ben presto in circolazione tra gli umanisti, poiché 
già prima del 1455 lo adoperò Pier Candido Decembrio. L'epìstola di Pompeo 
estratta dalle Historiae era stata trasmessa anche per altra via in un co- 
dice di Francesco Pizzolpasso, R. S. Spogli Ambrosiani 267-269. Nel cata- 
logo dei codici del duca d'Urbino compilato da F. Veterano nel sec. xv 
troviamo : ' Salustii Crispi orationes. Pompei Epithoma (sic) ad senatum et 
Mitridatis Epistola ' (C. Guasti in Giorn. stor. degli archivi toscani VII 
134 n. 362). 

8' BaHRENS, PLM 1 221-224. 

^' F. 45 ' Lucanus poeta Cordubensis civile bellum inter Pompeium et 
Caesarem gestum heroico et alterisono (altisono il cod.) metro descripsit. 
Librum etiam quem Cathalectoim (— ctoy il cod.,=^ — cton) dixit, inlau- 

R. Sabbadini. Le scoperte dei codici. 2 



18 GUGLIELMO DA PASTRENGO 



(cap. I 



Con le opere di Cicerone aveva egli maggior dimestichezza 
che i suoi contemporanei e tra esse adoperò per il primo il 
corpo epistolare ad Br., ad Q. fr., ad Att., del quale reca il 
titolo in modo da farci capire che lo teneva tra le mani e da cui 
del resto trae notizie.^^ Quali delle altre opere ciceroniane egli 
possedesse, rimaniamo incerti, sebbene dal modo come parla 
del loro numero sembra n'avesse vedute di molte.^^ Tra le ret- 
toriche certo conosceva il De inventione e la pseudociceroniana 
Rhetorica ad Herennium, che servivano allora di testo nelle 
scuole; ma del De oratore e delV Or ator aveva tutt' al più un 
codice mutilo.^° Cosi nomina parecchie orazioni, ma non pos- 
siamo esser sicuri che le possedesse, all' infuori delle Filip- 
piche, ch'egli cita. E il loro testo comprendeva soli tredici 
libri, ossia apparteneva alla classe dei codici mutili, che ave- 
vano perduto la fine del libro Y e il principio del VI, di ma- 
niera che questi due insieme si contassero per uno.^^ Meglio 



dem Pisonìs (Pisanis il cod.) metro homerico (anche il eod. exaravìt. Sub 
Nerone occiditur in coniuratione Pisoniana depunsura ' (deprehensum il 
cod. = deprensus). 

** F. 70 ' Scripsit et Epistolarum... ad Brutum lib. I, ad Qnintum Cice- 
ronem fratrem lib. Ili, ad Atticum lib. XVI '. Lo cita tre volte : f, 70 ' Contra 
Clodium (orationem scripsit) gravitatis plenissimam, ut ipse idem in quadam 
epistola ad Atticum (I 16, 8) attestatur... Poema quod ad Caesarem insti- 
tuerat misisse (nitidisse il cod.) se dicit ' (ad Q. fr. Ili 1, 11, passo guasto; 
nitidisse del cod. del Pastrengo è errore materiale per ineidisse; instituerat 
del Pastrengo risale a institueram lez. marginale del cod. Mediceo Jf delle 
Epist. ad Att., mentre nel testo è cotnposueram : questo indizio non è 
senza valore per la ricostruzione del cod. Veronese da cui fu copiato M: 
per altri indizi cfr. O. E. Schmidt Die handschr. Ueberlieferung der Briefe 
Cic. an Atticus, Leipzig 1887, 5-7); f. 55 ' Hunc (Platoneni) principem in- 
genii et doctrinae Cicero in Epistolarum lib. pronunciat ' (ad Q. fr. I 1, 29). 

^^ F. 69tJ ' TuLLius M. Cicero Arpinas, vir in toto orbe mirabilis, pliiloso- 
phus insignis, orator nulli secundus tanta scripsit quanta'legere non leve sit '. 

^ La notizia f. 69?; ' De oratore lib. Ili, quartus Brutus, quintus Orator ' 
gli deriva da una fonte affine a Riccardo di Fournival, che nel suo elenco 
dell'anno circa 1250 nota: ' Eiusdem (Ciceronis) de oratore libri III et 
quartus Brutus et quintus Orator ', cfr. nota 92 e Manitius in Rhein. Mus. 
XLVII, 1892, Ergzh, p. 17. F. 87?; ' Simonides... artem memoriae tradidisse 
primum refert Cicero ' rimanda a Cicer. De orat. II 352, un passo che manca 
ai codici mutili ; ma il Pastrengo attingerà da una fonte indiretta. 

91 F. 70 ' Orationes etiam (scripsit) quarum nescitur numerus, sed de 
innumeris aliquas...'; f. 65 ' Wervitis Sttlpituis romanus iurisconsultus pri- 



cap. I) GUGLIELMO DA PASTRENQO 19 

informati siamo sugli scritti filosofici, dei quali adoperava una 
buona parte: il Be fato (f. 25), il Be ofjlciis (f. 36"; 55"), gli 
Accademici (f. 3 " ; 4 " ; 23), il Be divinat. (f. 3 " ; 6 ; IG " ; 29 " etc.), 
il Caio maior (f. 64), il Be fìnihus (f. 4"; 13"; 64"), il Be deor. 
nat. (f. 4; 22"). 

A dissipare ogni scrupolo che il Pastrengo desumesse le no- 
tizie e i passi degli autori nuovi per quei tempi o dai Flores 
del codice Capitolare o da altri Excerpta, avvertiamo primiera- 
mente che dai Flores egli non attinse, perché a cagion d'esem- 
pio il nome e i versi di Publilio Siro non gli derivano di li, 
ma da Gelilo; di Tibullo cita un luogo che ai Flores manca; 
e ivi sono estratti di Draconzio, autore a lui rimasto ignoto. 
Osserviamo secondariamente che non trae da altri Excerpta, 
perché a Verona esistevano anteriormente a luì i testi interi di 
Catullo e di Plinio il giovine; esistevano Varrone Be re ru- 
stica e le Epist. ad Att. di Cicerone, ottenuti di là l'uno e 
l'altro dal Petrarca, il quale sapeva che c'era anche Calpurnio, 
sebbene non l'abbia potuto avere. Conchiudiamo pertanto, fatte 
naturalmente le debite eccezioni, che il Pastrengo degli autori 
e noti e non noti da noi elencati aveva per la massima parte 
conoscenza diretta.^^ 

mnm in causis orandis tantns fiiit, ut liaud diibie post Marcum Tiillium se- 
cundum locum obtineret... (cfr. Digest. I 2 § 43). Huius Cicero in Philip- 
picis (IX) elegans et summum perhibet testimonium '. 

S2 Parimenti conoscenza diretta degli autori da lor citati ebbero un se- 
colo innanzi il francese Riccardo di Fournival e il tedesco Ug^o di Trimberg; 
dei quali il primo alla metà del sec. xiii compose la Biblionomia, il secondo 
nel 1280 il liegistrum auctorum. Riccardo elenca gli autori classici latini 
che conobbe o almeno vide, eccettuate forse le opere rettoriche di Cicerone, 
segnate in quest'ordine: ' Eiusdem (Ciceronis) de oratore libri tres, et 
quartus Brutus, et quintus orator in uno volumine ', che doveva essere tra- 
dizionale ; e infatti lo ripete anche il Pastrengo. Ugo registrò i soli poeti, 
ma si antichi che medievali e di ogni loro opera reca il principio; nomina 
anche di passaggio alcuni prosatori : Sallustio e Cicerone (v. 33 ; 279), Se- 
neca (104), Donato e Prisciano (169-233), Boezio (250-259), Galeno e Ippo- 
crate (273), Girolamo (410; 681), Terenzio (280-282): si capisce che il suo 
Terenzio era scritto a pagina piena, come prosa. La Biblionomia di Ric- 
cardo fu pubblicata da L. Df.i.islk Le cabinet des ms. II 514 ss (e su di essa 
vedi M. Manitius op. cit. 1-5) ; il liegistrum di Ugo da J. Hììmeiì in Siteungs-. 
berichte des philos. histor. Classe der k. Akademie der Wissensch., Wien 
1888, CXYI 157 ss. 



20 GUGLIELMO DA PASTRENGO (cap. I 

Ho detto in principio del capitolo che la nostra storia pren- 
deva le mosse da nomi non famosi; ora se con le cure amo- 
rose spese intorno al Pastrengo fossi riuscito a collocarlo fra 
gli scopritori illustri, sarei oltremodo lieto d'aver reso giustizia 
a un uomo immeritamente obliato. 



Appendice al Gap. I. 

a (=n. 18) Per Girolamo e Gennadìo adoperava probabilmente il cod. 
Capitolare Veronese XXII (20) sec. vi-vii, che contiene fra l' altro Hieronymi 
et Gennadii de viris illustribus. Sul testo di Gennadio eh' egli aveva tra 
mano sorge un dubbio. Tarlando infatti di S. Agostino, dopo di aver enumerate 
molte opere di lui, soggiunge f. 12 : ' Si quem almi praesulis huius noscendi 
operum suorum titulos maior sitis exagitat, Genadium presbyterum Massi- 
liensem quaerat, qui voluminum patris eius (huius il cod.) ultra sexcenta 
nomina scribit '. Ma Gennadio e 38 non ha nulla di tutto ciò. Del Saresbe- 
riense cita il Policratieus quattro volte, senza nominare l'autore: f. 36 
' HiGiNUs... Item de re militari, Policrato (sic) teste ', cfr. Iohannis Saresber. 
Policratieus, Lugd. Bat. 1639, 377 ' quae lulius Hyginus, quae Vegetius Re- 
natus, cuius eo quod elegantissime rei miiitaris artem tradidit ', donde 
l'equivoco del Pastrengo, che attribuì a Igino ciò che si dice di Vegezio ; 
f. Blv ' PoRTUNiANus Hbrum de civilibus tradidit institutis, Policrato teste ', 
cfr. Policrat. 555; f. 66 ' Sempronius Asella, ut (et il cod.) Policratius (Policra- 
tu8 il cod.) refert, romanam scripsit historiam '; questo riscontro non c'è nel 
Policrat. e il Pastrengo avrà scambiato con Gellio II 13, 2 ; f. 131 ' Thebani 
venaticam artem instituere primi. Policratus ', cfr. Policrat. 9. Nemmeno il 
Burley è citato per nome, ma col titolo Libri de vita philosophorum, p. e. 
f. iv; 13; 16; 16?j; 26; 64 1' etc. Basterà un raffronto, f. 26 ' Epimenides... 
Scripsisse etiam in libris de vita philosophorum legitur de genesi et ortu 
divino libros versuum quinque millium et de diversis naturis rerum libros 
versuum novem millium et quingentorum ; item prosa libros de cretensi 
pollitia et victoriis eius', cfr. Burlaeus, Tiibingen 1886 (Knust), 56: 'et 
scripsit de genere et ortu divino librum V milium versuum, nec non de di- 
versis naturis rerum libros IX milium ac quingentorum carminum. Item 
scripsit prosaice de victoriis et de cretensi policia '. Il Burley fu quasi con- 
temporaneo (1275-1337) del Pastrengo. Conosce i più riposti scrittori me- 
dievali, p. e. Evax, che è citato cinque volte: f. 120v; 121 (due volte); 
121 «; 122. Questo Evax è un presunto re arabo, contemporaneo di Nerone, 
autore di un trattato sulle gemme, che il bretone Marbod (m. 1123) ridus.se 



cap. I) GUGLIELMO DA PASTRENGO 21 

in esametri latini. Il poemetto di Marbod fu pubblicato la prima volta a 
Rennes ' Redonis 1524 ' (Faiìkkius, op. cit. V 16), la seconda ' Lipsiae 1585 ' 
col titolo De gemmis scriptum Evacis kegis Akabum. Reca perciò meraviglia 
che al Pastrengo sia rimasto ignoto Vincenzo Bellovacense, del quale sa 
solo che esiste un' Historia omnimoda, f. 76 v. Che non lo adoperi, risulta 
da due indizi, il primo che al suo elenco mancano alcuni autori noti a 
Vincenzo, il secondo che di altri parla diversamente da lui. Per l'uso che 
fa deWUistoria del mansionario cfr. Taktakotti, op. cit., XVIII 174. 

6 (=n. 79) Saggio di citazioni dnlVHistor. Aug.: f. Qv ' Adrianus impe- 
rator... vitam suam et gesta memoriae dedit. Caracannas (sic) etiam libros 
obscurissimos imitando Anthimacum scripsit, ut Sparcianus refert' (Hadrian. 
I 1 ; XVI 2) ; f. 27 ' Elius Lampridius vitam descripsit Comodi, Heliogabali, 
Diadumeni et Alexandri romanorum principum. Sub primo Constantino il- 
lu.stris ' ; f. 27 ' Elius Spartianus Adriani, Elii, Veri, Didii luliani, Severi, 
Pesteverii (anche il cod., = Pescennii) Nigri, Carachalli atque ingentium 
(gente il cod., = .\n. Gete) imperatorum vitas descripsit et tempora, Con- 
stantino primo imperium gubernante'; f. 29r ' Flavius Vopiscus Syracusanus 
Aureliani, Taciti, Ploriani, Chari, Carini et Numeriani principum romano- 
rum, Firmi, Saturnini, Proculi et Bonosi tyrannorum gesta descripsit et vi- 
tas, Constantini magni temporibus ' ; f. 30 ' Fabius Sosianus, Fulvius Aspbia- 
Nus, Fabius Cerilianus ' tolti da Vopisco Firm. II 1; X 4; XVII 7; f. 38t? 
' luLius Capitolinus Antonini Pii, Monchi (Monachi il cod., = M.acrìm?), Gal- 
lienorum duorum et tyrannorum XXX sub Gallieni imperio assurgentium, 
Pertinacis imperatoris, Clodii Albini, tyrannorum duorum Maximinorum 
(maximorura il cod.), Gordianorum trium, Maximi Pupieni et Albiani (anche 
il cod., = Balbini), Valerianorum duorum romanorum principum gesta nar- 
ravit, Constantini magni temporibus fulgens ' ; f. 74v ' Vulcatius Gallica- 
Nus Avidii Cassii, qui M. Antonini tempore Orientis invasit imperium, vitam 
et gesta scripto mandavit, sub Constantino principe notus '. Ritengo inutile 
moltiplicare le prove che il Pastrengo ebbe sott' occhio un testo intero del- 
VHist. Aug. Per le Epistul. ad Alt. di Cicerone cfr. P. de Nolhac, Pé- 
trarque et l'humanisme 183; e per il Palatino e il Petrarca id. 100; 252- 
256. Sul Palatino come archetipo di tutti gli altri codici cfr. H. Dessau in 
Hermes XXIX, 1894, 399, dove è inoltre detto che deriva da quello anche 
la collezione degli Excerpta dell'altro cod. Palat. 886 sec. xi, ma che forse 
ne sono indipendenti gli Excerpta del cod. Cusano, ib. 413-415 ; non vi si 
fa cenno però dei Flores del cod. Capitolare di Verona. 

Giunta alla p. 5. — Per la corrispondenza tra il Petrarca e il Pastrengo 
cfr. I. Fracassetti In epistolas Fr, Petrarcae adnotationes, Firmi 1890, 
166-170, e Lettere di Fr. Petrarca . . volgarizzate dallo stesso Fracassetti, 
Firenze 1864, II 437-443. Sulla famiglia del Pastrengo informa un'epistola 
poetica indirizzatagli nel 1350 dal Petrarca (Opera, Basileae 1581, III 115 
Oulielmo Veronensi oratori s.), con la quale lo eccitava a recarsi a Roma 
per il giubileo. Ecco alcuni versi : ' nulla futuri Sollicitudo premat neu te 
mentita dolentum Impediat pietas. Affusam in limine matrem Despìce, nec 
teneri moveant te dulcia nati Oscula ; grandaevum fugiens sine Aere paren- 
tem Et sine ventus agat suspiria tristis amici ; Non natae seu forma virens 
seu nubilis aetas. Non germanus amans, trepidae non verba sororis, Can- 
dida nec blando teneat te raurmure coniunx '. Di qui ricaviamo che nei 1350 



22 GUGLIELMO DA PASTHENGO, IL PETRARCA (gap. I 

il Pastrengo aveva i genitori vivi, un fratello, una sorella, la moglie, un 
figlio piccolo e una figlia quasi da marito. 

Giunta alla p. 16. — Ho avuto agio di esaminare il cod. Palat. 899 del- 
l' Historia Augusta e pare anche a me di aver riconosciuto veramente la 
mano del Petrarca nella maggior parte delle postille marginali. Senonché 
una di esse, al passo della Vita Iladr. 11,1' ante omnes tamen enitebatur 
nequid otiosum vel emeret vel pasceret ' (f. 6) suona cosi: ' lllud thelemaci 
dictum in odissea secutus '. Con queste parole credo che il Petrarca rimandi 
all' Odis. IV 600-608; in ogni modo egli aveva sott' occhio il testo d'Omero 
nella traduzione latina di Leonzio Pilato. Ma la traduzione non pervenne 
nelle sue mani che nel 1367 (De Nolhac Pétrarque etc. 346-347); e da allora 
in poi non sappiamo eh' egli sia più toi'nato a Verona, senza dire che sin 
dal 1356 possedeva un apografo dell' Ilist. Aug. In tal guisa ricadiamo nel 
dubbio e non vedo come risolverlo. 

Giunta alla p. 16 n. 80. — Anche il Bahrens nella sua edizione di Tibullo 
(Lipsiae 1878) p. VI ritiene che il Pastrengo attingesse da un testo intero 
di Tibullo, al pari del compilatore dei Flores. Dei tre passi tibuUiani re- 
cati nei Flores uno, I 4, 22, non è dato da nessun' altra fonte e ha la lezione 
et longa [reta ferunt, doveché il cod. Ambrosiano R. 26 sup. posseduto dal 
Salutati legge et [reta summa ferunt. Bisognerà perciò dire che l' esemplare 
Veronese apparteneva a una famiglia diversa dall' esemplare del Salutati. 

Giunta alla p. 16 n. 82. — Riporto per intero il passo della lettera del 
Petrarca al Pastrengo Fam, XXII 11 (ed. Fracassetti) : ' Raynaldum (da Vil- 
lafranca) nostrum mei memorem salvere iube, cui hoc ipsum scribere nec 
volui nec potui; expecto enim Calpurnii Bucolicum carmen et tuam Varro- 
nis Agriculturam : valde enim memini si quid mihi promittitur. Vale. Pa- 
tavìi XVII aprilis, propere '. In luogo di Calpurnii la citata ediz. di Ba- 
silea II 1024 legge Calphurni, che corrisponde meglio alla forma Calphur- 
nis adoperata dal Pastrengo. Considerando poi attentamente le parole del 
Petrarca vediamo che la menzione della Bucolica di Calpurnio si riferisce 
a Rinaldo, doveché al Pastrengo apparteneva solo 1' Agricoltura di Varrone, 
come indicali pronome tuam. E cosi assegneremo a Rinaldo da Villafranca 
il possesso e fors' anco la scoperta di Calpurnio. Su Rinaldo (Cavalchini) da 
Villafranca (1290 ? - 1362) vedi G. Biadkgo in Atti del R. Istituto Veneto di 
scienze... LVIII 261-280; LXII 611). 



CAPITOLO II 



La triade fiorentina 

(seconda metà del secolo xiv) 



Eccoci ora ai nomi famosi, primo di tutti il Petrarca. 

Francesco Petrarca viaggiò molto in Italia e molto anche 
fuori, specialmente in Francia, dove trascorse buona parte della 
sua vita giovanile, visitò Parigi e si spinse verso il settentrione 
d'Europa fino nelle Fiandre. In questi viaggi andava frugando 
le biblioteche dei monasteri e dei capitoli in cerca di codici, 
eh' egli stesso copiava o faceva copiare ; ^ parimenti in Italia 
a Eoma, a Verona, a Genova, a Mantova scoperse codici, li 
copiò, li comprò, li ebbe in dono dagli amici. ^ Ma quali abbia 
egli scoperti nel vero senso della parola, non è agevole sta- 
bilire, perché alcuni gli furono regalati, altri erano o pote- 
vano essere noti avanti di lui. 

Cominciando dai poeti, lasciamo Terenzio, Vergilio, Orazio, 
Ovidio, Lucano, le Tragedie di Seneca, Persio, Giovenale, Sta- 
zio, i cosiddetti Distici di Catone, autori che erano alla por- 
tata di tutti; Catullo lo possedette di certo ^ e l'ebbe dai Ve- 
ronesi; a Verona c'erano anche, e l'abbiamo veduto, Calpur- 
nio, Corippo, Tibullo, la Laus Pisonis, ma non ne venne in 
potere. Di Properzio lo possiamo ritenere scopritore,* finché 

1 P. DE NoLHAc Pétrarque et Phumanisme, Paris 1892, 37-39. 

2 Id. ib. 40, 43, 46, 47, 54, 202, 

3 II), ib. 75, 131, 139-140. 

^ Id. ib. 75, 132; 141-142. Il Properzio della Bodleiana Add. B 55 vor- 
rebbe essere appartenuto al Petrarca ; senonché non è del sec. xiv, bensì 
del XV ; e per farlo apparire del xiv furono raschiate due cifre della data . 



24 IL PETEAECA 



(cap. II 



nuovi documenti non proveranno il contrario; e altrettanto af- 
fermiamo dei pochi frammenti di Ausonio da lui posseduti, nei 
quali son comprese le PeriocJiae dei poemi omerici, salvate 
agli studi dal solo suo apografo. Componimenti poetici che 
allora non erano forse noti neanche a Verona e che il Petrarca 
conosceva, sono l' Ilias latina, le prime otto commedie di 
Plauto col Querolus, alcuni carmi deìVAnthologia e qualche 
poemetto deWAppendix Vergiliana (p. e. il Culex, le Rosae, 
' Ver erat '). Aveva Claudiano maggiore e minore, già noto ai 
Veronesi.^ 

1 prosatori posseduti dal Petrarca divideremo in tre cate- 
gorie: primieramente quelli che erano più alla mano e basterà 
nominarli: Sallustio {Cat., lug.), Valerio Massimo, le opere filo- 
sofiche di Seneca, Giustino, le grammatiche di Donato "^ e di Pri- 
sciano; secondariamente quelli che si trovavano nelle mani delle 
persone più colte, fra i quali : Cesare, Apuleio, Macrobio, le 
Declamationes di Quintiliano e di Seneca, Solino, i dodici Ce- 
sari di Svetonio, Ditti, Darete, Ploro, Eutropio, Orosio, Mar- 
ziano Capella, Curzio Eufo e il De viris illustribus, dal Pe- 
trarca attribuito con altri a Plinio.''' 



Si aggiunga che il copista Laurentius Dolabella è del sec. xv. Cfr, E. S. in 
Studi ital. di filol. class. VII, 1899, 107 e in F. Petrarca e la Lombardia, 
Milano 1904, 200-201. 

5 De Nolhac ib. 169, 171-172, 203; 321; 132, 155; 193; 131, 167-168. 
L'indice particolareggiato dell'apografo ausoniano del Petrarca nell' edi- 
zione di Ausonio del Peiper, Lipsiae 1886, p. XXXVI. Della sua conoscenza del 
Culex il De Nolhac non reca nessuna prova (p. 130, n. 4); essa è nel Virgilius 
Ambrosiano del Petrarca, dove in proposito di Verg, Geo. Il 458 egli nota, 
f, 33 : ' Bona agricole. Adde bona pastoris, de quibus idem in culice ' (v. 58). 
Nelle Epist. fam. I 2 cita i v. 49-50 delle Rosae col titolo ' illud Virgilii 
tunc iuvenis iuveniliter dlctura ' ; altri le attribuiscono ad Ausonio. La frase 
' non sum qui fueram ' di una sua epistola {Variar. IX, ed. Fracassetti III 
321) potrebbe derivare dal ' non sum qui fueram ' di Massimiano (I 5) e 
farci credere che conoscesse questo poeta ; ma la frase era già penetrata 
negli scritti medievali, p. e. nel Pamphilus (vedine il testo in Archivio 
glottologico X 188 ' Non sum qui fueram, vix me cognoscere possum '), e da 
quelli l' ebbe il Petrarca. Del resto non dimentichiamo che anche in Properzio 
I 12, Il leggiamo ' non sum ego qui fueram '. 

*• V. Append. a. 

7 De Nolhac 247-249; 131, 242, 296; 132, 298; 132, 282; 310; 132, 302; 132, 
208, 243-244 ; 228 ; 250 ; 203, 228 ; 204, 242 ; 242 ; 299 ; 290 ; 246. 



cap. II) Ili PETRARCA 26 

Dei prosatori della terza categoria, che era difficile otte- 
nere sia per la mole delle loro opere sia per il carattere troppo 
speciale di esse, il Petrarca conosceva : la Breviatio fabula- 
rum Ovidii,^ il commento di Servio a Vergilio, la Continentia 
Vergiliana di Fulgenzio, Gellìo, Censorino, la Mathesis di 
Firmico, la Naturalis Historia di Plinio, Pomponio Mela, la 
Institutio (mutila) di Quintiliano, V Apocolomjntosis di Seneca, 
la Historia Augusta, le tre deche (I, III, IV) di Livio, il Be 
re militari di Vegezio, Vibio Sequestre, Vitruvio, gli Stratege- 
mata di Frontino, Varrone Be lingua latina (lib. V?) e Be re ru- 
stica, VAgricultura di Palladio, Nonio Marcello, il commento di 
Vittorino al Be invenzione di Cicerone,^ le Periochae liviane,^" 
il commento di Elio Donato alla Bucolica di Vergilio, di Vacca 
a Lucano, ^^ il cosiddetto Tertius mythographus Vaticanus di 
Alberico^^ e una collezione di scrittori gromatici.^' Taluni di 

8 De Nolhac ib. 170 col titolo Enarrationes in Metamorph. Ovidii. Que- 
sta Breviatio fu attribuita erroneamente a Lattanzio Placido e nel sec. xv 
fu stampata col nome di Donato, IIain-Copinger 6386-6388. Sui codici di essa 
U. Knaack in Jahrb. fiir class. Philol. CXLI, 1890, 349-350; Bandini Cod. 
lat. Ili 681 (cod. Laur. 63. 15); C. Pascal in Bollettino di filologia XI, 
1904, 112-114. 

9 Id. ib. 119; 111-112 (Fulgenzio) non è però certo; 131, 297-298; 131, 
299; 131, 278, 300; 132, 242, 270-271; 132, 242, 301; 132, 243,281-285; 309; 
132-133; 132, 229; 133, 296; 133, 302; 133, 299; 203, 242, 296; 243, 278, 
307-308; 296; 298; 206-207. 

i*^ Id. ib. 245. Una copia delle Beriocliae liviane del Petrarca, ora nella 
Biblioteca Nazionale di Napoli, era venuta in mano di Gasparino e Guiniforte 
Barzizza e indi del Parrasio, cfr. R. S. Le Periochae Liviane del Petrarca 
in F. Petrarca e la Lombardia 195-200. 

" V. Append. b. 

12 De Nolhac ib. 170-171; Teuffel-Schwabe Bdm. Literatur % 42, 10. 

13 Nel 1392 il Salutati scriveva dì aver avuto sicura informazione, che 
dalla biblioteca del Petrarca era passata in quella del Conte di Virtù (Gian 
Galeazzo Visconti) ' librum M. Varronis de mensuris orbis terre, librum 
quidem mag-num in antiquissima littera, in quo sunt quedam geometrice 
figure ' (Salutati Epist., ed. Novati, II 392). Non può essere che un'opera 
gromatica trasmessa erroneamente sotto il nome di Varrone in una silloge 
gromatica a noi ignota. Il nome di Varrone porta un libro gromatico nel 
cod. Arceriano : Incipit liber marci barronis de geometria ad rufum feli- 
citer Silbitim; e nella raccolta gromatica di un codice antico (* tam abrosis 
cliaracteribus, ut vix legi possit ') posseduto da Andrea Alciato, fra gli scritti 
di Agennio Urbico, Giunio Nipso, Balbo e Giulio Frontino, c'era anche M. 
Varrò de arithmetica. Un codice affine a questi doveva essere il petrar- 



26 IL PETEAECA 



(cap. II 



questi, come la Naturalis Historia di Plinio e Nonio Mar- 
cello, si stentavano ancora ad avere parecchi anni dopo il Pe- 
trarca ; la Institutio di Quintiliano giunse a lui del tutto 
nuova, quando gliela regalò Lapo da Castiglionchio (il vecchio) 
né la conobbe il Boccaccio ; ^* la Historia Augusta l'ebbe dai 
Veronesi ; ^^ la collezione gromatica fu effettivamente scoperta 
dal Petrarca, ma in seguito si perdette e solo alla fine del 
sec. XV vennero in luce altre collezioni simili; cosi pure sco- 
perse egli il commento di Donato alla Bucolica. Degli altri 
nominati un buon numero rimase sconosciuto ai Veronesi: 
Varrone Be lingua latina, Cesare, Vitruvio, V Apocolocyntosis 
di Seneca, Apuleio, Firmico, Censorino, il commento di Vitto- 
rino al De inventione, Nonio Marcello, e le Periochae livìane, 
per non parlare di rarità, quale la collezione gromatica. Ma 
dall' altro canto alcuni autori venuti a conoscenza dei Vero- 
nesi, Columella, Plinio il giovine {Epistulae) e i frammenti 
delle Historiae di Sallustio, restarono a lui interdetti. 

Ho riservato all'ultimo Cicerone, l'autore preso maggior- 
mente di mira dal Petrarca, che ne cercò le opere egli stesso 
e le fece cercare dagli amici in Italia, in Francia, in Germa- 
nia, in Spagna, in Brettagna e perfino in Grecia.^^ Gli furono 
note : il Be invenfione, la pseudociceroniana Bhetorica ad Her., 
il Be oratore e VOrator (mutili),^'' le Partitiones oratoriae, il 
Be amicitia, il Be senectute, i Paradoxa, il Be officiis, i due 
libri degli Academica, il Timaeus, il Be legibus, il Be fato^ 
il Be fmibus, il Be natura deorum, il Be divinatione, le Tu- 
seulanae quaestiones}^ La maggior parte di queste opere retto- 
riche e filosofiche entravano già nel patrimonio letterario dei 
Veronesi. Essi inoltre fornirono nel 1345 al Petrarca il corpo 

chesco. Cfr. Die Schriften der rómisch. Feldmesser (Gromatici), von Blume, 
Lachmann und Rudorflf, Berlin 1848, I 243, 17 n; II 54-55; 219-220. 

i< De Nolhac ib. 281. 

15 V. sopra p. 15-16, 22. 

18 De Nolhac ib. 181. 

17 lu. ib. 189 ; 189 ; 182, 187-188. Pare che non conoscesse il De optimo 
genere oratorum e la Topica, ib. 209, n. 5. 

1** Id. ib. 187 ; 187 ; 187 ; 187 ; 187; 187, 208 ; 208, 329, 333 ; 182, 188; 187 ; 
183, 207-208 ; 187 ; 187 ; 182, 187, 204. 



cap. II) 



IL PETEARCA 27 



delle Epist. ad Att.^^ Ma egli li superò di gran lunga nella 
raccolta che si procacciò delle orazioni. Oltre alle Filippiche, 
possedeva le Catilinarie e tre Verrine. Nel 1333 scoperse a 
Liegi l'orazione prò Archia\ quattro altre ne ottenne nel 1350: 
p. Milane, p. Piando, p. Siila, De imperio Cn. Pompei ; ebbe 
ancora le tre Cesariane : p. Marcello, p. Ligario, p. Deiotaro, 
e le due post reditum: ad populum e ad senatum, alle quali 
ne aggiungeremo tre spurie : ad eqiiites romanos e le due in- 
vettive scambiate tra Cicerone e Sallustio.^" 

Chi voglia concretare il proprio giudizio sulle scoperte del 
Petrarca nel campo classico, tenga pur conto che molti autori 
erano noti prima di lui ^i e che un buon numero li ottenne per 
via dei suoi amici ;^^ ma non dimentichi nemmeno che nessuno 
in quel tempo possedette una collezione la quale potesse ga- 
reggiare con la sua e che ciò che a lui non riusci trovare, fu 
trovato di poi in grazia del potente e fecondo impulso da lui 
impresso a tali ricerche. 

Non intendendo escludere del tutto dalla nostra storia gli 
scrittori sacri, sia perché servono di sussidio e di complemento 
all'illustrazione dei classici profani, sia perché anche su di essi 
si esercitò lo spirito indagatore degli umanisti, daremo, come 
per il Pastrengo, un brevissimo cenno di quelli che furono noti 
al Petrarca. Degli apologisti conobbe certamente il solo Lat- 
tanzio (le Institutiones) e probabilmente Cipriano, ma senza 
dubbio gli restò ignoto Tertulliano. Dei sommi Padri, Ambro- 
gio, Agostino, Girolamo, possedette alcune opere : di Girolamo 
un Sermo, le Vitae patrum, il J)e viris illustribus, il Liber 
contra lovinianum, le Epistulae e la Ghronica; di Agostino le 
Gonfess., i Soliloq., il De civit. dei e il Commentarius in L 



i'' De Nolhac ib. 183, 212. V. Append. e. 

20 Id. ib. 185, 193, 210: tredici le Filippiche, come nel codice del Pa- 
strengo; 187; 209; 182, 208; 184, 208; 187, 296; 188; 208; 188. Fu un'illu- 
sione del Petrarca l'aver creduto di possedere il De gloria di Cicerone e il 
De rebus divinis et humanis di Varrone, ib. 216-223. 

*i Olti'c alle scoperte dei Veronesi, rammenteremo clie le tre orazioni 
Cesariane erano già note a Brunetto Latini, Dk NoLirAc ib. 179, n. 4. 

'■^ Ebbe quattro orazioni di Cicerone e la Institutio di Quintiliano da 
Lapo e codici di Cicerone da Raimondo Soranzo, De Nolhac ib. 184, 216, 283. 



28 IL BOCCACCIO 



(cap. II 



psalmos posteriores donatogli dal Boccaccio; di Ambrogio le 
Epistulae e alcuni opuscoli. Aggiungeremo il testo latino delle 
Antiquitates iudaicae e del De hello iudaieo di Giuseppe Flavio. 
Infine degli scrittori che tramandarono la scienza antica al 
medio evo sotto forma di enciclopedie nomineremo le Etymo- 
logiae di Isidoro e il trattato di Cassiodoro sulle sette arti li- 
berali, De institutione saecularium lectionum, assai raro e dif- 
ficile ad aversi. 23 I poeti cristiani gli furono o poco familiari 
poco simpatici; e con certezza possiamo affermare che egli 
possedesse solo pochi carmi di Prudenzio. ^^ 

All'operosità del Petrarca quale scopritore e raccoglitore 
di manoscritti fa degno riscontro quella del contemporaneo e 
amico suo Giovanni Boccaccio, ^^ La collezione del Boccaccio 
era ragguardevole, poiché nel catalogo redatto del 1451,^6 quan- 
d'essa aveva preso dimora stabile nella biblioteca di S. Spirito 
a Firenze, a cui l'aveva legata il proprietario, contava ben 
106 volumi : ^^ numero certamente inferiore al vero, sapendosi 
di molti altri codici posseduti dal Boccaccio, che qui non com- 
pariscono. E non meno ragguardevoli furono le sue scoperte. 
Intanto conobbe Lattanzio Placido, commentatore di Stazio, 



23 P. De Nolhac De patrum et medii nevi seriptorum codicibus in 
bibliotheca Petrarcae olini colleetis, Parisiis 1892, 12, 13-14, 16-17, 18-19, 
20-21, 24, 29, 37. Sul trattato di Cassiodoro cfr. R. S. Spogli Ambrosiani 
280-281. 

2< De Nolhac Pétrarque 167-170, 174-175. 

25 11 suo istinto investigatore è attestato dalla visita a Montecassino nar- 
rata dal suo scolaro Benvenuto Rambaldi nel Comm. alla Commedia di 
Dante, Par. XXII 74. 

^^ Il catalogo si legge nel cod. Ashburnham di Firenze 1897, che com- 
prende 1' elenco di tre collezioni, una delle quali la boccacciana, col titolo 
di parva libraria. Fu pubblicato in estratto per le altre due collezioni e 
integralmente per la parva libraria da A. Goldmann in Centralblatt fiir 
Bibliothekswesen IV, 1887, 137-155, che vi intravide (p. 139) il fondo boe- 
cacciano, ciò che fu poi largamente dimostrato da F. Novati in Giornale 
star, della letter. ital. X 419-420. Parecchi codici del Boccaccio esistono 
ancora, scritti di suo pugno, e tra essi alcuni già appartenuti alla parva 
libraria, come può vedersi in 0. IIeckeu Boccaccio-Funde, Braunschweig 
1902, 29-36, dove son recati (38-42) notevoli emendamenti al testo del ca- 
talogo pubblicato dal Goldmann. 

2' Il catalogo ne dà 107, ma bisogna togliervi il cod. 4 del banco III: 
' plura opuscula Leonardi Aretini ', che vi fu certo intruso posteriormente. 



cap. II) IL BOCCACCIO 29 

rimasto ignoto al Petra rca.^» Del pari ignoto al Petrarca fu 
Marziale, ^^ che il Boccaccio possedette, come leggiamo nel ca- 
talogo della parva libraria: ^'^ ' Item in eodem banco VI li- 
ber VII Magistri (= Marci, nato da 31.) Valerli Marialis 
ephygramaton ligatiis et copertus corio obscuro, cuius princi- 
pium est: Barbara phiramidum sileant {Spect. I 1), finis 
vero penultime earte: Tossica seva gerit ' (X 36, 4).3i E 
tanto più importante è questo codice di Marziale, in quanto 
che esso recava al principio il libro degli Spectacula, proba- 
bilmente integro, doveché di tal libro ci sono giunti solamente 
estratti per via di florilegi; e l'unico codice, venuto in luce 
tra la fine del sec. xiv e il principio del xv, che originaria- 
mente lo aveva forse tutto, era mutilo J^ 

Il Boccaccio inoltre scoperse il codice di Tacito, ora Lau- 
renz. 68. 2, conosciuto comunemente col nome di Mediceo 11,^' 
che egli esportò, non si sa se col permesso o senza, dalla bi- 
blioteca di Monte Cassino,^* e donde si trasse di propria mano 

2^ A. HoBTis Studj sulle opere latine del Boccaccio, Trieste 1879, 232, 
409, 473. Il Boccaccio identificava questo Lattanzio con l'apologista. Ebbe 
anche Columella, Hortis ib. 436, che fu tra i noti al Pastrengo, ma ignoto 
al Petrarca, De Nolhac op. cit. 295, n. 4. 

29 De Nolhac ih. 173. 

30 GOLDMANN Op. Ctt. 152. 

31 Si potrebbe rimanere incerti fra toxica saeva mero II 19, 6 e toxica 
saeva vias X 36, 4 ; ma dobbiamo accettare questo secondo passo, quando 
si sappia che il Boccaccio citava il lib. VII nella Genealog. Ili 20: ' quod 
testatur Valeritis martialis aepigrammatum libro septimo (74, 1-2), dicens: 
Cylenes caelique duces facunde minister Aurea cui torto virga dracone viret ' 
(Hortis ih. 411). 

32 GòTz e LowE in Leipziger Studien I, 1878, 366 ; e K. S. Spogli Am- 
brosiani 327. 

33 Ann. XI-XVI e Hist. I-V. 

•* E. llosTAGNo in Tacitus, Cod. Latir. Med. 68 II phototypice editus 
Lugd. Bat. 1902, VI. Nel 1357 il Boccaccio non possedeva ancora Tacito ; 
forse sin dal 1362, certo nel 1370, P. de Nolhac Boccace et Tacite, estratto 
da Mélanges d'arch. et d'hist., XII, 1892, 8, 11. Il gran mistero, di cui gli 
umanisti fiorentini circondarono questo codice, ci induce nel sospetto che 
il Boccaccio l'abbia rubato. Ora nel Med. II al testo di Tacito segue quello 
di Apuleio De magia, Metam., Florid. ; ma più anticamente pare che 
Apuleio precedesse Tacito, Kostagivo ib. II. Il cod. Laurenz. 54. 32, autografo 
del Boccaccio, contiene le dette tre opere di Apuleio nello stesso ordine, 
più in fine il De deo Socratis, Heckkr 34-35. Bisognerebbe vedere se il testo 
di questo autografo derivasse dal Med. II. 



30 



IL BOCCACCIO (cap. II 



l'apografo, che figurava nella parva libraria di S. Spirito: 
' Item in eodeni banco V liber 7. Id quod de Cornelio Tacito 
reperitur conpletus copertus corio rubeo, cuius principium est: 
Nam Valeium Asiaticum [Ann.xi 1). Finis vero in penul- 
tima carta: machina acessura erat'.^^ Il titolo id quod de 
Cornelio Tacito reperitur fa pensare a una copia autografa; 
le parole del penultimo foglio machina accessura eraf sono di 
Vitruvio (x 22, 7), il cui testo perciò egli s'era trascritto o 
fatto trascrivere di seguito. 

Autografo era anche il suo Ausonio e completo, mentre il 
Petrarca ne conobbe pochi frammenti. Ecco com'è descritto 
nel catalogo della parva libraria : ' Item in eodem banco Vili 
liber XI. Auxonius conpletus ligatus et copertus corio nigro, 
cuius principium est: Phebe poteris (= potens) numeris. 
Finis vero penultime carte: Die fas non erat ' {Bissula).^^ 
11 principio e la fine coincidono perfettamente col testo del- 
l' editio pr. Venetiis 1472.^7 

E Varrone Be lingua latina, ora Laurenz. 50. 10, fonte di 
tutti gli altri codici, da chi fu scoperto ? 11 Petrarca cita Var- 
rone una sola volta, in proposito dell'origine assegnata da 
Livio (II 14) al Tuscus vicus, contro la quale egli nota : 
' Varrò aliter 1. T e. 4° (= V 46) de Lingua latina '.^^ La ci- 
tazione è sicura, poiché il richiamo di Servio {ad Aen. V 560), 
che potè esser veduto dal Petrarca, al medesimo passo varrò - 
niano, non reca né il titolo dell'opera né il numero del libro; 
il quale se è qui detto I anziché V, come doveva, dipenderà 
da ciò, che il libro V, con cui s'apre il testo giunto a noi del 
J)e ling. lai., fu considerato per I. Ma il Petrarca ebbe questo 
Varrone dal Boccaccio e forse vi allude in quelle parole di 
una sua lettera a lui indirizzata: ' Kecepi ecce iterum a te 
librum ex Varronis ac Ciceronis opusculis ',^'* dalle quali po- 

35 GOLDMANN op. eit. 151. 

36 GoLDMANN Ì6. 155. 

3' Per la descrizione dell' ed. pr. R. Peiper in Jahrbiicher filr class. 
Philol., Suppl. XI, 1880, 194; per l'autografia IIkckek op. cit. 42. Il Boc- 
caccio cita un paio di volte Ausonio, Hortis op. cit. 410. 

'8 De Nolhac Pétrarque 243. 

33 De Nolhac ib. 307. 



cap. II) 



IL BOCCACCIO 31 



tremmo argomentare che il Boccaccio gli avesse mandato il 
solo primo libro, ossia il quinto. Altri indizi in favore del Boc- 
caccio sono che il Varrone Laiirenz. 50. 10 deriva secondo ogni 
verosimiglianza da Monte Cassino/*' donde fu da lui tratto an- 
che il Tacito del Med. II; e che nella Geneal. deorum Varrone 
è citato cinque volte col suo nome e sette volte adoperato 
senza designazione di nome nel De montihus etc.*^ Sorge uno 
scrupolo : vale a dire che il Boccaccio si sia servito dì quel- 
l'estratto del T)e ling. lat. che è contenuto nel. cod. Gassi- 
nese 361 di Vegezio e Frontino; ma l'estratto comprende solo 
i §§ 41-57 del libro V; e se alcune citazioni del Boccaccio 
rientrano in quest'ambito, altre sono desunte dai §§ 30, 31, 
32, 148, 149 dello stesso libro e una dal lib. VII 50>2 Sembra 
pertanto ragionevole conchiudere che la scoperta del I)e ling. 
lat. spetti al Boccaccio. 

E un'altra ancora gliene spetta, quella degli 80 Priapea, 
trasmessaci dal cod. Laurenz. 33. 31, tutto di suo pugno.^^ ^q 
dò in appendice al capitolo una sommaria descrizione^* 

Lasciando stare i componimenti medievali di questo codice, 
degli altri in esso, contenuti erano intanto ignoti al Petrarca 
r Ibis di Ovidio "^5 e la Expositio antiquorum scrmonum di 
Fulgenzio. Similmente per la prima volta appare nell'autografo 
boccacciano la collezione quasi intera dei carmi dei Dodici 
sapienti deìVAnthologia, dovechó il Petrarca possedeva solo 
sette dei dodici Hexasticha de Cicerone. Cosi deWAppendix 
Vergiliana non conosceva che qualche epigramma e il Culex, 
il Boccaccio invece oltre il Gulex possedeva anche le I)irae.^^ 

•"> II. Kkil in Khein. Mus. VI, 1848, 142-145. Anche per Varrone sospet- 
tiamo elle sia stato sottratto. Pure dal monastero cassinese proviene il Giu- 
stino Laurenz. 66. 21, che sin dal 1418 almeno stava in possesso di Cosimo 
de' Medici, F. Pintor La libreria di Cosimo de' Medici nel 1418, Fi- 
renze 1902, 8, 

^' HoRTis op. cit. 435. 

''- Nella Geneal. Ili 22 cosi introdotta: ' Varrò antom vult ubi de origine 
linguae latinae eam ab bora' etc. ; dove invece di ubi sarà da leggere VII ? 

•«J Hkcker op. cit. 35, 1 ; cfr. Bandini Uod. lat. II 124. 

■<< V. Append. d. 

^5 De Nolhac Pétrarque 145, n. 6. 

^'' Entrambi questi poemetti gli provenivano da un codice affine al Thua- 



32 IL BOCCACCIO 



( cap. II 



Né crediamo che a questi due soli poemetti de\VA]ìpendix 
si limitassero le notizie del Boccaccio. Si consideri infatti ciò 
che egli scrive nel Comento sopra la Commedia (i 137) : 'Il qual 
(Virgilio) non solamente compose l'Eneide, ma molti altri li- 
bri, siccome, secondoché Servio scrive, lo Stirina, l'Etna, il 
Culice, la Priapea, il Cathalecthon, la Ciri, gli Epigrammati, la 
Copa, il Moreto e altri '. Il passo di Servio suona così : ' Scripsit 
etiam septem sive octo libros hos: Cìrin Aetnam Culicem Pria- 
peia Catalepton Epigrammata Copam Diras '. Meraviglia an- 
zitutto la mancanza delle Dire nel catalogo del Boccaccio, tanto 
più che egli le possedeva nel suo autografo; ma forse non se 
l'era ancora copiato o si tratterà di una distrazione. In se- 
condo luogo il Moreto è omesso nel catalogo di Servio e se 
il Boccaccio lo nominò, segno è che l'aveva veduto. Da ultimo 
richiama la nostra attenzione il titolo enigmatico lo Stirina, 
che spiego nella seguente maniera. Molti codici di Servio se- 
parano male le parole e in luogo di cirin aetnam danno ci- 
rina etnam (Cirina leggeva anche il Pastrengo); in quello che 
era a mano del Boccaccio doveva essere scritto: septem sive 
octo libros Jio scirina etnam (= hos cirin aetnam), donde trasse 
lo Scirina o lo Stirina. Ora se nonostante l'oscuramento del 
titolo Cirin, comparisce nel suo catalogo la Ciri, bisognerà 
dire che egli conoscesse direttamente il poemetto; e ciò non 
è senza importanza, tenuto conto dell' estrema scarsità di ma- 
noscritti della Ciri. 

Resta del nostro codice la collezione degli 80 Priapea, il 
testo dei quali si basa in particolar modo sull'apografo del Boc- 
caccio*'^, che è anche il pili antico. Piuttosto non è ben chiaro 
perché mai nel titolo originario li avesse attribuiti a Vergilio.*^ 

neus (Paris. 8069 sec. x-xi) e al Bembino (Vatic. 3252 sec. ix), nei quali il 
Culex porta lo stesso titolo singolare ed è preceduto dalla stessa Vita ver- 
giliana, che va comunemente sotto il nome di jBe/'wensis (Buhukns PLMll 
12; anche nel cod. Colbertinus = Paris. 7927 sec x occorre identico il ti- 
tolo del Culex, ma senza la Vita Bernensis). Nel Bembino, nel Thuaneus, 
come nel boccacciano e in altri, al Cuìex seguono le Dirae. 

•*' lìjlHRENs P L M 1 6S; il Biihrens ignorava che fosse autografo del 
Boccaccio. 

^^ L'attribuzione a Vergilio ebbe gran fortuna tra gli umanisti del se- 
colo XV, i quali meno qualche rara voce di protesta, la accolsero univer- 



cap. li) 



IL BOCCACCIO 33 



Forse lo trasse in errore il titolo Priapeia letto nella succi- 
tata Vita ver^iliana di Servio; nella stessa guisa che sarebbe 
tratto in errore oggi chi dalla Friapein e dalla Cunnaia di 
Albertino Mussato ^^ volesse dedurre che sin dal sec. xiii fos- 
sero noti gli 80 Priapea, i quali non furono a conoscenza, un 
mezzo secolo dopo, nemmeno del Ferreto, poiché non se ne 
scorge ninna traccia nei suoi 82 versi lubrici. ■'^° Il Mussato at- 
tinse quel titolo dalla notizia di Servio o tutt'al più (ma sia 
detto con molta riserva) ebbe nelle mani i tre Priapei dei Ga- 
talepton; materia lubrica poi tanto lui quanto il Ferreto ne 
trovavano a esuberanza in Orazio, Ovidio e Giovenale. 

Conchiudiamo dunque che il Boccaccio scopri Marziale, 
Ausonio, Tacito (Medie. Il), Varrone Dfi ling. lai., V Ihis di 
Ovidio, Lattanzio Placido, la Expositio antiquoruni sermonum 
di Fulgenzio, i Carmina X TI sapientum, alcuni itoemettì àe\- 
V Appendix Vergiliana, cioè le Dirae e la Ciris (il Moretum 
era già noto al Pastrengo, v. cap. I n. 47), la collezione degli 
80 Priapea e forse il corpo intero delle Verrine di Cicerone :^^ 
tal numero perciò di autori, che gli assegna nella storia delle 
scoperte un posto ragguardevole e non prima sospettato. ^^ 



salmentfi ; cfr. R. S. in Barozzi e Sabbadini S'iudi swZ Panormif a e sm? Valla 
8, M\ C. Cali Studi letterari, Torino 1898, 7-12. 

'*■' Pubblicate nel Giornale degli eruditi e dei curiosi, V 126, 

50 e. Cali, op. cit , 67, 1. 

51 Tra i codici delia x>cirva libraria Icgpiamo: ' Item in eodem banco IIII 
li ber scxtus rectorica inagistri (= Marci, da 31.) Tulii Ciceronis ad Her- 
nioniuni (= Herennium) conpletu.s copertns cerio albo cuius principium est: 
De officio oratoris ctc ; finis vero in penultima carta: Pitara pene- 
travi t ' (GoLDiMAjfN 149). Se le parole pitara penetravit sono storpiate da 
pirata penetravit, corrispondono alla Verrina VII (Act. II 5 § 98) di Cice- 
rone (IIeckkr 40); e allora avremmo le sette Verrine, mancanti di qualche 
foglio alla fine. In ogni modo egli conosceva e citara la Verrina VI (Act. 
II 4, § II), cf. A. HoRTis M. T. Cicerone nelle operj latine del Petrarca e 
del Boccaccio, Trieste 1878, 78. 

5- Per contro non va attribuita al Boccaccio la conoscenza di autori ri- 
masti ignoti a lui e al suo tempo, R. S. in Studi ital. di filol. class. V 
376-377. Solo si può restar dubbiosi ch'egli possedesse Calpurnio e Nenie- 
siano. II cod. Harleian 2.'378 sec. xvi, che contiene i due poeti, ha la sotto- 
scrizione : ' collatus accuratir,sime hic codex... cum ilio quem lohannes 
Boccaccius propria manu scripsisse traditur bibliothecae sancii spiritus fio- 
rentini dicatum et cum plerisque aliis : ubi titulum et operis divisionem, 

E. Sabbadini Le scoperte dei codici. 3 



34 IL SALUTATI 



(cap. II 



Non meno fortunato scopritore fu Coluccio Salutati, il terzo 
della Triade. Non gli metteremo in conto la scoperta del codice 
Vercellese {M} delle Epistulae ad familiares^^ di Cicerone, la 
quale spetta piuttosto al cancelliere visconteo Pasquino Cappelli 
e forse in parte ad Antonio Loschi ; s* ma son tutte sue le pra- 
tiche per ottenerne una copia (P) a Firenze. Parimenti non sco- 
perse egli Catullo, ma si adoperò presso il veronese Gasparo 
de' Broaspini, affinché gliene procurasse una copia, quella che 
forma oggi il cod. Paris. 14137, detto Sangallese, del 19 ottobre 
1375, il più antico degli apografi catulliani. Che sia l'apografo 
commesso dal Salutati accertano postille di sua mano.^^ Fu il 
primo a possedere il 7)<? agricultura di Catone, ^"^ il Centimeter 
di Servio, ^^ il commento di Pompeo ^\Y Ars maior di Donato,^^ 

multa etiam carmina reperimus '. Buon indizio è l'essersi trovato il codice 
nella biblioteca di S. Spirito; ma quel traditur versa acqua sul fuoco. Diamo 
dal catalogo della parva libraria la descrizione del Claudiano del Boccac- 
cio : ' In eodem banco YI liber V Claudianus in metris ligatus et copertus 
corio obscuro, cuius principium est: Prebeo domiton phyton (= Plioe- 
beo domitus Python, In Buf. l, praef. 1). Finis vero penultima carta: 
obsessi principis armis ' (De bello (jot. 561). 

53 La denominazione di Epistulae ad familiares non è esatta, ma difficil- 
mente ormai può essere sostituita da un'altra. La incontriamo già prima del 
1406 adoperata da Guglielmo della Pigna (R. S. in Museo ital. di antichità 
class. Ili 329 n) e consacrata dal Polenton verso il 1430 nel lib, XVI degli 
Scriptores linguae latinae (eoa . Ambros. G. 62 inf,): ' Extant... epìstolarum 
libri ad M. Brutum unus, ad Q. fratrem tres, ad Cesarem iuniorem unus, ad 
Pomponium Atticum XVI: ad viros quoque alios sunt epistolarum Ciceronis 
libri XVI: vulgo isti familiarium, siiperiores ad Atticum appellantiir '. Pro- 
babilmente il titolo fu tratto da Svetonio Caes. 56: ' Extant epistulae ad 
Ciceronem, item ad familiares '... 

5< Cfr. KiRNKE in Studi ital. di filol. class. IX 399. 

55 Salutati Kpist., ed. Nevati, 1 222 w. 2; III 36. 

s*! Salutati Epist. III 172 (tra il 1395 e il 1400): ' sicut Portie gentis 
auctor, censorius Cato scribit: maiores nostri, ut eius verba referam, 
virum bonum quem (leggi quom) laudabant, ita bonum lauda- 
bant agricolam bonumque colonum ; et subdit : amplissime lau- 
dari existimabatur qui ita laudabatur. Hec Cato'. La derivazione 
diretta da Catone è sicura, perché il medesimo passo citato da Plinio N. H. 
XVIII 11 ha notevoli differenze. 

5' Salutati Epist. Ili 226, 

5« Salutati Epist. Ili 406 (del 1400): ' Unde vero Nasica Scipio dictus sit, 
auctoritatem non habeo. Legi tainen in antiquissinio commento Donati, si ve 
potius (clarum miclii quidem non est, adeo Donati textus, quem habeo, com- 
mento permixtus est) in Arte malore Donati: Agnomen est quod extrin- 



cap. II) IL SALUTATI, N. BECCARI, Q. DE BONIS, A. ARESE 35 

le Elegie di Massimiano^'' e le Differentiae pseudociceroniane.^" 
Degli Aratea di Germanico, opera ignota prima di lui, esiste 
ancora il suo codice, che è il Laurenz, Strozz. 46;*^' e seb 
bene spetti ai Veronesi la prima scoperta di Tibullo, fu suo 
il più antico degli apografi tibulliani giunti a noi, 1' Ambro- 
siano R 26 sup."*, di famiglia diversa dal cod. Veronese. 

* 
* * 



Tra i minori, contemporanei del Petrarca e del Salutati, 
che cercavano codici, nomineremo il padovano Nicola Beccari 
scopritore di una presunta lettera di Giulio Cesare ;^3 Giovanni 
de Bonis d'Arezzo che copiò a Milano Corippo;*'^ il cancelliere 
dei Visconti Andreolo Arese, il quale pare abbia trovato in 



secus venit. Venit autem ab aliqua ratione. Futa: Scipio qui 
fortitor Africam vicit, dictiis est Africanus et nares Scipio qui 
maiores liabuit, dictus est Nasica'. Si confronti con Pompeo Com- 
meìdum artix Donati V 141 K : ' agnonien est quod extrinseciis venit. Venit 
autem ab aliqua ratione. Puta ncscio qui foititer fecit, Africani vicit, di- 
ctus est Africanus; naros ncscio qui maiores liabuit, dictus est Nasica'. Il 
codice del Salutati mancava, come altri, del nome del commentatore. Il 
codice del Valla al contrario, invece che a Pompeo, attribuiva il commento 
a Sergio ; li. S. Spogli Ambrosiani 184-185. 

s*» Salutati Epist. II 311. 

^f* Sono le Differentiae che cominciano : Inter metutn timorem et favo- 
rem. Ecco la sottoscrizione del Salutati nel cod. Paris. 6357 : ' Keperi in 
antiquissimo codice libellum de differentiis Ciceronis.... Collucius de Flo- 
rentia '. Possedette dello Pseudocicerone anche i Synonyma (Epist. Ili 
431, 442). 

"' ' Liber Colucii pieri de Stignano Cancellarii Fiorentini '; cfr. R. S. in 
Studi ital. di filai, class. VII 118. 

^' ' Liber Colucii pyeri Cancellarii fiorentini '. V. sopra p. 22. 

^3 V. Append. e. 

"■* Il codice della lohannis di Corippo copiato dal De Bonis nella se- 
conda metà del sec. xiv è ora il Trivulziano 686, l'unico che ci rimanga 
del poema. Ne possedette uno nel sec. xv Mattia Corvino, veduto a Buda 
tra il 1510 e il 1515 da Giovanni Cuspinianus e poi sparito. Questo codice 
con altri del De Bonis pervenne alla Trivulziana dalla Metropoli di Milano. 
Cfr. CoRippi lieliquiae in Corpus script, hist. Byzant., Bonnae 1836, pre- 
faz. del Mazzucchelli XVII-XXXV; G. Lòwk in Mhein.Mus. N. F. XXXVIIl, 
1883, 315-316; Fl. Crrsconii Corippi Quae supersiint ree. M. Petschenig, 
Berolini 1886, X ; F. Petrarca e la Lombardia, Milano 1904, 256, 315. Sul 
De Bonis in generale E. Carrara in Archiv. stor. lomb. 1898, 261-349. 



36 D. BA.NDINI, G. CONVERSINO, Q. SARZlZZA (cap. Il 

Francia il 1396 un Quintiliano integro,^'' e Guido da Pietrasanta, 
cancelliere del Guinigi signor di Lucca, venuto in potere sin 
dal 1402 di Nonio Marcello, che al Salutati non riesci mai 
avere.*'*^ Tra i maggiori accenneremo all'enciclopedico Dome- 
nico Bandini di Arezzo, che nel Fons memorahilium universi'^'' 
si servi di tutti gli autori allora noti; e a Giovanni Conver- 
sino da Eavenna, altrettanto dotto, possessore dGÌVAulularia 
Querolus^^ e della cui biblioteca, venduta dagli eredi, si 
conserva qualche volume,^^ 

Quanto a Gasparino Barzizza, che appartiene per più della 
metà della sua vita al secolo del Salutati, diremo che fu ope- 
roso ricercatore di libri, specialmente ciceroniani, dei quali 
possedette tutti quelli di argomento rettorico, le due raccolte 
epistolari, alcune orazioni, il Laelius, il Caio maior, il De 
o/ficiis. Ebbe Terenzio, Livio, Plinio N. H., Seneca, Valerio 
Massimo,''" Gelilo, VHist. Augusta,"^^ il frammento De ortho- 
graphia di Mario Vittorino; ^^ e alcuni altri autori di cui ci 
giunsero i suoi esemplari, cioè : il Claudiano del cod. Ambros. 

85 Salutati Epist. Ili 146. 

•^6 Salutati Epist. Ili 616, 618, 644. 

" Cod. Laureiiz. Edil. 172. Il Fons del cod. Torinese h.i la data del 
ia96 (Rivista di filologia XXXII, 1904, 463, n. 212). 

^* Un codice del sec. xiv-xv appartenuto una volta al monastero di S. Mi- 
chele di Murano comprendeva alcuni espositori medievali, più: Quintiliani 
fragmentum de institutione oratoria; Expositio Aululariae Plauti ; Epi- 
stola Francisci Zabarellak ad Antonium ser Chelli de Elorentia tempore 
pestilentiae, con la data: ' in Monte silicis pridie kal. novembris '. Portava 
la nota dei possessori : ' Iste liber est Francisci Barbari quondam d. Can- 
dìani quem emit a commissaria doctissimi viri loliannis de Ravenna prae- 
ceptoris sui' (Mittakrlli Bibliotheca S. Michael! s X\ ìli ; 1230). V Expo- 
sitio Aululariae oltre al commento avrà contenuto il testo, o meglio la 
prefazione del commento e indi il testo con glosse marginali, come nel co- 
dice Ambrosiano di (ìiovaimi Corvini, R. S. Spogli Ambrosiani 254 257. 

<^9 P. e. il cod. Lollìn. 7 di Belluno, su cui vedi R. S. in Giornale sto- 
rico della leti. ital. XLIII 244. Cfr. la nota precedente. 

'0 Un Valerio Massimo aveva questa nota dei possessori: 'Hoc scriptum 
Valerli emi ego Alexander de Verona a magistro Gasparino Bergomensi 
pretio auri ducatorum sex cum dimidio sub anno domini mccccxvi ' (Mitta- 
EELH op. cit. XVIII). 

"1 R. S. Lettere e orazioni... di Gasp. Barsizza in Archivio stor. lom- 
bardo XIII, 1886 : indice delle persone. 

'2 R. S. Spogli Ambrosiani 360. 



cap. II) IJCi PETEAECA 37 

M 5 sup., in parte autografo,^^ le cosiddette Declamazioni mag- 
giori di Quintiliano e quelle di Seneca del coil. Vatie. 1773^'^ 
e il Floro con le Perlochae liviane del cod. Nazion. di Napoli 
IV C 32, trascritte di su l'apografo del Petrarca.^'' 

'3 R. s. Spogli Ambrosiani 359-361. Nella parte autografa incontriamo 
il Panegirico di Probino e Olibrio, già noto al Pastrengo e che cominciava 
a diffondersi allora. 

•■« R. S. in Sttcdi ital. di filól. class. V 390-392. 

"•• R. S. in F. Tetrarca e la Lombardia, Milano 1904, 195. Ricordiamo 
anche il cod. Ambros. Z 55 sup. contenente le sentenze di Plauto e Terenzio 
estratte dal Barzizza, con correzioni autografe. 



Appendice al Gap. II. 



a (= n. 6) Tra le testimonianze che il Petrarca conoscesse V Ars di Do- 
nato recate dal De Nolhac una sola colpisce nel segno, la nota autografa sul 
Virgilius Ambrosiano f. 80 (cfr. Dk Nolhac 131): 'Sinthesis ubi ex omni parte 
confusa sunt verba....; exemplificat Donatns in Barbarismo ', da confrontare 
con Donai. Ars IV 401, 18 K. La medesima regola è citata più in esteso al 
f. 56: ' Donatus in barbarismo. Synthesis est yperbaton ex omni parte con- 
fusum '... Al f. 52v sull'uso delle preposizioni coi nomi di città: ' De hoc 
in barbarismo Donati, ibi per adverbia etc. (cfr. Donai. 394, 14). E c'era 
del resto da giurare a occhi chiusi che il Petrarca non solo conoscesse 
VArs, ma avesse su di essa imparato il latino. 11 De Nolhac inoltre additò 
(p, 120) come testo delVArs di Donato la grammatica che sta ai f. 251-269 v 
del Virgilius petrarchesco; ma ciò non corrisponde a verità; e già A. Ratti 
in F. Petrarca e la Lombardia, Milano 1904, 229 avverti che quella non 
è la grammatica dì Donato, bensi un commento a essa. Senonché anche il 
Ratti fuorviò nell' avvicinare il commento a quello di Pompeo. Il commento 
anonimo del Virgilius petrarchesco è invece identico al testo del cod. Mo- 
nac. Emm. G. 121 sec. x, dal quale il Keil nei Grammat. lat. V 327 trasse 
1' esordio e due altri passi ; com. f. 251 : ' Barbarismus est una pars ora- 
tionis viciosa in communi sermone, in poemate metaplasmus. Attendendum 
qnod Donatus strenuissime peritissimeque suam ediditartem'; fin, (mutilo per 
caduta di fogli) f. 269?; ' (Sinedoche) Sed per totum pontum significare vo- 
luit quemlibet fluctum '. Il commento è medievale, ma serba qualche buon 
granello; p. e. al f. 252 si legge: ' Mastruga autem, sicut Sergius asserit, 
est vestis Sardorum que fit ex pellibus ferinis '; questa testimonianza di 
Sergio è desunta dalla sua Fxplanatio in Donatiim, che giace ancora per 
gran parte inedita (cfr. Grammat. lat. IV 662 n K.). Nel Virgilius petrar- 
chesco il commento, che ora chiameremo primo, è alla sua volta interpre- 



38 IL PETRARCA 



fcap. II 



tato sui margini da un secondo, di età più recente, che coni. f. 251 : ' Ut 
habetur ab Aristotile in fine posteriorum ars est circa generationetn et 
scientia est circa esse '. A questo secondo testo e non al primo si riferisce 
il richiamo del Petrarca (notato dal De Nof.hac 131) f. 222 : ' unde ab elido di- 
citur (elipsis), ut ait commentator in Barbarismum '; infatti l'etimologia 
non si trova nel commento primo, si invece nel secondo, che scrivo f. 260v: 
* dicitur eclipsis ab elido elidis '. 

6 (= n. 11) Il Petrarca scopri e possedette un commento, non giunto a 
noi, di Donato alla Bucolica di Vergilio e di esso si servi per segnare in 
margine al suo Virgilius dell'Ambrosiana le seguenti note all' Ecl. I : 

f. di guardia: ' Melibeus a finibus suis discedens ac Titirnm sub fago 
caloris estum vitantem videns et admirans, ait ti ti re tu e te. Et prono- 
men hoc tu hic discretionem importat, quasi dicat: tu, ita quod nuUus alius; 
sive mantuanus, ut Servio, sive poeta, ut Donato, sive, ut nobis videtur, et 
mantuanus sit qui loquitur et poeta '. 

f. 2 (in calce a destra ; sono 9 linee di carattere molto sbiadito : sosti- 
tuirò in corsivo alcune parole atte a compiere il senso): ' Sub persona Ty- 
tiri Virgilium intelligimus ; sed quis per Melibeum intelligatur (?) dissentire 
videntur expositores. Iste enim ] ** per eum significat mantuanum aliquem 
finibus suis pulsum admirantem super felicitate Yirgilii quem agris | suis re- 
stitucrat (?) Augustus. At qui Donatum secuntur dicunt Augnstum soli Vir- 
gilio romanam ystoriam tractandam con | cessisse, adiecto quod (?) * omnium 
scripta poetarum, qui de ea scribere aggressì fueraut sed nondum perfece- 
rant, delerentur. Unde | ****** Evangelius et Corniflcius Arrii centurionis 
cancellarius. Per Tytirum ergo Virgilium, ut diximus, per Melibeum man- 
tuanoriim (?) poetarum alterum intelligi. Ego qnidem si eligere oportet, hanc 
ultimam sententiam prefero quam ] ** Soleo tanien utramque permiscere, ut 
scilicet per Melibeum et poetam intelligam et mantua | num poetam, insu- 
per (?) et agris privatum et romanam j'storiam vetitum attingere, loquen- 
tem ad eque mantuanum | et poetam, sed et agrorum restitutione et singu- 
lari scribendi prerogativa letum atquc gloriantem | '. Il Petrarca poi applica 
quest'allegoria di suo a tutti i luoghi dell'Egloga I; ma c'è una notizia, 
che egli non potè cavar dalla sua testa, bensì forse dal commento, ed è 
questa alla parola gkmkij.os (v. 14) f. 2v ' legitur Corniflcius de ystoria ro- 
mana fecisse duos libros, quos audito principis edicto deseruit, nec ultra 
processit '; la notizia è inaudita. L'allusione allegorica a\V historia romana 
è ricordata anche da Servio, che la confuta : 5 ' kksonaek docks armaryllida s. 
idest Carmen tuum de amica Amaryllide compositum doces silvas sonare ; 
et melius est, ut simpliciter intellegamus : male enim quidam allegoriam 
volunt, tu Carmen de urbe Roma componis celebrandum omnibus gentibus'. 
Qui non è 1' historia romana, ma un carmen de urbe Roma. 

f. 2w ' Hic tamen persecutor Virgilii Evangelus exclamat non esse ad 
interrogata responsum ; Donatus autem respondet et responsio in eflfectu 
cum hoc dicto Servii concordat *. Non ci son segni che indichino a qual 
passo rimandi questo scolio; ma non andiamo errati riferendolo aW Ecl. 1 
19, dove Servio discute un dubbio sollevato dagli obtrectatores di Vergilio : 
' UKBKM f^uAM DK.'UNT KoMAM quacritur, cur de Caesare interrogatus, Romam de- 
aeri bat ' etc. 

f. 3 alle parole del commentatore Ecl. I 43 (che qui non è più Servio, 



cap. II) 



IL PETEAECA 39 



ma Filargirio) ' dies idest principia mensium ' il Petrarca nota : ' Hoc est 
una expositio. Alii dicunt per bissenos dìes 12 libros Eneydis veliit prophe- 
tico spiriti! pronuntiasse Yirfjrilium; qui sensus satis elegans est, dummodo 
verus 8it Donatus bissenos prò 24 accipit et ad tempus suscepti im- 
perii refert allegoriain, quod milii non placet '. 

Il commento qui citato dal Petrarca ebbe diffusione e lo dovettero co- 
noscere e il Salutati, che in una lettera circa del 1395 parlando dei detrat- 
tori scrive: ' et ipse Maro suum habuit Cornificium ', e il Bruni che nel 1401 
adopera la stessa frase un poco variata: ' habuit enini ipse Maro Evange- 
lum ' e Domenico Bandini d'Arezzo, clie nell'ultimo decennio del scc. xiv 
nomina ' Servium et Donatum eiusdem (Virgilii) nobilissimos expositores ', 
specificando poi meglio ' teste Donato in expositione Mrgilii ' (R. S. in Studi 
ital. di filol. class. V, 1897, 387-388). Questo Donato non può essere che il 
grammatico Elio Donato, di cui ci rimane il commento a Terenzio e che 
sappiamo avere anche interpretato Vergilio; ma dell' esposizione vergiliana 
le parti che riguardavano le Georgiche e l'Eneide si son perdute; dell'espo- 
sizione della Bucolica ci son pervenuti tre capitoli, nemmeno trasmessi 
uniti, cioè la dedica a Munazio, la vita del poeta e l'introduzione sulla 
poesia bucolica (per orientarsi vedasi Schanz Geschichte der rom. Litterat. 
IV § 832, /?.) : il testo del commento alla Bucolica, che finora non s' è rin- 
tracciato, stava nelle mani del Petrarca. 

Però non ci sentiamo di credere che fosse un testo tutto genuino, per 
due ragioni: la prima che l'allusione allegorica al Carmen de urbe Itoma 

hisioria romana se è respinta da Servio, che pur propende all'allegoria, 
tanto meno può venire attribuita a Donato, il quale dell' allegoria si mani- 
festa quasi oppositore in queste parole dell' introduzione sulla poesia buco- 
lica : ' Illud tinendum esse praedicimus in Bucolicis Virgilii ncque nusquam 
neque ubique aliquid figurate dici, hoc est per allegoriam ; vix enim propter 
laudem Caesaris et amissos agros haec Virgilio conceduntur ' (P. Virgilii 
Opera ed. Burmannus, Amstel. 1746, I p. XIII). La seconda ragione è che 
nel testo posseduto dal Petrarca si nominava Evangelus, il noto Vergilio- 
mastix, interlocutore nei Saturnali di Macrobio (I 24 etc.) e Macrobio visse 
dopo Donato. Onde bisognerà supporre che il commento di Donato alla Bu- 
colica sia stato interpolato nello stesso modo che fu la sua Vita vergiliana 
e verosimilmente dallo stesso autore ; se pure non vogliamo essere più scet- 
tici ancora e ammettere che si trattasse di un commento d'origine medie- 
vale, a cui si fosse attaccato o per errore o per frode il nome di Donato. 

1 due testi della Vita, il genuino e l'interpolato, in Suetoni Beliquiae ed. 
Reiflferscheid, 64. Sul tempo in cui le interpolazioni furono fatte una mia 
ipotesi, che non so quanto sia salda, in Studi ital. V 385-387; VII 39-41. 
La Vita vergiliana di Donato era certamente nota al Petrarca ; ma indarno 
ho cercato e sul foglio di guardia e sugli altri del suo Virgilius Ambro- 
siano la ' longue citation.... avec cotte indication: Donatus in vita Vir- 
gilii ' attestata dal De Nolhac, Pétrarque et V humanisme, 106, n, 6, che 
1' avrà veduta altrove o avrà equivocato. 

Del commento di Vacca a Lucano il Petrarca cita due passi sui margini 
del Virgilius Ambrosiano : 

f. 160 V allo scolio di Servio (Aen. VII 711) ' olivif. Mutuscak haec Tre- 
bia postea dieta est... apud quam Hanuibal delevit populum romanum. Lu- 



40 IL PETKARCA (cap. II 

canus (II 46) Cannarum fuimiis Trebiaeque iuventus'il Petrarca 
nota: 'Vacca locuni illuni pertractans (II 46) Trevie, iiiquit, vicus in 
Tuscia est, ubi Hannibal Flaminium eonsuleni vicit. (Bc, Voss.) 
Neutrum tamen milii placet '... 

ibid. allo scolio di Servio (Aen. YII 717) ' . . . sane A Ili a additum unum 
1 propter metruni, ut relliquias. Lucanus bene posuit (VII 63:3) quas 
Aliae clades ' osserva il Petrarca: ' Non recte exemplificat, nani apud Lu- 
canum non genitivus proprii nominis singularis est Mie, quod liuic Virgi- 
lio, sed nominativus pluralis appellativi alius alia aliud. Porro idem 
Lucanus et in eodem Iibro(VII 409) ait. et dampnata diu ronianis Allia 
fastis, quem locum exponens Vacca inquit : dies illos quibus ad Can- 
nas atque ad Alliam pugnarunt infeliciter Romani funebres ha- 
bitos in annalibus (Voss.). Et li oc si ve in perpetuum si ve usque 
ad Thesalicum civile belluni, quod usque adeo reliquas clades 
supergredi tur, ut cum ceteros infaustos dies Roma signasset 
illuni nescire maluerit ' {La al v. 408). 

In parentesi ho segnato i codici degli scoliasti lucanei (ed. Weber, 
Lipsiae 1831), col cui testo coincidono le citazioni petrarchesche. Il Petrarca 
pare abbia posseduto o un testo continuo di scolii a Lucano col nome di 
Vacca (abbiamo ricordo di un Vaca in Lucanum del sec. xii, Manitius in 
Ehein. Mus. XLVII Rrgh. 65); o un testo di Lucano glossato, dove vuoi le 
glosse vuoi la biografia del poeta portavano quel nome : in ogni caso si 
trattava di un codice importante. Per la questione sul commento di Vacca 
cfr. V. UssANi in Studi ital. di filol. class. XI, 1903, 39-41. 

e (— n. 19) Sul suo Virgilius Ambrosiano il Petrarca trascrisse il se- 
guente passo delle Kfist. ad Att., f. 52v: ' A'^enio ad Pyraea, in quo 
magia reprehendendus sum quod homo romanus Pyraea scrip- 
serim, non Pyraeum, sic enim omnes nostri locuti sunt, quam 
quod addiderim in; non enim hoc ut oppido pr epos ni, sed ut 
loco; et tamen Dyonisius noster et qui est nobiscum Niceas 
Cous non rebatur oppidum esse Pyraea. Sed de re videro. No- 
strumquidem si est peccata m, in eo est quod non ut de oppido 
locutus sum sed ut de loco secutusque sum non dico Cecilium: 
mane ut ex portu in Pyreum, malus enim autor latìnitatis est, 
sed Terrentium, cuius fabelle propter elegantiam sermonia pu- 
tabantur a C. Lelio scribi: beri aliquot adolescentuli imus in 
Pyreum '. Kt post panca: 'Sedquoniam grammaticus es si hoc mihi 
Grecum (sic) persolveris magna me molestia liberaris' Cicero in 
7° Kpistolarum ad Atthicum (VII 3, 10). Sappiamo che il Petrarca si trascrisse 
le Epist. ad Att. dall'archetipo veronese e che si son perduti tanto il 
suo apografo quanto l'archetipo, mentre ci è pervenuto l'apografo Lauren- 
ziano 49. 18 chiamato M. Ora la citazione del Petrarca può aiutare a dar 
un' idea più esatta dell' archetipo e in ogni modo ne ristabilisce due lezioni: 
addiderim in e kt qui est, fin qui ricostruite congetturalmente. Si aggiunga 
che la mano 1» di 31 reca cui quod invece di quaìn quod, e de reo invece 
di de re; le lezioni quam quod e de re furono trasportate su il/ dal Niccoli, 
come ha dimostrato 0. E. 8ohmidt Die handschr. U eherlieferung der Brief'e 
Ciceros an Atticus, Leipzig 1887, 62 ; donde il sospetto che il Niccoli per 
le correzioni adoperasse l'apografo del Petrarca. Cfr. cap. I n. 88. 



cap. Il) IL BOCCACCIO 41 

d (= n. 44) F. 1. Flani pìanciadis fiilrjentìi v. e. expositio anliquo- 
rum sermonum ad graticium caìciadium Incipit feliciter. Ne d(! tuoruiii 
— f. 3 Fabij pìanciadis fuìgentii v. e. Expositio antiquorum sermonum 
cum testimonijs explicit. 

F, 3 Estratti dai Santi Padri e da Seneca. 

F. 4 Vita Persii Flacci incipit feliciter — f. 16?; Finii sextus et ul- 
timus Hber satirarum persii flacci Vuìterrani feliciter. Johannes (questa è 
la firma del Boccaccio.il testo di Persio e gli scolii ad esso furono copiati 
di sul cod. Laur. 37. 19 sec. x-xi, F. Hamokino in Studi ital. di filai, clasn. 
XII, 1904, 207-260). 

F. 17 De nobilitate et (jloria ac tempore nativitatis longitudine tem- 
pore vite publii virgilii maronis discipuli Epidii oratoris incipit. Publius 
virgilius maro genere mantuanus di^aiitate eqnes romanus. 

Poetarum sapientissimi virgilii maronis condiscipuli Octaviani Ce- 
saris augusti mundi imperatoris luvenalis ludi libellus incipit Culkx — 
f. 24 Culkx Viikìii.ij Maronis finit . et cetera (il Culex è glossato). 

F. 2^V Dire Maronis Vikgilij incipiunt feliciter — f. 27t; Dire Maronis 
ViRGiLu FiMUNT (anche le Dirae sono glossate). 

F. 21 V Versus Virgilii quorum materia est. luvenis aprum vuìneravit. 
ex inproviso serpentem calcavit . et ipsc a serpente mordetur . et simul tres 
omnes intereunt. Sua iuvenis — (Bììhrens PLM IV 158). 

F. 27»; -38?; La collezione dei Carmina duodecim sapientum: 'EvsUed- 
ditur effigies —, Pom Fornias pura —, Max Fontia aqiie —, Vit Expriniit — , 
Bas Apparet raendax — etc. (PLM IV 122-1.54). 

F. 39 DivKRsoRUM AUf'TORUM pRiAPEiA INCIPIT Camiinis inconipti — (Le pa- 
role Priapeia incipit sono in rasura; e diversorum auctorum fu aggiunto 
dopo dalla stessa mano; molto probabilmente il titolo primitivo era Virc.ilij 
priapeia) — f. 45t; Explicit priapea (questa sottoscrizione fu aggiunta poste- 
riormente dallo stesso copista; la jirimitiva era: Priapeia Maronis Virgilu 
explicit, poi raschiata; le sillabe nis Vir sono tuttora riconoscibilissime). 

F. 46 Clio gesta canens — (PLM III 243). 

F. » Almo tlieon tyrsis — (ib. IV 112). 

F. 46?; Ovidius de Ibice. 

F. 49 V Ovidii Nasonis sine titulo {— Amores). 

F. 60 Incipit liber microcosmi et megliacosmi Bernardi Silvestris.^ 
Congeries informis adhuc. — 

F. 67 r Commedia Gete et Birrie.^ Grecorum studia. — 

F. 69?; Comedia Alde.^ Cum parit. — 

F. 71 Comedia Lidie.^ l'ostquam primipile. 



* Pubblicato da Barach e Wrobel col titolo Bbknakui Silvkstris De mundi uni- 
versitate, lunsbruck 1876. 

2 Cioè V Amphitryon di Vitale, di cui abbiamo cinque edizioni. 

3 Pubblicata recento mente da C. Lolimeyor (Guilklmi Blk.senbis Aldae comoodia, 
Lipsiao 18D2), che non conosco il nostro codice. 

'• La favola della I.ijlia è trattata dal Boccaccio nel Decameron (VII 9), messo iu 
luco nel 1353 ; onde prima di quest' anno egli dovette essersi formato la raccolta del 
nostro codice. La Lydia fu stampata dal Du Mékil. Poesie» incd. du, moyen àge 350, di 
su un unico codice, che non è il boccaccìano. Sulla bibliografia di queste commedie 
medievali vedi P. Bahlmann in CentralUatt fur JSibliotheksw. X, 1893, 463-470. 



42 IL BECCAEI, IL PETEAKCA 



(cap. II 



e (= n. 63) I) Beccari in data ' Patavii III die augusti ' (1371) cosi scriveva 
a Lodovico Gonzaga, che gli faceva richiesta di una lettera di Cesare : ' Ve- 
runi est quod Cesaris mei singularem epistolam habui et observavi eam re- 
verendam fere niagis quam reliquias aliquorum [sanctorum]. Eandem vobis 
per latorem impresenciarum transmltto. Aliud eius nichil usque inveni ' 
(F. NovATi in liomania XIX 169-170). Questa presunta lettera si trova p. e. 
nel cod. Yatic. Regia. 1023 sec. x-xi f. 16 col titolo : Lex de alluvione 
sumpta ex epistola divi lulii quae ad originem geometricae artis pertinet 
e corrisponde su per giù al brano della cosiddetta Geometria di I5okzio che 
sta a p. 1539 delle sue Opera, Basileae 1570 (cfr, Gromatici veteres, Berlin 
1848, Il 66-67). Un altro brano della stessa Geometria p. 1537 è introdotto 
dalle parole : ' Nunc ad epistolam lulii Caesaris veniamus, quod ad huius 
artis originem pertinet, ut nec ipsius autoris gloria pereat, ut nobis pia- 
nissime rei veritas ad notitiam veniat ; quisquis ille tamen hanc epistolam 
studiose legere voluerit, quibusdam compendiis introductus, lucidius maio- 
rum dieta in brevi percipiet '. Indi comincia : ' Divus lulius Caesar vir acer- 
rinius ' — (per quest'altro brano cfr. Gromatici I 176-177). Si tratta dunque 
dì un frammento gromatico trasmessoci col nome di Cesare. Della presunta 
lettera di Cesare faceva domanda verso il 1430 Andrea Palazzi al Panor- 
mita, che gli risponde (Epist. Gali. II 18): ' Caeterum quod a me petis 
epistolas, si quas aut Caesaris aut Alcxandri habeam, possum in ea re tibi 
et principi (il Visconti) Consilio potius quam auxilio satisfacere, si quidem 
apud me minime sunt '. Un'epistola di Alessandro ci è conservata da Gelilo 
XX 5, 11 ; e un'altra pure gli è attribuita, quella sugli alberi del Sole e 
della Luna, cfr. R. S, in Rivista di filologia XV 534-536, 

Giunta alla p. 27. Di s. Agostino il Petrarca possedeva anche il De vera 
religione. Nel suo esemplare da lui postillato, ora cod. Paris, lat. 2201 sec. 
XII, cita queste altre opere dello stesso autore: De agone Christiana, De 
anima et de spiritu, Dialogus cum Orosio, De doctrina Christiana, Super 
genesim, Super lohanne, In psalmos, De qualitate animae, Diversae quae- 
stiones, De praedestinatione sanctorum. 11 detto codice contiene inoltre Cas- 
siodoro De anima (L. Delisle Un livre annoté par Pétrarque in Notices 
et extraits des mss de la bibl. Nation. xxxv, II, 1897, 395-396, 405). 



CAPITOLO III 



Le scoperte dei codici greci 

(sec. xv) 



All'aprirsi del sec. xv un nuovo impulso vien dato al dis- 
seppellimento dell' antichità classica per mezzo delle scoperte 
e della divulgazione degli autori greci. Una certa spinta parti 
dal Petrarca, che si procacciò, sembra in Francia, un Platone 
e dalla Grecia per opera di Nicola Sigerò i poemi omerici ; ^ e 
dal Boccaccio stesso, che fece venire Omero e altri codici 
greci, quelli forse raccolti da Leonzio Pilato. ^ Ma il vero inizio 
del movimento risale a Manuele Crisolora,^ che verso il 1394 
mise piede a Venezia, mandatovi dall' imperatore d' Oriente 
a chiedere aiuti contro i Turchi, e che ritornato in patria, ne 
ripartiva nell' estate del 1396 per venire a insegnar greco a 
Firenze, dove si trovava già il 2 febbraio 1397. La prima volta 
che era capitato a Venezia, vi si recarono due nobili giovani 
fiorentini, Koberto Bossi e Giacomo Angeli da Scarperia, de- 
siderosi d'imparare il greco; e anzi l'uno dei due, l'Angeli, 
lo accompagnò nel ritorno a Costantinopoli. Ivi egli secondò 
le pratiche della repubblica fiorentina, eccitando il Crisolora 

• De Nolhac, Pétrarque, 43 ; 59 ; 322. 

* 1d., 344-345; 347. Nel sec. xiv anche Paolo Perugino raccolse a Na- 
poli codici greci per il re Roberto, Id., 322, n. 3. Cfr. più sotto la n. 100. 

3 Ma già prima del Crisolora aveva contribuito nel sec. xiv a stabilir 
legami tra 1' Oriente e 1' Occidente Demetrio Cidone e intorno al 1370, un 
Paolo, milanese, era andato a Costantinopoli a studiarvi lingua e filosofia 
greca (G. Iorio in Studi ital, di filol. class. IV 257-258). 



44 I. ANGELI, GUARINO 



(cap. IH 



ad accoglierne l'invito; e nel medesimo tempo avrà ])08to 
mano a procacciarsi codici greci, dietro istigazione del Salu- 
tati, che r incaricava di portar tiUto Platone, tutto Plutarco, 
gli storici. Omero e i poeti e poi manuali di mitologia, di me- 
trica e lessi ci> 

Se l'Angeli abbia eseguito fedelmente la commissione e 
quanti autori abbia riportati, a noi non consta;'' ma è certo 
che da lui comincia la serie degli Italiani che amlarono in 
Grecia e vi cercarono manoscritti. Il secondo Italiano che 
andò in Grecia e ne riportò manoscritti, assai più famoso del 
primo, fu Guarino Veronese, anche lui accompagnatosi, come 
l'Angeli, al Crisolora, quando costui dopo tre anni d'insegna- 
mento a Firenze e altrettanti a Pavia si restituiva (1403) a 
Costantinopoli.^ Ivi e in altri luoghi dell'Oriente, p. e. a Rodi, 
si diede il Veronese alla ricerca di codici greci, raccoglien- 
done una buona messe, che recò seco al suo ritorno in Italia 
avvenuto nel 1408. Di quei codici possediamo l'elenco.^ 

A dire il vero dall'elenco risulta che essi appartenevano 
al figlio Battista; ma si sa che morto Guarino nel 1460, ì figli 
con atto dell' 8 gennaio 1463 si divisero i libri paterni, stati 
dimenticati nel testamento, in modo che de' latini ciascuno si 
prese la porzione che gli toccava, e ì greci se li ritenne tutti 
Battista; rifondendone ai fratelli il prezzo computato in 80 du- 
cati d'oro.^ In tutto sommano a 54 volumi; però considerando 
che alcuni volumi contengono opere di più autori, questi sal- 
gono quasi alla sessantina.'' Qualche volume venne in pos- 



* Salutati, Epist. Ili 129-132. 

5 L'Angeli fu traduttore di Plutarco, cfr. Vokìt, Die Wiederbelebunfj etc 
113 21 ; e possedette anche il (jorgfia di Platone, R. S. L' ultimo ventennio 
della vita di M. Criaolora G (estratto dal Giornale ligustico 1890), 

^ R. S. La scuola e gli studi di Guarino Guarini Fe?'owe.se, CntanialS96, 11. 

■^ Fu trovato in un codice del sec xvii nella collezione Uupuy a Parigi 
da H. Omont e da lui pubblicato in Bevue des bibliothèques II, 1892. 

* L. N. Cittadella, I Guarini, Bologna 1870, 36. 

" Del resto Battista (Juarino possedeva un maggior numero di codici che 
non risulti dall'elenco, poiché in esso non figurano nn Eliodoro, un Chcro- 
bosco, un Kusebio e due volumi di scolii di Ulpiano a Demostene, veduti 
presso di lui nel U90 da Giovanni Lascari (K. K. Mììli.er Neue Mitthei- 
lungen etc. in Centralblatt fùr Bibliotheksto. I, 1884, 381-382). 



cap. Ili) 



GUAEINO 45 



sesso di Gunrino dopoclié era tornato in It.ilia, come ^li scritti 
di Senofonte (n. 32? dell' elenco) nel 1417;'" V Hcxaemeron dì 
Basilio (n. 44) nel 1438 e Dione Cassio (n. 38) verso il 1435-/' 
il libro dei Salmi (n. 18) donatogli nel 144G dallo ' eques d. 
Centi US ';^^ i codici che comprò a Ferrara dal fratello di Giorp;io 
Trape/nnzio e i Prohlemata d'Aristotele ricevuti verso il 1457 
per mezzo di Poggio. '^ 

La collezione''^ non si trova ])iù né a Ferrara né a Modena, 
onde è a credere che sia andata dispersa. Dei codici greci di 
Guarino pochi si son salvati: il Vat, Palat. gr. 116 (Aristo- 
fane), il Vindobon. philos. gr. 75 (Aristotele del 1446), il Paris, 
gr. 2772 (Esiodo, Schoìia in Theogn., Dionys. Ferieg.) e due 
di Wolfenbiittcl (Senofonte): 71 . 19 Aug. fol.; 56.22 Aug. 8:'^ 
nessuno dei quali comparisce nel sunnominato elenco,'*' cosi 
che viene ad accrescersene il numero di cinque. 

'*^ A. Traversari, Efistoì. V 3:5 (del 1417) a (Juariiio: ' snm factus certior 
tu Xeiioi)liontem eiuisse in quo nonnulla eins viri inriora liabentnr opera'. 

1' R. S. La scuola e gli studi di Guarino 140 ; u in Studi ìtal. di filai, 
class. VI 400. 

1- Da una lettera (li Onarino nel cod. Paris. rj8:U f. 129.^' 

1» Sul Trebisonda vedi R. S. in Giornale star, della lett. ital. XVIIF 238 ; 
sui Prohlemata efi-. Spicilcf/iutn romanum X 'V>1 ; 3G0, donde appaiisce che 
(Juarino officiava Poggio per avere anclic gli Aphorismi d' Ippocrate. 

■•* Vanno notati per l'antichità questi quattro volumi: (n. 48) ' Homeri 
Ilias, vetnstissinnnn, cuni scholiis '; (n. 54) ' Homeri Odyssea cum scholiis et 
de nietris codex vetustissinms '; (n. 52) * Suidas, Rhodi a (iuarino emptum, 
sed ita vetustate confectuni, ut niultis in locis legi non jtossit ' ; (n. 53) 
' Volnnien aiiticinissiinuui in quo ars grammatica copiosissime traditur... et 
in eodem Aratns cum scholiis et Ammonius in quinque voces '. 

'■'5 R. S. La scuola etc. 105. 

1' Vanno aggiunti all'elenco gli Opuscula breviora atque peregrina 
XcnopJiontis, ch'erano tra i suoi codici sin dal 1418 (Tkavkusari ICpist. IV 
14, se pure non si tratta <lello stesso volume citato alla nota 10), e due altri 
autori, che posscsdeva già nel 1451, Io .Strabone da lui tra<lotto (R. S. La 
scuola 126) e 1' Etilica magna di Aristotele (K. Legrand, Cent-dix lettres 
grecques de Fr. Filelfe, Paris 1892, 55). Bisogna invece toglierne il cod. 
Krlangensis 88 (Ciropedia) che era del figlio Battista (Lehnerdt in Berlin, 
philol. Wochenschrift 1896, 952). Il Bandini, Cod. gr. II 286 annovera anche 
(iuarino tra i possessori del cod. Laurenz. 55. 21 (tre opere maggiori e otto 
opuscoli di Senofonte). Vittorino da Feltre lo regalò a Sassolo da Prato ; 
ma sassiilo pratensi è in rasura, donde si argomenta che l'avesse prima 
destinato a un altro; di Guarino nessuna traccia né in questa nota né sui 
margini. 



46 l' aurispa (cap. Ili 

Quasi contemporaneamente a Guarino, dal 1405 al 1413 
circa, ^^ viaggiò in Oriente Giovanni Aurispa, il bibliofilo più 
illustre del suo secolo, e di là portò in Italia una collezioncina 
di codici greci, pochi ma buoni, come un Euripide e Sofocle 
e un Tucidide, venduto nel 1417, mentre si trovava in Pisa, 
al Niccoli. ^^ Nel 1421 ne aveva ancora presso di sé una de- 
cina, di cui mandava la lista a un amico : v' erano Arriano, 
Polluce, Diogene Laerzio, Aristotele e Teofrasto, Focilide, Ero- 
diano, Dione Cassio, importante, ^'^ e più prezioso di tutti il 
Commentum Aristarchi in Homerum, che è ora il famoso Codex 
Venetus A. Marcianus 4ò4, da poco pubblicato in fototipia.^" 

Né si fermò qui, poiclié intrai)rese nella seconda metà del 
1421 un nuovo viaggio in Grecia per incarico di Gian Fran- 
cesco Gonzaga e ne ritornò nel dicembre del 1423 in compa- 
gnia dell' imperatore Giovanni Paleologo con una suppellettile 
di codici assai più copiosa della prima. ^^ Già da Costantino- 
poli aveva mandato a Firenze il celebre codice di Sofocle, 
Eschilo e Apollonio Eodio, ora in Laurenziana, pur esso re- 
centemente pubblicato in fototipia, ^^ e inoltre consegnato a 
un negoziante di Messina un buon numero di codici di argo- 



1^ R. S. in Giornale stor. della letter. ital., Sappi. VI 81. 
1^ R. S. Biografia documentata di G. Aurispa, Noto 1891, 11. 
1' Sulla fortuna del Dione Cassio dell'Aurispa vedi R. S. in Studi ital. 
di filol. class. VI, 1898, 399-406. 

20 R. S. in Giornale storico, Suppl. VI 77; Teavkrsari, Epist. XXIV 50. 
Il suo Omoro col commento 1' aveva con sé anclie quando tornò dal secondo 
viaggio nel 1428 e comprendeva due volumi, com'egli lo descrive in Tra- 
VKusARi, Epist. XXIV 53 : ' Aristarclmm super Iliade in duobns voluminibus '. 
Non può restar dubbio che i due volumi siano il Marciano Veneto 454 = ^ 
e il Marciano 45.3 = B, ciò che ha dimostrato il Comparetti nella prefazione 
all'edizione fototipica p. x-xi, convenendo a entrambi il titolo ^mt'(rc/m.s 
super Iliade. Mi sembra invece da escludere che ambedue provengano dal 
lascito del Bessarione, al quale appartenne bensi B, ma non è provato che 
avesse posseduto anche A il famosissimo. Infatti l'atto di consegna della 
raccolta bessarionea a S. Marco di Venezia porta la data del 1468 e non vi 
comparisce che un solo Omero membranaceo, il quale è B; laddove per 
A il Comparetti stesso ha stabilito fp. xi) che era a Venezia in S. Marco 
sino almeno dal 145.3. Vi arrivò dunque per altra via. 

21 R. S. in Giornale stor., Suppl. VI 81. 

22 L'Eschilo Laurensiano. Facsimile pubblicato sotto gli auspici del 
ministero dell' istr. pubb., Firenze 1896. Prefazione di E. Rostagno, 8. 



cap. HI) 



l' aurispa 47 



mento sacro. ^3 Ma il tesoro veramente cospicuo, quello dei co- 
dici di argomento profano, era venuto con luì e conteneva un 
trecento volumi in cifra tonda, che pur ridotta alla sua pre- 
cisa espressione di 238 ^^ rappresentava tal patrimonio da co- 
stituire di per sé allora un'intera biblioteca. 

Il catalogo dei principali è comunicato da lui stesso in 
tre lettere al Traversari ^^ e noi ne trarremo i seguenti : gli 
Inni omerici, ^^ Pindaro, Platone, Aristofane, Aristotele, Seno- 
fonte, ^^ Demostene, 2^ Apollonio Discolo, Callimaco, Oppiano, 
Efestione, Strabene, Plutarco (famoso e ricercato), ^^ Diodoro 
Siculo, i DeipnosopMstae di Ateneo,^" Orfeo, Procopio (dona- 
togli dall' imperatore). 3' L'Aurispa non fu molto studioso dei 
suoi codici, dai quali si contentò di tradurre in latino brevi 
opuscoli qualche frammento; egli era invece tutto inteso a 
mercanteggiarli; onde non è a stupire se nellinventario della 
sua libreria redatto dopo la morte per la divisione tra gli 
credi il numero dei volumi greci stenta a raggiungere la tren- 
tina e quasi tutti di poca importanza. ^^ 

*3 Fra essi le Epistole di Gregorio Nazianzeno, il Metafraste, le Omelie 
del firisostomo, i Vangeli e un Salterio, Traversari, Epist. XXIV 61 ; R. S. 
Biografìa documentata di Giovanni Aurispa 49-52. 

24 R. s. ib. 20; 24. 

«5 Traversar], Epist. XXIV 38; 53; 61. 

*'■ ' Laudes deorinn llonieri, non parvum opus '. Sali' importanza di que- 
sto codice aurispiano, perduto, degli Inni omerici, dal quale tutti gli altri 
codici derivano eccetto M (prima a Mosca, ora a Leida), cfr. R. VXiti e H. 
HoLLANDKu in JahrMlchcr fur class. Philol. CXLV, 1892, 81-84; 544 e in 
Hermes XXVI, 1891, 172, 1 ; R. Bethk in Hermes XXVIII, 1893, 522. 

'^ ' omnia Xenophontis ' XXIV 38. II negi Inniufis gli fa donato dall'im- 
peratore, Traversari, Epist. XXIV 53. 

28 < ferme omnia quae scripsit Demostlienes in voluinine quodam vetu- 
stissimo ' XXIV 38. 

29 R. S. Biografia di G. Aurispa 46. 

3*^ ' Naucratici cuiusdam Atlieniensis volumen '. Ora Marciano-bessario- 
neo, J. BoLTK in Hermes XXI, 1886, 314. 

31 XXIV 53. 

32 L' inventario in R. S. Biografìa di G. Aurispa 157 ss., cfr. 143-145. 
Tre codici, i Morali di Plutarco, Erodoto e Ippocrate, barattati il 6 luglio 
1457 a Roma con altri del fiorentino Francesco Biglietti, sono ora in Vati- 
cana, Palat. gr. 170; 176; 192, H. Stevenson, Cod. ms. Palat. gr. bill. Va- 
tic, Romae 1885, 89-90; 93 ; 97 ; un Polluce venduto nel 1462 da Nardo Pal- 
mieri genero dell'Aurispa a Giorgio Merula è ora l'Ambros. M 94 sup. sec. xv ; 



48 IL S'ILELi*©, CIRIACO (cap. Ili 

Il quarto Italiano illustre che andò a Costantinopoli a 
studiar greco e a raccoglier codici fu Francesco Pilelfo, par- 
tito per colà il 1420 e ritornatone il 1427. La lista dei suoi 
autori raggiunge la quarantina e tra essi noteremo quelli che 
non compariscono nell'elenco dell' Aurispa: Omero, Esiodo, 
Erodoto, Teocrito, Eschine, un' orazione di Lisia, Polibio, 
Eliano, Aristide, Ermogene, Filone, Dione il Grisostomo, 
Apollonio Pergeo, Filostrato, Libanio, Suida, Nonno e una 
collezione di epistolari. ^^ Molti altri poi se li venne acqui- 
stando in Italia, come Sofocle, Apollonio Discolo (per mezzo 
di Palla Strozzi), Ai)piano (per mezzo di Lorenzo de' Medici), 
Diodoro Siculo, Dione Cassio, Sesto Empirico ;3^ la Politica 
di Aristotele (copiatagli nel 1445 da Demetrio Sguropulo),^^ 
Senofonte, Sinesio e opuscoli aristotelici (copiatigli dal Gaza, 
Vatic. gr, 1134), Omero (pure dal Gaza, Laurenz. 32. 1),^^ Dio- 
gene Laerzio, Erodiano e Filopono, Eschilo, F Etymologicum 
magnum.^'^ 

E aggiungeremo quinto ai quattro nominati Ciriaco d'An- 
cona, che dai suoi numerosi viaggi d'Oriente oltreché epigrafi, 
che erano l'oggetto principale delle sue esplorazioni, riportò 
anche un buon manipolo di manoscritti greci, dei quali una 
quindicina ci sono noti dai titoli. Tre volumi si conservano 



un codice di Escliine Isocrate etc. a Wolfenbiittel (R. S. in Giornale stor. XIX 
;^62). Su altri cinque codici prestati dall' Aurispa, dei quali dopo la morte 
di lui il Palmieri domandava la restituzione, cfr. 0. I$krtoni, La bibliot. 
Estense e la coltura ferrarese, Torino 1903, 63-64. 

3i Traversari, Epist. XXIV 32. L'elenco contiene anche Strabene, che 
egli in effetto non possedeva, perché nel 1441 lo chiedeva all'Anrispa, Fr. 
Pan^KLPi, Epist. Venetiis 1502, f. 32. 

^ Philva.fì, Epist. f. 14y; 32; 32«; 18->y; 21Sy; lib. XVII f. 121«. Chi 
vorrà scorrere 1' Epistolario, vi troverà altre notizie. K sarebbe anzi deside- 
rabile trar da esso l'indice dei nomi e stamparlo, donde verrebbe molta 
luce alla storia degli studi classici. 

35 Ora a Leida, cod. Scalig. 26, cfr. H. Omont, in Centralblatt far Bi- 
bliotheksw. IV 193. 

3^ Cfr. Philklfi, Epist. f. 41. 

3' Cfr. Tm Bibliofilia II, 1900, 136-140, dove è dato l'elenco di 28 
codici greci appartenenti al Filelfo e giunti sino a noi; sui quali vedasi 
anche Lkukand, Cent-dix lettres gr. de Fr. Filelfe 11-12; 14-15; 97, 6; 
171-172. 



cap. IH) 



ESPLORATORI MINORI 49 



ancora, due dei quali comprendono Stratone, e nno i Moralia 
di Plutarco con una collezione di epistolografi. ^^ 

Altri minori in occasione di viaggi fatti nell'Oriente greco 
ne ritornarono con dei codici. Un di costoro, il prete fiorentino 
Cristoforo de' Buondelraonti, fu dal 1414 al 1422 in Creta in 
qualità di ' scolaris in grecis scientiis ', com' egli stesso dice, 
e ivi e nelle vicine isole dell'Egeo comperò codici, di cui sei 
ci rimangono ancora in Laurenziana, acquistati da lui negli 
anni 1415, 1416, 1418, 1419.39 Parimenti Rinuccio da Casti- 
glione, reduce da Costantinopoli nel 1423 in compagnia del- 
l'Aurispa, recò parecchi volumi:*^ le Definizioni di Platone; 
una silloge di epistolografi (da cui tradusse le lettere di Ippo- 
crate e Bruto); 41 i Morali di Plutarco (donde tradusse l'opu- 
scolo Quid principem deceat)\ i Dialoghi di Platone (ne tra- 
dusse V Axiocìnis);'^^ Erodoto;*^ Esopo (da lui tradotto); Lu- 
ciano (ne tradusse alcuni dialoghi)^^ e quel famoso trattato 
di Archimede Be instrumentis hellicis et aquaticis, al quale 
gli umanisti fiorentini diedero una caccia spietata. '^^ Un poco 
prima (1422) '^'^ Antonio da Massa generale dei minoriti n'aveva 
riportato un Diogene Laerzio, un Manuele Caleca*^ e un ' ma- 
ximum Chrysostomi volumen ';^^ Bartolommeo da Montepul- 

3'^ V. Appendice a. 

35 Studi ital. di filol. class. I 186 ; Bandwi, Cod. gr. I 292 ; II 364; 645; 
649; III 387; cfr. Voigt, Wiederbelebung P 408. Forse a questi codici si al- 
lude nella lettera di Po{?gio (Poggii, Epistol. I p. r>4) al Niccoli in data 
' Londini pridie kal. decembris (1420) : ' De libris graecis, quos nuper in- 
ventos dicis, gaudeo ', 

•"^ Tkavkksari, Epistol. Vili 3 del gennaio 1424 : ' cuucta quae apud il- 
luni (Rinuciuni) erant volumina '. 

41 Travkrsaui, Epist. A'III 28 ; Vokit, op. cit. IP 84. 

42 La traduzione del Quid principern deceat e dell' Axiochus nel cod. 
Ambros. M 4 sup. f. 100 e 104?;. 

43 Erodoto è citato nella dedica deìVAi/ciochus. 

44 VoiGT, op. cit. IP 84. 

4'> Gli estratti dell'Epistolario del Traversar!, dove si parla di quest'opera 
d'Archimede, son dati da R. S. Guarino Veronese e gli archetipi di Celso e 
Flauto, Livorno 1886, 6-14; cfr. I. L. Heibeiio in Fhilologus XLII, 1884, 421-437. 

4^ Sul viaggio di Antonio a Costantinopoli nel 1422 vedi Kaynaldi, Annal. 
eccles. XVIII, an. 1422, § 5-16. 

4' Teaveesari, Epist. VI 23; XXIII 1. 

4^ ib. VIII 27. 

E. SAnBAUiNi. Le scoperte dei codici. 4 



50 ESPLORATORI MINORI 



(cap. Ili 



ciano un Plutarco. ^^ Più tardi troviamo a Costantinopoli: An- 
tonio Cassarino e Giovanni Tortelli negli anni 1435-38, che 
v'erano andati a studiar greco; e nel 29 ottobre 1446 Barto- 
lommeo Lapacci, allora vescovo di Coron. Il Cassarino ne tornò 
con un codice di tutte le opere di Platone, ^^ il Lapacci vi 
acquistò \si Schedographia del Moscopulo;''^ e il Tortelli avrà 
certo raccolto in quell'occasione buon numero dei molti autori 
greci, ch'egli adoperò neW Ortìiographia-, quantunque noi non 
lo possiamo espressamente affermare che per tre: Hermes Tris- 
megistos, un Dioscoride con disegni e un Tucidide, che si 
conserva nella biblioteca di Basilea, donatogli nel 1435 dal 
suo maestro Giovanni Eugenico a Costantinopoli. ^^ 



* * 



Questi sono gli esploratori, che hanno aperta la via, per 
la quale si metteranno ora i raccoglitori. Cominciamo da Fi- 
renze. Colà portarono codici greci il Crisolora e Guarino quando 
vi andarono a insegnare, il primo, come s' è detto, nel 1397, 
il secondo nel 1410;^^ e bentosto si accese nel circolo fioren- 
tino l'amore della ricerca o se non altro degli acquisti. 

Tra i possessori di qualche codice nomineremo Roberto 
Rossi, che ebbe in dono da Manuele Crisolora un Demostene^* 



*^ Scrive infatti Bartolommeo nella lettera da S. Gallo al Traversar! 
(Traveks., Epist. p. 985) : ' Denique ex indice graeco Plutarclii, quem nii- 
sisti, gratias ago cliaritati tuae et de tanta oblatione perniaxinias. Fnit 
enim mihi gratissimnm quid cius viri ex Graecia per me delatum fiicrit ad 
Italiani cognovisse '. Con per me intende da me o per commissione mia ? 
In ogni modo egli raccoglieva codici greci e se li copiava, ih. p. 982 le 
opere dì Platone. 

50 R. S. Biogr. di G. Aurispa 170-173. 

fii Studi ital. di filol. class. I 183; per un altro codice del Lapacci in 
Laurenziana ib. VI 147. Nel primo codice la sottoscrizione lo dice ' cpiscto- 
pus Cortonensis ', nel secondo ' episcopus Coronensis ' ; e infatti dal 1440 
fu vescovo di Cortona, dal 1445 al 1447 vescovo di Coron in Grecia, Ughelu, 
Italia sacra I 627, Gams, Series episcop. 431. 

52 V. Appendice b. 

5' R. S. La scuola e gli studi di Guarino 17-18. 

^ F. P. Luiso, L'epistolario di L. Bruni 11. Questo lavoro non è an- 
cora uscito, ma per gentilezza dell'autore l'ho potuto esaminare sulle bozze. 



cap. Ili) IL TBAVERSARI, IL BRUNI 61 

e si copiò un Platone. ^^ Il Rossi fu inoltre traduttore dal 
greco 1*^^ e al pari di lui tradussero dal greco il Traversaria^ 
e il Bruni, i quali per ciò stesso erano spinti a procacciarsi 
autori. TI Traversari non lasciava occasione di rivolgersi ai 
suoi corrispondenti veneziani per averne manoscritti e di rac- 
comandarsi agli amici che eventualmente si recavano nei paesi 
orientali. Cosi buoni frutti egli si aspettava dalle premure di 
un Pietro, che era partito per Alessandria nel 1423, se non 
fosse ivi morto ])oco dopo. ^^ E più ancora si riprometteva dal 
veneziano Eustachio Leonardi di Niccolò, che nel 1429 andò 
arcivescovo a Corfù; ma anche il povero Eustachio mori avanti 
di finir l'anno.^'' Non meno vigile e operoso fu il Bruni. An- 
ch'egli cominciò a formarsi il primo nucleo coi doni del Cri- 
solora, da cui ricevette un Demostene ;^° sin poi dal 1400 pose 
mano alla ricca serie delle traduzioni dal greco*'* col Fedone 
platonico; ^2 possedeva precedentemente alla sua partenza per 

55 Neil' Orationum in Gosmum Medicein ad exules optimates florenti- 
nos Uber priìnus di Francesco Filelfo leggiamo : ' Nam quedam Platonica 
vertere ad nostro» ceperam et quoniani non satis emendatns codex mihi 
oblatns esset, eniendatioreni quercbani. Ac monuerat me familiaris quidam 
eriiditissimiisque vir Platonicinn quondam codicem, quem Kobertus Russus 
quam enieudatissime exarasset, apud Bambalionem (= Poggium) asservari ' 
(cod. Ambros. V 10 sup. f. 11). Su quest'orazione, del 1435, cfr. R. S. in Gior- 
nale stor. della leti. ital. V 163 ss. Afferma Vespasiano da Bisticci, Vite di 
uomini illustri, a cura di L. Frati, Bologna 1892-93, III 37 che il Rossi 
aveva ' più libri di sua mano, ch'era uno bellissimo scrittore '. Possedette 
anche l' Isagoge di Porfirio, Mittarelli, Bibliotheca... S. Miehaelis XVII. 

à'5 VoiGT, Wiederbelebung II» 163 ; 173. 

5' ib. IP 174. Alle note traduzioni del Traversari si aggiunga il De sa- 
cerdotio lesu Christi, opuscolo attribuito a Snida, cfr. A. Skgakizzi, Lauro 
Quirini, Torino 1904, 15, 9. 

5* Traversari, Epistol. VIII 5 (del 1423) : ' satis excitatus ad ista studia 
humanitatis videbatur '. 

59 Sul conto di Eustachio scriveva il Traversari al Niccoli : ' magnam 
certe nobis ablatam comoditatem librorum habcndorum et ipse intelligis. 
Tanto enim ille mihi afficiebatur studio, ut vitam quoque expositurus vide- 
retur, dum votis meis facere satis ulla ratione potuisset ', F. P. Luiso, liior- 
dinamento dell' ^epistolario di A. Traversari, Firenze 1898-1903, II 9. Circa 
l'identificazione di questo Eustasio con Eustachio Leonardi cfr. R. S. in 
Giornale stor. della leti. ital. XLIII, 1904, 250; 258n. 

"0 Luiso, Bruni, 11. 

«'i VoiGT, op. cit. 113 168 ss. 

*■* Luiso, op. cit. 1. 



62 IL BRUNI, A. COEBINELLI (cap. Ili 

Koma, che ebbe luogo nel marzo 1405, una collezioncina di 
codici, depositati presso il Niccoli, tra ì quali il Gorgia e il 
Cratilo di Platone, le Vite di Plutarco, Omero, la Geografìa 
di Tolomeo, un opuscolo di Basilio e altri di Senofonte. ''^ 
Questo numero s'ingrossò col tempo, poiché nel 1407 Pietro 
Miani, patrizio veneto, mise a disposizione di lui la propria 
raccolta, togliendone un Tucidide''* forse per fargliene dono. 
Aspettava codici da Manuele Crisolora, che probabilmente ne 
avrà portati, quando tornò nel 1408 presso la Curia; ne aspettò 
dall'altro Crisolora, Giovanni, allorché giunse ambasciatore al 
papa nel 1410, ma indarno: era venuto con le mani vuote. ^^ 
Ne commise a Niccolò Ceva nel tempo (1441) che costui viveva 
in Grecia:*'^ non sappiamo però se sia stato contentato. 

Nello stesso tempo attendeva a raccoglier codici Antonio 
Corbinelli (m. 1425), che deve essersi servito dei tesori del- 
l' Aurispa, da cui ebbe in consegna fra l'altro un Omero,^'' e 
di quelli di Guarino, che egli alloggiò in casa propria quando 
giunse nel 1410 a Firenze. ^^ La sua biblioteca ' librorum tam 
in latino quam in graeco scriptorum ' egli lasciò con testa- 
mento del 1424 a Niccolò Corbizzi, con 1' obbligo di trasmet- 
terla in morte alla badia fiorentina di S. Maria. '^^ Più in qua, 

63 Luiso, op. cit. 8 ; 9 ; 1 1 ; 26. 

M ib. 33 ; 44. 

«5 ib. 55 ; 86. 

^^ Scrive il Bruni HJpistol. IX 4: ' obsecro des operain, ut niiclii eniantur 
vohimina, quae tibi nominatim in schediila bis littcris interclusa expriuio; 
studebis tamen potius vetustos elicere, quam novos ' ; cfr. Luiso, Bruni 186. 
Due codici scritti di suo puf!:no, contenenti Platone, Basilio e Phitarco, erano 
entrati nella biblioteca del duca d' Urbino (0. Guasti in Giorn. stor. degli 
archivi tose. VII 150 n.» 633 e 636). Cliiese anche epigrafi a Ciriaco d' An- 
cona : ' Si omnia epigrammata omniaque vetustatis monumenta, quae in 
toto orbe terrarum collegisti, ad me feres ' (Kpistol. IX 5; cfr. Luiso, op. 
cit. 188). 

"' R. S. Biogr. di G. Aurispa 28. 

68 Vkspasiano, Vite II 230, 

69 Mehus, Vita A. Traversarii CCCLXXXIII. Al tempo del Mebus (1759) 
erano sempre in Badia (' cuius in bibliotlieca aetate nostra diligentissime 
adservantur ' ibid.) ; di là passarono in Laurenziana nel 1808 con tutto il fondo 
del convento; ma nel centinaio circa di codici greci appartenenti già alla 
Badia non uno reca indizi della provenienza corbinelliana (cfr. il catalogo 
di N. Festa in Studi ital. di filol. class. I, 1893, 131-176); tre invece se ne 



cap. Ili) 



IL NICCOLI 5 3 



verso la metà del sec. xv, va posta la collezione di Francesco 
da Castiglione, della quale dodici manoscritti sono oggi in 
Laurenziana: un Basilio, un Gregorio Nazianzeno, un Escbine, 
un Demostene, un Esiodo, un lessico greco-latino e sei Ari- 
stoteli.^*' E collochiamo qui anche Zomino, sebbene pistoiese, 
perché passò la parte migliore della sua vita letteraria a Fi- 
renze, 11 catalogo della sua biblioteca, compilato nel 1460, 
due anni dopo la morte, segna otto codici greci : Omero, Esiodo 
(con Teocrito), Isocrate, Senofonte, due d'Aristotele, una gram- 
matica {EroUmata) e un lessico ( Vocahulista). "^^ 

Ma il grande, l' appassionato ricercatore, il raccoglitore 
geniale fu Niccolò Niccoli, su cui il Filelfo ci tramandò una 
notizia meritevole di esser riferita. Kacconta egli dunque '^ 
che Manuele Crisolora, quando da Firenze accompagnò Gio- 
vanni XXIII al concilio di Costanza (1414), vi lasciò in de- 
posito presso Cosimo de' Medici una somma di denaro e i suoi 



rinvengono fra i latini : Laur. Couv. Soppr. 18 (Cicer. Ars vetus e nova) ; 
91 (Canoni); 131 (Cicer. De fin. e Acad.). 

'" Studi ital. I 149; 167; 197; 200; 201; 202. 

"' Zachauia, Bibìioth. Pistoriensis, 1752, 43; 44. Alla seconda metà del 
sec. XV appartiene Giorjifio Antonio Vespucci, di cni cinque codici greci sono 
in Laurenziana, Studi ital. VI 147- 148. 

"2 Nell'orazione testé citata (n. 55) del cod. Anibros. V 10 sup. f. 32-33: 
' Manuel Chrisoloras propinqiius noster quo tempore cum lohanne ipso pontifice 
ad id concilii est profectus, ubi ille sumino pontificatu privatus e8t,deposuerat 
apud Cosmum et aureum quatuorniilia et eos omnis grecos codices quos nunc 
ve! Cosmi beneficio vel taciturnitatis mercede (marcie cod.) possidet Nico- 
laus Nicolus. Moritur in eo concilio, ut scitis, nobilissimus ille vir sumnuis- 
que pliilosophus ; legat omnem hereditatem suam sororis filio socero meo 
lolianiii Chrisolore clarissimo et eruditissimo viro et eam nominatim pecu- 
niam ac libros, quos fidei Cosmi Medicis credidisset. Hec a lohanne socero 
repetuntur. Ridet Cosmus et, quod audisse fenerator impurissimus menda- 
cissime cavillabatur, Manuelem non satìs sibi cum testamentum conderet 
nec mente nec sensibus constitisse, id liaud dubio verum esse animadver- 

tere At vide, (Cosme) liomo nequissime, quantum Inter te et Pallantem 

Strozam interesse iudices. Tu pecuniam librosque repetitos, que negare non 
poteras, negavisti ; ille aurea quedam vasa preciosissimasque gemnias, de 
quibus nominatim Manuel nihil caverat nec meus socer verbum fecerat, et 
litteris et nunciis significavit haberc se. Tu et vivum et repetentem socerum 
impudenter et impie fraudasti ; ille mortuo socero existimavit esse et pu- 
doris et pietatis sue ut que apud se deposuisset Manuel, etiam nullis po- 
sceutibuB ad soceri liberos perferenda cararet '. 



54 IL NICCOLT (cap. Ili 

manoscritti ; e che costui, morto il Crisolora poco dopo a Co- 
stanza (1415), alle pratiche del nipote Giovanni, che doman- 
dava la restituzione delle cose depositate, non diede nessuna 
soddisfazione, appropriandosi il denaro e passando, come prezzo 
del silenzio, i codici al Kiccoli. Considerata la fonte sospetta, 
questa notizia può lasciarci dubbiosi ; ma un fondo di verità 
pare ci abbia da essere e noi ne dedurremo che un primo 
nucleo della celebre sua collezione il Niccoli lo costituì coi 
codici del Crisolora, comunque vi siano entrati. ''^ 

Nel 1408 ebbe, non si sa per che mezzo, la Physica di 
Aristotele;''* nel 1417, siccome abbiamo veduto, comprò a Pisa 
un Tucidide dall'Aurispa, da cui nel 1424 ricevette l' Eschilo 
laurenziano e nel 1428 Gregorio Nazianzeno;''^ e avviava trat- 
tative col fortunato scopritore non tanto per averlo professore 
a Firenze quanto per impadronirsi de' suoi tesori. Mandava 
poi in Oriente persone incaricate della ricerca, tra cui annove- 
reremo un Salomone, che gli inviò nel 1423 il volume del Cri- 
sostomo super Ioannem, ''^ e Francesco da Pistoia che nel 1433 
gli cercava e gli aveva trovati codici in Siria. ^^ Chi del resto 
voglia farsi un' idea chiara dell'ardore che adoperava il Nic- 
coli nel procurarsi manoscritti, non ha che a leggere i libri 
Vili e XXIV dell'Epistolario del Traversari e gli Epistolari 
del Bruni e di Poggio ; tanto che riusci a radunare un cen- 
tinaio di volumi greci :^^ numero ragguardevole chi pensi che 

'3 Un codice greco del Crisolora è a Wolfenbilttel il Gud. 24; e uno, 
autografo, il Vatic. gr. 1368 (Demostene, cfr. De Noi,hac, La biblioth. de F. 
Orsini 145). 

■?* Luiso, Bruni 56, 1. 

^5 R, s. Biogr. di G. Aurispa 39. 

"6 Traversari, Epist. Vili 40 (del 1424): 'anno praeterito niisit '. 

" Id. Vili 48 (del 1433) : ' factus suvn certior magistrum Franciscum 
Pistoriensem... in Syria multa tuo nomine quaerere pluraque iam invenisae '. 
A questo * fratri Francisco Pistoriensi, magistro in theologia, ad Graeciae 
partes proficiscenti ' anche Poggio aveva dato incarico di portargli qualche 
oggetto d' antichità (Spicilegium romanum X 10). 

"* MiiNTz et FAjtRE, La hihliothèque du Vatican au XV siede, Paris 
1887, III. Una trentina ora sono ricoverati in Laureuziana (Bandini, God. gr. 
I 546; 551; cfr. Studi Hai. di filol. class. I, 1893, 177-196); uno nel Britisli 
Museuni (14771; e fors' anche altri tre, 14770; 14773; 14774; cfr. E. Mììntz, 
Les collect. des Médicis au XV siede 8, 1). Oltre a questi ; ai pochi di cui 



cap. Ili) P- STROZZI, G. MANETTI 56 

il catalogo di Cosimo de' Medici del 1418''^ non comprende 
nessun volume greco; e nessuno ne comparisce tra i 158 del 
catalogo di Piero di Cosimo compilato nel 1456.^° Sicché le 
biblioteche delle case principesche tardarono molto ad acco- 
gliere i libri greci e bisognò aspettare il potente impulso dì 
Lorenzo il Magnifico perché si riparasse a questa mancanza : 
infatti nella sua libreria, prima ancora che venisse impinguata 
dalle scoperte di Giovanni Lascari, i codici greci sommavano 
già la bella cifra di 250.^^ 

Invece fra i privati Fiorentini non mancarono emuli o imi- 
tatori del Niccoli, due sopra tutti. Palla Strozzi e Giannozzo 
Manetti; ma quegli per ragioni politiche, questi per ragioni 
domestiche furono impediti dal lasciare il loro ricco patri- 
monio librario alla città nativa. Lo Strozzi infatti andato nel 
1434 esule a Padova, portò colà i suoi tesori greci e ivi con- 
tinuò ad aumentarli, legandoli alla morte al monastero di S. 
Giustina ; il Manetti visse lungamente fuori di Firenze e tra- 
scorse gli ultimi anni a Napoli; i suoi 40 codici greci passa- 
rono per via indiretta alla Palatina del Vaticano, dove tut- 



abbiamo toccato ; e a quelli che compariscono nella lista di Vittorino da 
Feltre, come vedremo più avanti (cfr. n. 109 e 110), indicheremo fra i codici 
greci appartenuti alla biblioteca del Niccoli i seguenti, senza poter dire se 
esistano e dove : Commentum in cunticutn canticorum di Gregorio Nisseno 
(TuAVKrisARi, Epist. YIII 5); Atanasio; un volumen Concilioriim (ib. Vili 6); 
il Crisostomo in più volumi, p. e. In epistolas Pauli, In Ioannem; le Vitae 
pntrum (Vili 10; 16; 18; 25; 27; 40); Dionigi Areopagita (Vili 12); l'Etica 
di Aristotele in doppio esemplare (Vili 22); Giuseppe Flavio (Vili 34); Teo- 
frasto De plantis (YIII 35). 

w F. PiNTOR, La libi'eria di Cosimo de' Medici nel 1418 (Nozze Della 
Torre -Guidotti), Firenze 1902, 13-15; una settantina di volumi. I quattro co- 
dici greci ora in Laurenziana appartenuti a Cosimo {Studi ital. I 184; 190; 
Bandini, Cod. gr. III 251 ; 394) non provengono dalla sua biblioteca privata, 
perché li aveva regalati. Non so donde il Bandini, ib. I 292 abbia desunto 
che Cristoforo Buondel monti acquistò i suoi codici in Grecia per conto di 
Cosimo. Codici greci e specialmente una bella raccolta di Padri greci fece 
più tardi Cosimo copiare e collocare nella biblioteca da lui fondata nella 
badia di Fiesole (Vespasiano, Vite III 51). 

^ Pubblicato da E. Piccolomini, Delle condizioni e delle vicende della 
libreria Medicea privata in Archivio stor. italiano ser. 3", voi. XXI 106-112. 

^1 K. K. Mììllek, Neue Mittheilungen ùber Janos Laskaris und die 
Mediceische Bibliothek in Centralblatt fiir Bibliotheksw. I, 1884, 371-379. 



56 I EACOOGLlTOm A ROMA (cap. Ili 

torà sorio.^^ L'ultimo dei Fiorentini grande ricercatore di co- 
dici greci, Angelo Poliziano, ne raccolse per sé e anche per 
conto di Lorenzo il Magnifico, al quale scopo intraprese a 
Ferrara a Padova a Venezia un viaggio quasi parallelo a 
quello del Lascari.^^ 

A Koma nella classe dei privati incontriamo Pietro Ca- 
labro, ^^ che possedeva sin dal 1432 alcuni buoni codici greci, 
specialmente di Aristotele ^^ acquistati forse a Costantinopoli, 
dov'era andato a studiare; Cencio Kustici con un Gregorio 
Nazianzeno ^'^ e il cardinale Giordano Orsini con un Tolomeo 
portato di Francia^^ e altri volumi :^^ ma un Niccoli Eoma 
non l'ebbe e nemmeno un Palla Strozzi. I papi cominciarono 
tardi ad accoglier codici greci nella biblioteca Vaticana, dei 



^2 Stevenson, Cod. nis. Palai, gr. bibl. Vatic. p. XXVl e n." 114; 119; 
159-195; 197; 198; 229; 323. I certi sono 33, p. XXXI. 

?3 Scrive il Poliziano (Epistol. XI 6) al Merula: ' Ita nos qnidem Graecos 
e tenebris perniultos eruimus, quorum cottidie nostris quoque non modo 
aemulis, sed etiam obtrectatoribus copiam facinins '. Intorno ai suoi viaggi 
vedasi la lettera in P'abroni, Laurentii Medicis vita II 284-285, riscontrata 
sull'autografo in A. Poliziano, Prose volf/ari ined. e poesie lat. e gr. race, 
da I. Del Lungo, Firenze 1867, 78-79. Su alcuni codici copiati dal Poliziano 
che sono ora a Parigi, cfr. H. Omont, Les ms. grecs datés in lìevue dcs Bi- 
bliotMques, II, 1892, 24; 27 e I. Dkl Lungo, Florentia, Fir. 1897, 111 ; per 
altri estratti autografi in un cod. Laurenz., Studi ital. VI 156. Tredici co- 
dici da lui posseduti sono in Laurenziana (Studi ital. 1 178-179; 182; Ban- 
DiNi, Cod. gr. Il 37; 64; 205; 302; 481; 556; 590; 604; III 23; 154; 223), 
ai quali è da aggiungere uno in Vaticana (De Nolhac, La bibliothèque de 
F. Orsini 208) e altri quattro forse da lui glossati (Bandini, ih. Ili 5; 7; 
15; 33; ma vedi in contrario Del Lungo, Florentia 11 In.). 

^ V. Appendice e. 

8J Teaversari, Epist. Vili 42. 

S'è ib. Vili 36, del 1431. 

'^" Sui codici greci in Francia anteriormente al sec. xv vedi Mììntz et 
Fabre op. cit. Ili ; V, e tì, d'Adda, Indagini . . . sulla libreria Visconteo- 
Sforzesca, Milano 1875, 149. 

88 Traversari, Epist. Vili 42 (del 1432) , XXIV 4. Pare che fossero del- 
l' Orsini anche i tre volumi, uno del Grisostomo e di Basilio, due di Vite 
di Santi, portati di Roma a Firenze nel 1431 da Lorenzo de' Medici, Tra- 
VEUSAR1, Epist. Vili 37 (del 1431). Nel catalogo dei codici dell'Orsini presso 
F. Cancellieri, De secretariis Basilicae Vaticanae, Romae 1786, II 90G 914 
possiamo riconoscere con certezza solo nove volumi greci, tra i quali (911) 
' Tolomeus in greco de cosmografia mundi ystoriatus et depictus '. 



CJip. Ili) I PAPI, NICCOLÒ V 67 

quali (lue soli sedila l'inventario del 1443 di Eugenio TV/'' 
quantunque nel 1432 ce ne fosse di più.^'^ La forte spinta fu 
data qui da Niccolò V,^^ il quale indagatore egli stesso, come 
vedremo, di codici latini, era ' novorum operum et praecipue 
graecorum cupicntissimus ';^2 onde mandò in Grecia, pre- 
correndo di un trentennio l'opera di Lorenzo il Magnifico, 
esploratori e negoziatori di manoscritti. Uno di costoro di cui 
non ci giunse il nome, fu inviato a Costantinopoli per acqui- 
stare Origene adversus CeUumP Nel 1451 tornava dall'Oriente 
Enoch d'Ascoli, ^^ che è molto ragionevole supporre vi sia stato 
mandato a cercar codici, perché subito dopo era incaricato dal 
papa di un' altra simile missione nell' Occidente. E nel 1452 
trovavasi a Trebisonda Niccolò Perotto, che in quell' anno 
mandò di là per mezzo del Bcssarione quattro volumi al pon- 
tefice, promettendogliene altri quattro o cinque per il prossimo 
anno.''^ Alla morte di Niccolò V (1455) la biblioteca Vaticana 

8' MiÌNTz et Farre, La hiblioth. du Vatican, III. Non è u nostra cogni- 
zione se Martino V abbia raccolto codici greci ; ma è certo che fn promo- 
tore degli studi greci e specialmente delle traduzioni, come appar mani- 
festo da ciò clie scrisse verso il 1423 al Traversari : ' ncque enini uberiorem 
fruetum aflferre potest hominibns industria tua quam grecos excellentissinios 
doctores, ([uorum scientia nobis est ignota, latinos faciendo ex grecis, ut 
eorum doctrina, jìcr quam ad celestia liortaninr regJia, nobis flat nota' 
(A. Thomas in Méla7i(/es d'arch. et d' hist. IV, 1884,51-52). 

^ Traversari, Epist. Vili 42 (del 1432): ' Pontificis bibliotbecam ingressus, 
graeca voluinina quaednm notavi. Novi nihil inveni, praeterquam Isaac Syri 
opuscnla de perfectione vitae religiosae ', cfr. XI 21. 

"' Sotto Niccolò V si formò una raccolta di i)oeti greci Gaspare da Ve- 
rona, che la vendè nel 1465 a Leonoro (Lianoro) de' Leonori : ' pancis ante 
diebus, racconta Gaspare, paene omnes poetas, qui hodie inter Graecos po- 
tissimi habentur, a me comparavit ' (Leonorus; cfr. Le Vite di Paolo II, 
23). Alcuni volumi di poeti greci posseduti da Lianoro si conservano an- 
cora : Aristofane a Cremona ; Kschilo, Ksiodo e Teocrito a Ferrara ; Pindaro 
e Aristofane, comprato del 1460, pure a Ferrara (Martini, Catalogo di ms. 
greci, Milano 1893-1902, 1 314 ; 336 ; 35.5). La Vaticana ha un Plutarco co- 
piato da Leonoro (Dk Ngi.hac, La hiblioth. de F. Orsini 170). 

■^ Cosi il Gazali! Biblioth. Smithiana CCXU ; cfr.^lntiT/. etFhnur.op.cit. 37. 

'^ Dalla testimonianza su citata del Gaza. 

9< Le Vite di Paolo II, 18, 3. 

"5 l volumi mandati erano: (1) gli Evangeli; (2) le Omelie di Gregorio 
Nazianzeno; (3) Aristotelis l'robleniata plura quam hucusque viderim, item 
Problemata Alexandri Aphrodisei ; (4) le orazioni private di Demostene. La 



58 I RACCOGLITORI A URBINO, A NAPOLI (gap. HI 

possedeva la cospicua somma di 414 codici greci. ^'^ L'incre- 
mento continuò sotto Pio II, che ne introdusse 40,^^ e sotto 
Sisto IV (m, 1484), che li fece salire al migliaio. ^^ 

Come a Roma, cosi a Urbino il movimento fu iniziato dal 
principe; infatti il duca Federico forni la sua biblioteca di 93 
volumi greci. '^^ 

Peggio andarono le cose a Napoli, dove i re poco o nulla 
contribuirono ad accrescere il patrimonio della cultura greca,^°° 
mentre non mancò tra i baroni del regno chi si occupasse di 
raccogliere codici greci, in particolar modo il regio segretario 
Antonello Petrucci d'A versa, che ne riunì almeno venti,^"! e uno 



lettera del Perotto al papa in Mììntz et Fabre 113-114: ' datum in Trape- 
zunta '. Cfr. per la data Gabotto e Badini Confalonieki, Vita di Giorgio Me- 
rula, Alessandria 1894, 81, 3; ma preferirei il 1453, perché negli anni 1451- 
52, 1452-53 il Perotto fu lettore di rettorica e poesia a Bologna, U. Dallaki, 
I rotuli dei lettori dello Studio di Bologna, Bologna 1888, 31, 34. Ma con 
Trapezunta si potrebbe intendere Grottaferrata, di cui il Bessarione, nativo 
di Trebisonda, fu fatto abate nel 1462 e vi mandò come suo coadiutore 
r anno stesso il Perotto (cfr. n. 84). 

98 MiÌNTz et Fabre, III, ne danno 353 ; ma per la cifra esatta vedi J. 
HiLGERs in Centralblatt fiir Bibliotlielcsw. XIX, 1902, 1. Uno dei codici più 
pregiati allora della biblioteca di Niccolò V era ' Grisostomo sopra Santo 
Matteo, circa oniilie ottanta, ch'era stato anni cinquecento e più perduto ', 
Vespasiano, Vite 1 53. 

9' MiiNTz et Fabre, V, dicono 54; la cifra tradizionale è di 55, ina in 
effetto sono 40, come dimostra E. Piccolomini, De codicibus FU II et Pii III, 
Senis 1900 (in Bollettino Senese di storia patria VI, 1899), 10-11 ; e 41 col 
Yatican. gr. 1339. 

°8 Mììntz et Fabre, op. cit. III. 

^^ Secondo il catalogo compilato nel secolo xv dal bibliotecario Fede- 
rico A'cterano e pubblicato da C. Guasti in Giornale stor. degli archivi to- 
scani VII, 1863, 149-152. Il catalogo sommario già in Vespasiano, Vite I 300- 
301. — A. Pesaro Alessandro Sforza raccolse autori greci soltanto nella tra- 
duzione latina, Vespasiano, I 327. 

1"^ V. Appendice d. 

101 Due di essi furono trascritti nel monastero di S. Niccolò di Gasoli 
presso Otranto negli anni 1474 e 1475 dal costantinopolitano Demetrio Leon- 
tari vcfi"- Omont, Les ms. grecs datés 19; 20). Sulla storia del monastero 
di Gasoli vedi Ch. Diehi, in BIélanges d'arch. et d'histoirz VI, 1886, 173-188, 
e P. Batiffol, L' abbaye de Rossano, Paris 1891, XXVIII. Lo stesso Ba- 
tiffol scrive ib. pref. III-IV che ' le biblioteche basiliane delle due Si- 
cilie ebbero gran parte nel formare le collezioni italiane nel Rinasci- 
mento'; ma egli poi non reca altra prova (p. 37, 2) che il viaggio di 
Giovanni Lascari del 1492 traverso le Puglie in cerca di codici per Lorenzo 



cap. Ili) 



I EACCOQLITORI A MILANO 59 



SUO figlio Francesco. Un'altra collezione privata che merita 
ricordo ò quella dei dodici scrittori di materia militare pos- 
seduti dal Panormita e dal Fuggi e dati in prestito nel 1451 
a Francesco Barbaro. ^"^ 

Parimenti a Milano poco fecero i principi, molto i privati 
per i manoscritti greci. Quattro in tutti ce n'offre il catalogo 
Visconteo del 1426,^°^ nonostante che per circa tre anni (1400- 
1403) professasse a Pavia il Crisolora e vi dimorasse il cretese 
Pietro Filargo arcivescovo di Milano, poi papa Alessandro V. ^°* 

il Magnifico. È facile aggiungervi l'altro Lascari, Costantino, che tanti anni 
visse a Messina ; e il Bessarione die da Gasoli trasse Colluto e Quinto 
(DiEUL op. cit. 175). Ho già accennato ai due codici pervenuti al Petrucci 
da Casoli. Ma in realtà gli umanisti del sec. xv ebbero pochissimi contatti 
coi monasteri greci del Mezzogiorno; e quei pochissimi si riducono quasi a 
soli umanisti greci e appartengono alla seconda metà del secolo. I mona- 
steri basiliani furono invece presi più di mira nel sec. xvi: e ciò dimostra 
il Batiffol. — I codici dei Petrucci dopoché Ferdinando I sconfisse i baroni 
entrarono nella biblioteca Aragonese e da essa passarono di mano in mano 
nella Nazionale di Parigi, la quale ne possiede altri otto provenienti dalla 
biblioteca di Alfonso: perciò 29 in tutti; Mazzatinti, op. cit. XLVIII-LVII 
e n.» 301-329. Quattro codici greci furono acquistati nel 1492 perii re Fer- 
dinando, il). XCVII. 

•02 A. Bkccatelli Panoumitak, Epist. Camp. 42; 43. 

103 D'Adda, Indagini n.' 8; 120; 122; 547. E nessuno acquisto nuovo si 
nota nò riguardo ai codici greci né agli altri nel catalogo Visconteo-Sfor- 
zesco del 1459 (Mazzatinti in Giornaìe storico 1, 1883, 40-56); che anzi que- 
st'ultimo in confronto di quello del 142G risulta mancante di 175 volumi 
circa, in séguito alla dispersione cagionata dai prestiti. I codici greci si- 
curi nel catalogo del 1459 sono i due pervenuti dalla libreria del Petrarca 
(n.' 8 e 120 del catalogo del 1426, cfr. Dk NoLUAf, Pétrarqtie 322, n. 6): 
' Omerus grece Iliados ' (p. 53); ' Platonis greci, videlicet : Disputatio So- 
cratis cum Clitophonte. Politie. Timeus Platonis. Chritias Platonis de lege. 
Leges Platonis. Phedrus Platonis. Demodochus de Consilio ' (p. 49). Questo 
è il Platone, a cui il Petrarca nel De sui ipsius... ignorantia allude con le 
parole ' sedecim vel co amplius Platonis libros domi habeo ', il Platone 
' in lettera e grammatica greca in un grandissimo volume ' veduto dal 
Boccaccio (Comento sopra la Comedia, Firenze 1863, I 370) presso il Pe- 
trarca, il ' Plato in greco voluminis satis grossi ' del catalogo di Pavia del 
1426 n.o 120, quello stesso di cui nel 14")6 il Filelfo faceva richiesta ad An- 
dronico di Gallipoli (Legrand, Cent-dix lettres gr. de F. Fihlfe 83-84 e cfr. 
G. Gentile / dialoghi di Platone posseduti dal Petrarca in Rassegna cri- 
tica d. lett. ital. IX, 1904, 196; 203; 204; 205). Il catalogo dei nuovi libri 
introdotti nel 1469 (Mazzatinti, ib. 56) non reca nessun titolo greco. 

•O"* R. S. L' ultimo ventennio della vita di M. Crisolora 6 8. Dalla scuola 
di Pavia sarà probabilmente uhcito chi copiò Aristotele e Teraistio nel di- 



60 I RACCOGLITORI A MILANO, A MANTOVA (cap. Ili 

Ma non molto dopo già dava opera a procurarsi autori 
£?reci Pier Candido Decembrio, ^^^ dei quali alcuni ci sono 
rimasti, come le biografie di Plutarco nei codici Vatic. Pa- 
lat. gr. 168 e 169 e nel cod. Ambros. E 88 sup. e la tra-' 
duzione delle Metamorfosi d'Ovidio del Planude nel cod. 
Ambros. Q 91 sup. Giusto allora (1438) veniva il Filelfo a Mi- 
lano a occuparvi la cattedra eh' egli rese famosa e con lui 
veniva la sua ricca collezione di manoscritti greci ; e negli 
anni 1460-65 vi soggiornò un Greco illustre, Costantino La- 
scari, ^°^ pur egli grande scopritore. Non mancavano pertanto 
colà occasioni agli studiosi di arricchire di codici greci le 
proprie librerie e ne approfittò largamente Gian Francesco 
della Torre, che nel 1476 comperò tutta la collezione greca di 
Andronico Callisto, ' che erano capsette sei ', onde a ragione 
potè vantarsi che la sua biblioteca ' è cussi ben fornita, cume 
puchissirae siano in Lombardia '. ^°^ 

In Mantova portò e diifuse la cultura greca Vittorino da 
Feltre, che vi radunò non pochi e importanti autori greci, ^^^ 
in una trentina di volumi ammirati dal Traversari nella vi- 
sita fatta al sommo institutore l'anno 1433. Taluni di essi 
anzi mancavano agli umanisti di Firenze, vale a dire le Ora- 
zioni dell'imperatore Giuliano, la Vita d'Omero dello Pseude- 
rodoto e i trattati musicali di Aristide Quintiliano e Bacchio 
Seniore i^o'' e di tutti questi fece trar copia per il Niccoli.^'" 

cenibre 1402 èv MeòioMvc) xfjg Aiyvonurjs èv rà fiovaOteQuo rof) àyiov 
'AjuI3qooìov (Omont, Le ms. grecs datés 3), Alcuni codici ebbe dal Crisolora 
il padre di Pier Candido, Uberto (Tkaversaiu, Epist. XXIV 68). 

'05 Teaversaki, Epist. XIII 15; Vili 52 (del 1433): ' Graeca voliimina 
Candidiis noster mihi pollicitus erat et gratulor illi non excidisse quid rc- 
ceperit '. Del 1439 domandava un Omero da Firenze (R. S. Biogr. di G. 
Auris2)a 78-79). 

'0! Legrand, Bibliographie héllénique I, LXXV. 

10* Legrand, I, LIV-LV ; Fabroni, Laur. Med. vita II 286-287. 

'OS Nel 1424 trattava di acquistare dall' Aurispa l'iatone e Plutarco, R. 
S. Biogr. di G. Aurispa 21-22. 

105 Traversar], Epistol. Vili 50 (dove sono enumerati i principali) e XI 
7U; iD. Hodoepoi-icon, Florentiae 1680, 34. 

110 Traveiisari, Jt/pistoZ. Vili 51. Con queste indicazioni determiniamo al- 
cuni codici del Niccoli. Il Traversari notò anche Agostino De trinitate tra- 
dotto in greco (Epist. Vili 49; Uodoep. 34). 



cap. Ili) I RACCOGLITOEI A FERRAEA 61 

Fra i codici appartenuti a Vittorino ricordiamo (cfr. n. 16) un 
Senofonte e la Rettorica di Aristotele (cod. Paris. Suppl. gr. 
1285), donatagli dal Pilelfo, quella stessa, se non erriamo, che 
gli aveva mandata da Costantinopoli. ^'^ Certamente per im- 
pulso di Vittorino il marchese Gian Francesco Gonzaga nel 
1444, approfittando dell'occasione che andava a Costantinopoli 
Domenico Grimaldi, gli dava l' incarico di cercargli le opere 
di Giuseppe Flavio in greco. ^^^ 

A Ferrara la letteratura greca fu introdotta da Guarino, 
che vi arrivò nel 1429 da Verona co' suoi numerosi codici ; 
ma ella non penetrò nella ricca biblioteca dei principi Estensi, 
1 quali, Leonello compreso, davano le loro preferenze agli 
studi latini, volgari e francesi. Infatti nel catalogo della li- 
breria di Niccolò III del 1436 comparisce un sol codice greco 
(n. 115), nessuno in quello di Borso del 1467, parimenti nes- 
suno, ed era giusto, in quello della libreria di Eleonora di 
Aragona del 1493; ma reca stupore che due soli, un misero 
' Psalmista grego ' (n. 369) e un ' Teodoro {— Diodoro) siculo 
in greco ' (n. 464), figurino nel ricco inventario dei manoscritti 
di Ercole I del 1495. i^' 

Le due città più colte della regione veneta, Padova e 
Venezia, sopra tutte le altre della penisola spiegarono una 
grande attività nel commercio dei codici greci, come quelle 
che erano più in diretta e assidua comunicazione con l'Oriente. 
Da Padova Pier Paolo Vergerlo si trasferi a Firenze nel 1398 

111 Fr. Philklfi, Epistol. t.Bv, a Vittorino: ' Aiistotelis artom ad Tlieode- 
cten, quod antca te monui, ex Constantinopoli dedi ad v. e. Franciscuin Barba- 
rum, eo Consilio ut eas (sic) tibi reddendas curaret ' ; del 1428. Non saiìpinnio 
se collocare tra i codici di A'ittorino anche le 48 Vite di Plutarco, ora in Lau- 
reuziana (Bandini, Cod. gr. II 622), copiate nel 1429 a Mantova da Gerardo. 

'1^ Lettera del Gonzag-a a Guarino Veronese : ' r^ong^o atque vohenienti 
desiderio tenemur habendi in g-reco sermone losephuin de antiquitate in- 
dayca totum et integrum ; necnon eundem de bello iudayco et nonnullas 
eins invectivas centra detractores gentis iudayce ad Epaphroditum seu 
centra Manetlionem et Clierimonem et quosdam alios ' ; A. Luzio in Archivio 
Veneto XXXVI, 1888, .337. Il marchese Lodovico III possedeva uno Strabene, 
che gli veniva chiesto in prestito nel 1456 dal duca di Milano, E. Motta in 
Bibliofilo VII, 1886, 129. 

113 A. Cappelli in Giornale storico della letter. ital. XIV, 1889, 19 ; G. 
Bertoni, La hibliot. Estense e la coltura ferrarese 21.3-225; 229-233; 235-252. 



62 I EACCOGLITOKI A PADOVA (cap. Ili 

a studiarvi ^reco sotto il Crisolora e sin dal 1400 s'era acqui- 
stato alcune opere di Plutarco, qualche Dialogo di Platone, 
l'Odissea d'Omero e Tucidide. Plutarco e Tucidide li aveva 
avuti da Pietro Miani, forse suo condiscepolo, in Padova.'^* As- 
segniamo a Padova l'esule fiorentino Palla Strozzi, che vi ca- 
pitò nel 1434 e vi abitò sino alla morte avvenuta l'anno 1462 ; 
perché se molti codici egli portò seco da Firenze, tra i quali 
certamente Omero, ^'^ Plutarco, Platone, Tolomeo, la Politica 
di Aristotele ^^"^ e le Omelie del Grisostomo in Matthaeiim,^^'^ 
altri se li procacciò durante la dimora nella nuova sua pa- 
tria, a cui li lasciò tutti in eredità, donandoli al monastero 
di S. Giustina. ^'^^ Più tardi, nel 1490, allorché visitò Padova 
in cerca di manoscritti greci Giovanni Lascari, ne trovò anche 
presso i monaci di S. Giovanni in Verdara e presso taluni 
privati, come p. e. Giovanni Calfurnio;^*^ e l'anno dipoi ne 
vide il Poliziano presso il medico Pietro Leoni da Spoleto.^^" 

''< R. S. L'ultimo ventennio della vita di M. Crisolora 5-6. Gasparino 
Barzizza in una lettera del 1413 (R. S. Studi di G. Barzizza su Quintiliano 
e Cicerone, Livorno, 1886, 1-2) parla del disegno di scrivere un commento 
alla Kettorica di Aristotele ; ma non bisogna credere che egli ne possedesse 
il testo greco, poiché da un'altra sua lettera risulta che adoperava invece la 
traduzione latina medievale, cfr. R, S. in Museo ital. di antichità class. Ili 
332, dove il passo citato (Aristot. Bhet. I 1, 14) è tolto di peso dalla tra- 
duzione latina. 

"5 Lo possedeva sin dal 1400, R, S. Z' ultimo ventennio 6. 

116 Vespasiano, Vite III 9-10; 265. 

1'" Travers., J<Jpist. VII 9. 

11* L. A. Ferrai in Indici e cataloghi per cura del ministero della pub- 
blica istruzione, voi. V Manoscritti ital. delle bibliot. di Francia II, 1887, 
566-574, dove è dato l' inventario e 1' estratto del testamento. Sono 17 in 
tutti, degno di nota un Lisia. Per due altri manoscritti greci del 1441 e 1442 
appartenenti allo Strozzi cfr. Omont, Le ms. grecs datés 11-12. 

11" K. K. MiÌLf.ER, Neue Mittheilungen etc. 388-389. Nel convento di S. 
(ìiovanni in Verdara ce n'erano quindici : uno regalato da (Giovanni Mar- 
canova nel 1467 e gli altri 14 da Pietro da Montagnana nel 1478, 1. l'ir, Tomasini, 
Biblioth. Patav. ms. Utini 1639, 20; 21; 22; 29. Quelli regalati allo stesso 
monastero dal Calfiirnio (ib. 20 ; 21) c'entrarono più tardi, li Montagnana fu 
anche raccoglitore di codici orientali ed ebraici (ibid.); oltre a lui ne raccol- 
sero in Padova Pietro Leoni (sei ebraici, L. Dorez in lievue des biblioth. vii, 
1897, 82), in Venezia Vincenzo Qiiirini, il card. Grimani, Carlo Cappello e Da- 
niele Renier (G. Pavanello Un maestro del quattrocento, Venezia 1905, 143). 

120 Fabroni, Laur. Med. vita II 285; A. Poliziano, Prose volgari ined. etc. 
race, da I. Del Lungo 78-79; per il Leoni cfr. Legeand, Bibliogr. liéllmique 



cap. Ili) I RACCOGLITOEI A VENEZIA 63 

A Venezia, prima che vi sbarcasse nel 1408 Guarino di 
ritorno da Costantinopoli, era venuto in potere di un discreto 
numero di codici greci, quali Plutarco, Tucidide, Senofonte, 
Plotino, la Homeri vita di Erodoto e un famoso Salterio, il 
patrizio Pietro Miani (Emiliani), che occupò varie cariche nella 
curia romana e diventò nel 1409 vescovo di Vicenza, ^^i Ma 
dopo lo sbarco di Guarino e durante la sua condotta vene- 
ziana degli anni 1414-1418 crebbe notevolmente l'impulso allo 
studio e alla ricerca degli autori greci e ben presto ne ap- 
profittarono i suoi due celebri allievi veneziani Francesco 
Barbaro e Leonardo Giustinian. Il Barbaro n'aveva già una 
collezione nel 1415, della quale mandava il catalogo a Firenze 
al Traversari: e questi ne scelse quattro per farseli prestare, 
Nicandro, Pilostrato, Diogene Laerzio e le Epistole di Basilio, 
ricambiandolo con Pausania e l'Agesilao di Senofonte, che a 
Venezia non avevano. *^^ Quando poi il Traversari fu a Venezia 
del 1433 ricevette in dono dallo stesso un volume dei sedici 
profeti e uno con 30 opuscoli di Gregorio Nazianzenp.^^^ Otto 
codici del Barbaro esistevano nel monastero di S. Michele in 
Murano : la Kettorica di Aristotele ; Basilio super Genesim 
(avuto nel 1422 da Demetrio Filomato) ; Cirillo Alessandrino 
de peregrinis vocabuìis; Galeno (stato prima di Giano Podo- 
cataro) ; gli Erotemata del Moscopulo ; l' Isagoge di Porfirio 
ad Aristotele (donatagli da Roberto Rossi); una raccolta di 
trattati musicali (eh' egli comprò da Giorgio Trevisan) e i 
Dialoghi di Platone;'^' ma non si sa dove siano andati a fi- 
nire; i pochi che ancora ci rimangono sono: un Tucidide ere- 



II 310. Nel catalogo dei codici del Leoni i greci sono quattro soltanto, L. 
DoREz, iì>id. 

i«» Travers., Kpist. VI 2; Vili 47; Luiso, Bruni 33; 34. 

122 Travers., Epist. VI 4; 5; 6; 7; 16; 17; 10; 14; 12. Per la cronologia 
di queste lettere vedasi P. P. Luiso, liiordinamento dell'Epist. di A. 'Tra- 
versari I 35ss. Il Barbaro nel De re uxoria, composto l'anno 1415, cita 
Omero, Esiodo, Pindaro, Sofocle, Euripide, Erodoto, Platone (De re pubi.), 
Senofonte (Cyrop.), Aristotele (Ethica), Isocrate, Teocrito, le Anacreontiche, 
Esopo, Plutarco. 

123 Travers., Epist. Vili 46; Hodoep. 30. 

i2< Mittarelli, Biblioth... S. Michaelis XVII. 



64 I RACCOGLITORI A VENEZIA 



(cap. Ili 



ditato dal padre/^-^ la Rettorica di Aristotele, posseduta prima 
dal Filelfo e da Vittorino, '^'^ un Luciano inviatogli da Gio- 
vanni Simeonaclii protopapa dì Candia, ^^'^ un Aristofane ^^^ e 
un miscellaneo Vaticano. ^^^ Il Giustinian ebbe pure la sua 
raccolta di codici greci e ne mandava un ' indiculus ' nel 1415 
al Traversar!; nel 1416 inoltre aspettava ' ex Cypro libros 
suos'. ^^° Tre si conservano tuttavia nella Palatina del Vati- 
cano: Eliano e Aristotele, Psello e Teodoro Abucara, Libanio 
(Palat. gr. 260; 281; 282), e uno, Plotino e Massimo Tirio, in 
Laurenziana. ^^^ 

Nell'ottobre del 1420 correva voce che fosse approdato a 
Venezia un cavaliere della famiglia imperiale di Costantino- 
poli ' magnamque librorum copiam secum advexissc 'i^^^ ma 
non ci riesce di saperne pia in là. Una libreria greca s' era 
formato anche il medico umanista Pietro Tommasi ; e il Tra- 
versar! nel giugno del 1433 trovandosi a Venezia vi notò fra 
gli altri Paolo Egineta, Galeno, i trattati musicali di Tolomeo 
e di Plutarco col commento dì Porfirio a Tolomeo, e ì Morali 
di Plutarco in due volumi. '^^ Annovereremo tra i bibliofili 
veneziani anche Pietro Barbo, il futuro papa Paolo II, che ci 



^^■> Coti. Vatic. Urbin. gr. 92 f. 3: Thucydides historicus de bello pelo- 
ponesiaco. ' Est Francisci Barbari q. domini Candiani qiiem sub corona omit 
Franciscus Sezzius anno Christi MCCCCXV '. 

1-" Cosi almeno pare risulti dalla sottoscrizione del cod. Paris. Siippl. 
gr. 1285. 

1" Cod. Vat. Palat. gr. 73 f. 2 : ' Iste Lucianus est Francisci Barbari 
veneti patricii quoin sibi raisit ex Creta lolianiios Siineonachis protopapa 
Candiae '. 

•" Neil' Estense di Modena (cfr. Studi ital. di ftlol. class. IV 467). 

1-^ Cod. Vat. gr. 1421 con Luciano, Esiodo, Pindaro, Euripide, F;ico- 
frone. Cfr. Dk Nolhac, La hiblioth. de F. Orsini 166, 5; ma nella guar- 
dia invoce di Francisci Barbari senensis patricii sarà da leggere veneti 
patricii. 

'20 Tkaveusari Epist. VI 4; 7; cfr. VI 31 ; 35, dove il Traversar! domanda 
al yiustinian se ha ricevuto di Crrecia i nuovi codici ; VI 25 un niogene 
Laerzio del Giustinian. 

131 Bandim Cod. gr. II 276. 

'•52 Tbavers. Epist. VI 22. 

133 Tbaversari Epist. vili 46; Hodoepor. 30. Forse sono gli stessi Mo- 
rali che egli possedeva sin dal 1420, quando si trovava a Vicenza col Fi- 
lelfo; Fr. Philelfi Epist. f. 35i;. 



cap. IH) 



1 HACCOGLl'TÓRI A VENEZIA 66 



vien dipinto come noncurante della cultura?'''* Certo è che 
era appassionato raccoglitore di oggetti d'arte e dì monete e 
che possedeva due esemplari greci delle Storie di Dionigi 
d' Alicarnasso ; 135 del 1469 il Filelfo'^*^ domandava Appiano 
Diodoro e Dione Cassio, i quali erano ' in hybliotheca sanctis- 
simi pontifìcis maximi Pauli secundi ', doveché nell'inventario 
di Niccolò V non figurano ancora: potrebbe Paolo II esser- 
seli trasportati da Venezia. Con questa città connettiamo pa- 
rimenti Giorgio Valla, sebbene piacentino, perché l'ultima 
parte della sua vita la trascorse a Venezia (dal 1485) e ivi 
avrà se non iniziata, indubbiamente ingrossata la sua copiosa 
biblioteca di scrittori greci, massime se pensiamo che fino 
dal 1469 eravi giunta la famosa raccolta del Bessarione e che 
nel 1486 egli intraprese un viaggio a Salonicco e a Costanti- 
nopoli. ^^^ 

Ricorderemo per ultimo fra le collezioni di autori greci 
quelle visitate da Giovanni Lascari a Venezia nel 1490 di 
Gioacchino della Torre, di Alessandro Benedetti e di Ermolao 



'^'i Mììntz et Fabre op. cit. 132. Un Cornelio Celso posseduto dal Barbo 
è il Vatic. Ottobon. 1653, R. S. in Studi ital. Vili 8. 

i'5 Paolo II, come abbiamo veduto (n. 52), dice dello Spinola, alludendo 
a se stesso : ' ducitur ea voluptate qua nos ' ; e quando nel 1467 si scopri a 
Pienza un ripostiglio di circa trecento monete, egli fu sollecito a chiederne 
informazioni a Jacopo PicL'oiomini, il quale cosi scrive al segretario ponti- 
ficio Leonardo Dati {Epist. et comment. f. 167) : ' Intclligo ex litteris tuis 
quae cupiat beatissimus pater de nnmismatibns inventis... Gnm essem Pien- 
tiae de inventis audivi et unum solum inspoxi : oblatum mihi'a quodam ca- 
nonico, qui ab inventore acceperat. Referebat ad treceiita esse numero '. 
Lapo Biraghi nel proemio alla traduzione di Dionigi dedicata a Paolo II 
' Tarvìsii 1480 ' : 'est conversum id omne, quod in ambobus tuis codicibns 
graecis repertum est '. Il Dionigi fatto copiare per ordine di Paolo II nel 
1469 da Antonio della Toffa e fatto legare nel 1470 da Francesco Fini de- 
v'essere l'esemplare della traduzione (cfr. Le Vite di Paolo IT si cura di 
G. Zippel IX, 1). 

138 Epist. f. 210. 

"' Vedasi J. L. HEiBEar, Beiti àge ztir Geschichte Georg Valla' s und 
seiner Bibliothek \x\ Beihefte zum Gentralblatt fur Bibliotheksw. XVI, 1896, 
459 ss. (! per ulteriori informazioni R. S. in Giorn. star, della letter. ital. 
XXIX 527. 1 codici greci del Valla ora a Modena sono 65; si aggiunga l'Am- 
bros. L 41 sup. (Aristofaue) e il Vatic. gr. 2441 (Euripide). 

R. Sabhadini. Le scoperte dei codici. ■ 5 . 



66 1 BACCOGLTTORI GRECI 



(cap. IH 



Barbaro, *38 pg^ „qjj parlare di studiosi che possedettero even- 
tualmente questo quel codiceJ''^ 



Agli Italiani, scopritori e raccoglitori di codici greci, è 
giusto accompagnare quei Neogreci, che o diedero una spinta 
alle ricerche o secondarono sul suolo natio le indagini italiane 
si fecero essi stessi investigatori e portarono indi qui da 
noi i tesori ritrovati. Della venuta in Italia di Manuele Cri- 
solora nel 1397 e dei benèfici effetti che ne derivarono ab- 
biamo toccato. Lo segui a non molta distanza Giorgio da Tre- 
bisonda, che avanti il 1418 comparisce a Padova e a Venezia,^*" 
provvisto di volumi greci. Fra coloro che non abbandonando 
la loro patria copiarono codici greci per gli Italiani nomine- 
remo il noto diacono Giorgio Crisococce, maestro del Filelfo 
e del Bessarione,^" e un altro, a torto dimenticato, Giovanni 
Simeonachi, protopapa di Candia, che fu maestro di Rinuccio,**^ 
e da cui riceveva manoscritti il Barbaro (cfr. n. 127). 

Nell'occasione del concilio di Ferrara e di Firenze (1438- 
1443) una folla di Greci si riversò in Italia ; e se è vero che, 

13^ K. K. MiÌLi,ER Neue Mittheilungen etc. 385-388. Ai codici qui nominati 
di E. Barbaro si aggiunga un Ateneo, Paris, gr. 3056, copiato di sua mano nel 
1482, e quattro, in parte autografi, in Vaticana (Dk Noi.hac La biblioth. de 
F. Orsini 166-167); più tre altri, Tolomeo, Plotino ed Eschine, che erano 
in S. Michele di Murano (Mittarelli Bibliotheca... S. Michaelis XVIII). 

13'' Per es. il cardinal Giovanni di Ragusa nel 1436 acquistò un fìrisostomo, 
ora a Basilea (Omont in Centralblatt fiir Bibliotheksiv . Vili, 1891, 22-23). 
Un codice di poeti greci di Marco Lippomano in Tiuveks, Epist. IX 24, del 
1432; e un volume in Vaticana di Giovanni Lorenzi contenente Sinesio, Ari- 
stide e Libanio in Dr Nolhac op. cH. 228, e un altro in Laurenziana Id. in Mé- 
langes d' ardi, et d' hist. viii, 1888, 11-12. Il Lorenzi dal 13 die. 1485 sotto 
Innocenzo viii fu bibliotecario della Vaticana, ibid. 4. 

'^0 R. S. in Giornale stor. della letter. ital. XVIII 240. 

•■«1 Legrand Cent-dix lettres grecques de Fr. Filelfe 14-15; 112-113; 
133; Fr. Philelfi Epist. f. 41. 

1^2 Nella dedica della traduzione latina del Caronte Lucianeo (cod. Ric- 
cardiano 1200 f. 17) scrive Rinuccio da Castiglione : * Verum si quid tua gra- 
vitate dignum per nos eluxerit, gratia erit habenda lohanni Simonaco pro- 
topape, viro nostre etatis litteratissimo, e cuius industria opere et diligentia 
derivatnm est quod grecarum litterarum ad nos (= ad me) effluxit '. 



cap. Ili) 



IL BESSARIONE 67 



come afFermano l'Anrispa il Marsuppini e Cencio Kustici, 
' mira apud illos, praeteninam sacrorum voluminuin, paucitas 
fiierat V^^ non bisogna dimenticare che in quella moltitudine 
c'erano Gemisto Pletone, Isidoro di Salonicco, poi cardinale 
di Eussia/** forse il Gaza^^^ q certo il Bessarione, uno degli 
eroi dell'esplorazione dei codici. E più tardi, verso la metà 
del sec. xv o dopo, giunsero tra noi altri Greci, non meno il- 
lustri, quali Demetrio Calcondila, Giorgio Scolarlo, Giovanni 
Argiropulo, Andronico Callisto e i due Lascari, Costantino e 
Giovanni, per tacere dei minori, benemeriti tutti dell'investi- 
gazione e della divulgazione dei manoscritti. 

Quattro sopra gli altri si segnalarono in questo campo. Il 
Bessarione ebbe da ragazzo l'istinto di trascriversi, farsi tra- 
scrivere e comperarsi manoscritti; e quando Costantinopoli 
cadde in potere dei Turchi raddoppiò le sue cure nell'inve- 
stigazione dei codici greci, perché l'assalse il presentimento 
che molte di quelle opere antiche perissero, come pur troppo 
perirono. ^*^ Sappiamo di sette copisti, ch'egli adoperò nelle 
trascrizioni: Giovanni Plusiadeno, T Argiropulo, Michele Apo- 
stolio, Giovanni Roso, Giorgio Zangaropulo, Cosimo Monaco, 
Demetrio Sguropulo. ^*^ E anche in Italia fece acquisti, spe- 
cialmente dall' Aurispa, da cui comperò uno dei due volumi 
del famoso codex Venetus degli scolii all' Iliade, e forse dal 

1^^ R. S. Biogr. di G. Aurispa 79-80. 

1'*^ A Isidoro chiese fiuarino il codice di Strabene, R. S. La scuola e 
gli studi di Guarino 127. 

'<5 La data dell'arrivo del Gaza non è nota; ma certamente nel 1438 
prese parte in Ferrara alle discussioni del concilio. 

i^^ H. Omont Inventaire des ms. grecs et latins donnés a S. Marc de Ve- 
nise par le card. Bessarion, Paris 1894, 10 : ' non modo, scrive 11 Bessa- 
rione nell'atto di donazione, plaerosque (libros) et pner et adolescens mann 
moa conscripsi, sed qnicquid pecuniolae seponere interim parca friipralitas 
potnit, in iis coèmendis absnmpsi.... ardentiori tameii studio post (Jraeciae 
excidinm et deflaeiidam Byzantii captivitatem in perquirendis graecis libris 
omncs meas vires, omnem curam, omnem operam facultatem industriamque 
consumpsi ; verebar enim et vaehementissime formidabam ne cum caeteris 
rebus tot excellentissimi libri... brevi tempore periclitarentur atque perirent'. 

!■*' I. Morelli Operette I 32. Su questi e altri famosi copisti greci vedi 
Gardthausen Griechisehe Palaeographie e De Nolhac La biblioth. de F. 
Orsini 144-154. 



68 1 DUE LASCARl 



(cap. Ut 



Filelfo, con cui avviò pratiche ;^*^ ma il più notevole incre- 
mento lo consegui la sua collezione dal monastero di S. Nic- 
colò di Gasoli i)resso Otranto, '^^ donde uscirono alla luce la 
Posthomerica di Quinto e il Eatto d' Elena di Colluto, fino 
allora ignoti agli umanisti, Nel 1468 il Bessarione donò tutti 
i suoi volumi, 482 greci e 264 latini, a S. Marco, ^^^ e con 
essi furono poste le basi della futura biblioteca; né il muni- 
fico donatore si contentò, poiché continuando a radunarne 
altri, di quelli pure non defraudò la prediletta città. ^^^ 

Delle sei casse di codici di Andronico Callisto, vendute 
nel 1476 a Milano, s'è già detto (p. 60). Terzo dei Greci che 
raccolsero manoscritti poniamo Costantino Lascari, che li re- 
galò tutti, in numero di 76, alla città di Messina, di dove nel 
1712 passarono nella biblioteca Nazionale di Madrid: e ivi 
sono tuttora. ^^2 Quarto e ultimo della gloriosa schiera è il 
più giovine Lascari, Giovanni, che per incarico di Lorenzo 
il Magnifico percorse l'Italia superiore e le Puglie e due volte 
la Grecia in cerca di autori greci, onde s'accrebbe conside- 
revolmente la già ricca biblioteca privata de' Medici ;'^3 dj lui 
più di qualsiasi altro investigatore par lecito affermare che 
sottrasse a certa rovina talune produzioni dell'ingegno greco. 

Rapida è stata la nostra esposizione dell' operosità consa- 
crata nel sec. xv alla scoperta dei codici greci; ma ne pos- 

"« Philelfi Epist f. 41. 

K'' Morelli ih. 23; R. Kocholl Bessarion, Leipzig 190-i, 88; Cu. Piehl. op. 
cit. (alla 11. 101), 175. 

150 Gli atti presso H, Omont ib. 10-20. 

151 Morelli 28. Ancora nel 1472 fece eseguire da Vespasiano una copia 
dì S. Agostino in dieci volumi, Kocholl 191-192. Su due codici donati dal 
Bessarione a «rotta Ferrata A. Rocchi op. cit. 101 ; 274. 

152 Legrand Bibliographie hélìénique I, LXXXIII s. Si aggiunga un Apol- 
lonio Discolo, ora Paris, gr. 2547, copiato nel 1495, Omont IjCS ms. grecs 
datés 80, e un Collnto, ora Vatic. gr. 1851, copiato nel 1498, I.eorand Cent- 
dix lettres 365, 5. La Gigantomachia greca di Claudiano ci ò. salvata dal suo 
apografo, il Matrit. 61, scritto nel 1465; cfr. Claudiani Carmina ree. Birt, 
1892, LXX. 

153 Per la storia delle esplorazioni del Lascari vedasi K. K. Mììller Neue 
Mittheilungen etc. 333-411, dove si tien conto anche degli studi del nostro 
E. Piccolomini. Ulteriori notizie reca il De Nolhac op. cit. 1.54-159 e in Mé- 
langes d' arch. et d' hist. vi, 1886, 255-260; 264-266, pubblicando l'elenco 
di 128 codici greci e di 47 latini di proprietà del Lascari. 



cap. Ili) 



CIRIACO 69 



siamo derivare con sicurezza qualche conclusione : che molto 
fu fatto allora per salvare e diffondere la cultura più perfetta 
dell'antichità; che di ciò va attrihuito il merito più all'im- 
pulso privato che a quello dei i)rincipi; che fra i principi il 
primo a comprendere lar^^amente e profondamente l' impor- 
tanza del nuovo movimento e a promuoverlo energicamente 
fu Niccolò V; che dei due suoi imitatori va data lode grande 
a Federico di Urbino e grandissima a Lorenzo il Magnifico, 



Appendice al Cap. III. 



a (— n. 38} Una lista di alcuni suoi codici, segnata sul ms. Paris, gr. 421 
f. 59v, fu pubblicata da H. Omont in Centralblatt fùr Bibliotheksw. IV 187. 
Vedasi in generale E. Zikbarth in N. Jahrbiicher fùr das Mass. Altertum 1902, 
I 22Ó-226, e sullo Strabene, la cui prima metà è a Eton (cod. 141), la seconda 
a Firenze (Laurenz. 28. 15), E. Forstkk in lihein. Mus. LI, 1896, 481-491, e 
(J. Castellani in Eevue des études grecques IX, 1896, n. 34. L'altro dei suoi 
codici a noi pervenuti, il Vatic. gr. 1309 (cfr. P. de Nolhac, La bibliothèque 
de F. Orsini 144 e meglio II. Gkakven in Centralblatt fur Bibliotheksw. 
XVI, 1899, 209-215; 498-500), da lui acquistato nel 1444 a Iwiron presso 
Athos, contiene, oltre ai Morali di Plutarco, un' importante silloge di epi- 
stolari : di Falaride, Anacarsi, Bruto, Chione, Euripide, Ippocrate, tanto ac- 
cetti agli umanisti italiani, che ne tradussero i migliori in latino : Fran- 
cesco Griflfolini (Aretino) quello di Falaride, Rinuccio da Castiglione quello 
di Bruto, l'Aurispa quello d' Ippocrate. Diremo anche che Ciriaco tradusse 
in latino l'opuscolo pseudaristotelico De virtutibus et vitiis; la dedica ad 
Paulum Pergulensem logicum claruin atque integerrimum virum fu pub- 
blicata dallo ZiEBARTH in lihein. Mus. LVI, 1901, 159-161; cfr. De Kossi, 
Inscript. christ. urbis Eomae II 362; la sottoscrizione del cod. Ottobon. 
1353 f. 429 suona cosi : ' MCCCCXLII . die VII marti! a nativitate Salvatoris 
nostri Jesu Christi divina providentia pastore Eugenio papa IIII. Manu mei 
Giovaunis Petri Pauli Anconitani. Anconae '. Ciriaco, come risulta dalle 
proprie memorie e dalla vita che ne scrisse lo Scalamonti, vide e acquistò 
codici greci sacri e profani a Chio, Leucosia, Salonicco e più che tutto nei 
monasteri dell' isola di Taso. Tra i profani o acquistati o veduti notiamo 
Omero, Euripide, Erodoto, Piatone, Aristotele, Ippocrate, Galeno, Teodosio 
Alessandrino e un ' antiquum Homeri in Iliadem commentum '. (G. Colucci, 
Antichità picene XV, p. lxxvii ; lxxx ; lxxxiii ; cxxxiv-cxxxvii). 

b (= n. 52) Per Hermes e Dioscoride cfr. Tortelli, Orthographia a. v. 
Hermes e Hippocrates ; per Tucidide Ivegrand, Cent-dix lettres gr. de Filelfe 
140. Ai codici greci del Tortelli accenna Carlo de' Medici in una lettera del 



70 ESPLORATORI MINORI 



(cap. Ili 



1456 al fratello Giovanni: ' molti libri... di m. Giovanni d'Arezzo...; sono 
buona parte greci ', V. Kossi, L'indole e gli studi di Giovanni di Cosimo 
de' Medici (estratto dai Eendiconti dei Lincei, 1893, 30). — Nel 1427 fu co- 
piato a Costantinopoli dal Crisococce un Diodoro a spese di Cristoforo Gara- 
toni e nel 1431 Niccolò Martinozzi comperò un Eschilo da un papa greco, 
Bandiki, Cod. gr. Il 691 , III 421 ; ma non sappiamo se questi due Italiani 
abbiano fatto 1' acquisto in persona o per commissione. Fra i molti altri 
Italiani che andarono in Oriente a studiar greco, ma che non sappiamo se 
abbiano fatto ricerche di codici, nomineremo: Gregorio Tifernate (1414-1464?) 
fecondo traduttore dal greco, il quale dice di sé : ' Vidimus Hellespontum ' 
(L. Delaruellk in Mélanges d' arch. et d' histoire XIX, 1899, 13, 16-23) ; 
Pietro Perleoni di Rimini, che andò a Costantinopoli nel 1441 per udire 
l'Argiropulo ; Lorenzo di Camerino, che fu sette anni (dal 1463 ? al 1470?) a 
Creta, donde il soprannome di Cretico (G. Pavanei,i,o, Un maestro del quattro- 
cento, Venezia 1905, 83, 100) ; e un Tommaso d'Arezzo, morto giovine in Grecia, 
che cosi è fatto parlare da M. Vegio (1407-1458) nell'epitaffio: ' Dum feror 
eloquii graii succensus amore, Dum linquo italica, graiaque tecta colo, Oc- 
cubui Thomas viridi Arretinus in aevo ' {Carmina illustrium poetar, italor. 
Florentiae 1719-1726, X 311), Ai ricercatori di codici potremmo accompa- 
gnare anche i ricercatori di oggetti d' arte, ma ci contenteremo di ricor- 
darne uno solo, Eliano Spinola, di cui Iacopo Piccolomim nelle sue Epistolae 
et commentarii (Mediolani 1506, f. 44) ci lasciò questa notizia in una let- 
tera a lui indirizzata : ' Helianum hunc, inquit (Paulus II), agnosco ; vir est 
insignis et nobilis. Ducitur autem ea voluptate qua nos, erudi tos oculos 
habens ad cernenda quae praeclari sunt operis. Multa conquìsivit undique 
ex Graecia et Asia et aliis gentibus '. 

e (= n. 84) Questi è Pietro Petali o Vitali, calabrese di Pentidattilo, dal 
1432 al 1462 abate di Grottaferrata (S. Maria di Tuscolo), indi archimandrita 
dei Basiliani di Messina; A. Hocchi, De coenobio Cryptof'erratensi eiusque 
bibliotheca, Tusculi 1893, 85-90; M. Mandalari, Pietro Vitali ed un documento 
inedito riguardante la storia di Roma, Roma 1887, 3 ; 4 ; 17 ; lu. Dieci 
note di storia e critica, Catania 1896, 14-15. Per altre utili notizie sul Vi- 
tali cfr. Le Vite di Paolo II a cura di G. Zippel, Città di Castello 1904, 
XXV-XXVI. Il primo a richiamare l'attenzione sui ' libri graeci et numero et 
dignitate praestantes, omnes sacri ' di Grottaferrata fu Francesco Barbaro 
nel 1426, nell' occasione che era ambasciatore della Repubblica veneta a 
Roma ; ' ut intelligeres, scrive a Guarino, hac aetate unius Barbari fortu- 
nani et diligentiam thesauros graecae disciplinae prope urbem Romanam 
repperisse ' (R. S. Centotrenta lettere inedite di Fr. Barbaro, 70-71). Si di- 
rebbe che li scoperse lui; certo i Romani non s'erano fino allora accorti 
della loro esistenza. 11 monastero d'altra parte era caduto in grande ab- 
bandono per causa dello scisma (1378-1417); ma anche durante il sec. xiv 
i monaci avevano dato scarsissime prove di operosità, poiché i codici greci 
copiati ivi in quel secolo furono poco più di una cinquina. Quando nel- 
1' agosto del 1462 venne nominato abate commendatario di Grottaferrata il 
Bessarione, egli si assunse coadiutore il Perotto, il quale l'anno medesimo 
redasse l' inventario dei codici. Questi sommano a circa 135 : tutti sacri e 
tutti greci, meno due messali latini (Rocchi, o_p. cit, 59; 67 ; 76; 91; 98-99; 
100; 269-270), 



cap. Ili) 



IL RE ROBERTO 71 



d (=n. ICO) Anche il re Roberto (1310-1341) non era stato un {,'ran rac- 
coglitore di codici greci : li cercava per farseli tradurre in latino. Qualcuno 
n' avrà potuto avere da Barlaam, che fu alla sua corte ; ebbe delle opere di 
«aleno in dono dall' imperatore Andronico. Il Valla nel 1448 possedeva un 
Ippocrate della sua biblioteca: 'Emi Hypftpcratem, qui fiiit Roberti' (R. S. 
in Rivista di filologia XX 322). Sappiamo di tre traduttori che egli stipendiò: 
Azzolino da Roma, Raimondo da S. Germano e più famoso di tutti Niccolò 
da Reggio. Niccolò gli tradusse Aristotele, ma specialmente molti libri di 
Galeno, che sono in buona parte nel cod. Paris, lat. 6865 sec. xiv e furono 
anche stampati nell'edizione di Pavia del 1515-1516, rarissima, che non mi 
riusci vedere (G. Mazzatinti, La biblioteca dei re d' Aragona in Napoli, 
Rocca S. Casciano 1897, Il-lII ; N. F. Fakagma, Barbato di Sxdmona e gli 
uomini di lettere della corte di lioberto d'Angiò in Arch. stor. ital. 1889, 
III 318-319, 320; 322; 359; L. Accattatis, Le biografie degli uomini illustri 
delle Calabrie, Cosenza 1869, I 156-157). Altre opere di Galeno tradotte da 
Niccolò nel cod. Paris. lat. 6867 sec, xv, nel Monac. lat. 490 sec. xv e nel 
Vatic. Urbin. 248 (Galeni De simplicium pharmacorum natura libri XI), 
cfr. M. Mandalari, Anecdoti Catania 1895, 177. Una sua traduzione, finora 
inedita, di un opuscolo di Galeno fu testé pubblicata dal cod. Paris. 6865 
e dal Dresdense D b 93 sec. xv a cura di C. Kalbfleisch Galeni De causis 
continentibus libellus a Nicolao Regino in sermonem latinum translatus, 
Marpurgi Ch. 1904; il testo greco di quest'opuscolo s'è perduto. Noteremo 
inoltre Nicolai Alexandkini (Myrepsi) Libeì' decompositione medicamentorum.. 
a Nicolao Rhegino Calabro in latinum translatus, Venetiis 1660. — 11 re 
Alfonso aveva sin dal 1444 un volume di scrittori militari greci, R. S. Biogr. 
di G. Aurispa 94; 110. 



CAPITOLO IV 

• 



Le scoperte durante il concilio di Costanza 

(1415-1417) 



Ritorniamo ai codici latini. 

Per il primo quindicennio del sec. xv le notizie sono scarse, 
mancandoci o quasi gli Epistolari a cui attingerle. Quelli di 
Poggio e del Traversari cominciano appunto dal 1415, quello 
di Guarino non contiene in questo periodo documenti che fac- 
ciano al caso nostro, quello del Barzizza è, come ognun sa, 
ricco di parole e povero di fatti : sicché non abbiamo che 
l'Epistolario del Bruni, a cui attenerci, e qualche altra sparsa 
testimonianza. 

Sappiamo intanto che Guarino innanzi di partire per Costan- 
tinopoli, il che fu del 1403, possedeva un codice mutilo delle 
Epistul. ad famil. di Cicerone, indipendente dal Vercellese 
(Jf), di cui aveva ricevuto copia nel 1392 il Salutati. E c'è 
pervenuto l'estratto guariniano di 50 lettere familiari di Ci- 
cerone, scelte saltuariamente dai libri II, IV, V, IX, X, XI, 
XII, XIII; ^ senza rispettar l'ordine di essi e senza che vi 

' R. S. in Bollettino di filol. class. IV, 1898, 198-199. La conoscenza 
in Guarino delle Epist. ad fam. può essere attestata anche dalla sua lettera 
da Costantinopoli 1408, dove scrive : * Non me rides, verum iocaris ', da 
confrontarsi con Cickr. Epist. ad fam. VII 11, 3 ' haec ego non rideo... sed... 
ut solco iocor ' (R. S. La scuola e gli studi di Guarino 169). Al ritorno 
da Costantinopoli venuto in possesso del testo intero delle Epist. ad fam, am- 
pliò 1' antologia, portandone il numero da 50 a 102, ma escludendone nna 
ventina circa della prima redazione. Alla seconda presiede un certo criterio 
distributivo, perché vi è messa in capo la lettera II 4, che contiene la de- 



cap. IV) 



NEI PRIMI ANNI DEL SEC. XV 73 



SÌ scorga un filo direttivo nella disposizione della materia: 
una di quelle antologie scolastiche, trasmesse forse dal medio 
evo, ma venute molto in voga nel sec. xv. Anche delle Epistul. 
ad Att. venne trovato, nel 1409, un codice indipendente dal- 
l'esemplare del Salutati e fu per opera di Bartolomeo Capra, 
che l'ebbe dalla biblioteca Viscontea di Pavia. ^ Il Capra ot- 
tenne inoltre le Verrine di Cicerone^ e forse Nonio Marcello, 
che i Fiorentini cercarono tanto tempo inutilmente.* Certo 
n'aveva una copia a Padova sin dal 1415 l'arcivescovo cre- 
tese Pietro Donati. 5 A Venezia nel 1407 il Barzizza lesse a 
Francesco Barbaro gli Epigrammi di Marziale,^ non per anco 
divulgati, quantunque già noti al Boccaccio ; e il Barbaro 
stesso sin dal 1416, primo o fra i primi, possedeva i due opu- 
scoli di Lattanzio De ira dei e De opificio hominis.'' 

Illustre bibliofilo di quest'età fu Tommaso Fregoso, al quale 
il Barbaro avanti il 1414 chiedeva Nonio Marcello e Varrone 
T)e ling. lat.\^ ma più alta fama di sé levò l'aretino Giovanni 
Corvini, che trasferitosi a Milano vi consegui nel 1409 la cit- 
tadinanza e più tardi entrò nella corte di Filippo Maria Vi- 

finizione del genere epistolare. Sta nel cod. Magliabech. VI 197, cfr. Ga- 
lante in Studi ita!, di filol. class. X 386. In questa seconda le lettere sono 
desunte da tutti i libri, meno l'VIII, il quale a cagione del perturbamento 
di P manca in alcuni apografi (R. S. Spogli Ambrosiani 344) e mancava 
anche nel guariniano. Una terza redazione nel cod. Monac. lat. 466 ha 64 
lettere. — A un codice mutilo e indipendente da quello del Salutati sem- 
brano appartenere le Epist. fam. di Cicerone che tra la fine del sec. xiv e il 
principio del xv erano a conoscenza di due Francesi, Nicolas de Clémanges e 
Jean de Montreuil, cfr. G. Voigt in Uhein. Mus. N. F. XXXYI, 1881, 47-5-476. 

2 F. P. Luiso L' Epist. di L. Bruni 83; R. S. in Museo ital. di anti- 
chità class. Ili 327. Questo codice ad Att. non è da identificare con nessuno 
dei due (n.' 622; 857) segnati nel catalogo di Pavia del 1426, L. Holzapfel 
in Jahrb. f. class. Philol. CLIII, 1896, 428. 

3 Luiso Bruni 39, 2. 

■* Leon. Bruni Epist. Ili 13 : ' (Bartholomaetis) Nonium Marcellum dicit 
se in dies expectare '. 

5 R. S. in Museo III 349-350. 

6 R. S. Spogli Ambrosiani 327, 1. 

■? Traversari Epist. VI 5 ; 6; 7; l.'3 ; 16. Su sette codici latini di pro- 
prietà del Barbaro, tra i quali Frontino Strategem. e un volume di Epistole 
del Petrarca, cfr. Mittarelli Bibliotheca... S. Michaelis XVII-XVIII. 

* R. S. in Museo III 347-348. Dice di lui il Barbaro : ' apud quem esse 
iutelligo omnes peregrini tates, quas nobis docta vetustas reliquit '. 



74 GIOVANNI CORVINI 



(cap. IV 



sconti come suo consigliere. Già nel 1412 o in quel torno la 
sua biblioteca era fornita di buone opere antiche: s;\'i opuscoli 
filosofici di Seneca, Giulio Cesare, Censorìno, Vibio Sequestre, 
r Aiduìaria o Querolus e un corpo dei quattro scrittori di 
agricoltura, Catone, Palladio, Coluniella,Varrone: opere e autori 
noti dopo le scoperte del Pastrengo e della Triade fiorentina ; 
inoltre i Cesari di Svetonio, Gelilo e Macrobio, noti pur questi, 
ma i suoi codici erano preziosi, perché recavano i passi greci. 
Le sue Epistul. ad AH. di Cicerone erano contenute in un 
' liber veterrimus ', indipendente perciò dall'esemplare fioren- 
tino. Di nuovo egli scopri una Comoedia antiqua, che s'è ri- 
perduta, e alcuni opuscoli geografici, pervenutici in un codice 
di sua proprietà, vale a dire il Laterculus Polemii Silvii, la 
Notitia Galliarum, ì Septem mira e il Be verhis gallicis. Del 
JDe verhis gallicis non possediamo oggi altra fonte diploma- 
tica che la sua.'' 

A Firenze il Niccoli e il Bruni, il primo specialmente, da- 
vano mano a salvare i tesori che provenivano dalle biblioteche 
della Triade: la boccacciana giunse integra nel convento di 
S. Spirito mercé le cure del Niccoli,'" ma delle altre due fu- 
rono salvati e ricoverati a Firenze pochi frammenti, notevoli 

^ Nel catalogo di Pavia n. 930 leggiamo (D'Adda Indagini etc.) : ' Li- 
ber unus astrologie... Et fuit positus in libraria per d. lobannem de Aretio 
die XVIIII deceinbris MCCCCXV '. Ecco l'estratto della Comoedia antiqua 
secondo la relazione che ne dà Candido : ' In ea Lar faniiliaris multiim lo- 
quax est: volt ne parasitus antelucanum cubet, ut plostrum 
vetus pelves et rastros quatridentes ruri quam festinissime 
transferat; is ne volt parere quidem eo quod gallus nondum 
gallulat '. Cfr. R. S. in Museo ital. di antichità class. II 81-96; ILI 330- 
331; Id. Siagli Ambrosiani 256-257; 383-384. Un Orazio del sec. xiii con 
versi autografi del Corvini sul f. di guardia è nel cod. Ambros. N 199 sup. Un 
altro cod. Ambros. C 80 sup. sec. xiii, con le Confessioni di S. Agostino, ha 
sul f. 1 di guardia la nota, raschiata, ma ancora leggibile : ' Augustini de 
confessioni bus mei Gregorii de Corvinis de Aretio'; questo Gregorio molto 
probabilmente era figlio di Giovanni, il cui padre aveva appunto nome 
Gregorio, come sappiamo da L. Osio Documenti diplomatici., Milano 1864-1872, 
Il 100. Ulteriori notizie sul Corvini presso E. Motta Libri di casa Trivulzio 
nel sec. XV, Como 1890, 24. Sulla relazione delle scoperte di S. Gallo indi- 
rizzata da Poggio al Corvini cfr. n. 28. 

1" G. Zu'PEL e G. Vomì II risorgimento... Giunte e correzioni, Firenze 
1897, 26-26, 



cap. IV) LE ESPLORAZIONI DEI CUEIALI 76 

sopra tutti i due Epistolari ciceroniani della libreria del Sa- 
lutati. ^^ Il Niccoli, aiutato dal Bruni, fece pratiche nel 1406 
e 1407 per ottener libri dalla biblioteca di Pavia; '^ nel 1407 il 
Bruni e Poggio esplorarono o fecero esplorare la biblioteca di 
Monte Cassino, ^^ ignoriamo con quali risultati, e nel medesimo 
anno il Bruni si procacciò la terza deca di Livio ' ex vetustissima 
scriptura ' e Agostino Be baptismo.^^ Poco anche abbiamo da 
dire, per scarsezza di testimonianze, sui nuovi incrementi ri- 
cevuti dal patrimonio classico in questo quindicennio per opera 
del circolo fiorentino. Si dovrebbe credere che integro fosse 
il testo delle Verrine ciceroniane mandato al Niccoli nel 1407 
dal Bruni ^^ allora dimorante a Siena, il quale 1' anno dopo a 
Lucca venne in possesso di un nucleo di orazioni ciceroniane : 
p. Balbo, p. Sestio, p. Caelio, in Vatinium, Be responsis ha- 
ruspicum, Be domo sua ad pontifices, ' quas omnes, soggiunge, 
licet apud vos Plorentiae viderim ... ' : '"^ erano tutte sei dunque 
a Firenze, dove non sappiamo chi le abbia trovate o portate ; 
esse ad ogni modo rappresentano un acquisto nuovo, perché 
non figurano nei codici della Triade, 



In questi anni dal 1405 al 1410 il Bruni era al servizio 
della curia pontificia, che non risiedette sempre a Koma, ma 
di là peregrinò a Viterbo, a Siena, Lucca, Rimini, Pisa, Pi- 
stoia, Bologna; e delle peregrinazioni i curiali letterati, quali 
il Nostro e Poggio e Iacopo Angeli da Scarperia, approfittavano 
per cercar codici. Poggio si occupava particolarmente di co- 
piarli, il Bruni e Iacopo di rintracciarli. Iacopo a Roma nel 

" Cinque volumi colucciani presso il Niccoli sono ricordati dal Travkr- 
sARi Epistol. vili 33 : ' Antonio ili! amico nostro, ut scripsisti..., ex Colu- 
cianis voliiminibus quinque tradidi '. Il Plinio Nat. Ilist. Paris. 6798 dal 
Salutati passò al Bruni, D. Detlefsen in Phiìolog. XXVIII, 1869, 300, 

12 F. P. Luiso L'Epist. di L. Bruni 25; 48. 

13 ib. 83. 
!■< ib. 32. 
15 ib. 39. 

18 ib. 56, 1. 



76 I CUKIALI A COSTANZA 



(cap. IV 



140e3 aveva trovato o già possedeva il corpo integro delle 14 
Filippiche di Cicerone, che negli esemplari del Pastrengo e 
del Petrarca erano mutile; e in quell'anno medesimo ne trasse 
pel Salutati un apografo Poggio/^ che nel 1408 copiò inoltre 
a Lucca per Cosimo de' Medici le Epistili, ad AttJ^ 

Ma i letterati della curia erano riservati a ben maggiori 
destini quando il pontefice dal suolo italiano si fosse trasfe- 
rito in suolo straniero, a Costanza, per tenervi il concilio ecu- 
menico. 

Giovanni XXIII si mosse da Bologna il primo ottobre del 
1414 e giunse il 28 a Costanza, dove il primo del prossimo 
mese apri il concilio. Tra i curiali che o lo accompagnarono 
lo raggiunsero colà poco dopo, incontriamo i migliori uma- 
nisti e letterati del tempo ; nominiamo Poggio, il Bruni, Pier 
Paolo Vergerlo, Cencio Rustici, Bartolomeo Aragazzi da Mon- 
tepulciano, Zomino (Sozomeno) da Pistoia, Benedetto da Piglio, 
Biagio Guasconi, 1^ i cardinali Francesco Zabarella, Alamano 
Adimari, Branda da Castiglione, ^^ 1' arcivescovo di Milano 
Bartolomeo della Capra ^^ e il suo futuro successore Francesco 



1' Salutati Epistol. a cura di F. Novati IH 656; ora Laurenz. 48. 22; 
contiene anciie le Catilinarie (li mano dello stesso Poggio. Altri codici co- 
piati da Poggio: il Laurenz. 50. :U (Cicerone), e tre Vaticani, sui quali cfr. 
Dk NoLHAc ia biblioth. de F. Orsini 193-194. Sarebbe sommamente deside- 
rabile che venisse intrapresa la storia della collezione di Poggio. Nel 1439 
egli si costituì la biblioteca nel paese natio di Terra Nova, come scrive al 
Pizzolpasso in data ' Florentiae nonis februariis ' (1439): ' Construxi... bi- 
bliotheculam qnandam, receptaculum librorum meorum ' {Spicilegitcm ro- 
manum X 280). Da un' altra lettera, del 1449 [ih. 367), apprendiamo che 
porzione dei suoi libri erano (depositati o regalati?) in S. Apollonia. ' Sed 
ex Plutarcho solum habeo eorum virorum gesta, qnae l.eonardus Aretinus 
interpretatus est, et id volumen Florentiae est in sancta Apollonia, ubi re- 
clusa est portio quaedam librorum meorum '. 

'* K. S. in Museo ital. di antichità class. Ili 329 e 0. E. Schmidt Die 
handschr. Ueberlieferung der Brief'e Ciceros an Atticus, Leipzig 1887, 20: 
ora è a Berlino. 

1" Per costoro cfr. M. Lehnekdt in Zeitschrif't fur vergi. TAtteraturge- 
schichte N. F. XIV, 1900, 294. 

20 Luiso Bruni 102, 4; Branda aveva una collezione di libri, fra i quali 
un Grisostomo ib. 47. 

^1 Reco la prima parte di una Icjtterina del Capra da Costanza, cod, Am- 
bros. B 123 sup. f. 233 : ' Bartolameus de la Capra Mediolcmensis Archic- 



cap. IV) POGGIO 77 

Pizzolpasso: personaggi tutti che s'erano occupati di studi e 
taluni anche di ricercare e raccoglier codici. Quando per la 
fuga di Giovanni XXIII (21 marzo 1415) e la sua deposizione 
(29 maggio 1415) restò vacante la sede pontifìcia e si disciolse 
la curia, i curiali pensarono variamente alla propria sicurezza 
e ai propri interessi; Poggio invece approfittò di quell'ozio 
forzato per fare escursioni nei paesi vicini di Francia e Ger- 
mania in cerca di manoscritti. 

Quattro furono le escursioni di Poggio. La prima cadde 
nel 1415 tra la primavera e l'estate e fu diretta in Francia 
a Cluni, dove scoperse un codice di orazioni ciceroniane, che 
ne conteneva due allora ignote, p. Roselo Amerino e p. Mu- 
rena, e altre note, p. e, p. Gluentio. S' impossessò dell' esem- 
plare originario e lo mandò a Firenze; ivi lo esaminò Fran- 
cesco Barbaro l'estate dell'anno stesso. ^^ 

La seconda ebbe luogo nell'estate del 1416 al prossimo 
monastero di S. Gallo. Questa volta Poggio non andò solo, 
ma accompagnato da più altri, nominatamente Bartolomeo da 
Montepulciano e Cencio Eustici; e il provento fu assai pili 

piscopus Uberto Decemhrio. Cam serenissimns d. rex Romanorum ob cau- 
sam optet liabere reeollecta in umiin distincte et aperte omnia gesta Gaii 
lulii Cesarìs liicque noqueam rcqnisitiis satisfaccre voto suo cen opto propter 
incredibilem Ine libronim, curia Romana disressa, raritatem.... Datum Con- 
stantie die XYIII niaii 1416 '. Vediamo che sin da allora il Capra s'era messo 
al servizio dell' imperatore. Un'altra sua lettera porta la data : ' Constantie 
die decimo mensis madii 1418, xi, iiid. ' (Osio Documenti diplomatici II 68) ; 
nel luglio 1418 era con 1' imperatore * prope terram Aganor in Alamanea 
Argentine diocexis ' (Osio i6. II 65). Sui primordi della vita e della carriera 
ecclesiastica del Capra cfr. F. Novati Bartol. clella Capra ed i primi suoi 
passi in corte di Boma in Archivio stor. lomb. XXX, 1903, 369ss. 

22 R. s. in Studi ital. di filol. class. VII, 1899, 99-100. Le nuove ora- 
zioni scoperte si leggono trascritte in compagnia di molte altre nel cod. 
Laurenz. 48. 10 con la sottoscrizione: ' Post mille CCCC quintodecimo salva- 
toris anno . quinto id. febr. (stib^ fiorentino = 9 febbr. 1416) hoc volunien 
orationum XXVIII M. T. Ciceronis quod in CCC cliartis redactum est Ioannes 
Arretinus (celebre scrivano) absolvit Cosmae de Medicis loaunis f. '. Un ca- 
talogo di Cluni del sec. xn (L. Delisle Inventaire des ms. de la biblioth. 
Nation. Fonds de Cluny, Paris 1884) dà al n. 496: ' Volumen in quo con- 
tinetur Cicero prò Milone et prò Avito (= p. Cluentio Habito) et prò Murena 
et prò quibusdam aliis '. Suppongo che questo sia stato il codice scoperto 
e asportato da Poggio; e tale è l'avviso anche di A. C. Clark in The clas- 
sical lieview XVI, 1902, 327. 



78 POGGIO, l'aRAGAZZI, il rustici (cap. IV 

ragguardevole del primo, poiché si scopersero 1' Argonautica 
di Valerio Fiacco (lib. I-IV 317) e il commento di Asconio 
Pediano a cinque orazioni di Cicerone, seguito da un altro com- 
mento anonimo a quattro Verrine : opere nuove tutt' e due 
per quei tempi ; più un Quintiliano integro, che allora si pos- 
sedeva sol dimezzato. ^3 I codici vennero portati a Costanza 
e colà trascritti : ' horum quidem omnium librorum, scrive 
Cencio, exempla habemus';^' Quintiliano, Asconio e Valerio 
Fiacco furono copiati da Poggio (Asconio e Valerio FI. nel 
cod, Matritens. X 81) ;2' Bartolomeo e Zomino si copiarono 
Asconio, Bartolomeo in data da Costanza 25 luglio 1416 (cod. 
Laurenz. 54. 5), Zomino nella stessa città il 23 luglio 1417.'''^ 
Poggio e Cencio comunicarono subito l'importante notizia 
agli amici d'Italia: Poggio a Firenze al Niccoli, includendo 
nella lettera i sommari {capita librorum) di Quintiliano. La ri- 
sposta del Bruni 2^ è del 13 settembre 1416: data questa che unita 
a quella del 25 luglio dell'apografo di Bartolomeo ci assicura 
senza più nessuno scrupolo che la scoperta va collocata nel 
giugno e luglio del 1416. Poggio inoltre scrisse una lettera col 
fausto annunzio al bibliofilo Giovanni Corvini a Milano, ^^ indi 
mandò la stessa lettera, con opportune mutazioni, a Venezia 
a Guarino. ^^ Contemporaneamente comunicò Cencio le recenti 
scoperte^" a Francesco de Fiana a Roma con una lettera ras- 
somigliantissima a quella di Poggio al Corvini, sia per i sen- 
timenti espressi intorno allo stato miserando della biblioteca 
di S. Gallo, sia per gli autori rinvenuti ; dei quali Cencio 

2^ Sulle luciine dei codici mutili v. cap. I n. 64. 

2< QuKRiNi Diatriba pr aeliminar is ad Epistol. F. Barbari IX. 

2"' Cfr. P. Papini «tati Silvae ed. A. Klotz, Lipsiae 1900, XLIX. L'apo- 
grafo poggiano di Quintiliano non esiste, ma ne possediamo duo copie tratte da 
esso, il Vatic. Urbin. 327 e l'Ambros. B 153 sup., R. S. Spogli Ambrosiani 3r>0. 

*6 Zacharia Biblioth. Pistoriensis 47-48. 

2' F. P. Ltjiso, Bruni 103. 

■^^ R. S. Spogli Ambrosiani 351-354. 

2" R. S. Due questioni storico -critiche su Quintiliano in liivista di 
filologia XX 308. La data ' Constantiae XVII kal. ianuaiias 1417' va inter- 
pretata ' 16 dicembre 1416 ' e se n'era già accorto II. Hi.ass in Rhein. Mus. 
XXX, 1875, 459-461. 

3" ' bis proximis diebus ' Querini Diatriba IX. 



oap. TV) 



POGGIO E l'aragazzi 79 



omette bensì Quintiliano, ma nomina Asconio e Valerio Fiacco: 
di suo poi ne a^giun^e tre altri, o ch'egli stesso trasse alla 
luce che Poggio trascurò a cagione della minore importanza; 
e sono : Lattanzio T)e utroque ìiomine (= De opifìcio honiinis), 
Vitruvio I)e architedura e ' Priscianus quaedam Vìrgilii car- 
mina commentans ' (= Partitiones XII versuum Aeneidos): 
Vitruvio e Lattanzio già noti, Prisciano forse no. 

La terza escursione prese di mira nuovamente S. Gallo e 
avvenne nel gennaio del 1417. Infatti la lettera di Bartolomeo 
da Montepulciano al Traversar! è scritta da S. Gallo il 21 
gennaio; 3^ e in quella del Barbaro a Poggio del 6 luglio 1417 
è fatto cenno della vis hyemis e delle nives. ^^ In questa terza 
gita Bartolomeo ebbe quanto Poggio una parte principale e 
non subordinata, perché dell'esplorazione ricevettero entrambi 
r incarico ufficiale dalle maggiori autorità ecclesiastiche, come 
attesta il Barbaro, il quale fa pure comprendere che la gloria 
sarà ugualmente divisa tra i due.^^ Altre biblioteche, oltre 
S. Gallo, furono visitate ; Bartolomeo nella succitata lettera 
accenna a un monastero di eremiti ' in visceribus alpium si- 
tum ' (forse Einsiedeln) e poi ancora a tre altri a cui si diri- 
gerà (due dei quali furono le badie benedettine di Eeichenau 
e Weingarten)J* 



31 Traveesari Epistol. p. 984 : ' ex oppido S. Galli XIII kal. februarii '. 

32 Fr. Barbari Epist. p. 2. 

3' Fr. Harbari Epistol. p. 4, a Pofifgio : ' te et Bartholomaeuni ad hoc 
imiiius obeuiiduin summi et honestissimi Ecclesiae romanae principes de- 
lectos publice dimiserunt ' ; p. 6: ' haec litterariim semina, quae ve- 
stra ope et opera e (ierinania in Italiani deferetis, aliquando et Foggiana et 
Montopolitiana vocabnntiir '. Tra i promotori di questa terza escursione non 
dovremmo esitare a collocare il cardinal Branda, perché se non prese parte 
alle esplorazioni, certo s' interessava delle scoperte ; anzi egli trasmise a 
fìasparino Barzizza a Padova la copia del Quintiliano di S. Gallo. Gli scrive 
infatti il Barzizza: ' R.""" in Christo pater et d. d. mi singularissime. Red- 
diti sunt mihi quinterni quinque in fine Quintilliani.... Satis itaque de Quin- 
tilliano. Reliqua ad pueros vestros pertinentia curantur hic omni studio ac 
diligentia. Patavii pridie kal. aprilis ' (1417). La lettera non ha intesta- 
zione, ma è indirizzata a Branda, di cui il Barzizza aveva a scuola tre ni- 
poti ; R. S. Studi di G. Barzizza su Quintiliano e Cicerone 4; In. La 
scuola e gli studi di Guarino 26-27. 

3< Per questi monasteri cfr. H. Blass Jihein. Mus. XXX, 1875, 462. 



80 POGGIO 



(cap. IV 



Vediamo gli autori trovati. Intanto dalla lettera di Barto- 
lomeo veniamo informati che egli scopri a S. Gallo Vegezio 
Be veteri disciplina rei militaris e Pompeo Festo De signi- 
ficatione z;<?r6orwm (s'intende il compendio di Paolo) e moltis- 
simi altri che a redìgerne l'indice non basterebbe un giorno.^' 
Vegezio era già nella libreria del Petrarca; ma per Festo- 
Paolo sarà da ritenere questa la prima sua comparizione tra 
gli umanisti J»^ I rimanenti sono elencati nella suaccennata 
lettera del Barbaro (p. 2), cioè, escludendo i tre rinvenuti 
nella prima visita a S. Gallo: Tertulliano, Lucrezio,=^^ Manilio, 
Silio Italico, 3* Ammiano Marcellino, ^^ i grammatici Capro, 

^5 Si deve trattare di tutti i manoscritti di S. Gallo; ina la ragione vera 
per cui non dà almeno l'elenco dei principali sarà che egli non sapeva di- 
stinguere gli autori noti dai non noti. Tale ignoranza, che era un poco an- 
che in Poggio, nocque senza dubbio all'entità delie scoperte. Essi per ot- 
tenci'e sicuri orientamenti si rivolgevano al Traversar!, al Niccoli, al Bruni. 

3'5 R. S. in Museo ital. di antichità class. IH 352. Non bisogna però 
dimenticare che ci son codici di Festo copiati in Italia alla fine del sec. xiv, 
quali i Paris. 7574 A; 7662; 7664, Thewrewk in Mélanges Graux 660-661, 

3^ Di Lucrezio Poggio non portò seco l'archetipo, ma un apografo, cfr. 
M. Lehnerdt Lucretius in der lienaissance, (1904), 3-4, il quale dimostra 
che il testo di Lucrezio ebbe tarda e lenta diffusione. Sul luogo della sco- 
perta, certo molto lontano da Costanza, non si può fare veruna congettura 
plausibile. 

38 L' apografo di Silio posseduto da Luigi Petrone ha la nota : ' Nuper 
Constantiae a Poggio repertum est anno salutis MCCCCXYII ' (Mkhus Vita A. 
Travers. XL). La designazione Constantiae non va presa alla lettera, ma 
la data è giusta. L' apogr. nel cod. Vatic. Ottobon. 1258 ha la sottoscrizione: 
'In Sancto Gallo MCCCCXXYI iulii XVI '. La designazione in S. Gallo corno 
luogo della scoperta non ci pare improbabile; riferiamo invece la data non 
alla scoperta, ma alla copiatura. Il Clahk in 2'he class, lievieio XV 166 
tende a stabilire che di Silio si trassero copia tanto Bartolomeo quanto 
Poggio. 

3^ Per Ammiano citeremo la solenne testimonianza di Poodio Epistol. II 
p. 375 (anche in Spicilecj. rorn. X 311): ' Ammianum Marcellinum ego la- 
tinis musis restituì cum illum eruissem e bibMothecis ne dicam ergastulis 
fìermanorum. Cardinalis de Columna liabet eum codiccm, quem portavi, lit- 
teris antiquis, sed ita mendosum, ut nil corruptius esse possit. Nicolaus Ni- 
colus illum manu sua transcripsit in chartis papiri. Is est in bibliotheca 
Cosmi '. Ora è il cod. Vatic. 1873 sec. x (libri XIV-XXXI) e proviene da Fulda: 
f. 41 e 78 : ' monasteri! fuldensis est liber iste '. Sui margini ha note di mano 
del Bessarione, cfr. Gai{dthausex in Hermes VI, 1872, 244-245; da esso de- 
rivano direttamente o indirettamente tutti i manoscritti che possediamo, 
Cn. U. Clark The text tradition of Amm. MarcelUnus (cfr. Eevue critique 



cap. IV) 



POGGIO 81 



Eutiche e Probo, ^"^ tutti nuovi; nuovo al contrario non era, 
ma parve, L. Settimio, tutt' uno con Ditti, già posseduto dal 
Petrarca, il cui codice e i codici comunemente in uso man- 
cavano della prefazione di L. Settimio presunto traduttore: 
indi l'equivoco. 

Alla quarta escursione s' accingeva Poggio nel luglio del- 
l' anno medesimo (1417), di che aveva fatto parola in una let- 
tera a Guarino;" e l'aveva compiuta nel successivo settembre, 
quando già le notizie delle novissime scoperte erano giunte a 
Firenze.^* In quest'occasione percorse la Francia e la Ger- 
mania con un amanuense tedesco al suo servizio,'^' rintrac- 
ciando otto orazioni ciceroniane fino allora ignote: p. Caecina 
in Francia a Langres [in silvis Lingonum); le altre sette, in 
Pisonem, p. Rabirio Postumo, p. Rabirio perà, reo, p. Roseio 
comoedo e le tre Be lege agraria, parte in Francia, parte in 
Germania.** Assegniamo a questo tempo anche la scoperta 



13 giugno 1904, 474). Resta però dubbio se Poggio andò veramente a Fulda. 
Sappiamo dallo Zie(ìei.iuukii (citato da L. IJkmchs in lihein. Mus. N. F. 
XXVI, 1871, 688) che l'abate di Fulda portò dal suo convento a Costanza 
molti volumi : ' lectissima de sua bibliotheca exportari volumina iussit, 
quae magnani vero partem deinceps non sunt restituta '. Che ci fosse Am- 
niiano tra quelli ? 

^^ S'intenda V Ars minor di Probo o Instituta artium, R. S. Spogli 
Ambrosiani 296-297. Nei codici di Pio II e' era ' Probi grammatica ' (cfr. 
Ae. S. PiccoLOMiNi Opera inedita cur. Cagnoni, in Atti della r. Accademia 
dei Lincei Vili, 1883, 383, n. 37), 

^1 Scrive infatti il Barbaro nella sunnominata lettera p. 6 : 'etreliquam 
illam peregrinationem, ad quam, ut ad optimum ac doctissimum Guarinnm 
Veronensem scripsisti, probe te comparaveras '... 

■<" R. S. in Studi ital. di filol. class. VII 101. 

« PoGciT Epistol. I p. 80 al Niccoli in data ' lendini die X iunii ' (1422): 
' Ego vermis quondam conduxi scriptorem in <iermania '. 

^' R. S. in Studi ital. VII 101-103. Una copia dell'apografo poggiano 
è ora nel cod. Laurenz. Conv. Soppr. 13 (già della Badia di Firenze), con 
la seguente sottoscrizione alla p. Caecina, f. 21 : ' Hanc orationem antea 
culpa temporum deperditam Poggius latinis viris restituit et in Italiani re- 
duxit, cum eam diligentia sua in Gallia reclusam in silvis Lingonum adin- 
venissct conscripsissetque ad Tullii memoriam et doctorum hominum utili- 
tatem '. Ecco invece la sottoscrizione delle altre sette, f. 76 : ' Has septem 
M. Tullii orationes que antea culpa temporum apud Italos deperdite erant, 
Poggius florentiuus, perquisitis plurimis Gallie Germanieque summo cum 
studio ac diligentia bibliothecis, cum latentes comperisset in squalore et 

R. Sabbadini Le scoperte dei codici. 6 ' 



82 POGGIO 



(cap. IV 



delle Selve di Stazio, non ricordate dal Barbaro nella surri- 
ferita lettera; per le quali a ogni modo non esiste ormai 
dubbio che siano state trovate da Poggio. *''' Collocheremo 
inoltre qui il secondo codice integro di Quintiliano,*^ la Vita 
Aristotelis^'' e Columella,*^ autore non nuovo del resto, per- 
ché l'abbiamo veduto in possesso del Pastrengo. Del tempo 
che fu a Costanza Poggio rinvenne anche un quinterno di 
epigrafi ;^^ e alcuni CommentarioU notarum:^^ ma è incerto in 
quale delle escursioni. ^^ 

sordibus in lucem solus extulit ac in pri.stinani dignitatem decoremque re- 
stituens latinis musis dicavit '. Le stesse otto orazioni con la sottoscrizione 
si legrgono anche nel cod. di Siena H VI 12 (N. Terzaghi De cod. latinis 
philol. qui Senis in bibl. publica adservantur 13, estratto dal JBullettino 
Senese di storia patria X, 1903). 

*^ Ogni dubbio è dissipato dalla stessa testimonianza di Poggio, cfr. 
Clark in The class. Beview XIII, 1899, 125 ; 126. 

■** R. S. Due questioni storico -critiche su Quintiliano in Mivista di 
filol. XX 809-310. Questo secondo Quintiliano non Io trascrisse, ma se ne 
portò seco l'archetipo; scrive infatti (Epistol. I p. 304, del 1429) in pro- 
posito del Plauto orsiniano: ' Liber est illis litteris antiquis corruptis, quales 
sunt Quintiliani ', 

^^ Luiso Bruni 140 (lettera a Poggio) : ' Commentarla illa tua de bi- 
bliothecis (ìermanorum eruta ad vitam Aristotelis componendam '. 

<* PoGGii Opera, Argentorati 1513, f. 147 (Dial. de infelicitate princi- 
pum) : * Suscepit hic (Poggius) olim diligentiam et laborem pei-agrandae 
Alemanniae librorum perquirendorum gratia... Nam octo Ciceronis orationes, 
integrum Quintilianum, Columellam, qui antea detruncati et deformes, et 
item Lucretii partem pluresque alios latinae linguae auctores praeclaros 
restituit nobis '. Del resto il Columella del cod. Paris, lat. 6830 A porta la 
data del 1409. 

*^ ' apud Germanos ' e ' apud Alemannos ', com' egli attesta ; I. B. De 
Eossi Inscription. christ. urbis Bomae II 11 (Poggio oltre a ciò si allestì una 
propria silloge epigrafica verso il 1429, ib. 339). La famosa silloge epigrafica 
conosciuta col titolo di Einsiedlensc proveniva dal monastero di Reichenau ; 
e a essa era affine il quinterno epigrafico asportato da Poggio, ib. 9-11. Chi 
volesse lavorar di fantasia, potrebbe supporre che quel quinterno fosse stato 
rinvenuto a Reichenau nella terza escursione. 

^^ R. S. Spogli Ambrosiani 295. 

^1 Vespasiano Vite II 202-203 dà 1' elenco delle scoperte di Poggio a Co- 
stanza, ma confondendo notizie di trovamenti avvenuti in altri luoghi e 
per opera d'altri. Bisogna escludere il De orat. e le Epistul. ad Att. di 
Cicerone, Cornelio Celso, Gellio e le ultime dodici commedie di Plauto. Non 
so che dire delle Verrine di Cicerone e della cronaca di Eusebio. La falsa 
notizia delle Epistul. ad Att. anche in Flavio Biondo, cfr. A. Viertel in 
Bhein. Mus. N. F. XXXVI, 1881, 150-152. 



cap. IV). 



POGGIO 83 



* 
* * 



Con l'elezione di papa Martino V il di 11 novembre 1417 
lo scisma era finito e finito del pari il compito del concilio ; 
la curia perciò il 16 maggio 1418 parti da Costanza per re- 
stituirsi all'Italia. Poggio la segui sino a Mantova; ma dal 
nuovo pontefice non fu confermata a lui, ne ignoriamo i mo- 
tivi, la fiducia che gli avevano concesso gli altri; onde bru- 
scamente lo abbandonò, mettendosi ai servigi del cardinale 
inglese Beaufort, che lo portò seco in Inghilterra. Senonché 
alle promesse e alle aspettazioni non corrisposero gli effetti ; 
e i quattro anni e mezzo (1418-1423) trascorsi a Londra non 
contano tra i più felici nella vita di Poggio. Ma se poco o 
niun vantaggio ne ebbe egli, non ne restarono privi gli studi, 
poiché nel viaggio verso l'Inghilterra scopri a Parigi ' una 
cum aliis rebus ' un Nonio Marcello, che mandò subito a Fi- 
renze, sebbene forse colà potevano averne ricevuta copia dal 
circolo veneziano; a Londra o in quei luoghi vicini rinvenne 
una ' particula ' di Petronio, autore nuovo anche per il Nic- 
coli, a cui lo mandò, e la Bucolica di Calpurnio, nota bensì 
ai Veronesi, ma rimasta inaccessibile al Petrarca e non per 
anco entrata a quel tempo nel commercio letterario.^^ Nel ri- 
torno d'Inghilterra al principio del 1423 prese la vìa della Ger- 
mania risalendo il Reno ; e giunto a Colonia vi trovò un altro 
frammento di Petronio, il libro XV, che si fece trascrivere e 
spedire a Roma, dove gli pervenne il maggio dell' anno me- 



52 PoGGii Epistol. I p. 148 al Niccoli : ' Mittas etiam libellmn Nonii 
Marcelli, quem ad te misi una cum aliis rebus ex Parlalo scriptum litteris 
antiquis '. Non capisco perclié lo chiami Kbellum: sarà librum illum^ Ib. 
p. 38 al Niccoli ' Londini die XIII iunii ' (1420): ' De Petronio Arbitro quod 
scire cupis quid tractet... Est autem homo gravis, versa et prosa constans... ' ; 
p. 91 allo stesso : ' Mittas ad me oro Bucolicam Calpurnii et particulam 
Petronii quas misi tibi ex Britannia '. S' aggiunga dal suo epistolario (in 
Spicilegium romanum X 365 a Giacomo Bracelli) quest'altra notizia: ' Si- 
gebertus monachus gerablacensis... historiaui a Theodosio imperatore usque 
ad aetatem suam... complectitur... Hunc ego librum cura in Ànglia in mona- 
sterio quodam repertum legerera, transcripsi nonnulla \ 



84 POGGIO (cap. IV 

desimo. 5^ In questo ritorno non pare abbia impreso escursioni 
in paesi tedeschi lontani dal suo cammino ; e certo non andò 
né allora né prima a Korvei, che gli rimaneva veramente 
troppo fuori di mano, nonostante che fin da quando dimorava 
a Londra vi fosse stato eccitato dal Niccoli; ma egli gli aveva 
risposto che prestava poca fede alla voce, giunta pure a lui, 
di un gran numero di codici conservati a Korvei e che in 
ogni modo quello era un paese di briganti.''* 

Qui si chiude il periodo eroico delle scoperte di Poggio, 
con le quali oscurò i suoi predecessori, il Petrarca non escluso; 
e per quanto sia stato aiutato da altri e porzione non piccola 
della lode tocchi a Bartolomeo da Montepulciano, l' idealità 
dell' esploratore e dello scopritore in lui solo sì è impersonata 
e il suo nome traversa i secoli glorioso come quello di tutti 
i geni. 

53 PoGGii Epistol. I p. 91 al Niccoli ' Romae XXVIII maii 1423 ' : ' Allatus 
est mihi ex Colonia XV liber Petronii Arbitri, quem curavi transcribendum 
modo cum illac iter feci '. 

^ Ib. p. 43 al Niccoli ' die XXIX octobris ' (1420): ' Nam de monasterio 
Corbeio, quod est in Germania, non est quod speres. Dicitur multos esse in 
eo libros ; non credo rumoribus stultorum; et si vera etiam essent quae di- 
cuntur, patria omnis latrocinium est '. Con ciò cade la supposizione di una 
visita fatta colà da Poggio, come pensò p. e. O. E. Schmidt Gian Fran- 
cesco Poggio Bracciolini, 1886, 20 (estratto dalla Zeitschrift f. allgm. Ge- 
schichte). 

Giunta alle n. 22 e 26. È uscito ora negli Anecdota Oxoniensia, Clas- 
sica! series, X, Oxford 1905, il lavoro di A. C. Clark The vetus Cluniacensis 
of Poggio, dove si mette fuori di dubbio che il codice delle orazioni cice- 
roniane scoperto da Poggto a Cluni fosse quello che nell'antico catalogo del 
monastero portava il numero 496. Le orazioni in esso contenute dovevano 
esser cinque : p. Milane, p. Cluentio, p. Murena, p. Sex. Boscio, p. Caelio 
(p. LXIII). Si noti inoltre che il cod. Laurenziano 54. 5 non fu scritto da Bar- 
tolomeo da Montepulciano, ma dal suo copista (p. VI-VII). 

Non possiamo invece seguire il Clark dove assegna la scoperta al 1414 
anche al 1413 (p. III; XXXIX s. ; LXIV), poiché l'anno 1415 sia àeWEpist. 
IV 4 del Bruni (2 gennaio) sia della sottoscrizione del cod. Laurenz. 48. 10 
(9 febbraio) va calcolato secondo lo stile fiorentino e corrisponde perciò al 
1416. La cronologia stabilita da noi a p. 77 posa su basi incrollabili. 

Ai codici registrati dal Clark p. XXXIX e LXI si aggiunga il Senese 
H VI 11, che oltre alle orazioni cluniacensi comprende le altre otto, sco- 
perte da Poggio parte in Francia parte in Germania (N. Terzagiii, in Studi 
ital. di filol. class. XI, 1903, 412; si veda anche il cod. H XI 64, ib. 423). 



CAPITOLO V 



Le esplorazioni in Italia 

(1420-1430) 



a) Gli umanisti fiorentini. 

Eimesso piede a Roma e riconquistato in curia il suo an- 
tico posto, Poggio non abbandonò intieramente le ricerche dei 
codici. Già nel 1425, riprendendo le pratiche avviate dagli 
amici di Firenze, era sulle tracce del Frontino De aquaeduc- 
tibus della biblioteca di Monte Cassino e trattava con l'ammi- 
nistratore della badia per ottenerlo; ma per il momento non 
ne venne a capo; solo nel luglio del 1429, quando andò egli 
in persona a visitare la badia, ne trasse e portò seco il ma- 
noscritto frontiniano, al quale era congiunta la Mathesis di 
Firmico. ^ Frontino tornava alla luce la prima volta, Firmico 
vedemmo già nella libreria del Petrarca. In quel medesimo 
anno (1429) Poggio venne in possesso del Fragmentum Arati 
di Germanico scoperto in Sicilia ; ^ e nel 1431 di una ricca col- 
lezione di Epistole di Girolamo.' 

1 PoGGii Epistol. I p. 154; 155; 159; 164; 166; 167; 168; 170; 284; 
804; Id. Historiae de varietale fortunae, Lutet. Paris, 1723, I 16: ' lulius 
Frontinus, quem libellum ipse paulo ante reperi absconsum abditumque in 
monasterio Cassinensi'; Teaversari Epistol. Vili 42; 43; R. S. in Studi 
itaì. di filol. class., VII, 1899, 132-133. 

* Comprendeva gU Aratea di Germanico 1-430 e il fragra. IV 52-163. 
Una raccolta più copiosa era in mano, come s' è detto (p. 35), del Salu- 
tati, cfr. R. S. ib., 117-118, 

3 Teaversari Epist. Vili 36, del 1431. 



86 GLI UMANISTI FIORENTINI 



(cap. V 



L'esempio e gli splendidi successi di Poggio animarono 
viepiù gli umanisti alle investigazioni. Dei reduci dal concilio 
di Costanza il cardinal pisano Adimari frugò nel 1418 le bi- 
blioteche di Spagna e si credette d'avervi trovato Pompeo 
Trogo;* l'arcivescovo Capra segui l'imperatore in Germania 
e nel 1422 mise gli occhi su una famosa raccolta di mano- 
scritti, dalla quale ad altri era riservato trasportare in Italia 
cospicui saggi; 5 il pistoiese Zomino si stabili a Firenze e ivi 
continuò ad arricchire la sua libreria, che contava quando mori 
115 volumi. 6 E al pari di Zomino attendevano in quello stesso 
tempo a formarsi in Firenze una biblioteca privata Matteo 
(1397-1436) di Simone Strozzi ^ e Angelo di Zanobi Gaddi,^ del 
quale ultimo i codici con tanti altri della sua famiglia anda- 
rono pili tardi a ingrossare il patrimonio della Laurenziana. 

Che diremo dell'infaticabile Niccoli, che non lasciava sfug- 
gire occasione di impadronirsi de' nuovi ritrovamenti ? Sin dal 
1421 almeno era entrato in potere di tre interessanti novità 
rettoriche: gli ScJiemata di P. Eutilio Lupo,^ le Figurae di 

i Travkksaki Epist. VI 14, del 1418. 

5 R. S, in Studi ital. VII, 128-129. 

''' Il catalogo in Zacharia Biblioth. Pistoriensis, 37. Tre altri codici dì 
Zomino sono ora in Francia: il Paris, lat. 18528 e due del duca De la Vallière, 
n.i 2296, 2297 (L. Delisle Le cabinet des ms. de la bibl. Nation., II 4l7). 

7 A. DELLA Torre Storia dell' Accademia platonica di Firenze, Firenze 
1902, 289-290. A Siena è Cicer. Tuscul. copiato per uso di Matteo nel 1419, 
cfr. N. Terzaghi in Studi ital., XI 420 ; per lui fu copiato nel 1418 anche 
il cod. Magliabech. VI 185 Cicer. De orat. e Or. mutili (Galante in Studi 
ital, X 335). 

8 Bandini Cod. lat. V 722 (indice); V 384 (un codice copiato dal Gaddi nel 
1414); Mkhus Vita A. Travers. , CCXXXVIl; CCLXXVI (un codice copiato 
nel 1441). L' inventario di Francesco di Angelo Gaddi nel 1496 conteneva 180 
manoscritti (Gottlieb Ueber die mittelalt. Biblioth., Leipzig 1890, 191-192). 

9 Traversari Epistol., Vili 7 al Niccoli: ' Rutilium F.upum cum flguris 
graecis ad te raitto '; la data della lettera è il 1421, R. s. Biografia di G. 
Aurispa, 13. Travers. Epist. XXIV 38 (del settembre 1428), il Filelfo al 
Traversari : ' Item et quae inveniuntur Lapi (= Lupi) ornamenta rhetorica 
milii transcribi veliera '; XXIV 39 lo stesso allo stesso (' ex Bononia IX kal. 
octobr. MCCCCXXVIII '): ' Lapum (== Lupum) visere et liabere cupio; quare 
ve! venalem illuni milii compara '. Il Filelfo aveva bisogno di Lupo, perché 
giusto allora era intento a limare la sua traduzione della Bhetorica ad 
Alexandrum. Le tre opere accennate sono comprese nel cod. Laurenz. 38- 
25 sec. XY : Petronii Arbitri Satyricon ; Prisciani sophistae Ars praeexerci- 



cap. V) 



IL NICCOLI 87 



Aquila Komano e le Praeexercitationes di Ermogene nella tra- 
duzione di Prisciano. Verso quel tempo o non molto dopo venne 
nelle sue mani un' altra opera di Prisciano De mensuris et pon- 
deribus, le ' Antonianae perfectae ' (= Filippiche) di Cice- 
rone e un manoscritto germanico delle opere filosofiche dello 
stesso autore ^° e forse il celebre ' codex Florentinus ' di S. Marco 
dell'Agricultura di Catone e Varrone." Nel 1424 fece due pre- 
ziosi acquisti nel campo della letteratura cristiana : VApolo- 
geticus di Tertulliano ^^ e un ' famosissimum volumen ' di Gi- 

tationum secundum Hermogenemvel Libanium; P. Kutilii Lupi Schemata 
ex graeco versa Gorgia ; Romani Aquilae Libellus de figuris rhetoricis. 
L'esemplare di queste opere venuto in luce nel 1421 o prima s'è perduto; 
gli altri tre apografi del sec. xv sono il Laurenz, 47. 31, il Vindobon. 179 
e il frammento Riccardiano. Ce n'era un altro nella biblioteca del duca 
d'Urbino : ' Rutilii schemata e graeco conversa. Aquilae Romani de figuris 
oratoriis ' ecc. (nel catalogo del sec. xv di Federico Veterano, C. Guasti in 
Giorn. stor. degli archivi toscani, VII 139 n.° 441). Sulle Praeexercitationes 
di Ermogene vedi R, S. Spogli Ambrosiani 288-289 ; 312, 1 ; sul De pon- 
deribus di Prisciano ibid. e Traveesari Epistol. Vili 18 (del 1426?). 

i<* R. S. Biografia di G. Aurispa 50 : l'Aurispa scriveva al Traversari 
nel 1430 chiedendo ' Antonianas Giceronis perfectas, ut nuper inventae sunt '. 
Sarà stato l'apografo poggiano del 1403 (sopra p. 76)? Il cod. filosofico di 
Cicerone, ora Laurenz. S. Marco 257 sec. x, proveniente dal Niccoli, porta 
la nota : ' Werinharius episcopus dedi sanctae Mariae ' (li. Ebeling in Phi- 
lologus XLIII, 1884, 705-706, Chatelain Paléographie des class, latins 
pi. XXXVIl). Nello stesso anno 1430 l'Aurispa domandava anche un ' Vir- 
gilium antiquura ', che era nel monastero degli Angeli, B. S. ibid. ; e 
' volumen illud Nicolai antiquum, ubi aliquae orationes ciceronianae sunt 
et pars quaedara Sallustii ', ib. 52. 

11 Poggio (Epistol. I p. 188) scrive al Niccoli in data settembre 1426 : 
' veliera quoque mitteres niihi Catonem et Varronem de agricultura '. Po- 
trebbesi credere che Poggio domandasse quello che è ora il cod. Paris, lat. 
6884 A, quando fosse dimostrato, ciò che non fu fatto ancora, che esso pro- 
venisse dalla biblioteca Medicea. Per le notizie sul ' codex Florentinus ' per- 
duto vedasi l'edizione di Catone e Varrone del Keil, Lipsiae 1884, III-VIII. 
— Su uno Svetonio del Niccoli cfr. Traversari Epistol. Vili 4 (del 1423). 
Non sappiamo in che tempo il Niccoli si traesse la copia di Columella, alla 
quale accenna il Poliziano Miscellan. XXXV ; ' item alter (Coluraellae co- 
dex) e publica eiusdem gentis (Medicae bibliotheca), quem de vetusto exem- 
plari Nicolaus Nicolus... sua manu perscripserit '. Quel vetustum exemplar 
sarà stato del Boccaccio? 

12 Traversari Epistol. Vili 6 del 1423; Vili 3; Vili, 10 del 1424. Appena 
ricevuto VApologeticus, il Traversari scrive (Vili 10) al Niccoli: * Cum ar- 
dore maxime et studio continuo legere incepi ; occurritque vera de ilio viro 
a maioribus lata sententi^, quod scilìcet obscurus in loqueudo sit '. 



88 IL NICCOLI, IL TKAVERSAKI (cap. V 

rolamo, che la ' falsa et stolida ' opinione volgare riteneva 
autografo.^' 

Coadiuvato dal Traversar! incaricava delle ricerche chiun- 
que avesse modo di visitar monasteri. Talvolta provavano delle 
amare delusioni o per l'ignoranza degli esploratori, come ac- 
cadde nel 1428 per le Epistulae di Girolamo, ^* o per la loro 
mala fede, come avvenne nel 1431 di una strepitosa scoperta 
di opere ' venerandae vetustatis ', che fecero saltar di gioia il 
Traversari.^^ Qualche altra volta le liste dei codici trovati non 
contenevano nulla di nuovo: e tale fu quella mandata da An- 
tonio di Pistoia nel 1423;^^ ma non dovettero rimanere insod- 
disfatte le speranze fondate nel 1424 sulle ricerche presso il 
monastero Clariense (di Chiara valle ?) e presso la Certosa di Fi- 
renze. ^^ L'anno stesso avevano ricevuto, con l'intervento pare 
di Cosimo de' Medici, un indice dei codici di Monte Cassino ; 
e di essi stuzzicavano la curiosità del Traversari soprattutto 
il Dialogus di Desiderio, e il codice di Frontone, che era poi 
Frontino I)e aquaeductibus ; ma toccò loro aspettare fino al 1429 
e allora per mezzo di Poggio ebbero Frontino (sopra p. 85), 



13 Travkrsari Epistol. vili 8. Per altri autori cristiani cfr. Vili 12; Vili 
39 del 1424, Vili 16 del 1426 e VI 31 del 1429, cioè : Augustini De Trini- 
tate; Contra Academicos ; De utilitate credendi ; Confessiones (anche Vili 
23) ; De doctrina Christiana; De musica (questi due ultimi del Traversari) ; 
Cypriani Opuscula (del Traversari) ; due esemplari di Lattanzio e le Col- 
lationes di Giovanni Cassiano. Sul Terenzio del Niccoli, ora Riccard. 528, e 
su un Lattanzio vedi F. Pintob Per la storia della libreria Medicea nel 
Uinascimento {Nozze Salaris-Parducei), Firenze 1904, 13-14. 

1' TRAVERSARI Epistol. XXV 3, dcl 1428, come è dimostrato da R. S. Gua- 
rino Veron. e gli archetipi di Celso e Plauto, 23. Frate Lupo credeva di 
possedere un'importante raccolta delle Epistulae di Girolamo, ma era uno 
di coloro ' qui nondum discernere norunt Inter barbara et latina opuscula '. 
Dello stesso codice si parla in Traversari Epist. Vili 14, da assegnare perciò 
al 1428, dove il Traversari scrive : ' accepi hodie diu expectatum indicem 
epistolarum S. Hieronymi.... Ipsum ad te uìitto ut animadvertas viri levi- 
tate ni '. 

'5 Traversari Epist VIII 38, del 1431. 

i« Traversari Epist. Vili 5, del 1423. 

1^ Ib. Vili 8, del 1424. Nella Certosa Ciriaco d'Ancona vide ' eximium 
FI. losephi de iudaìca antiquitate libruni ' (F. Scalamonti Vita Kyriaci in 
G. CoLucci Antichità picene, XV, XCII). 



cap. V) IL NICCOLI, IL TKAVERSARI 89 

Desiderio e la Historia Casinensis coenohii, altrimenti detta 
Legenda S. Benedicti longa.^^ 

In particolar modo le mire dei due umanisti si puntarono 
verso un ' famosissimum principaleque monasterium ', nel quale 
non esitiamo a riconoscere la badia di Nonantola, vicino a Mo- 
dena. Avevano affidato l'incarico di visitarla ad Antonio Per- 
rantini, che vi si recò difatto nel marzo del 1424; ma cosi di 
fuga, che ebbe appena il tempo di dare un'occhiata ai nume- 
rosi manoscritti e inviargliene un elenco assai sommario : som- 
mario, ma pur tale da destare la nostra ammirazione: 49 vo- 
lumi di Agostino, 17 di Girolamo, 16 di Gregorio Magno, 9 di 
Ambrogio, 3 di Ilario, uno di Cipriano. ^^ Nel giugno, sempre 
di quell'anno, Cosimo de' Medici si recava per affari pubblici 
a Bologna ; e a lui si raccomandarono il Niccoli e il Traver- 
sari i)erchc impegnasse il vescovo di quella città Niccolò Al- 
bergati a ottener loro da Nonantola le Epistole di Ignazio.^" 

Né indarno venne impegnato l'Albergati, poiché era suo 
segretario Tommaso Parentucelli, giovine di ingegno svegliato, 
indefesso ricercator di codici ed entusiasta delle idealità uma- 

18 Teaversari Epistol. vili 8 ; 9 ; 10 del 1424 ; XI 75, del 1433, anno in 
cui il Traversari fece copiare per l'abate di S. Michele a Venezia il Dia- 
logus di Desiderio e la Histor. Casin. coen.; perciò a Firenze li avevano già. 

w Traversari Epistol. Vili 1, del 1424. Riporto il passo, perché con esso 
si integrano le notizie sui codici di Nonantola, pei quali vedi T. Gottlieb 
Ueher mittelalterliche Bibliotheken, 212-215; 416. 11 Traversari al Niccoli: 
' Antonius (Ferrantinus) ille noster, cuni ad famosissimum principaleque 
monasterium se contulisset, ubi vix diei dimidium exegit, quadraginta et 
novem Augustini volumina, Hieronymi decem et septem, Gregorii sexdecim, 
Ambrosii novem numeravit.... Oflfeudit Hilarii volumen, in quo contineban- 
tur ista notissima : de trinitate libri XII; cantra Constantium liber I mis- 
sus ad Constantinum ; ad etindem libri II; Epistola cantra Arianos vel 
cantra Auxentium mediolanensem ; Epistola eiusdem cantra Arianos et 
praevaricatores Arianis adquiescentes ; Blasphemiae Auxentii; Versus de 
Hilaria; Epistola eiusdem ad filiain suam ; Hymnus eiusdem de spirituali 
prato, item de balteo castitatis et alia. Volumen aliud eiusdem super Mat- 
thaeum. Item super psalmos aliud, Cypriani opuscula et epistolae et in fine 
tres epistolae de duabus montibus, de iudaica incredulitate.... Datur opera 
diligens et solers ut volumen illud deferatur ad nos '. 

2" Traversari Epistol. Vili 9, del 1424 : ' et ut (Cosmus) episcopi Bono- 
niensis imploraret auxilium ad eruendas ex principali monasterio Ignatii 
epistolas, stimulos admovi '. 



90 TOMMASO PAEENTUCELLI (cap. V 

Distiche, le quali più tardi portò sul trono pontificio, quando 
lo sali col nome, meritamente divenuto glorioso, di Niccolò V. 
Tommaso aveva ben presto attirato su di sé gli occhi del cir- 
colo fiorentino, e il Traversari sin dal 1423 ^^ lo chiamava 
' clarus et acutissimus et humanissimus vir ', giudizio che il 
giovine pienamente confermò nelle esplorazioni ai monasteri 
di Lombardia, Emilia e Komagna. La prima ebbe luogo o alla 
fine del 1425 o al principio del 1426 alla tanto sospirata ba- 
dia di Nonantola, donde trasse fuori le Epistulae di S. Am- 
brogio e un ' volumen pervetustum ' di Lattanzio, contenente 
l'opera maggiore e i tre opuscoli minori : il De ira dei, il De 
opificio hominis e V Epitome (frammentaria), nuova quest'ul- 
tima agli umanisti. Tolse seco i due codici e li portò a Fi- 
renze al Niccoli, perché se li copiasse, verso la metà del 142G, 
quando passò di là con l'Albergati che andava a Koma a pren- 
dervi il cappello cardinalizio. ^^ Quel Lattanzio è ora il cod. 701 
dell'Università bolognese, prezioso e venerando volume. 

La seconda esplorazione, più varia e pili estesa, si connette 
coi viaggi diplomatici del cardinale Albergati, che trattando 



'-^i Tkavkrsari Efistol. Vili 5. 

52 Travkksaki Epistol. vili 16; 27. Le notizie sul ' Lactantius vetustus ', 
suìV Epitoma e sul l'arentucelli sono confermate in K, S. La scuola e gli 
studi di Guarino, 100; 194; per il viaggio a Roma Id. Guarino Ver. e gli 
archetipi di Celso e Flauto, 23. La copia deìV Epitome di data più antica 
è nel cod. Harleian 3161 del 1427. 11 testo deìV Epitome era mutilo sin dai 
tempi di Girolamo e infatti tutti i codici, meno il Torinese, recano solo la 
seconda metà, 51(56)-68t73) ; e il copista del cod. Laureuziano del 1458 (Ban- 
DiNi Cod. lat. 1 662), che trascrisse tutto Lattanzio compreso il frammento 
diiW Epitome, nota: 'In isto libro continentur omnia opera Lactantii quae 
reperiuntur ad praesens '. Il codice più antico e più famoso di Lattanzio è 
il 701 dell'Università di Bologna sec. vi-vii, proveniente dal monastero di 
S. Salvatore di quella città. Comprende i 7 libri delle Institutiones, il De 
ira divina come lib. Vili, il De opificio divino come lib. IX e V Epitome 
come lib. X (L. Caeli Fiumiani Lactantii Opera omnia ree. Bra ndt et Laub- 
mann, 1890, I, XIIIs). Non mi par dubbio che il cod. Bolognese sia il 'vo- 
lumen pervetustum' trovato dal Parentucelli a Nonantola nel 1426. N el ca- 
talogo di Nonantola del 1166 leggiamo, n. 15: 'Lactantii volumen unum' 
(G. Beckkr Caialogi biblioth. antiqui, Bonnae 1885, 220). Le ' opere di santo 
Agostino, in dodici bellissimi volumi, tutti fatti di nuovo con grandissimo 
ordine' (Vespasiano Vite I 34), possedute dal l'arentucelli saranno state co- 
piate di sui 49 volumi agostiniani di Nonantola. 



cap. V) IL P AEENTUCELLI , IL NICCOLI 91 

da intermediario la pace tra il Visconti e la Serenissima per- 
corse dall'agosto del 1427 in poi la Lombardia e la Venezia. 
Conchiiisa nell'aprile del 1428 dai belligeranti la pace a Fer- 
rara, di là l'Albergati col Parentucelli si restituirono a Bolo- 
gna, ^s Di questi viaggi approfittò il nostro Parentucelli per 
visitare chiese e monasteri : la ' Chartusia gallicana ', che sarà 
la Certosa di Pavia, la cattedrale di Lodi, il monastero dì 
Pomposa. Ne riportò un ' Lactantius vetustissimus ', non è 
detto di dove; dalla cattedrale di Lodi un ' vetustissimum 
volumen ' di Epistolae romanorum pontificum; da Pomposa 
Ilario di Poitiers Super aliqiiot psalmos e dalla Certosa un 
volume con Omelie e altri opuscoli di Basilio tradotti e le 
lungamente bramate Epistolae (XII) di Ignazio; un secondo 
volume con Ireneo Cantra haereses libri quinque gli era stato 
promesso alla restituzione del primo. ^^ 

Venne poi l'occasione che anche il Niccoli intraprese un 
viaggio; e l'occasione, poco gradita, gliel' offerse l'epidemia 
scoppiata a Firenze, per fuggir la quale riparò negli anni 1430 
e 1431 un po' a Venezia un po' a Verona. Ne approfittò per 
rovistare le biblioteche e ne raccolse buona messe. Tutti i co- 
dici rintracciati se li trascrisse da sé: nel dominio degli studi 
sacri i due opuscoli di Lattanzio Be ira e Be opificio, che 
oramai non erano più una novità; nuovo al contrario era il 
Pastor (di Hermas, tradotto in latino), che fece balzar dì gioia 
e exìlivi laetìtia ') il Traversari, perché lo credeva perito ; e 
il Libellus ad Renatum monachum del vescovo Asterio (che 
non riesco a identificare). Nel doniinio degli studi profani 
rientrano i Fragmenta di Cornelio Celso, ch'egli si trasse dal 
cod. ora in Laurenziana (73. 1) e allora a Milano, probabil- 
mente presso Cambio Zambeccari ; ^s Asconio Pediano, che do- 
veva già essersi copiato a Firenze dall'apografo di Poggio, 



23 Fantuzzi Scrittori bolognesi, I 114-115. 

24 Traversar: Epistol. XXY 3, del 1428 ; per la data v. sopra n. 14. I co- 
dici di Pomposa furono rimessi dal Traversari al Parentucelli nel marzo 1431, 
Id., Epist. Vili 36. 

2s R. s. I codici della medicina di Corn. Celso in Studi italiani. 
Vili 16. 



92 IL NICCOLI 



(cap. V 



stato per molti auni in sua mano;^^ e finalmente gli ultimi 
quattordici libri di A, Gellio.^^ I codici di Gellio anteriori al 
sec. XV si dividono in due famiglie, l'una comprendente i 
libri I-VII, l'altra i libri IX-XX;^^ e le due parti furono, si 
dice, ricongiunte solamente nel sec. xv, ma sempre con l'as- 
senza del lib. Vili, che andò irreparabilmente perduto. Per- 
ciò quando gli umanisti parlavano del ritrovamento di un 
Gellio integro, ^^ dobbiamo escludere d'aver a che fare con un 
testo di tutti i 20 libri completi: si sarà trattato invece o di 
false notizie o tutt'al più di codici che recassero ricongiunte 
le due parti. E che questa seconda ipotesi sia da preferire 
verrebbe confermato dal Gellio suaccennato del Niccoli con 
gli ultimi 14 libri, ossia, lasciando fuori l'VIII, coi libri VI- 
VII; IX-XX: un testo insomma mutilo si al principio, ma che 
originariamente formava un unico corpo; onde il ricongiun- 
gimento delle due parti rimonterebbe a un tempo anteriore 
al sec. XV. 30 

Al ritorno del Niccoli dal suo viaggio ne intraprese uno 
il Traversali, pili lungo, che occupò tutti gli anni 1432, 1433 
e 1434, e di indole differente, essendo egli stato incaricato, 
come generale dei Camaldolesi, di una visita disciplinare ai 
monasteri ; ma fu insieme un viaggio fecondo per gli studi e 



2" PoGGii Epistol. I p. 303, del 27 dicembre 1429, al Niccoli ; lo rimpro- 
vera di essersi tenuto tanto tempo il suo Asconio, Inoltre a Firenze era 
giunto anche l'apografo di Zomino; onde non comprendiamo che codice 
abbia avuto ora sotto gli occhi il Niccoli. 

2' Per tutti questi trovamenti vedi Teaversari Epistol. Vili 2, del 1431; 
la data in R. S. Guarino Ver. e gli archetipi 27. 

•" Il Petrarca cita I 24 e XIII 11 (A. Gelli Noet. Attic. ed. Hertz II, 
XLII), conosce perciò le due metà: ma saranno state unite? 

"^ Secondo una lettera del Salutati, I p. 203 del 137r), presso gli eredi del 
bolognese Giovanni Calderini esisteva ' totus Agellius'; e secondo una let- 
tera di Poggio lib. VIII 24, del 1441, Alfonso vescovo di Burgos aveva tro- 
vato ' A. Gellium integrum ncque lacerum, ut noster est '. Nel medio evo 
e nei primordi del Rinascimento scrivevano Agellius. 

30 I 14 libri di Gellio furono ' diligentissime transcripti ', com'è detto 
nella' lettera del Traversare II Poliziano Miscellan. XLI parla di un codice 
di Gellio ' ex bibliotheca publica Medicae familiae quem Nicolaus Nicolus 
ex vetustissimo cxeraplari fldeliter... descripserit '. Non ho modo di verifi- 
care se si tratti dell'apografo dei 14 libri di cui qui si parla. 



cap. V) 



IL TEAVEKSARI 93 



non meno glorioso delle geniali escursioni di Poggio in Ger- 
mania e in Francia. Che se non ne trasse nuovi autori quanto 
Poggio, ciò è da ascrivere a due ragioni indipendenti dalla 
volontà del Traversari: l'una che i principali rinvenimenti 
erano già stati fatti dai predecessori, l'altra che le biblioteche 
da lui visitate non contenevano i tesori di quelle di Francia 
e di Germania; però a suo maggior onore torna il merito 
d'aver non saltuariamente, ma sistematicamente esaminate le 
collezioni e passati tra le sue mani a uno a uno i codici, for- 
nito di quel largo e sicuro corredo di cognizioni, in grazia 
del quale poteva affermare recisamente la novità o la noto- 
rietà di un autore. 

Cominciò da Roma, per dove parti il gennaio del 1432. 
Delle biblioteche ecclesiastiche visitò quella di S. Cecilia e vi 
trovò un prezioso codice con 39 Omelie di Origene tradotte da 
Girolamo 'in volumine vetusto longobardicis literis '; nulla 
invece di importante, contro l'aspettazione che avevagli susci- 
tato la fama, osservò tra i numerosi volumi della biblioteca 
di S. Pietro (archivio della Basilica). Nella pontificia pari- 
menti nulla di particolare fra ' graeca volumina quaedam ', 
all' infuori di Isaac Siro De perfectione vitae religiosaeJ^ Non 
trascurò le collezioni dei privati, quella anzitutto del cardinal 
Orsini, della quale poco potè vedere, perché tanto i codici 
greci quanto i latini erano stati mandati a Perugia, dove 
andava legato pontificio; e la raccolta greca del calabrese 
Pietro Vitali, da cui si fece prestare un importante volume 
di Aristotele, contenente 55 libri, notevoli in modo speciale i 
quattro della Meteora e i dodici della Metaphysica. Usci an- 
che di Eoma fino al convento basiliano di Grotta Ferrata, dove 
notò lo stato deplorevole a cui erano ridotti i codici; e me- 
ditava una corsa a Monte Cassino, se la sicurezza delle strade 
glielo avesse consentito; ma potè avere in prestito dall'abate 
cassinese dodici Omelie anonime, tradotte, ch'egli attribuiva 
a Origene. ^2 

31 Questo codice greco non comparisce nell'inventario della biblioteca 
di Eugenio IV. 

32 Travkrsari Epist. Vili 42 ; 43 ; 44 ; XI 21 ; Hodoepor. 10. 



94 IL TRAVERSARI 



(cap. V 



A Bologna fu nel maggio del 1433 e poi di nuovo nel lu- 
glio. Visitò e rovistò molte biblioteche della città, ma in nes- 
suna rinvenne cose peregrine, eccetto in quella de' Domenicani, 
' refertissima voluminibus sacris ', tra cui lo attirò massima- 
mente un ' vetustissimum volumen ' di Gesta conciliorum ve- 
terum, con 15 libri dì Facondo sul sinodo di Calcedonia.^^ Nel 
luglio dell'anno medesimo arrivò a Mantova e vide la libreria 
di Vittorino da Feltro, della quale si scelse per la trascrizione 
alcuni codici greci e alcuni latini; dei latini un volume del 
De musica di Agostino, con le Categoriae attribuite parimenti 
a lui ; la Mathesis di Firmico e un' opera che a Firenze forse 
non possedevano ancora, cioè il Commentum in odas Horatii 
dello Pseudacrone.^* Pochi giorni dopo visitò le due famose 
biblioteche di Verona: l'una di S. Zeno^^ 'sacrorum volumi- 
num copiosa ' e l'altra (la Capitolare) della cattedrale, ' cele- 
berrima ', ricca di codici ' mirae vetustatis ', eh' egli passò uno 
per uno, senza trovarvi nulla che già non conoscesse. ^^ 

A Venezia andò in quell'anno a più riprese, la prima volta 
nel maggio. Nelle librerie dei monasteri non trovò nulla di 
buono, nemmeno in quella di S. Michele di Murano ; si spinse 
fino a Treviso attratto dalla fama di quella biblioteca, ma 
nessun autore fermò la sua attenzione, appena appena un bel 
volume di lettere di Agostino in carattere gallico. Assai di 



33 Teaversari Epistol. vili 45; XI 10 ; 11 ; Hodoep. 87. Effetti vamen te al 
tempo della visita del T. le biblioteclie delle chiese bolognesi non possede- 
vano quasi nulla ; la Capitolare stessa era in formazione ; tra le monastiche 
la Francescana, copiosissima, non aveva quasi opere letterarie; e quella di 
S. Salvatore, con appena 36 codici nel 1429, si sviluppò soltanto nel soc. xvi ; 
cfr. cap. XI e A. Sorbklu La bibl. Capitol. di Bologna 5 ; 73. 

3* Traversari Epistol. vili 49 ; 50 ; 51 ; Ilodoepor. 34. A Mantova non 
trovò libri eccettoclié presso Vittorino: ' Hic certe praeter Victorinnm in- 
veni nihil ' (Vili 49). Questo giudizio è severo, anzi ingiusto, perché i Gon- 
zaga avevano una biblioteca famosa (cfr. cap. XI) ; ma bisogna riferirlo 
alle novità di cui andava a caccia, delle quali erano avidissimi gli uma- 
nisti ; di ciò si tenga conto per ridurre alla debita misura le relazioni del 
Traversari sul patrimonio delle biblioteche visitate. 

35 Esiste il catalogo di S. Zeno compilato il 12 maggio 1400 (Gottlieb 
Veber die mittelalt. Biblioth., Leipzig 1890, 251-252) e auguriamo che qual- 
cuno lo pubblichi. 

•8 TRAVERSARI HodoepoT. 34 ; 35. 



cap. V) IL TRAVERSARI 



96 



meglio incontrò nelle raccolte dei privati veneziani, come di 
Trancesco Barbaro, del medico Pietro Tommasi e di Giovanni 
Corner, insigne quest'ultima non tanto per il numero dei vo- 
lumi sacri e profani, quanto per la loro eleganza esteriore. •'''' 
A Vicenza visitò la biblioteca dei Domenicani ; ^^ a Padova 
parimenti quella dei Domenicani e dei Minoriti : ma nulla di 
notevole, fuorché un bellissimo volume di lettere di Girolamo. 
Lo compensarono anche qui le collezioni dei privati; poiché 
presso il frate dalmata Marino vide ' in volumine longobardo ' 
sette Epistole a lui ignote di S. Antonio; e presso Ermolao 
Barbaro una pregevole novità, le Vite di Attico e Catone e 
' quorundam aliorum ' nei quali riconosciamo i Capitani greci; 
tutto esultante scrive al Niccoli: 'ipsa novitate recreabere '. 
Cornelio Nepote perciò non era ancora noto a Firenze.'^ 

Dopo Bologna e il Veneto percorse nel novembre del 1433 
la Eomagna. A Faenza nella cattedrale gli mostrarono il pre- 
sunto volume autografo delle opere di Pier Damiano.'^'' La bi- 
blioteca di Eavenna gli cagionò una delusione, avendola tro- 
vata inferiore alla sua fama; e infatti non vi notò che una 
silloge di opuscoli di Cipriano più copiosa delle usuali e un 
antichissimo codice di Concili con la confessione nicena in 
membrane rosse e lettere dorate. Nulla nei monasteri circon- 
vicini di Classe e di S. Maria in porto. *^ 

La messe raccolta dal Traversari nel suo giro fu abbastanza 
ragguardevole per le lettere sacre e per gli autori greci pro- 
fani, scarsa per gli studi classici latini, che vi sono rappre- 
sentati dal solo Cornelio Nepote. Ma le biblioteche ch'egli 
visitò, specialmente quella di Verona, ^2 erano già state spo- 
gliate de' lor migliori tesori. Ad ogni modo grazie a lui noi 

37 Traversari Epistól. Vili 46; 47; XI 73; 75; 76; Hodoepor. 29; 30. 
Un paio di codici della libreria di Giovanni Corner sono ora nell'Ambro- 
siana, R. S. Spogli Ambrosiani 289. 

3* Traversari Hodoep. 36. 

39 Traversari Epistol. Vili 48 ; 53 ; Hodoep. 32 ; R. S. Spogli Ambro- 
siani 313-314. 

■*" Traversar! Hodoep. 49. 

« Id., Epistol. Vili 52; Hodoepor. 49. 

<2 Cfr. sopra p. 7 n. 23. 



96 GUARINO 



(cap. Y 



siamo informati della condizione di esse nel 1433: se o^gi vi 
incontriamo codici preziosi ch'egli non nomina, vuol dire che 
c'entrarono più tardi. 

h) Gli umanisti italiani del settentrione. 

Come il Niccoli e il Traversar! guidavano da Firenze le 
indagini dei codici, cosi Guarino, da Venezia e poi da Verona 
con l'esempio e con l'impulso dirigeva le forze vive umani- 
stiche dell'alta Italia, delle quali egli stringeva intorno a sé 
il fascio e col cui concorso rese tanti servigi agli studi nel 
secondo ventennio del sec. xv. Cominciamo da lui. 

Nei primi giorni del 1419, mentr'era ancora a Venezia, 
vennero in luce alcuni codici ' mirae vetustatis ' quasi tutti 
sacri, tra i quali egli ne trovò uno contenente le Epistole di 
Plinio : ' un volume venerando, con caratteri benissimo deli- 
neati, d'una vecchiaia ancor fresca e, come direbbe Vergilio, 
cruda viridisque ; non scritto a pagina piena, ma in tre co- 
lonne, diritte come solchi, e diviso in otto libri con circa 220 
lettere '/^ Questo è l'archetipo, ora perduto, della famiglia di 
otto libri (I-VII; IX), alla quale apparteneva anche il testo 
, posseduto nel secolo antecedente dal mansionario Giovanni, 
ma non possiamo dire, o almeno con ben poca probabilità, 
che fosse lo stesso.** A Verona poi riscopri, prima del 1425, 

*^ Ecco testuale la descrizione di Guarino: ' Epistulae sunt Plinii sin- 
gulari veneratione ; litterarum facies perpiilchra et inter annorum rugas 
splendide vigens et, ut diceret Virgilius, cruda deo viridisque senec- 
tus. Voluminis forma in angustuni niagis quani lata, ut eius in pagiiiis ter- 
nae tcndantur coluninae, quasi rectissimi arvorum silici. In octo divisus est 
libros et epistulas circiter CCXX. Nulli deest titulus: aliquas transcurri: 
emendatissiniae milii visae sunt et, quod non laetitiae soluni sed etiam ad- 
inirationi fuit, in tanta vetustate et aetate iam decrepita nusquani delirare 
videntur ', cfr. R. S. in Museo ital. di antichità class. Il 432 ss. L'essere 
a tre colonne ci fa credere che la scrittura fosse unciale (L. Tkaube Pa- 
laeographische Forschungen, IV Teil, Miinchen 1904, estratto dalle Abhand- 
lungen der k. Bayer. Akad. der Wiss., ci. III voi. XXIV, 28-29. 

■''' D(ù codici che contengono 8 libri alcuni portano in principio la Bre- 
vis annotatio de duobus Pliniis, del mansionario e questi dovrebbero de- 
rivare dal suo apografo (sopra p. 3) ; altri non la hanno, e questi discen- 
deranno dall'archetipo guariniano: ci sarà chi vorrà fare in proposito una 



cip. V) 



GtlARINO K IL CANTELLI 9? 



nella biblioteca Capitolare le opere di S. Zenone. ^^ Pili tardi 
a Ferrara, nel 1431, trovò un Gellio eoi luoghi greci; e allora 
aiutandosi della copia di Ugolino Cantelli, possessore di una 
ricca collezione di codici, allestì una redazione di questo autore. 
Non sappiamo però dire se il nuovo codice rinvenuto com- 
prendesse riunite insieme le due metà del testo. *^ E nemmeno 
siamo riusciti a stabilire quali carmi deWAppendix Vcrgiliana 
mandi egli in dono verso quello stesso tempo al medico Ber- 
nardo : carmi con cui il poeta giovanile ' gestus, corpora format 
et herbas', poiché non si vede quali dei componimenti pseudo- 
vergiliani a noi noti rispondano a questa definizione.*^ Il Can- 
telli sin dal 1432 s'era procacciato il trattatello di Bufino In 

ricerca? Merita una speciale menzione il Plinio Laurenz. 47. 84, il quale 
contiene dì mano del sec. xiv i libri I-V 8, 4 (fino a ' sunt enim homines 
natura curiosi ') con Vexplicìt. Indi una mano del sec. xv cancellò Vexpli- 
cit, compiè il lil). Y e vi agj?iunse i libri VI-VIl ; IX: ossia supplì il testo 
con un codice degli 8 libri; in capo all'Epistolario prepose la Breris an- 
notatio. Si domanda: a che classe apparteneva il testo primitivo del cod, 
Laurenziano? Alla classe delle 100 lettere no, perché essa termina con V 6. 
Resta dunque da assegnarlo a un esemplare mutilo o della cla.sse degli 8 
libri della classe dei 9. Nel Laurenziano-Marciano 284 (sec. ix-x) della 
famiglia delle 100 lettere furono accodate da una mano del sec. xv le let- 
tere V 7-8, 4: probabilmente la giunta proviene dal Laurenz. 47.34 prima- 
che venisse completato. 

^5 R. s. in Museo ital. di antichità class. II 455-456. L'ed. princeps 
dei Sermoni di S. Zeno ' Yenetiis 1508' reca nel titolo: 'ex vetustissimo 
volumine Veronae a Huarino Veronensi viro eloquentissimo in episcopii Ve- 
ronensis bibliotheca reperto ', cfr. G. B. Giuliari La Capitolare, 102; 127, 

^'^ R. y. La scuola e gli studi di Guarino, 118-119; 204. 

*'' Riporto per intiero la poesiola accompagnatoria: 

Guarinus Veronensis p. s. Bernardo physico. 

Suscipo ludentis pueri iocunda Maronis 
Carmina, quis gestus, quis corpora format ot lierbas, 
Natiirao pictor, musaruiii interpros nmandus. 
Ardua cuiu rerum (juaoreiis arcana graves(iue 
ìlorborum causas curasque ad membra salubres 
Arte laboratas, lonimen dulco malorum, 
Hos versus releges, ubi fessus taedia ponas, 
Auribus et requiem cantu donabis amoeno : 
Mirari ingonium sensusque licebit acutos 
Vatis adhuc teneri vocesquo probare disertas. 
Nec minus interdum grata est tibi sacra poesis 
Et suaves Helicoile haustus libasse fluentis, 
Cernere quam patriam et priscae monumenta sophiao 
Aut medicas artes quas egit (egerit?) auctor Apollo. 
Interea fixum menti vincito Guarinum. 

(Cod. Estense IV F 24 f . 171v ; cod. Vatic. 8914 f. 130v). 

R. SAnDADiNi Le. scoperte dei codici. 7 



98 GUARINO (cap. V 

metra Terentiana, che a Guarino giungeva interamente nuovo ; 
e sin dal 1428 il trattatello di Prisciano sul medesimo argo- 
mento {In carmina Terentii), nuovo per lui anche questo.** 
Dell'opuscolo di Prisciano era venuto in possesso anche 
Alberto Zancari di Enoch, a Bologna, e da Verona fece pra- 
tiche presso di lui Guarino negli anni 1427 e 1428 per otte- 
nerne copia. *^ Cogli amici di Bologna e dei luoghi vicini car- 
teggiò assiduamente, chiedendo e ricevendo notizie di esplo- 
razioni e di scoperte. Nel 1419 udì di un rinvenimento a 
Bologna e ne scrisse per informazioni a Gian Nicola Salerno 
podestà di quella città. Poco dopo desiderava di sapere da 
Ugo Mazolato qualche cosa sui ' codices vetustissimi' del mo- 
nastero di Pomposa. Nel 1425 venne in luce a Verona un'ora- 
zione ciceroniana, che migrò di là subito a Mantova nelle 
mani di quel vescovo (Giovanni degli liberti, fiorentino) e 
senza indugio si rivolse al vice-podestà Galesio della Niche- 
sola per averne copia. Nel 1426 fu informato per mezzo del 
Lamola delle scoperte fatte dal Parentucelli nella badia di 
Nonantola; e nel 1427 pregò Giacomo Giglioli di trargli dalla 
cattedrale di Eeggio un Papia 'litteris vetustissirais '.^° 

<^ R. S. La scuola etc. 104; e in Museo II 438. II trattatello di Rufino 
col titolo De metris comicis e di Prisciano col titolo De versibus comicis 
sono stampati nell'ed. pr. di Venezia 1470 circa e nella successiva del 1472, 
R. S. Spogli Ambrosiani 312, 1. Sugli autori latini in generale noti a Gua- 
rino cfr. R. S. in Museo II 373-456. Sui pochi codici latini pervenutici dalla 
sua biblioteca cfr. R. S. La scuola 105. Si aggiunga il Brutus di Cicerone 
nella bibliot. Nazionale di Napoli IV B 36; il De ingenuis moribus di P. P. 
Vergerlo nell'Estense di Modena a M. 9. 8 e il cod. Ambros. M. 69 sup., sul 
quale vedi R. S. Spogli Ambrosiani 308; 312. L'autografo della sua tradu- 
zione di Straboue è nel cod. Bodl. Canon, lat. 301, cfr. H. Omont Portrait 
de Guarino de Verona, Paris 1905 (estratto dal Bulletin de la societé nat. 
des antiquaires de France, 1904, p. 2). Del suo Cicer. De leg. ci si con- 
serva l'apografo nel cod. Queriniano (Brescia) A VII 1 cart. sec. xv f. 1 con 
la sottoscrizione: ' Explicit de legibus quod compertum est in exemplari 
Clarissinii Viri Guarini veronensis et cum eodem correctum est per me Leo- 
ninum brembatuni adiuvante d. Bartolameo de Ganasonibus de Brixia. Anno 
Christi MCCCCXXXVIIII pridie kal. Septembris ... ' (da comunicazione del 
prof. Achille Beltrami). Dal suo esemplare delle Epist. ad fam. di Cicerone 
molti passi furono trasportati sul cod. Ambros. H 118 inf. (R. S. Spogli 
Ambros. 344-348). 

<^ R. S. in Museo II 438. 

w R. S. La scuola 100; e in Museo II 389-390; 430. 



cap. V) 



Iti ̻A1J0RMITA 99 



Tra i suoi amici che risiedevano a Bologna buon ricerca- 
tore di codici era il Panormita, il quale sin dal 1426 citava 
l'Epistola di Saffo a Faone,^^ eroide ovidiana staccatasi dal 
corpo delle altre e rimasta quasi ignota al medio evo. La sua 
ricomparsa cade nei primi anni del sec. xv. Ma assai maggior 
merito si acquistò il nostro umanista come scopritore della 
Medicina di Cornelio Celso. Veramente il codice fu scovato 
da un altro, che non conosciamo, sembra a Siena; ma il Pa- 
normita fu il primo ad apprezzar degnamente la scoperta e 
ad adoperarsi che il nuovo autore venisse trasportato di Siena 
a Bologna, dove egli se ne impadroni, mandandone nell'aprile 
del 1426 un'ampia descrizione a Guarino. -^^ j^ questo esem- 
plare, che io ho chiamato Senese {S\ oltre alle due lacune 
osservate dal Panormita, Guarino ne avverti altre due e le 
segnò tutte e quattro sui margini; di una quinta non si ac- 
corsero gli umanisti se non tardi, col sussidio di un nuovo 
esemplare. 11 Senese è perito. ^^ 

Il Panormita era in possesso nel 1430 anche delle Epistolae 
Celsi, nelle quali potremmo ravvisare le due Epistole erronea- 
mente attribuite a Celso nel proemio dei Medicamenta di Mar- 
cello Empirico:^* e con ciò sarebbe insieme attestata la sco- 
perta dello stesso Marcello. ^^ 

Nelle città dell' Italia settentrionale, che concorsero effica- 
cemente a restituire agli studi i classici latini, occupa un 
posto onorifico anche Milano, dove le buone tradizioni biblio- 



51 R. S. in Barozzi e Sabbadini Studi sul Panormita e sul Valla, Fi- 
renze 1891, 30. Dei codici che la riportano il Paris, lat. 7989 ha la data 
del 20 novembre 1423, cfr. Chatelain Paléographie des class, latins., pi. CL, 2. 

s^ Cosi scrive pertanto il Panormita: ' Pnlchra etenim, vetusta littera, 
nec ab indocto qnidem librario, transcriptus est; membrananim color ex 
albo in pallidum diffusu.s, litterariun vero .sub{irl<'V"Ciis ; libri facies prae ve- 
tustate venerabilis et quasi numon quoddam prae se fert. Volumen ingens 
perinde est atque F. Qnintiliani institutiones totnnique in octo codicillos 
(== fascicoli) diducitur. Intejjrum est, praeter ultimam chartam, item tris 
circiter medimxi '; R. S. in Studi italiani di filai, class., VII, 1899, 124. 

53 R. s. I codici della Medicina di Corn. Celso in Studi ital. Vili, 
1900, 4-6; 14-16; 22-23. 

°* In Medici antiqui, Venetiis 1547, f. 85v; 86v. 

^ V. Appendice a. 



lOÓ tL LANDRTATfl 



(cap. V 



file erano state avviate dal Corvini. Un'importantissima risur- 
rezione, delle opere rettoriche di Cicerone, avvenne bensì a 
Lodi, ma le sue ulteriori vicende si svilupparono a Milano. 
Nella seconda metà del 1421^" Gerardo Landriani^'^ vescovo 
di Lodi rinvenne nell'archivio della sua cattedrale ^^ un co- 
dice dì Cicerone con le seguenti cinque opere: il De inven- 
tione di Cicerone e la Rhetorica ad Herennium (chiamate 
allora la Bhetorica vetus e la nova), il T)e oratore, VOrator 
e il Brutus di Cicerone. Le due prime erano notissime al medio 
evo e agli umanisti ; del De orai, e dell' Orai, esistevano in 
quel tempo esemplari assai mutilati; ^^ il Brutus era affatto 
ignoto. Per le parti nuove del De orat, e dell'Orai, e per tutto 
il Brutus il cod. Laudense o meglio i suoi apografi, poiché 
esso è perduto, rimangono fonte unica. Il Landriani non sa- 
peva decifrare quel codice, e per mano di Giovanni Omodei 
lo mandò a Milano a Gasparino Barzizza, che se ne impadronì^" 
e in cambio di esso inviò al vescovo una copia fatta trarre da 
Cosimo Raimondi di Cremona, valente amanuense.''^ 

5' Questa data è accertata dal documento pubblicato da R. S. in Studi 
Hai. di filol. class., VII, 1899, 104-106; cfr. id. in Rivista di filol, XIV 427. 

5' Il Landriani era bibliofilo. Verso il 1430 aveva mandato in prestito 
al Panorinita Aviano e Marziale, dei quali poeti uno doveva essere molto 
antico, perciié, come gli scriveva il Panormita (Epistol. Gali. II 29), ' excribi 
liber non potest, adoo multis locis caducus et obliteratns est '. 

s** Vedi la sottoscrizione del cod. Vatic. Ottobon. 20.'i7 in liivista di filo- 
logia XVI 116. 

59 Mancavano al De oratore i seguenti passi : I 129-156 ; 194-265 ; II 1- 
19; 50-59; 91; 246-367; III 18-109; all' Omtor mancavano 1-90; 191-231. 

^•^ Infatti parlando di esso dice: 'in antiquissinio codice meo'; R. S. in 
Studi ital. di filol. class. V, 1897, 369-370; anche In. Spogli Ambrosiani 366. 

<'' Le notizie e i documenti della scoperta presso R. S. in Rivista di 
filol. XVI 106 ss. e in Museo ital. di antichità class. II 400 ss. Ivi è anclie 
proposta l'identificazione del copista Cosimo Cremonese con Cosimo Raimondi. 
Più tardi il Novati e il Lafaye L' anthologic d'un humaniste italien au 
XV siede, 43-44 (estratto da Mélanges d'archeologie et d'histoire, Rome 
1892, XII) hanno accolta e rincalzata ridentiflcazione, ma dimostrato in- 
sieme che il Raimondi del 1422 non era ancora stato a Milano, dove si recò 
non prima del 1427, e propendono a credere che il Barzizza gli abbia spe- 
dito a Cremona il codice da copiare. Altre notizie sul Raimondi G. Mercati 
Cosma Raimondi cremonese, 5-21 (estratto da Studi e documenti di storia 
e diritto, XV, 1894), dove è adoperato il cod. Ravennate 139. 3. L conte- 
nente lettere del Raimondi. 



cap. V) II- BIONDO, IL CAPRA 101 

Nel 1422 giungeva a Milano con un incarico pubblico di 
Forlì, sua città natale, Flavio Biondo e approfittò dell'occa- 
sione per trarsi anch' egli copia del Brutus, della quale fece 
parte a Guarino. "^^ Nel ritornare poi dalla sua ambasceria ebbe 
la fortuna dì scoprire, non è detto dove, i Caesares, attribuiti 
ad Aurelio Vittore, ma anonimi: un'opera allora nuova, al- 
meno a Guarino riusciva inaudita. *^^ 

Poco più di un anno dipoi Milano rendeva alla luce un 
altro manipolo notevole di classici. Keduce dal concilio di 
Costanza e da una missione diplomatica in Germania entrava 
in Milano l'arcivescovo Bartolomeo Capra nella prima metà 
del 1422, '^^ prendendo solennemente possesso della sua sede ; e 
il 15 luglio dell'anno successivo poteva annunziare al. Bruni 
d' aver tratto ' e quodam teterrimo et fedissimo carcere ', ve- 
rosimilmente di qualche convento milanese, nove codici di 
cui gli dà l'elenco.*'^ 

Degli autori ivi nominati, Frontino, Macrobio e Solino, bas- 
samente giudicato dal Capra, sono nostre conoscenze sin dal 
Pastrengo e dal Petrarca: la presenza del greco ne' due primi 
accresceva pregio al loro testo. Censorino incontrammo nella 
biblioteca del Corvini, ma rimaneva un autore non facile a 
trovare, liaro parimenti Marziale, che nella lista del Capra 
comparisce di lettera antichissima. Gradita la menzione di un 
Quintiliano integro, il terzo dopo i due scovati da Poggio in 
Germania, il primo ridonato alla luce da un monastero italiano. 
Le rimanenti opere erano nuove per gli umanisti: la Rhetorica 
e la Bialectka di Agostino, VArs rhetorica di Chirio Fortu- 



62 K. S. in Museo II 408-409. 

83 R. s. ih. 378. Dei Caesares si possiedono due soli codici, uno il Bru- 
xellens. 9755-63 del sec. xv, l'altro l'Oioniens. Canonie. 131 del sec. xiv-xv, 
che non possono identificarsi con quello del Biondo (cfr. Th. Opitz in N. 
Jahrbùcher f. Mass. Philol, 1886, 140-144). 

"^ Il 17 luglio 1418 il Capra era nei pressi di Strasburgo, v. sopra p. 77 
n. 21; cfr. R. S. in Studi ital. di filol. class. VII 128-129. Il Giulini Memorie 
della città e campagna di 3Iilano, Milano 1857, VI 260 lo fa ritornare il 23 
febbraio 1423 ; ma già nel luglio 1422 era in Italia, Osio Documenti II 98 ; 
105-114. 

6S V. Appendice b. 



102 IL CAPRA, P. C. DECEMEEIO, IL LAMOLA (cap, Y 

naziano Consulto, ^^ la Periegesis di Dionigi tradotta da Pri- 
sciano'''^ e VOrhis terrae di Rufo Festo. L'Orbis ci è pervenuto 
in un unico codice, che è l'Ambrosiano D 52 inf. sec. xv col 
titolo (f. 31) Incipit eiusdem (Ruffi Testi) orhis terrae, che 
confrontato con quello del Capra Festi Buffi (inversione dei 
nomi) descriptio orhis terrarum mostra come i due codici fos- 
sero indipendenti l'uno dall'altro. Senonché questo e tutti i 
codici della lista sono andati perduti: almeno a me non fu 
dato rintracciarli in nessun luogo a Milano. Del resto il Capra 
non mori nella sua sede arcivescovile, sibbene a Basilea il 
30 settembre 1433. 

A Milano pur dopo le esplorazioni del Capra non difettava 
messe da raccogliere a chi frugasse ancora; e ciò avvenne a 
Giovanni Lamola e a Pier Candido Decembrio. Il Decembrio 
tra il 1426 e il 1427 scopri i Commentarli de Alexandri Ma- 
gni gestis ed estrattine quei luoghi della lettera di Alessandro 
ad Aristotele che sì riferiscono agli alberi del Sole e della 
Luna, li mandò al Bruni. ^^ Non dobbiamo invece considerare 
come sua la scoperta attribuitagli degli Accademici di Cice- 
rone, perché i priora, col titolo di Hortensius (i codici li 
intitolano Lucullus) ebbero larga diffusione nel medio evo; 
e i posteriora, rarissimi, furon già noti al Petrarca e divul- 
gati sino almeno dal 1414 a Firenze.^^ 11 Lamola, uno dei 
migliori allievi di Guarino, da Bologna sua patria trasferivasi 
nel novembre del 1426 a Milano in cerca di fortuna. Guarino 
gli scrisse eccitandolo a rovistare le biblioteche di Lombar- 
dia: e l'eccitamento non cadde a vuoto, perché intanto da 
Lodi ebbe un codice antico dei Saturnali di Macrobio.''" Ma 
ben più importante fu il rinvenimento da lui fatto verso la 
metà del 1427 a Milano nella basilica di S. Ambrogio, donde 



66 Per Agostino e Fortunaziano cfr. R, S. Spogli Ambrosiani 286-292. 

^ La Periegesis è compresa tra le opere di Prisciano uell' ed. pr. del 
1470 circa e del 1472, ib. 312, 1. 

68 K, S. in Kivista di filai, XV, 534-536. 

63 V. Appendice e. 

'^ R. S. in Museo ital. di antichità class. II 429, del maggio 1428; il 
codice aveva i tre iirimi soli libri. 



cap. V) IL L AMOLA, IL PANOEMITA 103 

cavò il famoso codice di Celso J^ oggi Laurenz. 73. 1, del 
quale 8' impadronì subito Cambio Zambeccari, non oscuro bi- 
bliofilo del cìrcolo milanese. '^^ Il codice di S. Ambrogio ha 
il vantaggio sul Senese di esser meno lacunoso e di recare 
inoltre molti altri opuscoli medicinali nuovi, ai quali però 
gli umanisti non badarono troppo, cioè il Liher de herhis di 
Apuleio, e sei Geneciae, due anonime e le rimanenti coi nomi 
di Cleopatra, Vindiciano, Muscione e Teodoro (Prisciano).'^^ 

''^ R. S. Guarino Ver. e gli archetipi etc. 38, lettera del Lamola a Gua- 
rino : ' scito Cornelinm Celsum forte nostra compertum '; id. I codici della 
Medicina di Corn. Celso in Studi ital. Vili 15. 

"2 Per l'amore dello Zambeccari ai codici vedi R. S. Biografia di G. 
Aurispa 46-47; A. Panormitae Epistol. Gali. Ili 2 ; 3 ; 8 ; 12 ; 16; 23 ; A. 
Beccatelli JS'jnsioZ. Gali., Napoli 1746, p. 4-6, dove correggi (p. 6) Properfit*m 
autem in Propertium Nautam. In questi luoghi si parla di codici di Plu- 
tarco, Pseudomero, Vergilio, Livio, Celso e Pseudocelso, Plauto, Tibullo, 
Properzio. 

"3 Nella seconda metà del sec. xv fu trovato, probabilmente a Bologna, 
anche il Celso Vaticano 5951, R. S. I codici della Medicina etc. 13-14. 



Appendice al Cap. V. 



a (= n. 55) R. S. I codici della Medicina etc. 32. Aggiungi Panormitae 
Epist. Gali. Ili 8 (del gennaio 1430) a Cambio Zambeccari : * Gelsi item epi- 
stolae (sic) tuo nomine transcribi curabo '. — Un manipolo di 25 codici della 
libreria del Panormita, sei dei quali contengono traduzioni dal greco, si 
trova oggi in Vaticana, De Nolhac La biblioth. deF. Orsini 218-223. Per un 
Marziale a Wolfenbiittel con la nota: 'Antoni Panhormitae liber. Aurispae do- 
num ' cfr. Lessing Sàmmtliche Schriften, 1839, Vili 504. Per la menzione 
di codici di Tibullo, Orazio, Varrone LL nell'Epistolario del Panormita efr. 
R. S. Un biennio umanistico in Giorn. stor. Suppl. 6, 111; 113; 114; 116. 
Spigoliamo altri cenni dalle lettere inedite dei corrispondenti del Panor- 
mita : Antonio Cremona al Panormita : ' Item expectes a me quinterniones 
duos alios Ciceronis et Livium tuum.... Ex Mediolano tertio februarii ' (1431), 
Misceli. Tioli nell'Università di Bologna 29 p. 142. — Dello stesso : ' Habeo 
enim iam apud me librum illuni Vocabulorum, quem ab assessore pontiflcis 
(Barthol. Caprae) Mediolanensium quaeris. Varronem vero et Festum itidem 
adulescentum nostro rum opera habere confido propediem : quos omnes.... 
faxo uti Franzosius ad te deferat.... Ex Mediolano' (1480?); ib. p. 112. — 



104 IL PANORMITA, IL CAPKA (gap. V 

Domenico Feruffino al Panonnita : ' In re Serviana nil peccatimi est.... Ce- 
dex ille tuus tamdiii erit possessione quamdiu vixeii,s.... Cusaglii XI martii 
1431 '; ib. p. 238. — Ergetele al Panormita : ' Quod autem petis, liic habes, 
hoc est et librorum nomina et epistolainm initia. In Servio ilio scio sextum 
deficere, sed eo pacto ad meas manus pervenit. Servins autem ille alter 
apud foeneratoreni est: hodic ilhim vidi ; pulclier est in papyro, iisque ibi 
" Oceanuni interea surgens aurora reliquit " (Aen. XI l) et etiam ultra per 
aliquod cartas. Papias egregiiis libcr. Isidorus Ktliiinolog., Gcnealogiae doo- 
rum secuiidum lohannem Boccatiuni. Quintilianus. Tu prò eis pecunias niitte, 
si placet, nam durare amplius nequeo. De Servio ilio antiquo nihil scribis 
ncque de Virgilio. Marrasio scribas ut iniiii Prisciaiuiiii niittat.... Ex Bono- 
nia die IIII novembris ' (1429?) ib. p. 214. Il Panormita aveva prestato certi 
suoi codici al Marrasio ; essendo costui morto a Noto nel 1456 o prima, egli 
pregò di occuparsi di ricuperarli dagli eredi Vittorino da Bergamo, il quale 
si recava a Palermo; R. S. Biografia di G. Aurispa, 184-186. 

6 (= n. 65). Lettera ed elenco autografi in Carte Strozsiane, Fi- 
renze 1884, Ser. I voi. I 564-565: ' ex Mediolano die XV iulii MCCCCXXIII '. 
Aggiunge che intraprenderà un giro di esplorazione per la sua diocesi: ' Est 
etiam animus, quandoquidem, ut ita vides, concilium (di Pavia) nostrum 
evanuit, subito visitare provintiam meam, in qua sunt multa monasteria 
antiquissiina, a multis annis intacta et, ut audio, libris refertissima '. 

' (1) Quintilianus de institutione oratoria, non abolitus non concìsus, 
sed integer et pert'ectus ; (2) Solinus, niendax, de Ormesta mundi, quem 
propter eius complura mendacia parum curo; (3) lulius Frontinus Strata- 
gematon, literis tuis grecis plenus ; (4) Macrobius de Saturnalibus, etiam 
cum tanto greco, che non è tanto Monterosso in Pisa ; (5) Priscianus, secun- 
dum quod habet codicis illius inscriptio, de terra mari fluminihua et mon- 
tibus. Et in eodem volumine continetur Festi Ruffi Descriptio orbis terra- 
rum in versu ; (6) Item Martialis Cochus, de litera ipsam illani antiquitatem 
vincente; (7) Censorinus rhetoricus (ie natalieio Gerelli (= ad Cerellium) ; 
(8) Murelius Augustus (= Aurelius Augustinus) de rethorica et de dyalec- 
tiea; (9) Item Consulti Ars rhetorica, quae in rubro sic incipit. Consulti 
Ars rhetorica. Quisquis rhetorico festinat tramite doctus Ad 
causas legesque trahi, bene perlegat artis Hoc opus et notum 
faciat per competa calle m '. 

L'enigmatico titolo de Ormesta mundi occorre qui per la prima volta 
accompagnato al nome di Solino e non possiamo decidere se il Capra ce lo 
aggiunse di suo e lo lesse nel manoscritto. Di solito è date dai codici di 
Orosio con le varianti de Ormesta mundi, de Orchestra mundi, Ormista, 
Hor mista eia. (cfr. Bììhr Geschichte der ròm. Literatur, II-^ 315; 318; 647). 
Molte spiegazioni furono prepeste; arrischio anch'io la mia da Oav/naorà 
mundi. Una derivazione greca e' intravide anche un postillatore del 
sec. viii-ix, che dopo il titolo dell'Orosio Vatic. Palat. 829 sec. viii segnò : 
' Ormista greco miserabilis vel metiens senat'. 

11 nomignolo di Cocus affibbiate a Marziale s' incontra p. e. in Giovanni 
di Salisbury, m. 1180 ; ma risale a tempi più antichi. 

Un sole codice ho rintracciate di quelli appartenuti alla libreria del 
Capra, l'Ambros. H 50 inf. col De verborum significatione di Maffeo Vegio. 
Nella dedica al Capra scrive l'autore, f. 10: ' Scie enim te plurimum caliere 



eap. V) P. C. DECEMBRIO 105 

priscos vel poetas vel oratores amatoremque esse maximum veteris elegan- 
tiae, in qua, ne caeteras virtutes tua» commeniorem, profecisti adeo, ut iam 
in proverbio sit te non modo litterarum decus et ornamentum, sed et litte- 
ratorum liominum fautorem adiutoremqiie esse,... Possem deliinc maximos 
apud pontifices atque caesares tuas res gestas memoriae commendare, quas- 
qiie praecipue istic nane in basiliensi concilio geris sapienter et consultis- 
sime.... Ex Papia idi bus martiis MCCCCXXXIII '. Alla fine sul cartone in- 
terno sono due epitaffi in morte del Capra, nel secondo dei quali leggiamo : 
'.... Confectus senio gravibusque attritior annis Concilio accitus Concilium 
petiit.... Natus in antiqua clara de stirpe Cremona Italie primas Bartholo- 
meus erat. Ossa sub exiguo claudit Basilea sepulchro. Nomen ubique viri, 
spiritus astra tenet '. 

e (— n. 69). Ognibene della Scola scrive al Decembrio : ' Expecto ut 
gerulo hoc nostro Amadeo videam Ciceronis Achademiam, quamtu ac frater 
in vigiliam e tanta dorinitione, ut plurimi exanimatam arbitrarentur... ', 
cod. dell'Università di Bologna 2387 f. 56 v. La data del 1426 si deduce dal 
posto che occupa la lettera nell' Epistolario. Degli Acad. poster, ci pervenne 
un solo codice antico, il Paris, lat. 6331 sec. xii; tutti gli altri sono del 
sec. XV (su di che cfr. Philolog. LII, 1894, 726). Il Monac. lat. 763 fu tra- 
scritto nel 1414 a Firenze da Joannes Arretinus. Registrerò i tre posseduti 
dalla bibl. Ambrosiana: D 94 sup. membr. sec. xv f. 175 Marci Tulli Ci- 
ceronis fragmentorum de academicis liber incipit. In Cumano nuper — 
f. 179 V fuit facultate. Non reperitur plus; C 65 inf. memb. sec. xv f, 1 di 
guardia : ' Est R."*' d. Episcopi Terdonensis (Giovanni vescovo dal 1437 al 
1462) et Marcolini fratruni de Barbavariis ', f. 2 Marci Tulii Ciceronis fra- 
gmentum de Achademicis. In cumano nuper — f. 10 v fuit facultate. Non 
reperitur plus ex hoc opere; F. 71 sup. memb. sec. xv f. 64 M. T. Ciceronis 
liber Achademicorum incipit foeliciter. In cumano nuper — f. 74 y fuit fa- 
cultate. Sugli Acad. post, del Petrarca cfr. De Nolhac Fe'trarque et l'huma- 
nisme 194, 3. Dei codici del Decembrio la bibliot. Ambrosiana conserva, oltre 
alle sue opere quali autografe quali copiate sotto la sua sorveglianza (p, e. 
D 112 inf.; I 235 inf.; I 104 sup.; R 88 sup.; Z 167 sup.), anche un Giove- 
nale R 54 sup. sec. xii ; per il suo Tacito ora a Wolfenbiittel cfr. R. S. 
Spogli Ambrosiani 206; 206. Ma noi possiamo esser certi che egli possedeva 
una ricca raccolta, se consideriamo che molte ne fece copiare, come ve- 
dremo (cap. XI), per il duca Umfredo di Glocester, e che il suo canone au- 
tografo Que ex latinis scriptoribus magis necessaria nel cod. Ambros. R 88 
sup. f. 172 w comprende 48 volumi, i quali in maggioranza saranno stati 
nel suo studio. I codici delle proprie opere aveva lasciato alla vedova, la 
quale morendo li donò al monastero milanese di S. Maria delle Grazie : dove 
siano poi andati a finire, s'ignora (E. Motti Libri di casa Trivulzio nel 
sec. XV, 29), 



CAPITOLO VI 



Le esplorazioni fuori d'Italia 

(1425-1430) 



Queste le esplorazioni praticate sul suolo italiano. Ma i no- 
stri umanisti contemporaneamente facevano esplorare anche il 
suolo straniero. La direzione delle indagini è tenuta dagli uma- 
nisti di Firenze e da quelli della curia pontificia. 

Nell'estate del 1431 i due cardinali Giuliano Cesarini e 
Niccolò Albergati si accingevano a un giro diplomatico in 
Francia e in Germania, per vie diverse ; e il Niccoli consegnò 
a entrambi un elenco delle opere e degli autori da cercare. 
Il Traversari contava specialmente sui segretari dei due car- 
dinali, Lucio (forse Lucio da Spoleto),^ segretario del Cesarini, 
giovine assai vivace ; e il Parentucelli, che noi già conosciamo, 
segretario dell' Albergati. ^ Lucio raccolse assai poco, giacché 
tornato che fu, al Traversari, che Io incontrò a Eoma nel- 
l'aprile del 1432, non seppe mostrar di meglio se non la copia 
di due opuscoli portanti il nome di Cicerone: i Synonyma e 
le Bifferentiae, i quali non dispiacquero al Traversari, ^ non 
ostante i suoi dubbi sulla paternità ciceroniana. Ne deduciamo 
che a lui e, per conseguenza, al circolo fiorentino, erano tut- 
tavia sconosciuti, quantunque le Differentiae fossero già state 
scoperte dal Salutati. Meglio fornito ritornò il Parentucelli, 

1 Vespasiano Vite II 294. 

« Tkaversaki Epist. Vili 2, del 1431; Vili 41, del 1432. 

3 Epist, Vili 44. 



cap. VI) IL MONACO HERSFELDESE 



107 



che riportò dalla Francia due opere sacre: Ireneo Contra hae- 
reses e Teofilo Epistolae de Pascha contra Origenem, nella tra- 
duzione queste ultime di Girolamo.'^ 

Alla direzione delle indagini in Eoraa presiedeva Poggio, 
ma la spinta, se pur ce n'era di bisogno, e l'aiuto partivano 
dal Niccoli. Nel gennaio del 1424 capitava a Roma un monaco 
danese, Niccolò, il quale raccontava in presenza di Poggio 
del cardinale Orsini e d'altri d'aver veduto in un monastero 
della sua patria un codice con dieci deche di Livio. ^ Nell'ot- 
tobre del 1425 un monaco di Cluni, che stava per restituirsi 
al suo convento, prometteva a Poggio di fargli trascrivere un 
Tertulliano ; ^ e nel settembre dell' anno seguente il nostro uma- 
nista si adoperava per avere l'inventario ' cuiusdara vetustis- 
simi monasterii in Germania, ubi est ingens librorum copia '. '' 

Famose soprattutto sono le pratiche corse tra lui e un mo- 
naco di Hersfeld. Poggio lo chiama ' monachus hersfeldensis '; 
che si può interpretare tanto nativo di Hersfeld, quanto ascritto 
al convento di quella città ; in ogni caso i codici a cui le trat- 
tative si riferiscono erano hersfeldesi, poiché tra i molti ch'egli 
promise di trarne fuori figurava anche un Ammiano Marcel- 
lino, il quale effettivamente venne più tardi ritrovato a Hers- 
feld.^ lì monaco in cambio dei codici classici aveva chiesto 
alcuni volumi legali, con la condizione che e gli uni e gli 
altri fossero posti in Norimberga. Perché tal luogo, che è ab- 
bastanza lontano da Hersfeld, fosse stato scelto, non possiamo 
che congetturare: forse non voleva far conoscere l'asporta- 
zione dei codici, forse li le strade di comunicazione offrivano 

* Travkrsari Epistol. Vili 18. Aggiungeremo ' i Sermoni di Lione papa 
e la postilla di sancto Tomaso sopra sancto Matteo, opere degnissime che 
prima non erano in Italia ' (Vespasiano Vite I 35), portate pure dal Paren- 
tucelli. 

5 VoiGT Wiederbelebung P 248. 

« PoGGii Epist. I 164. 

"> Ibid. 187. Più tardi, nel 1441, pregava Alfonso di S. Maria vescovo di 
Burgos di cercargli codici gentili nel monastero cistcrciense di AlcobaQa 
nel Portogallo; id. ib. lib. Vili 24: ' Praeterea te rogo... ut rursus perve- 
stiges diligenter, qui libri sint gentiles in eo monasterio (Alcobassi), in quo 
plurimi esse dicuntur '. 

8 R. S. in Studi ital. di filol. class. VII 129. 



108 IL MONACO HERSFELDESE (cap. VI 

maggiori comodità. Chi più ha fantasia suggerisca altre sup- 
posizioni. 

Nel 1425 il monaco hersfeldese aveva lasciato Koma con 
una lista di autori da cercare consegnatagli da Poggio; e 
questi l'ultimo d'ottobre dello stesso anno riceveva un indice 
di manoscritti, tra i quali ' Julius Frontinus et aliqua opera 
Cornelii Taciti nobis ignota '.^ Poggio spedi l'indice al Nic- 
coli a Firenze e non sappiamo se anche altrove; il fatto è però 
che a Bologna giunse, non osiamo decidere se per via diversa, 
la medesima informazione, dove compariscono proprio quei due 
autori, Frontino e Tacito, e fortunatamente con maggiori par- 
ticolari, che si leggono in una lettera del Panormita a Gua- 
rino da Bologna, in data aprile 1426. Eccoli qui nella loro 
integrità : ' Compertus est Cor. Tacitus de origine et situ Ger- 
manorum. Item eiusdem liber de vita lulii Agricolae isque 
incipit: Clarorum virorum facta ceterave. Quinetiam Sex. 
lulii Frontonis liber de aquaeductibus qui in urhem Romam 
inducuntur et est litteris aureis transcriptus. Item eiusdem 
Frontonis liber alter, qui in hunc modum iniciatur : Cum 
omnis res ab imperatore delegata mentionem exigat 
et cetera. Et inventus est quidam dialogus de oratore et est, 
ut coniectamus. Cor. Taciti atque is ita incipit: Saepe ex me 
requirunt et cetera. Inter quos et liber Suetonii Tranquilli 
repertus de grammaticis et rhetoribus; huic initium est: Gram- 
matica Romae '.^" 

Dalle lettere di Poggio del dicembre 1425 e del febbraio 
e settembre 1426 ^^ apprendiamo che le pratiche continuano il 
loro corso regolare e che egli veglia. Intanto ecco nel maggio 
del 1427 ricomparire a Roma il monaco hersfeldese con l'in- 
ventario dei codici, che conteneva press' a poco l'elenco già 
spedito prima e alcuni nuovi volumi. Tra i nuovi erano Am- 
miano Marcellino, la prima deca di Livio e un codice di ora- 
zioni di Cicerone. L'inventario descriveva ' volumen illud Cor- 



9 PoGGii Epist. I 168. 

10 R. S. ib. 125. 

11 PoGGii Epist. I 172; 176; 187. 



cap. VI) IT, MONACO TTEESFELDESE, IL CUSANO 109 

uelii Taciti et aliorum quibiis careraus; qui (cioè gli aliorum) 
cum sint res quaetlam parvulae, non satis magno sunt aesti- 
roandae'. ^2 Su quel ' volumen Cornelii Taciti' Poggio con- 
centrò le sue mire (' hoc volumen quo maxime indigemus ' 
p. 211), perché Ammiano Marcellino già lo possedeva e Fron- 
tino T)e aquaeductihus un giorno o 1' altro sarebbe uscito da 
Monte Cassino. 

Infatti quando il monaco poco dopo riparti per il suo con- 
vento, gli commise di portar direttamente Tacito a Koma, de- 
positando gli altri a Norimberga. ^^ E frattanto aspettava. Nel 
settembre (1427) nessuna nuova ancora : ' de Cornelio Tacito, 
qui est in Germania, nil sentio ';^* nel settembre dell'anno 
seguente sempre silenzio: ' Cornelius Tacitus silet Inter Ger- 
manos '.^^ Finalmente riecco nel febbraio del 1429 il monaco 
hersfeldese a Roma, ma ahimè : ' absque libro '. *^ E da ora 
in poi il ' volumen Taciti ' seguiterà a dormire nel suo mona- 
stero fino al 1455, quando lo andrà a ridestare Enoch di Ascoli, 

Al benemerito per quanto poco fortunato monaco hersfel- 
dese non possiamo ridare nemmeno il suo nome di battesimo; 
ne possiamo bensì dare uno illustre a un altro Tedesco, che 
contemporaneamente a lui rese servigi assai più insigni agli 
studiosi italiani e alla filologia latina. Poiché il Nicolaus Tre- 
verensis che torna così spesso nelle Epistole di Poggio degli 
anni 1427-1429 è tutt'una persona con Niccolò Krebs (Chryflftz) 
da Cusa, conosciuto comunemente come Niccolò da Cusa o Cu- 
sano (1401-1464), celebre canonista, diplomatico e scienziato. 
La doppia denominazione di Treverensis e Cusauus ripete la 
sua origine da ciò, che Cusa, suo luogo natio, apparteneva 
alla diocesi di Treviri : del resto nel 1435 il Traversari lo chia- 
mava sempre Nicolaus Treverensis, mentre nel 1437 il Pizzol- 
pazzo lo chiamava Nicolaus de Cusa. '^ Fu anche appassionato 

12 PoGGii Epist. I 207. 

13 Ib. I 211. 
'< Ib. 213. 
J5 Ib. 218. 
16 Ih. 266. 

1^ R. S. in Museo ital. di antichità class. Ili 412. Nel 1437 quando stu- 
diava leggi in Bologna ei'a chiamato ' d. Nicolaus de Cusa clericus Treve- 



Ilo IL CUSANO 



(cap. VI 



bibliofilo e raccoglitore di codici e bastino per tutte le testi- 
monianze di Vespasiano: ^^ ' congregò grandissimo numero di 
libri in ogni facultà ', e quella solenne del Pizzolpasso, che lo 
praticò a lungo e intimamente: ' Nicolaus noster de Cusa.... 
vir siquidem aliquando introductus graecae linguae, ceterum 
alias eruditissimus, uuiversalis et magnae capacitatis, infini- 
torum voluminum studiosissimus et indagator continuus dota- 
tusque Inter alia voluminibus graecis fecundissime et ex qui- 
bus, ut asserebat, omnia vocabulorum veritas etiam declarata 
latine eisdem codicibus facile possit haberi 'J^ 

Fece la sua prima comparsa come scopritore nell'ottobre 
del 1426 (aveva allora 25 anni), presentato al pubblico uma- 
nistico da una lettera di Guarino, il quale annunzia a Giovanni 
Lamola che un segretario del cardinale Orsini, allora legato 
apostolico in Germania, rinvenne in una polverosa biblioteca 
di Colonia 800 antichissimi codici carcerati, tra essi il J)e re 
puhlica di Cicerone. Aggiungeva essergli giunta questa voce 
da Venezia da fonte autorevole.^" Il cardinale Orsini andò per 
l'appunto legato in Germania nel 1425, e il Cusano, che qui 
figura suo segretario, ci ricomparisce anche più tardi alla di- 
pendenza di lui. 

Le principali scoperte del Cusano sono: un ' ingens volu- 



rensis diocesis ', C. Malagola Monografie storiche sullo Studio bolognese, 
Bologna 1888, 431, 2; per l'epigrafe sulla tomba cfr. F. Fiorentino II ri- 
sorgimento filosofico nel quattrocento, Napoli 1885, 65. SulT identificazione 
dei due personaggi puoi vedere anche H. Zimmkkkr Declamatio in L. Serg. 
Catilinam, Miinclien 1888, 33-34. 

18 Vite I 170. 

15 R. S. in Museo III 415 ; cfr. 412 : ' habet vir iste peritus theutoni- 
cus... libros copiosos in graeco etiam cum latino et vocabulorum et verbo- 
rum et omnis grammaticae, seriosissime litteris vetustis descriptos '. Uno 
di tali lessici greco-latini ù il famoso cod. Harlcian 5792 sec. VIF. 

*" R. S. Guarino Ver. e gli archetipi di Celso e Plauto, 35 : ' AudivlRse 
debes ut Cicero de re publica nuper inventus sit Coloniae, urbis Oermaniac, 
in bibliotheca pulverulenta, ubi pervetusti codices octingenti carceri man- 
cipati videntur. Eum repperit, repertum transcripsit quidam secretarius car- 
dinalis Ursini, qui legatus eas obiit regiones. Sic milii ex Venetiis renuu- 
tiant aliqui certissimi viri ' ; ib. 34 Guarino in un' altra lettera a Girolamo 
Gualdo in data * V idus octobris ' (1426) : ' Quid dices quod TuUius de re 
publica compertus est? ita est '. 



cap. VI) 



IL CUSAKO 111 



men ' con 27 opuscoli di Tertulliano;^^ uno con 20 opuscoli di 
Cipriano; un altro con 20 (erano invece 16) commedie di Plauto; 
molte opere di Cicerone, p. e. le orazioni de lege agraria e in 
Pisonem, il Be fato, il De legibus, il De re publica integro; 
Gellio pure integro; Curzio Kufo col lib. I; la Historia delle 
guerre germaniche di Plinio il vecchio. Ma il baldo e inesperto 
giovinetto aveva preso parecchi abbagli. 11 lib. I di Curzio 
era un foglio estraneo alla Storia delle imprese di Alessandro; 
Gellio era tronco e mutilo al par di tutti gli altri; il De re 
puhlica di Cicerone si ridusse al Somnium Scijnonis.^'^ E della 
Historia di Plinio che divenne? Poggio gli notò che doveva 
essere la Naturalis Historia; il Cusano ribatté che si trat- 
tava proprio di un volume contenente ' bella Germaniae '. Si 
capisce che in capo al codice da lui veduto della Natur. 
Histor. stava, come spesso occorre, il cenno biografico di Sve- 
tonio, dove lesse le parole: ' bella omnia quae umquam cum 
Germanis gesta sunt XX voluminibus comprehendit ; item na- 
turalis historiae XXXVII libros absolvit '; e i 37 libri della 
Natur. Histor. furono trasformati dal suo cervello nei 20 libri 
della Historia bellorum Germaniae. Ma di questo codice non 
si parlò più. Eesta dunque come acquisto veramente prege- 
vole dalla scoperta del Cusano il codice di Plauto, che com- 
prendeva quattro delle otto commedie divulgate nel medio evo 
e altre dodici nuove. 

Dal maggio al settembre del 1427 il Cusano era a Roma, 
dove recò notizie orali dei codici ;23 nell'autunno riparti per la 



21 Veramente nel!' Epistolario di Poggio non si fa parola del volume dì 
Tertulliano; ma quando Lorenzo de' Medici nel giugno del 1431 andò a Roma 
con la legazione fiorentina a rendere omaggio a Eugenio IV allora eletto, 
ottenne dal cardinale Orsini il codice delle nuove commedie di Plauto por- 
tato dal Cusano, e inoltre il codice di Tertulliano (Traversari Epistol. Vili 
37, dov'è dato l'elenco dei 27 opuscoli tertullianei). C'è da supporre clie 
anche questo secondo codice fosse stato scoperto dal Cusano. 

22 PoGGu Epist. I 208; 211; 266; 304. A p, 267 leggiamo: ' dicit (Nico- 
laus Treverensis) se liabere multorum operum Ciceronis in quibus sunt 
orationes de lege agraria, in Pisonem, de legibus'...; le tre orazioni De 
lege agraria e quella in Pis. erano già state scoperte da Poggio, cfr. 
sopra p. 81. 

23 PoGGii Epist. I 208; 211; 213. 



112 IL CUSANO (cap. VI 

Germania. Lo aspettavano di ritorno nell'inverno del 1428: 2* 
inutilmente. Tornò invece nel dicembre del 1429 col volume 
di Plauto, 25 che consegnò all'Orsini e che dal possessore prese 
il nome di Orsiniano. Ora è il cod. Vatic. 3870 (sec. xii). 

* 
* * 

Il Cusano non si arrestò qui; ma migliorando il suo me- 
todo prosegui con sempre maggior alacrità le ricerche, tanto 
da diventare uno dei più fecondi e fortunati scopritori. Ac- 
cenneremo rapidamente com'egli sin dal 1437, quando assi- 
steva al concilio di Basilea, fosse in possesso del famoso 
glossario greco-latino, ora cod. Harleian 5792, di provenienza 
francese, che contiene inoltre i Sinonimi di Cicerone e uno 
scritto, nuovo per allora, i Bynamidia col nome di Ippo- 
crate e Galeno. ^^^ Rinvenne poi un altro glossario, quello 
conosciuto col titolo di Servii glossae, nuovo anch'esso, per 
quanto ci consta, e nuovo del pari era Diomede, compreso nel 
medesimo codice. ^'^ Parimente fu lui il primo scopritore delle 
Suasoriae et controversiae di Seneca ;2^ delle Laudes dei di 



2^ PoGGU Epist. I 218 ; 223. 

^■> Ib. p. 266 ; 288 ; 304. Le otto prime commedie, note al medio evo, 
erano : VAmph., VAsin., VAul., ì Capt., il Cure, la Gas., la Cist., e 
VEpid.; di esse il cod, Orsiniano contiene le prime quattro, indi le dodici 
nuove, dalle Bacch. al Truc. 

*» Cfr. n. 19 e Corpus glossar, latin. II, XX-XXI e G. Lowe Prodromus 
corpor. gloss. lat., 212-213. 

2' Ora cod. Harleian 2773 sec. xii con Diomede, le Epistulae ad fam. di 
Cicerone e le Servii glossae. Il Valla nel proemio al lib. II delle Elegantiae 
(1437 circa) non nomina ancora Diomede; lo conosce invece il Tortelli nel- 
V Orthographia (pubblicata nel 1449) a v. ' ITomoptoton... ut apud Ennium 
maerentes flentes lachrymantes et miserantes ', verso citato col 
nome di Ennio dal solo Diomede I 447 K. Diomede sta nel cod. Paris, lat. 
7538 proveniente dalla biblioteca Aragonese di Napoli e in altri sei codici 
italiani del sec. xv. Grammatici latini I, XXXIII K. Fu stampato a Venezia 
del 1472 circa, Hain-Copinger 6214. 

^ Quando nel 1458 Gio. Andr. Bussi il vescovo Alerìense, allora ai servigi 
del Cusano, gli mostrò come ignoto il volume di Seneca, si ndi rispondere 
ch'egli n'aveva uno simile : ' librum eiusmodi ego nunquam legeram, nun- 
quam audieram ', dice il Bussi nella sottoscrizione del suo apografo, ora 
Vatic. 5219. Il codice del Cusano è il Bruxoll. 9581-9595 sec. x; suo proba- 



cap. VI) 



IL CUSANO 113 



Draconzio;^^ delle Sententiae di Publilio^o gi,.Q ^ di alcuni 
frammenti del lib. Ili di Mario Plozio Sacerdote." 

La sua copiosa libreria ^2 passò in potere dell'ospedale di 
S. Nicola presso il natio paese di Cusa; la porzione migliore 
di essa fu venduta tra il 1723 e il 1725 a Koberto Harley ed 
è ora con la collezione Harleiana nel Museo Britannico. 

bilmente fu anche il Bruxell. 9144, un apografo recente (sec. xv) della stessa 
opera; cfr. M. Ihm in Rhein. Mus. L, 1895, 368-370 e R. S. in Studi ita- 
liani V 377-379. 

29 II suo codice dei tre libri delle Laudes dei è ora il Bruxell, 10722 
sec. xii, che però cosi nel titolo come nella sottoscrizione porta non si sa 
perché il nome di Agostino : S. Augustini liber de ìaudibus dei. Si trovano 
quattro apografi del sec. xv dal cod. Cusano, dei quali il più recente, Va- 
tic. Urbin. 352, ha la data: ' Federicus Veteranus urbinas transcripsit a. 
sai. 1481 id. aug. '. Del lib. I (116-754) di Draconzio fece una redazione a 
parte Eugenio di Toledo (sec. vii) e anche questa venne in luce nel sec. xv 
e si legge nel cod. Paris, lat. 83 21. Cfr. W. Meyer Die berliner Centones 
der Laudes dei des Dracontius 261-263; 265 (cfr. sopra p. 2 n. 4). 

30 Nei codici e nelle prime edizioni le Sententiae vanno erroneamente 
sotto il nome di Seneca; il nome di Publilio (Publius) Siro era nel codice 
da cui furono tratti i Flores della Capitolare Veronese (v. sopra p. 2 n. 4 ; 
p. 8 n. 30). Il primo esemplare intiero, sec. xii, delle Sententiae fu posse- 
duto dal Cusano; cfr. Publilii Syri, Sententiae ree. E. Wolflflin, Lipsiae 1869, 
19; 21; 23. 

31 Grammatici latini VI 418 K. Il codice, ora a Cusa C. 14, sec. xii, 
contiene due estratti del lib. Ili di Mario Plozio Sacerdote, che si reputa 
identico a M. Claudio Sacerdote, di cui furono scoperti i lib. I e II tra i 
codici di Bobbio nel 1493 : il cod. Bobbiense è ora il Vindobon. 16. Il lib. Ili 
venne in luce integro soltanto nel sec. xvii e fu pubblicato la prima volta 
dal Putsch, 1605. 

•"^ A Basilea s' impadroni dell'archetipo maguntino del commento di Do- 
nato a Terenzio (R. S. in Museo ital. di antichità class. Ili 411). Il suo 
Itinerarium Antonini è ricordato in Catalogus bibl. pubi. Universit. Lug- 
duno-Batavae, 1716, 387. Altri codici del Cusano sono: Frontino Stratege- 
maton (estratti) sec xii (cfr. Tediz. di Lipsia 1888, ed. Gundermann, VII!) ; 
Manilio nel cod. Bruxell. II, sec. xn (M. Bechert in Leipziger Studien I, 
1878, 13); Floro con le prime sette Periochae liviane nel cod. Harleian 2620 
sec. XIII (L. Annaei Flori Epit. ed. Rossbach, Lipsiae 1896, XVIII) ; un co- 
dice, ora in Cusa, di estratti dalla Hist. Aug. (H. Dessaii in Hermes XXIX, 
1894, 414-415). Si procacciò anche codici greci, nell'occasione che andò del 
1437 con la commissione pontificia a Costantinopoli per invitar l'imperatore 
al concilio di Ferrara, cfr. Eocholi, Bessarion, 40 ; 47 ; 87 ; 235. Per dae 
copie di Proclo platonico da lui possedute vedi la prefazione del Bussi al- 
l'edizione romana di Apuleio del 1469 in Bibliotheca Smithiana LXXVII. 

Ma queste sono spigolature misere ; ed è da augurare che qualcuno si 
accinga a ricostruire la biblioteca del Cusano e a raccontarne le vicende. 

E. Sabbadini. Le scoperte dei codici. 8 



CAPITOLO VII 



Le scoperte durante il concilio di Basilea 

(1432-1440) 



Nel quarto decennio del sec. xv le esplorazioni dei codici 
ricevettero un nuovo e potente impulso dal concilio di Basilea, 
il quale offri come quello di Costanza occasione agli ecclesia- 
stici ivi convenuti di visitare i vicini e i lontani monasteri 
della Germania: e furono tutti ecclesiastici questa volta, com- 
preso l'Aurispa, che sin dal 1430 indossava l'abito del diacono.^ 
Si recarono a Basilea, di coloro che prendevano parte o la 
presero al concilio nel ricercar codici, alcuni che già cono- 
sciamo: Tommaso Parentucelli col cardinale di S. Croce (gen- 
naio 1433), '-* l'arcivescovo di Milano Bartolomeo Capra (febhr. 
1432), 3 l'Aurispa al séguito, probabilmente, del vescovo di 
Ferrara Giovanni Tavelli da Tussignano (maggio 1433),* il 
Landriani, lo scopritore del cod. Laudense di Cicerone, il Tra- 
versari (agosto 1435)^ e Niccolò Cusano. Fra gli ecclesiastici, 
che impariamo a conoscere ora, vi andarono Francesco Piz- 
zolpasso (1432) vescovo di Pavia," Scipione Mainenti ferrarese, 
il futuro vescovo di Modena, allora studente di diritto a Bo- 

' R. S. in Giornale stor. della letter. ital., Suppl. VI, 1903, 82. 

« R. S. Biografia di G. Aurispa 68. 

3 La sua partecipazione al concilio era stata decisa nelT ottobre 1481, 
Osio Documenti III 32 ; la partenza ebbe luogo nel febbraio 1432, Mansi Con- 
cilia IV 248. 

* R. S. in Giornale stor. Suppl. VI 82. 

5 Teaversari Epistol. VII 3. 

6 R. S. Spogli Ambrosiani 378. 



cap. VII) IL CAPRA, IL PAEENTUCELLI 115 

logna, e tre patrizi veneziani : Pietro dal Monte (giugno 1434), 
il futuro vescovo di Brescia, ^ Pietro Donato (luglio 1433) ve- 
scovo di Padova e il cardinale Antonio Correr (1431 e), che si 
portava seco il nipote Gregorio, il famoso allievo di Vittorino. ^ 
Non sappiamo se il Landriani abbia fatto ricerche nei din- 
torni di Basilea; e nemmeno possiamo affermarlo di Pietro 
dal Monte, ma v'è da presumerlo, se si pensi che aveva già 
preso parte al concilio di Costanza^ e che da quel tempo do- 
vette spiegarsi in lui la propensione alla bibliofilia, per cui 
divenne illustre.^" Notizie di scoperte fatte dai convenuti a 
Basilea giunsero a Firenze sin dal 1433: gli scopritori erano 
stati il Parentucelli, l'Aurispa e il povero Capra, morto là sul 
campo del combattimento.^^ Non ci sono noti i trovamenti del 
Capra; il Parentucelli scopri dei volumi antichi di Tertulliano, 
che il Traversari nell' ottobre del 1433 aspettava, e con l'aiuto 
dei quali contava di emendar l'esemplare ottenuto in prestito 
due anni prima dal cardinale Orsini ;*2 arrivarono al Niccoli 

"^ Agostini Scrittori viniziani I 353, 

* Vespasiano Vite I 213. 

9 Vespasiano Vite I 208. 

'0 « Voleva fare una biblioteca e per questo comperava tutti i libri che 
poteva avere, e sempre aveva scrittori in casa a chi egli faceva iscrivere 
varie cose; e in Firenze fece fare infiniti volumi di bellissime lettere in 
ogni facultà e maxime in teologia ', Vespasiano I 208. Ebbe incarico di molte 
legazioni, in Inghilterra (5 anni), in Frància, in Italia (Agostini I 355; 358; 
360) e n' avrà profittato per accrescere il patrimonio della sua collezione. 
Fu uno dei possessori del cod. Boncompagni 185 (opere di P. C. Decembrio), 
come è detto in questa nota: ' Hic liber est mei Dominici de Dominicis ve- 
neti episcopi brixiensis ; et fuit ex libris d. Petri de Monte et postea emptus 
a d. Bartolomeo Maripetro etiam episcopo brixiensi ; demum datus mihi per 
d. Benevenutum 1465 ', cfr. E. Narducci Catalogo di ms. ora posseduti da 
Baìdassare Boncompagni, Roma 1862. 

'1 Traversari Epistol. VIII 52, al Niccoli : ' Grata fuere quae de repertis 
voluminibus vel ab episcopo Mediolancnse iam vita fnncto vel a Thoma (Pa- 
rentucelli) nostro vel ab Aurispa significata scrihis '. Il Capra mori a Ba- 
silea il 30 sett, 1433, GiuuNi op. cit. VI 331. 

" R. S. Biografia di G. Aurispa 66: lettera dell' Aurispa da Basilea 6 
agosto 1433 : ' Mastro Thomase porta seco tucte le opere de Tertulliano '. 
Traversari jKptsfoZ. II 9, all'Orsini: ' Tertulliani quoque volumina antiqua, 
deferenda in Italiam brevi, significavi dulcissimo in me amori tuo, ad quae 
tuum posset, quod mendosissimum est, volumen emendati, quoad in pote- 
state nostra et arbitrio est '. 



1 16 l' aurispa 



(cap. VII 



a Firenze tra la fine dell'anno medesimo e il principio del 
seguente. ^^ Intorno alle scoperte dell' Aurispa siamo informati 
da lui stesso. Nel luglio del 1433 seguendo il corso del Eeno 
si recò a Magonza, indi a Colonia e di là fece una scappata 
ad Aquisgrana a vedere le sacre reliquie : a Magonza rinvenne 
il codice dei XII Panegirici con a capo quello di Plinio il 
giovine, e il commento dì Donato a Terenzio, opere codeste 
tutte nuove. A Colonia anche dopo le investigazioni del Cu- 
sano riusci a scovare ' Consulto de arte dicendi ' ossia Chirio 
Fortunaziano, ch'era del resto conosciuto in Italia dal Capra 
(v. cap. V n. 66). Ebbe pure la Fìiysica Plinii, non dice di dove, 
che è tutt' una con la Medicina Plinii, trasuntata in tre libri 
nel sec. iv dalla sezione medicinale (XX-XXXIl) della Natur. 
Histor. di Plinio e accresciuta in processo di tempo di altri 
due libri; e quest'opera crediamo che tornasse allora in luce 
la prima volta. ^* 

Nel 1433 fu trovata in Germania, e propriamente a Stra- 
sburgo, sempre sulla linea del Beno, anche la Phoenix di 
Lattanzio e non sappiamo da chi ; l'essere stata veduta in 
un codice dell' Aurispa non basta a stabilire che l'abbia sco- 
perta lui, ma tutt'al più che se la copiò a Basilea.'^ Dalla 

13 R. S. op, Cit. 67. 

!'< R. S. op. cit. M-&> ; in. Il commento di Donato a Terenzio in Studi 
italiani II 16ss. ; in. Spoffli Ambrosiani 286, dove Con.snlto è detto erro- 
Meainente scoperto a Magonza invece che a Colonia. — Una buona sessantina 
di codici latini dell' Aurispa sono elencati nell'inventario compilato dopo 
la sua morte, R. S. Biografia 157 ss; il n. 52 dà ' unum psalmistam theu- 
tonicum ' e proverrà da qualche monastero vicino a Basilea. Per un Livio 
e un Cicer. ad Att., R. S. Biografìa 98; per due suoi codici ora in Vati- 
cana, De Nolhac La biblioth. de F. Orsini 218. 

1^ R. S. Spogli Ambrosiani .302, 1, dove è riportata la testimonianza 
del Traversari, che dava scoperta la Fenice a Basilea ; e ve ne aggiunge- 
remo un'altra del cod. Vatic. Palat. lat. 162 f. 209 Lactantii Firmiani 
iucundissimum Carmen lepidissimumque de ortu, obitu phoenicis, inventum 
Basilee {Cod. Paint, lat. bibl. Vatic. ree. H. Stevenson iun., Romae 1886, 
I 28) ; ma da una più precisa informazione risulta che fu invece trovata a 
Strasburgo. Scriveva infatti da Bologna nel 1433 il siciliano Luca di Guido 
a Matteo Strozzi a Firenze: ' Hos Firmiani Lactantii eloquentissimi viri de 
Phoenice elegantes versus et luculenter scriptos ad te deferendos dedimus... 
compertos, ut intelligo, in Argentina (Strasburgo) ultra montes oppido ; et 



cap. VII) 



ALTRI SCOPRITORI 117 



stessa città di Strasburgo provengono due altri codici, appar- 
tenuti al vescovo di essa Werinharius 1 (ni. 1028) e ora rico- 
verati a Firenze nella Laurenziana: il Quintiliano Laurenz. 
46. 7, già di Piero de' Medici, e il Laurenziano Marciano 257, 
già del Niccoli, con opere filosofiche di Cicerone (vedi sopra 
p. 87). Non viene naturale di pensare che ne siano stati tratti 
insieme con la Phoenix nell'anno 1433?^^ Né sole queste furono 
le opere uscite alla luce nel 1433, senza conoscere il nome 
degli scopritori; che in un codice del predetto anno, scritto 
a Basilea, ora Laurenz. Edili 165, oltre la Natur. Histor. di 
Plinio (f. 2), la Fhysica Plinii (f. 305") in cinque libri rinve- 
nuta dall' Aurispa e la Genecia di Vindiciano (f. 290''), che si 
conosceva dal codice di Celso scoperto a Milano dal Lamola, 
incontriamo questi altri opuscoli medici, che erano per quel 
tempo probabilmente tutti nuovi : 

f. 283" De lierhis aromatihus sive communibus. Extant 
quarundam herbarum — ; 

f. 287 Incipit liber Apulei platonici traductus a Chy- 
rone centauro magistro Achillis et Esculapio. Odit stupidi- 
tatem verbosam — ; 

f. 292 /wc«^«^^roZo9MS. Antibalumina Galienus auctor — ; 
Incipit antibalanus. Pro aromatico — ; 

f. 293 Pronostica signorum maiorum infirmitates consi- 
derandas secundum propriam perfectionis qualitatem et primo 
signa stomatici. Stomatici sunt per hee signa — ; 

f. 298 Sinonime antique Plinii. Ablacta est purgamen- 

cum bis Pauli Einilii iurisconsulti pervetiisti elegantissima de iure responsa, 
quae nondum ad Latium pervenerunt '. Lo Strozzi non credeva alla pater- 
nità lattanziana del carme, poiché in una successiva lettera di Luca leg- 
giamo : ' Scribis illos quos recepisti versus non fuisse Lactantii Firmiani, 
sed illos luculenter fabricatos et ab optinio ingenio constructos ' (cfr. A. 
DELLA Torre Storia dell'accademia platonica di Firenze 289-290; e Ales- 
sandra Macinghi Lettere di una gentildonna fiorentina pubbl. da C. CTuasti, 
Firenze 1877, XVI). Nei Eesponsa di Paolo Emilio crediamo di riconoscere 
le Sententiae di Giulio Paolo, inserite nella Lex romana Visigothorum 
(vedi p. e. l'ediz. di G. HJinel, Lipsiae 1849, 338). 

1* Per la provenienza da Strasburgo cfr. Reipferscheid in Uliein. Mus. 
XXIII, 1868, 143-146. 



118 IL MAINENTI, IL COREER 



(cap. VII 



tum similae. Abellana est nux minor — (in ordine alfabetico 
fino a: Zozora est herba qiie vix comeditur);" 

f. 302 Expositiones vocabulorum sive nominum egritu- 
dinum. Oxea est acutus morbus — ; 

f. 304 *** tura et ordine uniuscuius *** { Vindi)cianus 
Pentadio nepoti. (L)icet seirem te Rarissime nepos (gre)cis lit- 
teris eruditum — ; 

f. 304" Epistola Ypocratis de ratione ventris ac visce- 
rum ad Antìiiochum regem. Dividimus autem hominum corpus 
in quatuor partes — . ^^ 

Due dei più giovani ecclesiastici presenti al concilio erano 
il Mainenti e Gregorio Correr: ed essi vi fecero le loro sco- 
perte, di testi sacri. Il primo scoperse un Lattanzio ' vetustatis 
paene decrepitae ', che Guarino nel giugno del 1434 attendeva 
ansiosamente a Ferrara, dove il Mainenti stava per rimpa- 
triare, dopo d'essersi laureato a Bologna ;^^ e il Correr liberò 

" Per altri Synonyma medicinali alfabetici cfr. V. Eose Anecdota graeca 
et graecolatina II ili; 113. 

1* Nota del possessore del codice f. IV: ' R.<J' domini Guilielmi Becchii 
episcopi fesulani hic codex est '. La Natur. Histor. ha la sottoscrizione, 
f. 283 : ' Per martìnum Frawenburg scriptus in sacrosancto concilio Basiliensi 
anno domini millesimo quadringentesimo trigesimo tertio '. La Physica Pli- 
nii si legge p. e. nei Medici antiqui di Aldo il giovine, ' Venetiis 1547 \ 
f. 164. La lettera di Vindiciano a Pentadio fu pubblicata integralmente per 
la prima volta di sul cod. Vindobon. 10 sec xi da li. Peiper in Philologus 
XXXIII, 1874, 561-564; la riporta anche il cod. Riccardiano 1179 f. 136 fatto 
copiare dal Poliziano (cfr. M. Ihm in Bhein. Mus. L, 1895, 867-368) e molti 
altri, cfr. Theodori Prisciani Ewporiston ed. a V. Rose, Lipsiae 1894, 484 ss., 
dove è ripubblicata; ivi p. xxi si citano altri codici AeW Antebalumina 
Galieni e p. 428 si ripubblica la Genecia Vindiciani. Le due prime glosse 
delle Sinonime Plinii si trovano in Corp. gloss. lat. Ili 607, 8 e 24. La 
lettera ad Antioco in Medici antiqui, Aldus, Venetiis 1547, f. 84, e in Ar- 
chiv del Wòlfflin XII, 1900, 21-25, ed. H. Stadler. Per un altro codice di 
classici latini (il Capitolare d 44 di Viterbo) copiato a Basilea nel 1433 cfr. 
cap. Vili. n. 34. — Fu proposto di identificare il Plinio Nat. Hist. Laurenz. 
82. 1-2 (= X) col Plinio fatto venire di Lubecca per le pratiche del Niccoli e 
di Cosimo de' Medici e di cui parla Vespasiano Vite II 203; III 82-83; ma io 
non saprei che giudicare dell'identificazione né se collocare l'acquisto nej 
tempo del concilio di Basilea. Cfr. K. Welzhofer in Jahrb. fur class. Phi- 
lolog. CXXIII, 1881, 805-807; e D. Detlefsen in Berliner philol Wochen- 
schrift XXI, 1901, 1289-1290. In ogni modo il codice proviene di Germania- 

19 R. S. in Museo di antichità class. II 424. Il Mainenti possedeva inol- 
tre una collezione di epigrafi, delle quali fece parte a Ciriaco d'Ancona, 



cap. VII) IL TRAVEHSARI, P. DONATO 119 

dagli ergastoli della Germania i libri De providentia dei di 
Salviano.^" Parimente agli autori sacri diede la caccia il Tra- 
versari nella breve comparsa che fece al concilio nel 1435; e 
quando nel novembre intraprese da Basilea il viaggio d'am- 
basceria presso l'imperatore a Vienna, passando da Ratisbona 
non mancò di visitare quell'antico monastero, dove osservò 
' volumina antiqua permulta ', sebbene tutti di opere note.^' 
Ma nel settembre era venuto in possesso di un Girolamo e di 
un Ghromcon * antiquissimum atque optimum ', prestato questo 
ultimo al vescovo di Padova Pietro Donato.*^ 

Il Donato era un appassionato bibliofilo e fin dal 1421 
aveva messo insieme un manipolo di codici ' a fine di fare una 
libraria '.23 Importante sovra tutte fu la sua scoperta fatta 
nel 1436 del codice di Spira (anche qui siamo sulla linea del 
Eeno) comprendente 13 opuscoli, dodici dei quali di carattere 
geografico topografico antiquario, e sono: la cosiddetta Cosmo- 
graphia Aethici\^^ Y Itinerarium Antonini; il De mensura 
orbis terrae di Dicuil; il Laterculus di Polemio Silvio; la 
Notitia Galliarum ; ^^ il De montibus portis et viis urbis 
Bomae\ le Eegiones urbis Bomae; i Septem montes urbis 
Bomae; il Liber de rebus bellicis\ il De gradibus cognatio- 
num; la Constantinopolitanae urbis descriptio; la Notitia 

quando questi lo visitò nella sua sede episcopale di Modena; Gr. Mercati 
Cosma Maimondi cremonese 31. 

20 Traversari Epistol. XXV 20, il Correr a Cecilia Gonzaga p. 1073 : 
* Revolve Lactantii, Cypriani, Hilarii, Hieronymi, Arabrosii, Augustini, Gre- 
gorii, Leonis, Cassiani, Sulpicii, Bernardi, Salviani quoque cuius libros de 
providentia dei e concilio Basileensi rediens de Germanorum ergastulis in 
Italiani deportavi '. Da questo elenco scorgiamo che le cognizioni del Cor- 
rer sugli autori ecclesiastici latini erano abbastanza estese ; ma non era 
ancora tra le sue mani Tertulliano. Per Salvìano cfr. R. S. Spogli Ambro- 
siani 281, 1. 

21 Traveksari JEpist. II 18; VII 4. 
2« 16. XIII 4 ; XIV 4. 

*3 Vespasiano Vite I 206 ; ibid. ' aveva ragunato grandissima quantità 
di libri '; cfr. R. S. Biografia di G. Aurispa 12, del 1421. 

24 La Cosmogr. Aethici è trasmessa da molti codici, anche del sec. xv, 
tra questi il Remensis K 755. 780 dell'anno 1417, Geographi lat. min. ree. 
Riese, XLIIs. 

25 II Laterculus e la Notitia Galliar. erano già stati trovati dal Cor- 
vini, sopra p. 74. 



120 IL DONATO, IL CUSANO, IL PIZZOLPASSO (gap. VII 

dignitatum omnium in parfibus orientis et occidentis. A queste 
scritture andava annessa la Quaestiuncula inter Hadrianum 
imperatorem et Epictetum. philosophum. L'esemplare di Spira 
è perduto. L'apografo del Donato è ora il cod. di Oxford Ca- 
nonie, lat. mise. 378 e contiene inoltre la Bimensuratio prò- 
vinciarum (che porta altrove il nome di ' leronimus presbiter '), 
non desunta però dallo stesso esemplare, ma da altro ' anti- 
quissimo libro '.^^ 

Accenniamo senza più, perché se n'è già parlato, ^^ alle 
scoperte del Cusano nel tempo che fu a Basilea, e chiudiamo 
la serie degli esploratori conciliari con Francesco Pizzolpasso.^^ 
Non è assurdo supporre che egli desse mano alle investiga- 
zioni sin da quando andò vescovo di Dax in Guascogna (1422- 
1424). Tra i suoi codici infatti ne incontriamo uno del prin- 
cipio del sec. xv di mano gallica e viene di pensare che se 
Io sia acquistato colà in quell'occasione. Il codice contiene 
fra l'altro l'introduzione e il principio del commento donatiano 



26 R, s. Spogli Ambrosiani 257-258. Sulla Bimensuratio provine, cfr. 
Geographi lat. min. ed. Eiese XXXIV-XXXVI; 9. Il Donato s'era formato 
anche una silloge epigrafica, che ora è in un codice Hamilton a Berlino. Vi 
si legge la trascrizione di una lapide trovata da lui nella chiesa ' S. Ste- 
phani de Castro Pulvenie ' : a Strasburgo ? Vi è inoltre un' iscrizione delle 
terme di Reims, il che potrebbe far supporre che sia passato di là o nel- 
l' andata o nel ritorno dal concilio, cfr. De Rossi Inscript. christ. urbis 
Eomae 11353-354. Fu suo il codice 94 dell'Università di Bologna (Catullo 
copiato nel 1411 da Girolamo Donato). A Padova presso Giovanni Rodio esi- 
steva lo Speculum historiae mundi di Pietro Comestore, con la sottoscri- 
zione: 'Emi ego P. Donatus episcopus Paduae die 3 augusti 1442 a Vespa- 
siano cartulario', Tomasini Biblioth. Patav. ms. 141. Di un Evangeliario 
copiato per il Donato a Basilea nel 1436 troverai notizia in J. W. Bkadey 
Dictionary ofminiaturists., London 1887, II 337. 

«' Pag. 112. 

** Nacque a Bologna. Fu vescovo di Dax dal 1422 al 1424 ; poi di Pavia 
dal 1427 al 1435. Che sia andato effettivamente a Dax, è confermato da una 
doppia notizia del Piccolomini: Ae. S. Piccolomini Opera inedita in Atti 
della r. Accademia dei Lincei, Vili, 1883, 673, Parti per Basilea i primi 
mesi del 1432 ; ivi fu creato arcivescovo di Milano il 29 luglio 1435 (Giulini 
op. cit. VI 338), ma non pare abbia lasciato Basilea, anche momentanea- 
mente, per prender possesso della nuova sede. Ritornò a Milano negli ultimi 
mesi del 1439 (Luise o^J. cit. Bruni 179) e ivi mori verso la metà del 1443 
(Giulini VI 379). 



cap. VII) IL PIZZOLPASSO 121 

a Terenzio -,2^ sicché il primo scopritore del commento è a 
stretto rigore il Pizzolpasso; soltanto egli in quel tempo non 
l'avrà apprezzato, come fece poi dell'esemplare maguntino, e 
non si interessò per conseguenza di rintracciarne il testo in- 
tiero. Quando più tardi ebbe il vescovado di Pavia, l'intimo 
contatto col Panormita, che lo mise in relazione con Guarino 
e col Lamola,^" avrà aggiunto novello ardore alla sua opero- 
sità investigatrice, la quale egli spiegò soprattutto a Basilea, 
dove dimorò ott'anni (dal 1432 alla fine del 14S9). Ivi pertanto 
sì deve credere abbia formato il principal nucleo della sua 
copiosa biblioteca, che pur con le dispersioni patite conta il 
cospicuo numero di 65 codici, ricoverati oggi tutti nella biblio- 
teca Ambrosiana. Egli li aveva lasciati in legato al Capitolo 
della Metropolitana, dal quale li acquistò nei primi anni del 
1600 per la sua biblioteca il cardinal Federico Borromeo. Nella 
libreria del Pizzolpasso non troviamo autori greci se non nelle 
traduzioni, perché non conosceva il greco o tutt'al più gli ele- 
menti, se è vero che se lì fece insegnare negli ultimi anni 
della sua vita da P. C. Decembrio. Non vi troviamo nemmeno 
copiosi autori latini profani, quantunque la scarsità sia com- 
pensata dalla bontà, poiché il frammento di Donato a Terenzio 
è prezioso; importante pure è il suo Glossario, cod. Ambros. 
B 36 inf. sec. xi; deW Epitome di Giulio Essuperanzio fu lui 
lo scopritore ; e il suo codice delle Notae iuris di Probo oltre 
che il più antico, è anche l'unica fonte di quel testo. Tra i 
codici perduti rammenteremo 1' ' antiquissimus et famosissi- 
raus ', da cui fu tratta la prima volta l'Epistola sallustiana di 
Pompeo al Senato. ^^ Ma la vera ricchezza della libreria era 
costituita dagli autori sacri; che oltre alle traduzioni latine 



^^ In un testo assai migliore di quello trovato dall'Aurispa a Magonza, 
R. S. Spogli Ambrosiani 197-198; cfr. Ae. Donati Commentum Terenti ree. 
Wessner, Lipsiae 1905, II p. III-VI. 

30 Miscellanea Tioli (Università di Bologna) XXIX 202, lettera del Piz- 
zolpasso al Panormita : * Item suo tempore ad Guarinum et Lamolam scribes 
et de Angustino et de A. Gelilo. Ex Portarbora ante lucem XXIII octobr. ' 
(1431). 

31 R. S. in Museo ital. di antichità class. III 69-74; Id. Spogli Am- 
brosiani 268. 



122 QIO. ANDREA BUSSI 



(cap, VII 



antiche dì Origene, Cirillo, Eusebio, possedeva Girolamo in 
dieci codici. Agostino in sei, Lattanzio, Ambrogio, Cipriano, 
Sidonio Apollinare, Salviano, Ennodio, Orosio, Cassiodoro, Isi- 
doro e molti altri medievali. ^^ 

* 
* * 

Durante questo vivo e fecondo lavoro di esplorazione tra 
i convenuti a Basilea, un oscuro giovinetto (' adolescens ') de- 
stinato a diventar l'eroe delle editiones principes, Giovanni 
Andrea Bussi (1417-1475), si recava (verso il 1435) a studiare 
all'Università di Parigi, attratto dalla fama di quella, e si 
copiava ' ex vetustissimo exemplari ' le Epistole di Cipriano, 
che poi fece stampare a Eoma nel 1471. ^^ E anche in Italia 

32 R. s. Spogli Ambrosiani 377-383, dove è dato inoltre l'intiero elenco 
dei codici del Pizzolpasso. Egli possedette anche la lohannis di Corippo, 
di cui sopra p. 35 n. 64 (cfr. F. Petrarca e la Lombardia, Milano 1904, 315), 
Delle sue indagini intorno alle biblioteche straniere mentr'era a Basilea ha 
lasciato un ricordo autografo sui margini del cod. Ambrosiano B 54 inf. 
sec. XII (con opere di S. Ambrogio), che apparteneva alla Metropolitana mi- 
lanese e fu molto tempo in mano di lui. Nella postilla pertanto al f. 178, 
di fronte all'elenco delle Epistole di S, Ambrogio, scrisse il Pizzolpasso: 
' In terra Crovarie (= Corbaria = Corbiere) sunt in partem libri gloriosissimi 
Ambrosii. Et in terra sancti Claudii in Sabaudia (= Saint-Claude del lura) 
est alia pars sicut habuimus per notitiam. Alias sic et apertius (cioè ripete 
più minutamente le stesse due notizie). In monasterio sancti Claudii dio- 
cesis **** ordinis sancti Benedicti in confinibus Burgundie et Sabaudie, quod 
distat a Gebennis per tres dietas vel circa, sunt plura volumina beati Am- 
brosii, ut dicitur. Religiosi autem illi ex consueto horis canonicis officium 
celebrant Ambrosianum. Item in civitate Crovarie prope montaneam de seth 
dicitur quod sunt plura volumina ipsius beati Ambrosii '. 

33 L'ed. pr. di Cipriano curata dal Bussi ha nella prefazione a Paolo II 
queste parole : ' olim adolescens faraatissimis in scholis parisiensibus agens, 
quo propter urbis celebritatem et studiorum fervorem atque animi cultum 
capessendum concesseram, ex vetustissimo exemplari eas (Cypriani epistolas) 
manu mea descripseram '. Il codice da cui copiò il Bussi è ora il Paris, lat. 
1659 sec. xii-xiii ; cfr. Cypriani Opera ree. Hartelius, Vindob. 1871, III, 
LXXI ; il suo esemplare che servi all' edizione è ora il cod. Comunale di 
l-ucca 1728, cfr. A. Mancini in Studi ital. Vili, 1900, 238. Per due codici 
Vaticani il 2049 e il 3350 del Bussi vedi De Nolhac La biblioth. de F. Or- 
sini 230 ; per uno nell'Angelica, R. S. in Studi ital. VOI 443. Suo era anche 
Io Svetonio Paris, lat. 5754 del 1470. Il cod. di Basilea delle opere Vergi- 
liane e ps. vergiliane, che 0. Kibbbck Appendix Vergil. 38 credeva copiato 



cap. VII) ^' VALLA, CIRIACO, l' ORSINI 123 

veniva fatta una doppia scoperta in quello stesso decennio 
(1436 e), da Lorenzo Valla il i^eniale umanista, il quale a 
Benevento, centro famoso di cultura nel medio evo, si imbatté 
in un commento di Servio a Donato più copioso dei testi a noi 
conosciuti;^* e possedeva, sin dal 1436, la Institutio de no- 
mine et pronomine et verbo di Prisciano. ^^ 

Nei viaggi per l'alta Italia degli anni 1434 e 1435 Ciriaco 
d'Ancona mentre andava in cerca di monumenti epigrafici, 
teneva l'occhio anche ai codici; e a Milano e nelle vicinanze 
scoperse cinque manoscritti antichi della Bibbia ^^ e un'ora- 
zione di S. Ambrogio, a Monza un libro Vocahulorum, a Ver- 
celli un Arato latino, un Papia a Reggio. ^^ Collocheremo qui 
inoltre, senza sapere se le scoperte siano avvenute in Italia 
fuori, r ' Asper graramaticus ' e 1' ' Ammianus Marcellinus ', 
che incontriamo nell'inventario del 1434 del cardinale Orsini 
(m. 1438). Aspro ritornava alla luce allora la prima volta e 
ricomparirà più tardi in codici della fine del sec. xv. L'Am- 
mìano Marcellino fuldense scoperto da Poggio comprende i 
libri XIV-XXXI; l'Orsiniano invece (ora nell'archivio della 
Basilica Vaticana E 27) i soli XIV-XXVI; i due codici sono 
indipendenti l'uno dall'altro. Tra i codici dell'Orsini occorre 
anche lo pseudapul ciano Libellus de virtutibus herbarum, del 



di sulle edizioni romane del 1469 e 1471 curate dal Bussi, è più probabil- 
mente l'esemplare del Bussi sul quale le due edizioni furono condotte, cfr. 
G. CuRcio Toeti latini minori, Catania 1905, II 1 Appendix Vergil. p. X 2, 
Uno schizzo biografico del Bussi in R. S. in Studi ital. V 379-882. Sulle edi- 
zioni curate da lui, che ammontano alla trentina, vedasi Audiffredi Ca- 
talogus roman. edit. saec. XV, Romae 1783, 12 ss. 

^ R. S. Spogli Ambrosiani 182. Benevento fu sede di un' insigne scuola 
paleografica, per alcuni codici della quale dal sec. viii al x, oggi in Bam- 
berga, vedi L. Traube Palaeogr. Forschungen, IV, Miinchen 1904, 8; 11, e 
O. Hartwig in Centraìblatt f. Bibliothekstvesen III 164-165; 223. 

35 R, s. in Studi ital. V 371. 

3'J Vallae Opera 845, parlando delle traduzioni bibliche : ' reddara de- 
bitam laudem iis qui codices invenerunt... Cyriacus Anconitanus quinque 
Mediolani et aliis circa urbibus '. Per il tempo di questi viaggi I. B, de 
Rossi Inscript. christ. urbis Romae II 361-362. 

3' Th. Mommsen in Berichte... der k. Sachs. Geselìschaft der Wissensch. 
V, 1853, 96. Il Papia doveva esser quello della cattedrale di Reggio, al quale 
dava la caccia Guarino nel 1427, R. S. in Museo ital. II 430. 



124 l' orsini cap. vii) 

quale prima d'allora non si trova menzione. L'inventario, pur 
essendo mutilo alla fine, segna 373 volumi, di cui nove greci 
e quattro volgari, ^s 

88 VArs di Aspro in Grammatici lat. V 547 K. ; dei tre codici della fine 
del sec. xv, che la riportano, pare che per l'identità del titolo sia affine al- 
l'Orsiniano il Vatican. 1492, ih. 526 n. Il catalogo dell'Orsini in F. Cancel- 
lieri De seeretariis Basii. Vatic, Komae 1786, II 906-914 : ' Asper gram- 
maticus ' 910; ' Avitius (sic) Marcellinus ' 910; ' Libellus parvus de virtu- 
tibus herbarum ' 913. Per tre codici Orsiniani ora in Vaticana Dk Nolhac 
op. cit. 191-192. L'Orsini lasciò i suoi codici ' ex testamento Bracchiani (in 
Bracciano) acto anno 4° Eugenii 4' ' (= 1434) al Capitolo di S. Pietro ; 
prima furono depositati nel chiostro di S. Biagio in via Giulia e di là tra- 
sportati sotto Pio II nell'archivio della Basilica Vaticana; cfr. le notizie 
di J. L. Heibehg in Philologus LV, 1896, 743-744, da un inventario del 1666. 
In quest'inventario Ammiano è descritto cosi: ' Ammiani Marceli ini rerum 
gestarum incipit a libro XIIII. Liber corio rubeo coopertus in pergamene 
folio manuscriptus, cum insignibus cardinalis Ursini in primo folio, conti- 
nens Ammiani Marcellini rerum gestarum libros incipiens a temporibus Cou- 
stantinì ìmperatoris ', Heiberg ibid. 



CAPITOLO Vili 



Le scoperte anonime. 



Collochiamo qui una serie di scoperte, che non sappiamo a 
chi assegnare, nell'attesa che documenti nuovi ci rivelino i 
nomi degli scopritori. Alcune di esse appartengono alla prima 
metà del sec. xv, la maggioranza alla seconda metà. 

Nel campo poetico poco abbiamo da produrre. 11 carme 
pseudolattanziano De passione domini in 80 esametri, del 
quale si credeva esistessero solo redazioni a stampa, si trova 
invece manoscritto in due codici del sec. xv : il Classense (Ra- 
venna) 297 e il Queriniano (Brescia) G IV 10.^ In questo tempo 
vennero in luce due frammenti che mancano ne' codici antichi 
delle ultime sei Eroidi pseudovidiane (XVI-XXI), cioè i v. 13- 
248 della XXI (Cidippe ad Aconzio), dati solo dai codici del 
sec. XV, e i v. 39-142 della XVI (Paride a Elena), che non si 
leggono manoscritti, ma soltanto nelle edizioni dello stesso 
secolo. 2 Verso il 1470 fu scoperta la Consolatio ad Liviam, 

1 Per il cod. Class, cfr. R. S. in Studi itaì. di filol. class. VII, 1899, 
185-136 ; il cod. Querin. f. 77 v ha il titolo Liber de cruce domini feliciter 
incipit secundum Francisctim pairiarcham (da comunicazione del prof. A. 
Beltrami). Sulle varie edizioni cfr. L. Caeli Firmuni Lactanti Opera omnia 
ree. Brandt et Laubmann, Vindob. 1893, II 1, p. XXII-XXXIII. Cade con ciò 
l'ipotesi qui enunciata (p. xxviir s) che il carme sia fattura di un umanista 
tra il 1495 e il 1501. — Non saprei che pensare di quel ' Liberius poeta' 
che s'incontra nel catalogo di Niccolò V (1455), se non forse si trattasse di 
un' antologia di poeti cristiani con Liberio a capo, cfr. Mììntz et Fabre op. 
cit. 105 ' Libertus (sic) poeta '. Versi di Liberio in Migne Patrol. lat. XIX 782. 

2 Teupfel Schwabk Geschichte der ròmisch. Litteratur % 248, 3. Domizio 
Calderino nelle Elucuhi diones in Sappho, stampate il di 8 giugno 1476 



126 LE SCOPERTE ANONIME 



cap. Vili) 



pure questa col nome d'Ovidio.^ Terenzio era familiarissimo 
agli umanisti, ma gioverà avvertire che ad essi fu noto anche 
uno de' più preziosi codici di questo poeta, l'Ambros. H 75 
ìnf. sec. X, celebre per le figure.* 



(Hain 4244) impugnava già l'autenticità di quelle sei ultime Eroidì ; ne tra- 
scrivo il giudizio dalle Epistolae heroidum... comment. Volsco, Ubertino 
et Ascensio : nec non in Sappho et Ibin Domitio, Tusculani apud Benacum 
1525, f. CXVI ^? : 'Idem Hero ad Leandrum Me miseram brevis liaec est 
et non vera voluptas. Quam epistolam non esse Ovidii certa ratione 
docuimus. Nam nec quae legitur Paridis ad Helenam, nec quae Helenae ad 
Paridem, nec quae Leandri ad Hero, nec quae Herus ad Leandrum, nec quae 
Acontii ad Cydippen aut Cydippes ad Acontium ab Ovidio unquam scripta 
fuit '. Nell'Ambrosiana di Milano c'è l'edizione delle Eroidi del 1474 (SQN. 
I. 9): P. OviDii Nasonis Sulmonensis Heroidum liher. In fine: ' Librum hunc 
heroidum publii Ovidii Nasonis cum ultimae epistolae complemento et cum 
consolatoria eiusdem ad Liviam Augustam de morte Drusi Neronis impressit 
in felici urbe mediolano Antonius Zarotus parmensis die 23 Martii 1474 '. 
La Iler. XXI eflfettivamente qui è completa ; mancano invece i v. B9-142 
della XVI ; e manca anche Saffo a Faone. 

3 Sulla Consolatio cfr. R. S. in Studi ital. V, 1897, 372; K. Schenkl 
in Wiener Studien II, 1880, 56-70. Ricorderemo altri componimenti poetici, 
che s' incontrano trascritti in codici del sec. xv, quali i Catalepton pseu- 
dovergiliani, gli Knimmi di Symphosius (Bììhrkns FLM. IV 26), i frammenti 
di Tiberiano (ih. Ili 264) ; e molti più anonimi : i versi De mensibus (ib. I 
202), 'Menive candenti' (ib. IV 101), ' Baiarum dum forte capit ' (IV 438), 
' Dicite cum melius ' (IV 438), 'Cum fodcret gladio' (IV 443), VAegritudo 
Perdicae (V 112), De philomela ' Dulcis amica veni' (V 363), De ventis 
' Quattuor a quadro ' (V'383), De Hermaphrodito 'Cum mea me mater ' (IV 
114), che il Panormita plagiò nel suo Ilermaphroditus. Symphosius è anche 
nel cod. Querin. (Brescia) C VII 1 (n." 5, anonimo) del sec. xv. I principali 
codici del sec. xv che riportano i Catalepton sono il Ouelferbit. Helmstad. 
332, il Monac. lat. 18895; il Rehdigeran. S 1 6, 17; l'Arundel. 133: col titolo 
Catalepton Virgilii o Virgilii Catalepton, sotto il quale comprendono tre 
Priapei e 16 Epigrammi, Poeti latini minori comm. da G. Curcio, II 1, Ca- 
tania 1905, 56. ' Clio gesta canens' è trascritto di mano di Guarino sul cod. 
Ambros. D 267 inf. sec. xv f. 98 v. La Philomela fu stampata sotto il nome 
d'Ovidio nel sec. xv {Comoediae Horatianae tres ed. R. .lahnke, Lipsiae 
1891, 16). 

■* Infatti al f. iOv si legge di mano del sec. xv : ' Multi textus liane sce- 
nam (Heaut. Ili 3, 32) coniunctam habent superiori et melius videtur ' ; e 
dal f. 76 in poi sono altri tocchi dello stesso secolo. Questo codice fu ripro- 
dotto in fototipia : Terentius. Cod. Ambros. H. 75 inf. phototypice editus, 
Lugd. Batav. 1903. Un altro famoso codice di Terenzio venne allora in luce, 
il Vittoriano (Laurenz. 38. 24), posseduto da Lorenzo il Magnifico, come leg- 
gesi sul cartone interno: ' hic terentius est Laurentii petri cosmi de Me- 
dicis '. 



cap. Vili) 



LE SCOPERTE AKONIME 127 



Dì Cicerone si conosceva ormai tutto quello che il tempo 
ci salvò, compresa anche la nuova orazione frammentaria, 
p. Fonteio, conservataci dal cod. (Orsiniano?) H 25 sec. vili 
della Basilica Vaticana. Quel codice era stato rinvenuto sino 
almeno dal 1428 e da esso la pubblicò il Bussi nell'edizione 
romana (del 1471) delle orazioni ciceroniane.^ Che se al Valla 
giunse notizia della scoperta fatta a Siena verso il 1447 dei 
quattro libri degli Academica, fu certo una delle frequenti il- 
lusioni in cui cadevano gli umanisti; i quali credettero inoltre 
d'aver trovato di Cicerone una quinta Catilinaria.^ A Cicerone 



5 II codice reca inoltre le prime dieci Filippiche con frammenti della 
XI; XII; XIII, e due altre frammentarie, p. Flacc. e in Pis. Poggio colla- 
zionò nel 1428 il suo cod. autografo delle Filippiche (ora Laurenz, 48. 22) 
col Basilicano, sul conto del quale scriveva al Niccoli (' die V iunii 1428 ') : 
* Philippicas Ciceronis emendavi cum hoc antiquo codice, qui ita pueriliter 
scriptus est, ut in iis quae scripsi non coniectura opus fuerit, sed divina- 
tiono .... Non potui autem corrigere omnes, quia et duae ultimae defi- 
ciunt et in reliquis desunt nonnulla ' (cfr. A. C. Clark The vetus Clunia- 
censis of Poggio in Anecdota oxoniensia, X, 1905, p. LXII). L'edizione del 
Bussi contiene tutte le orazioni a noi note, comprese tre spurie, cioè la, inidie 
quam irei in exilium e le due invettive fra Cicerone e Sallustio. Manca solo 
la p. M. Tullio^ che noi conosciamo dai palinsesti. 

^ Il Valla scriveva da Napoli al Tortelli ' xvi kal. febr, ' (1447): ' Prae- 
terea siquis apud vos habet qua tu or Academicorum Ciceronis libros non 
pridem Senae repertos'; R. S. in Barozzi e Sakbadini Studi sul Panormita 
e sul Valla 116. La presunta quinta Catilinaria s'incontra già sin dal 1439 
nel cod. fiuarneriano 58 (59 Mazzatinti) di S. Daniele del Friuli f. 1 Oratio 
M. T. C. ad iudices contra Catilinam et ceteros coniuratos. Si quid pre- 
cibus — f. Tv genere calamitatis. Finii oratio Ciceronis omnium vehemen- 
tissima; il cod. ha la sottoscrizione : ' Lavriani per presb. Nicolaum Sancti- 
vitensem (da S. Vito) olim Georgii Utinensem canonicum 1439. II non. fe- 
brnarii '. Il copista espresse sull' orazione e su Catilina alcuni giudizi, tra 
i quali questo: ' Miruin est considerare quotiens et quam varie in hac ora- 
tione repetitur calamitas '. Un'altra copia è nel cod. Ambros. B 124 sup. 
sec. XV f. 198V-208 Finis -pulcherrime orationis M. Tulii Ciceronis ad- 
versus l. Catilinam. Poggio in una sua lettera {Fpist. Ili p. 46 Romae 
ultima decembris 1451) dubita dell'autenticità ciceroniana. Nel cod. di Siena 
H VI 11 sec. XV (cfr. N. Terzaghi in Studi ital XI, 1903, 412) è attribuita 
invece a Porcius Latro, col cui nome a cominciare dal 1491 fu spessissimo 
stampata; ultimamente la ripubblicò H. Zimmkrkr {Declamatio in L. Sergium 
Catilinam, Miinchen 1888), che conobbe due soli codici, uno di Monaco e 
uno di Leida. E un'illusione dev'essere stata anche quella di Antoine de 
la Sale, che nei primordi del sec. xv (n. 1386) citava il De virtutibus di 
Cicerone ' Tulles en son livre de virtutibus ' (cfr. F. Gustafsson in Berliner 



128 LE SCOPERTE ANONIME 



(cap. Vili 



accompagneremo il Commentariolum petitionis di suo fratello 
Quinto, che fu copiato in quel medesimo secolo. '^ 

Qualche nuovo incremento ricevettero altri autori. Cosi il 
romanzo di Petronio nel 1423 s' accrebbe del suo principal 
frammento, la Cena Trimalchionis; e mentre dell'Epistolario 
di Plinio il giovine s'ebbero per un pezzo gli otto libri ri- 
scoperti da Guarino (I-VII ; IX), l'edizione di Koma del 1474 
circa curata dallo Schurener ne dà nove.* Anche Gelilo gua- 
dagnò un passo nuovo, il frammento della prefazione (' iucun- 
diora — invenirique possit'), che mancava nel testo della 
redazione guariniana e comparisce nell'edizione di Koma del 
1469 preparata dal Bussi. ^ Sesto Giulio Frontino invece avrebbe 
acquistato nientemeno che un' opera intiera, cioè un Episto- 
lario e Epistole Sexti lulii Frontini '),i" inaudito ai filologi, 
del quale non so che pensare. 

La letteratura medica si arricchi di nuovi trovamenti. La 
Physiognomonia latina si trova trascritta in un codice del 
sec. XV ; cosi VEpistula de ohservatione cihorumàX Antimo." 

philol. Wochenschrift 1904, 1277-1278) ; probabilmente fu attribuito a Ci- 
cerone un trattato sulle virtù compendiato dal suo De off'., o era il De 
quattuor virtutibus che girava col nome ora di Seneca ora di Martino. 

■^ Sul valore dei codici del sec. xv in confronto con l'Erfurtensis sec. xi- 
XII vedi The correspondence of. M. Tulliiis Cicrko by Tyrrell, Dublin-London 
1885, I 110. Tra 1 cod. del sec. xv che sono in Italia citerò il Vatic. Palat. 
lat. 598 e 1' Estense (Modena) XVII. (i G. 16, 

^ C. Plini Caecim Secundi Epistul. ex ree. Keiiii, Lipsiae 1870, XVII. 
Lo Schurener vi aggiunse il lib. Vili non completo. Il cod. detto Traguriense 
ora Paris, lat. 7989 della Cena Trini, ben presto scomparve e non rivide 
la luce che alla metà del sec. xvii, Chatelain Paléographie pi. CL, 2. 

" R. S. La scuola e gli studi di Guarino 118-119. Il Bussi accodò il 
frammento della prefazione alla fine del lib. XX come conclusione del- 
l'opera ; però nel titolo che vi premise : Autoris tanquam prefationis ad- 
monitio in operis totius summa de noctium ordine intui la prefazione. Il 
primo però a riconoscerla fu il Salmasius e il primo a trasportarla in prin- 
cipio I. F. Gronovius nell'edizione del 1651. 

10 Nel catalogo della biblioteca di Ferrara del 14:ì6 è segnato (118): 
'Libro uno chiamado le pistole de Sesto lulio in carta bambaxina'; e più 
compiutamente in quello di Borso del 1467 (44): ' Epistole Sexti lulii Fron- 
tini in cart. bombic. '; cfr. G. Bertoni La bibliot. Estense etc. 213 ss. 

11 Per la Physiogn. vedi Scriptores physiognomonici graeci et latini 
ree. R. Forster, Lipsiae 1893, CXLIX. L'Epistola di Antimo è nel cod. di 
Praga XIV. A. 12, collocato da V. Rose, Anecdota graeca et graecolatina, 



cap. vili) 



LE SCOPERTE ANÒNIlÉtE 129 



Nel catalogo della biblioteca di Pavia del 1426 è nominato 
Dioscoride T)e herbarum notione. Dello stesso autore poi s'in- 
contra in un codice del sec. xv anche la redazione alfabetica, 
che fu stampata a Colle in Toscana nel 1478.^2 j^a Mulonie- 
dicina di Vegezio figura già nell'inventario di Piero de' Medici 
compilato l'anno 1456-/^ e in un cod. del sec. xv (il Phillipp. 
3701) fu copiato col nome falso di Octavius Oratianus VEupo- 
riston di Teodoro Prisciano ; ^* ma solo più tardi uscirono per 
le stampe a Basilea: la prima nel 1528, il secondo nel 1532. 
Assai più però dovettero aspettare l'onor della stampa Cassio 
Felice De medicina e Claudio Ermero Mulomedicina Chironis, 
trascritti bensì entrambi in codici del sec. xv, ma pubblicati 
la prima volta quello del 1879, questo del 1901. ^^ gieché questi 
medici minori ebbero nel sec. xv scarsa fortuna. 



Beri. 1870, II 61-62, tra il sec. xiv e il xv, ma si deve assegnare risolutamente 
al XV, perché contiene le Epistole di Plinio nella famiglia degli otto libri. 

12 D'Adda Indagini etc. n. 780 : ' Liber unus dictus diascoridis de her- 
barum notione... Incipit in textu Multi voluerunt autores antiqui et 
finitur Sonitus aurium mitigat amen '. Questa è la traduzione latina 
del testo greco di Dioscoride. Per la riduzione alfab. cfr. II. Stadi.kr in 
Archiv del Wòlfflin XII, 1900, 13-20. Una redazione latina dello stesso trat- 
tato dioscorideo contiene anche il cod. Laurenz. 73. 41 sec. xi, di cui ve- 
dremo al cap. IX. 

13 E. PiccoLOMiNi Delle condizioni e delle vicende etc. in Archivio stor. 
ital. XXI 110 : (77) * Vegetio de re militari et de maschalcia '. Si può restare 
in dubbio se nell'inventario di Gioi'dano Orsini (Canceli.ikri 906) del 1434 con 
' Marescalcia prò equis ' sia indicata la stessa opera. Sin dal 1415 (= 1416) 
se n'era fatto un volgarizzamento, come vediamo in un codice manzoniano: 
Eibliotheca Manzoniana Catalogo ragionato red. da A. Tenneroni, Città di 
Castello 1894, 38 : (39) f. 2 ' Vigiesio di Publio di Renatio Arte delle medicine 
delle bestie che ssi chiama veterinaria cioè malscaleia ', f. 126 v ' Iste liber 
est mey Gerardi de Gambacurtis de Pisis quem feci fieri in civitate Pistorii 
per prudentem et discretum virum ser Anthonium de Pistorio. In anno in- 
carnationis domini nostri yesu christi MCCCCXV de mense lanuarii '. E 
ciononostante il testo latino di Vegezio era raro, come sappiamo dal Pla- 
tina, il quale nota: ' Emi librum Mulomedicina vocatum, editum a Vegetio 
de medicina equorum boum asinorum, librum rarum, prò bibliotheca... die 
VII nov. 1478 ', MiiNTz et Fabre op. cit. 153. 

1* Theodori Prisciani Euporiston libri III ed. a V. Rose, Lipsiae 1894, 
IV : l'esemplare da cui fu copiato il Phillipp. è il Bruxell. 1342-50 e porta 
il nome falso di Octavius Oratianus. 

'5 Cassii Felicis De medicina ed. a V. Rose, Lipsiae 1879, II ; V ; il cod. 
di Cambridge del sec. xv fu scritto in Italia. Claudii Hermeki Mulomedi- 

R. Sabbadini Le scoperte dei eodici. 9 



130 LE SCOPERTE ANONIME Ccap, Vili 

Nella storia registriamo tre opuscoli di limitato valore, il 
Libellus de Constantino magno eiusque maire Helena, copiato 
nel sec. xv di su un codice del xiv; il Libellus brevi atus ex 
libris Sex. Aurelii Victoris o Epitome, trasmessaci fra gli 
altri codici nel Paris. Sorb. 914 del sec. xv; e il Komanzo di 
Apollonio Tirio nel catalogo di Pavia. ^^ Incontriamo nel citato 
inventario di Piero de' Medici questo titolo: 'De somnio Sci- 
pionis, Epistolae Bruti et Epitome Sergii ';^^ e non sapremmo 
che nome indovinare sotto l'enigmatico Sergii. ^^ 

Il patrimonio degli studi enciclopedici e rettorici si accrebbe 
di due importanti acquisti nell'anno 1462, sotto la qual data 
furono copiate nel cod. Ambros. D 17 inf. la Eettorica di Giulio 
Severiano e le Istituzioni secolari {De artibus ac disciplinis 
liberalium litterarum) di Cassiodoro, che contengono l'enci- 
clopedia del Trivio e del Quadrivio. Le Istituzioni divine dello 
stesso autore vennero pure in luce nel sec. xv, poiché si tro- 
vano p. e. in un cod. Ambros. (D 35 sup.) del Pizzolpasso, e 
godettero anzi nel medio evo più popolarità che non le Isti- 
tuzioni secolari, divulgate allora più che altro per via indi- 
retta ; e nemmeno nel sec. xv pare che esse sieno state trascritte 
in altri codici all' infuori dell'Ambrosiano, il quale del resto 
non le dà col nome del suo autore, ma le attribuisce erronea- 
mente a Giulio Severiano: e ciò avrà contribuito a tenerle 
nell'oscurità.^^ 

Buoni rinvenimenti fecero gli umanisti di questo tempo 
nella letteratura scoliastica. Il nome di Cornuto godè sempre 

dna Chironis ed. E. Oder, Lipsiae 1901, VI. Il codice contiene anche trat- 
tati medici medievali ; dal 1582 è nella bibliot. di Monaco ; p. vii 1 un altro 
codice ne possedette Godofredus Thomasius di Norimberga (1660-1746). 

1' A. EussNER in Philologus XLI, 1882, 186. Schanz Geschichte derròm. 
Liiter. IV § 801 n. G. d'Adda Indagini etc. (335 e 937) ' Liber apolonii 
thirii... Incipit Fuit quidam rex in Antiochia et finitur Securam 
ducere vitam '. 

'" PiccoLOMiNi op. cit. 112 (123). 

^8 Nel catalogo dei codici di Niccolò V del 1455 (Mììntz et Fabue 102) 
leggiamo : ' Fabius Plancidis. Item versus Fulgenci centuni fabularum '. Sa- 
ranno le Mythologiae di Fulgenzio ? 

^^ R. S. Spogli Ambrosiani 276-286. Nello stesso codice è sotto il nome 
di Fortunaziano il Gomputus, che altre fonti pili ragionevolmente assegnano 
a Cassiodoro. 



cap. Vili) 



LE SCOPERTE ANONIME l^i 



gran fama come maestro di Persio e ci fu nel medio evo fino 
almeno dal sec. xii chi raccolse gli scolii dai margini dei codici 
di Persio in iin volume e ci mise il nome di Cornuto. Quel 
volume ritornò alla luce verso la metà del sec. xv. ^o Al testo 
di Persio andava spesso congiunto nei codici quello di Giove- 
nale e anche di questo poeta furono riuniti gli scolii marginali 
in volume e ad esso venne apposto il nome dello Pseudocornuto 
persiano. La prima notizia di un codice dello Pseudocornuto 
giovenaliano la abbiamo da una lettera di Guarino, che nel 1444 
interponeva i buoni uffici di Costanza da Varano perché gli 
ottenesse copia di quel commentatore posseduto da due medici 
di Camerino, Venanzio e Mariano. Poco dopo le copie si mol- 
tiplicarono. 21 Un caso analogo toccò ad Acrone. Questo autore 
era conosciuto per commentatore d'Orazio ; e il suo nome infatti 
fu preposto a una silloge di scolii oraziani, che primitivamente 
comprendeva le Odi e gli Epodi; in séguito anche le Satire: 
le Epistole, almeno nella tradizione manoscritta, ne rimasero 
sempre escluse. Quando precisamente gli umanisti venissero a 
conoscenza di tali scolii col titolo di Acrone, non sappiamo; 



'0 E. Ktjrz Die Persius- SchoUen nach den Bernerhandsehriften III, 
Burgdorf 18S9, p. Vili; IX. Un codice descritto da A. Zingkrle Zu den 
Persius-Seholien, Wien 1881, 5 porta la data del 1463. La data dell'anno 
seguente porta il cod. Laurenz. 53. 23 : ' Hunc librum transcripsit Franciscus 
fllippi pancratii de oricellariis die secunda ianuarii 1463 ' (= 1464). 

2* R. S. in Museo ital. di antichità class. II 413. Scrive egli dunque : 
' Dudum odoratus sum, nisi me fallunt vestigia, commentarium Cornuti in 
luvenalem satirura, quem ob vetustatis opinionem nondum visum cupio et 
habere vehementer aveo... Nam istic esse viros eximios et excellentes cives 
tuos audio... Advenantium et Marianum physicos celeberrimos, qui deside- 
rati a me codicis domini sunt et possessore» ' (Ferrara 1444). Il citato cod. 
Laurenz. 53.23 ha il doppio commento a Giovenale e a Persio; cosi pure il 
cod. Riccardiano 664 e l'Ambros. C 50 sup. (R. S. Spogli Ambrosiani 203). 
Famoso per le inesatte notizie che ne corsero è il codice dell'Archivio Ron- 
cioni di Pisa col titolo Lectura super satiras luvenalis. Ex commentariis 
Cornuti copiosissime edita e con la data ' MCCCCLII die XIII Madias': che 
però non contiene il testo di Cornuto, ma un commento umanistico estratto 
da quello. Il suo valore si ridurrebbe pertanto alla testimonianza che sin 
dal 1452 era conosciuto il commento; senonché la lettera guariniana ci ri- 
porta otto anni prima. Sul cod. Roncioniano vedasi l'ampia notizia di C 
Vitelli in Studi ital. X, 1902, 29-39. 



132 tM SCOPÈRTE AKONIM» 



(cap. Vili 



ma eerto fino dal 1433 ne possedeva il commento alle Odi 
Vittorino da Feltro a Mantova. 22 

La scoperta del commento di Elio Donato a Terenzio per 
opera dell' Aurispa è stata già da noi raccontata. ^^ Soggiun- 
giamo ora che nel 1447 era arrivata agli orecchi dell'Aurispa 
e del Valla la notizia di un altro codice di quel comuiento, 
scoperto in Francia a Chartres. Dello stesso Elio Donato poi fu 
trovata la lettera a Munazio.^* Toccheremo più sotto (cap. XI) 
del commento dell'altro Donato, Tiberio Claudio, scoperto dal 
Jouflfroy in un testo mutilo (ora Laurenz. 45 . 15) che compren- 
deva solo i primi cinque libri dell'Eneide; diciamo qui che 
nello stesso secolo fu riportato alla luce il cod. Vatìc. 1512 
sec. IX, che contiene il commento degli ultimi sette libri (VI 
158- sino alla fine): e ciò dev'essere stato prima del 1466, 
perché già con la data di quest'anno venne copiato il testo 
intiero da Francesco di ser Nicola da S. Gimignano.^^ Nuovo 
del tutto era lo scoliasta vergiliano Probo meglio Pseu- 



*2 V. sopra p. 94. Un paio di citazioni anche nell' Orthographia del 
Tortelli: A. v. Onyx... ' Horatius in IIII carminum (12, 17) Nardo-liorreis, 
ubi Acron dixit... '; press' a poco come in Pseudacronis SchoUa in Hora- 
tium ree. 0. Keller, Lipsiae 1902, I 365. A. v. Diphthongus... Foedo... ' Ho- 
ratius Mos et lex inaculosiim edomuit nefas (C. IV 5, 22), ubi Acron 
exponit : Quia ex nefariis rebus maculae nascuntur idest foedationes '. Manca 
questo scolio al testo del Keller e manca al lessico latino la parola foedatio. 
Sui codici del sec. xv che recano il nome di Acrone vedi O. Keller in Mé- 
langes Boissier, Paris 1903, 311-314. 

«3 V. p. 116. 

** R. S. Il commento di Donato a Terenzio in Studi ital. II, 1893, 17. 
Sulla lettera a Munazio v. sopra p. 39. Essa è contenuta in un unico codice, 
il Paris, lat. 11308 sec. ix, che ha al f. ilv una nota di mano italiana del 
sec. XV, E. Thomas Scoliastes de Virgile, Paris 1879, 282. 

25 Nel cod. Harlemensis ' Per Franciscum S(er) Nicolai Berti Martini de 
Sancto fieminiano civem et notarium Florentinum, de anno 1466 de ni(ense) 
decembris in civitate Florentie ', cfr. V. Burckas De Tib. Claudii Donati 
in Aeneida commentario, Dissert. Jenae 1888,3. Un codice integro ne posse- 
dette anche il Fontano, dato alle stampe nel 1535 a Napoli da Scipione 
Capece, ib. 4; ma sarà stato anch' esso non più che un apografo recente del 
cod. Laurenz. e del Vatic. uniti insieme, perché pare che da quei due soli 
codici discenda il nostro testo di Tib. Donato (cfr. G. Thilo in lìhein. Mus. 
XV, 1860, 149), onde non sarebbe gravoso intraprenderne un' edizione critica, 
di cui si sente la mancanza. Le lacune proprie di quei due codici sono anche 
nel Vergilius cum quinque commentis, Venetiis 1492, cfr. f. 204 ; 225, 



cap. Vili) 



LE SCOPERTE ANONIME 133 



doprobo, sotto il cui nome va un commento alle Bucoliche e 
alle Georgiche con una biografia del poeta, riapparso alla luce 
nella seconda metà del sec. xv per due vie diverse.^^ Il com- 
mento di Servio, noto già al Petrarca, era uno de' più usuali 
strumenti di lavoro degli umanisti, ma nella sua redazione 
originaria; la redazione ampliata diventò comune solo dall'anno 
1600, quando la pubblicò il Daniel, da cui anzi prese il nome. 
Eppure se gli indizi non fallano, bisognerebbe credere che un 
codice di essa fosse stato trovato nella seconda metà del sec. 
XV e venuto in potere di Niccolò Noceto. ^^ 

Dobbiamo segnare inoltre un discreto numero di scritti 
grammaticali e metrici: lo Pseudoprisciano De accentibus;^^ 
Servio De fìnalibus litteris\ Sergio De littera; il cosiddetto 
Maximinus De ratione metrorum e Be caesuris ; dello Pseudo- 
foca il Be nomine et verbo, il Be aspiratione e la Orthogra- 
phia ; Beda Be schemate et tropo e Be metris ; Agrecio Be 
orthographica proprietate et differentia sermonis; Mallio Teo- 
doro Be metris. ^^ Gli estratti grammaticali di Terenzio Scauro 



*s La fonte più nota è il codice di Bobbio scoperto il 1493 ; ma il com- 
mento era divulgato da altra fonte (o dalla medesima?) fino almeno dal 1478; 
in quest' anno infatti fu copiato nel cod. Ambros. R 13 sup. il commento di 
Cynthius Cenetensis all'Eneide (cfr. cap. IX), dove Probo è adoperato; p. e. 
Cinzie nella vita di Vergilio scrive: 'Bello cantabrico cum coepisset seri- 
bere Eneida ', da confrontare con Probo : ' Aeneida ingressus bello canta- 
brico ' (Reifferscheid 53,10). Lo conosceva anche il Poliziano prima del 1489 
e altri; cfr. O. vo.\ Gebhardt in Centralblatt fùr Bibliotheksw. V, 1888, 386; 
387-388 ; R. S. Spogli Ambrosiani 336, 1. Il commento fu stampato la prima 
volta da (ìiovanni Battista Egnazio ' Venetiis 1507 ', 

" R, S. Spogli Ambrosiani 303-304. 

*** Del De accentibus si servi largamente il Tortelli, senza nominarlo, 
nelP Orthographia (pubblicata il 1449) ; p. e. a. v. Prosodia, da confrontare 
con Grammatici lat. III 519-520 K. 

*'•' La maggior parte stampati nella l'arissima e poco nota edizione dello 
Zaroto ' Mediolani 1473 ', cfr. R. S. Spogli Ambrosiani 309-310, dove è de- 
scritto l'esemplare Ambrosiano dell'edizione. Alcuni di questi, Servio, Sergio, 
Maximinus, Beda e Agrecio, in un codice privato in Lucca del 1458, A. Man- 
cini in Studi ital. VIII, 1900, 125,4. Agrecio con altri nell'ediz. di Venezia 
1472 e., Hain-Copingkr 6214. Nei codici e nelle edizioni Agrecio suole andar 
unito con Capro, il quale ultimo fu già scoperto al tempo del concilio di 
Costanza ; ma il sec. xv non conobbe che il solo lib. I, quello stampato 
nei Grammat. lat. VII 92-107 K. Per Mallio Teodoro copiato nel cod. Va- 
tic. Urbin. 1157 sec. xv ib. VI 582. L' Ars di Foca è citata già dal Valla 



134 LE SCOPERTE ANONIME 



(cap. Vili 



ci furono tramandati frammentari in più codici, integri in due 
soli, e uno di questi, il Vatic. Palat. lat. 1741, del sec. xv.^o La 
grammatica latina di Dositeo, accompagnata dalla traduzione 
interlineare greca, non venne copiata nel sec. xv ; ma in quel 
tempo, fra gli anni 1460 e 1490, capitò in potere del patrizio 
norimbergese Hartmann Schede!, scopritore di un' opera co- 
smografica e appassionato bibliofilo, il frammento del cod. 
Monac. lat. 601 sec. ix-x; e tra le mani di uno studioso del 
sec. XV fu il cod. Harleian 3969 sec. xiv contenente i famosi 
estratti ortografici di Cassiodoro." 

Facciamo seguire agli autori grammaticali i glossografici. 
Col nome di Petronio, che non è certo il Satirico, possediamo 
un corpo di 57 glosse, due delle quali s'incontrano neìVOrtho- 
graphia del Tortelli. ^^ Circa il 1483 fu dato alle stampe ad 
Augusta il cosiddetto Glossarium Salomonis;^^ e molto prima, 
in ogni modo fin dal 1433, gli umanisti vennero a conoscenza 
delle Glossae di Placido.^* 



nel 1438, R. S. Spogli Ambrosiani 310. UOrthograpMa di Foca fu stam- 
pata la prima volta da R. S. in Rivista di filologia XXVIII 537 ss. 

^^ Questo codice contiene molte scritture e alla fine di una si legge 
l'anno 1464. La prima edizione è di Basilea 1527, Grammat. lat. VII 3 K. 

31 Su Dositeo vedi K. Kkumbacher in lihein. Mus. N. F. XXXIX, 1884, 
349. Lo Schedel (1440-1614) studiò medicina a Padova dal 1463 al 1466. I co- 
dici da lui raccolti, e in parte copiati di sua mano, sono ora nella bibliot. 
regia di Monaco, nel cui catalogo (C. Halm et G. Laubmann I, I) ne ho con- 
tati 254 ; il nucleo è formato da autori medici. L' opera cosmografica, detta 
Hieronymus Ethicus, nel cod. Monac. lat. 901 f. 145-168: ' Liber ethico trans- 
lato philosophico edito oraculo Hieronimo presbytero dilatum ex chosmo- 
grafia idest mundi scriptura edicti ethici philosophi cosmograpliici.... Scripsi 
ego Hartmannus Schedel etc. ex libro veteri sumpto ex bibliotheca cenobii 
S. Emerammì Ratispone ea forma uti reperi anno domini 1483 '. Vedi Co- 
smographia Aethici ... primum ed. H, Wuttke, Lipsiae 1853. Per Cassiodoro 
V. KosE Anecdota graeca I 73. 

32 R. S. in Studi ital. V 388-390. Ai tre codici ivi ricordati se ne ag- 
giunga un quarto, del 1494-1495, E. Nakducci Catalogo di ms. ora posseduti 
da B. Boncompagni, Roma 1862, n. 1. 

33 LòwE Prodromus 234. 

3^ Il cod. d 44 della Capitolare di Viterbo membr. sec. xv (n. 38 del ca- 
talogo pubblicato da L. Dokez Latino Latini et la biblioth. capitul. de 
Viterbe, 2™» article) comprende : f. 1 Festi de significatione verborum liber 
abbreviatus a Paulo diacono, con la sottoscrizione : Excerpta ex libris 
Pompei Festi de significatione verborum expliciunt. ' Die XVI mensis no- 



cap. Vili) 



LE SCOPERTE ANONIME 136 



Chiudano la nostra rassegna: la collezione di Differentiae 
' Inter pollieeri et promittere ' erroneamente attribuita a Isi- 
doro e recata da più codici del sec. xv;^^ gli Excerpta isido- 
riani sui pesi, adoperati come fonte da Guarino; il Carmen de 
ponderibus, del quale il sec. xv conobbe i soli primi 163 versi; ^^ 
e la redazione latina delle Quaestiones di Prisciano Lidio de- 
dicate a Cosroe re de' Persiani, la quale si leggeva in un codice 
del duca d'Urbino. ^^ 



vembris 1433. Basilee'; f. 71 Incipiunt glosae Placidi grammatici; f. 91 
Incipit expositio Virgilianae continentiae secundum philosophos moralis 
di Fulgenzio; f. 100 Pomponii Mele de cosmographia liber primus incipit. 
Delle Glosse di Placido abbiamo anche il cod. Vatic. (Orsiniano) 3441 
sec. XV e altri Vaticani, il 1552 e 1889, dello stesso secolo (G. Giiiz De 
Placidi glossis, Index schol., Jenae 1891, III; VII). Festo era già venuto in 
luce al tempo del concilio di Costanza ; a Firenze nel 1427 se ne scoperse 
un esemplare antico che aveva le sole lettere A-N, copiato nel cod. Maglia- 
bech. 1 8 : S. Pompei Festi de significatione verborum, con la sottoscri- 
zione : ' Hactenus in exemplari reverendae vetustatis scriptum reperi. An- 
tonius Marii filius florentinus civis transcripsit Florentiae IIII non. aug. 
MCCCCXXVII ' ; Galante in Studi ital. X, 1902, 325. 

35 Tre ne cita A. Macé De emendando diff'erentiarum libro qui inscri- 
bitur de proprietate sermonum et Isidori Hisp. esse fertur, Paris 1900, 65; 
un altro si veda in R. S. Spogli Ambros. 310. 

36 R. S. ib. 294; 311-812. Il Carmen de ponderibus anche nel cod. Am- 
bros. Q 37 sup. f. 21, sec. xv. 

37 Cfr. cap. I n. 67. Il catalogo dei codici d'Urbino compilato da Fede- 
rico Veterano nel sec. xv reca : ' Priscianus philosophus de bis de quibus 
dubitabat Scosroe rex Persarum ' (C. Guasti in Giornale stor. degli archivi 
toscani VII 53 n.° 242). Dallo scritto di Prisciano pubblicò il capitolo sui 
venti V. KosE Anecdota graeca, Berlin 1864, I 53-58 ; ma non lo trovo ri- 
cordato neW Index librorum scriptorum inscriptionum del Thesaurus lin- 
guae latinae. 



CAPITOLO IX 



Le ni ti me esplorazioni 

(seconda metà del sec xv) 

La grande scoperta a Bobbio 

(1493) 



Dalle scoperte anonime ritorniamo a quelle delle quali 
possiamo presentare gli autori. Ormai ci resta da considerare 
l'ultima metà del sec. xv, assai inferiore, per i risultati ot- 
tenuti, alla prima, ma pur feconda anch' essa d' importanti 
rinvenimenti e di nomi illustri. Dividiamo la materia in due 
sezioni, secondoché le scoperte ebbero luogo sul suolo italiano 
sul suolo straniero. 

Per dar principio coi paesi stranieri , accenneremo alle 
esplorazioni fatte in Spagna per il primo, possiamo dire, da 
Angelo Decembrio, in quella Spagna che fino allora, se ne 
eccettui la rapida visita del cardinale Adimari,i era stata di- 
menticata e che anche ne' tempi successivi fu poco visitata a 
scopo di studi, mentre solo oggi pare che i filologi rivolgano 
a essa più amorosamente i loro sguardi. Da Ferrara, dove 
aveva compito gli studi, il Decembrio, morto (1450) Leonello 
d' Este, in cui forse aveva riposte molte speranze, passò alla 
corte di Alfonso a Napoli, in cerca di miglior fortuna ; ma 
morto dopo pochi anni (1458) anche Alfonso, si trasferi in 
Spagna al servizio, com'è verosimile, di qualche Signore che 
avrà conosciuto a Napoli. * 

» V. p. 86. 

« A. Decembrii Politia Utteraria 3 : ' Extincto mox illius litterarii con- 
cilii (ferrariensis) lumine (Leonello), nam media iuventa deperiit (1450), et 



cap. IX) 



A. DECEMBEIO 137 



Le sue ricerche in quella regione se non furono molto va- 
rie, dobbiamo riconoscere che furono sistematiche, perché prese 
di mira un genere di letteratura, quella degli scoliasti, e in 
essa raccolse tanto materiale, da empirne più di due risme di 
carta ossia più di 800 fogli. Si copiò commenti a tutte le 
opere d'Orazio (forse dello Pseudacrone), un doppio commento 
a Giovenale (forse una doppia redazione dello Pseudocornuto), 
commenti brevi a Terenzio, Vergilio, Persio: questi tre proba- 
bilmente tratti da glosse marginali ; e commenti a Dante e 
al Petrarca. 5 Eccoli qui i due più grandi poeti del nuovo vol- 
gare d'Italia, da lungo tempo penetrati in Spagna e di là 
riportati in Italia da un Italiano: due de' primi 'cavalli di 
ritorno ', dei quali toccheremo sotto.* 

Oltre a questi nuovi acquisti procacciatisi in Spagna, il 
Decembrio portava con sé d'Italia una non abbondante ma 
pregevole suppellettile letteraria. Lasciando i pochi libri greci, 
Demostene, una metrica e delle grammatiche, tra cui la lanua ^ 

ipse tali principe orbatus, ad Alphonsiim hispanum protinus Neapolitanum 
regem accessi... Nec multo post et ipse senior interiit (1458). Unde cum alia 
saepenumero utriusque Hispaniae loca perviserem... '. 

3 L' inventario dei suoi codici, redatto da lui stesso nel 1466, fu pub- 
blicato da A. Cappelli in Archivio stor. lombardo 1892, 110-117. ' Plurimi 
quaterni ad quantitatem duarum rismarum papyri in quibus curiose tran- 
scripseram liec conimentaria passim in Hispania comperta; videlicct super 
omnibus oporibus Hor.itii, super luvenali duo diversa commentarla optima, 
et super Terentio Vir{,àlio Persio optime et breviter ; et super Dante et Pe- 
trarcha '. Nel ritorno dalla Spagna i codici gli erano stati sequestrati in 
Provenza dal conte Giovanni d'Armaguac e forse non li ricuperò più. 

* Cap. XI. 

^ Inventario : ' Donatus antiquissimus in greco '. La lanua è una ridu- 
zione medievale dell'-drs minai' di Donato, che s'incontra già in codici del 
sec. XIII e fu stampata ripetutamente nel sec. xv (p. e. Hain 6377) e godè 
gran popolarità nei sec. xvi e xvii col titolo curioso di Donato al senno. La 
traduzione greca è di Massimo Planude (sec. xiii-xiv) e su di essa i Costan- 
tinopolitani imparavano il latino, come gli umanisti italiani del sec xv vi 
imparavano il greco. R. S. La scuola e gli studi di Guarino 43-44; K. Krum- 
BACHEK Geschichte der bysant. Litter. (I ediz.) 248 ; 250 (dove è scambiata 
VArs di Donato con la lanua) ; Thurot in Notices et extraits des ms. XXII, 
II 47; Studi i tal. di filol. class. I 153; IV 35. Fu volgarizzata anche in ber- 
gamasco e di quel volgarizzamento conservansi cinque fogli del sec. xin- 
XIV adoperati come guardie del cod. Ambros. S. 40 sup. (f. 1-2; 211-213); fu 
da me pubblicato in Studi medievali I, 1904, 281-292; ivi 284-285 le notizie 
sulla lanua. 



138 A. DECEMBEIO 



(cap. IX 



tradotta in greco, più due lessici greco-latini,^ e alcuni apo- 
grafi recenti di autori latini, come Orazio comprato a Firenze, 
Giustino, lo Pseudoplinio JDe viris illustrihus, un commento 
alle Tragedie di Seneca (verosimilmente del Treveth), un Gelilo 
(dell'edizione guariniana),' il testo degli 8 libri dell'Episto- 
lario pliniano (riscoperto da Guarino), le 20 commedie di Plauto 
(scoperte dal Cusano) e la Medicina Plinii,^ incontriamo nel 
suo inventario un certo numero di codici designati come an- 
tiquissimi : Ovidio minore (escluse cioè le Metamorfosi) in 
due volumi, glossato ; Lucano ; Marziale, mutilo al principio ; 
Servio (forse il commento a Vergilio), mutilo alla fine; Giu- 
seppe Flavio ed Egesippo (latini), 'in littera longubarda ' ; e 
alcune ' orationes defensorie ' di Cicerone.^ Kichiamano poi 
in particolar modo la nostra attenzione i due seguenti titoli: 
(1) ' Declamationes Quintiliani et, cum eo libro, rhetoricorum 
quidam libri eiusdem Quintiliani non prius visi ', dove si po- 
trebbero vedere le Declamazioni maggiori attribuite a Quin- 
tiliano, diffusissime in quel tempo, e le Declamazioni minori, 
allora ignote;^" (2) 'Et cum eo (cioè col testo greco della 
lanua) quoddam opusculum metricum, quod dicebatur esse Vir- 
gilii, de bello nautico Augusti cum Antonio et Cleopatra, quod 
incipit: Armatura cane musa ducem belloque cruentam 

^ Inventario : ' Duo vocabularia in greco et latino simul. Plereque scrip- 
tnre optime grece in grammatica percipienda et quedam orationes Demo- 
stlienis et ars metrica grece optima '. Inoltre Erodoto, Tucidide e l' Iliade, 
tutti tre nella versione del Valla: ' Herodotus et Tliucydides, sed Thucydides 
non completus, traducti per Laurentium Vallam pape Nicolao. Item Ilias 
Homeri per eundem traducta '. 

' Che Gelilo fosse dell' ediz. guariniana, lo argomento dalle parole ' cum 
optimo greco ' e dalla mancanza di un cenno che ne designi l' antichità. 

^ Inventario : * Opera Horatii empia Florentie pulcherrinie transcripta. 
Epistole Plinii CCXXIIII et tres libri Plinii maioris de medicinis. lustinus 
et Plinius de viris illustrihus in uno volumine. Comentum super tragediis 
Senece. Aulus Gellius cum optimo greco. Comedie Plauti XX non perfecte '. 

^ Inventario : ' Omnia opera Ovidii minora in duobus voluminibus ve- 
tustissime et pulcherrime scripta ac circumscripta (cioè glossate). Lucanus 
antiquissimus. Martialis antiquissiinus: defìciebat primus quaternus. Servius 
autiquissimus : deSciebant quedam charte postreme. losephus antiquissimus 
cum Aegesyppo in littera que dicitur longubarda. Quedam orationes Tullii 
defensorie antiquissime '. 

"" li. S. in Studi ital. V 393. 



cap. IX) F. BASSETTI, I. SANNAZABO 139 

Egyptum etc. '; e anche qui, escluso, come pare, che si tratti 
di una contraflfazione umanistica, dovremo scorgere un poe- 
metto, se non di Eabirio, certo nuovo e per quelli e per noi, 
e irreparabilmente perduto. ^^ 

La Francia era già stata percorsa da Italiani, Tedeschi (il 
Cusano) e dai Francesi stessi (il Morinense e l'Atrebatense 
cap. XI); altri Italiani la percorrono ora e tra essi il fioren- 
tino Francesco Sassetti (1420-1491). Neil' ufficio di agente della 
casa de' Medici egli passò molti anni in Francia, dove andò 
e ritornò parecchie volte; e ivi cominciò a raccoglier codici, 
costituendo cosi un primo nucleo della sua biblioteca, che di- 
venne cospicua, fino a raggiungere il numero di almeno 67 
volumi, per la massima parte latini e il resto volgari. Di 
Francia proveniva il gioiello di tal biblioteca, il codice ora 
Laurenz. 45.14 sec. x, con la doppia redazione del commento 
di Filargirio alla Bucolica vergiliana, commento che rivedeva 
allora per la prima volta la luce.^^ Nel 1491 trovandosi in 
Francia il milanese Erasmo Brasca, rappresentante di Lodo- 
vico il Moro, riceveva da lui l'incarico di cercar codici; e 
nel tempo stesso annunziava a Bartolomeo Calco, che un altro 
milanese, Pierantonio da Fossano, aveva trovato a Poitiers 
una ricca biblioteca di libri antichi greci e latini, tra i quali 
ultimi il Peri hermenias di Apuleio, Marziano Capella e Cor- 
nuto Super Persium.^^ 

Ma tutti gli esploratori italiani in Francia superò Iacopo 
(Azzio Sincero) Sannazaro, che vi soggiornò, compagno d'esilio 
del re Federico di Napoli, dal 1501 al 1504, visitando spe- 
cialmente il Nivernese e la Turenna. Dei cinque preziosissimi 
codici da lui scoperti, uno s'è perduto, che conteneva Solino; 



11 R. S. in Studi ital. V, 1897, 373-374. Dato che sia una contraffazione, 
l'autore avrebbe preso le mosse da Properzio III 34, 61-62. Un codice co- 
piato dal Decembrio è il Paris, ital. 7245, proveniente dalla bibliot. Vi- 
scontea, con la sottoscrizione: ' MCCCCXXXI die penultimo martii per An. 
decembrem finitum ' ; uno a Vienna 79 (Kndlicher) e uno a Firenze, Laurenz. 
Conv. Soppr. 263 (Livio, Cesare, Giustino, Sallustio), con la sottoscrizione: 
' manu celeri per Angelum Decembrem 1439 '. 

1* V. Appendice a. 

13 D' Adda Indagini etc. 149. 



140 I. SANNAZARO, ENOCH d'aSCOLI (cap. IX 

gli altri quattro, salvati, sono : (1) il Vindobon. 277 sec. ix ; 
(2) il Paris, lat. 8701 sec. ix-x (detto Thuaneus), apografo 
del Vindobonese, quand'esso era ancora integro; (3) il Paris, 
lat. 7561 sec. x; (4) il Leid. Vossiano lat. IH sec. ix, rinve- 
nuto quest'ultimo nel monastero di S. Benedetto a Ile-Barbe 
e in Ararls insula '). Ecco gli autori tratti da tali codici : un 
mazzo di Epigrammi di Ausonio dal Vossiano ; un manipolo 
di Epigrammi di Marziale, molte poesie dell'Antologia, la 
Halieutica d'Ovidio e il Cynegeticon di Grazio dal Vindobon. 
e dal Thuaneus ; la Cynegetica di Nemesiano dal Paris. 7561. 
Di queste opere erano nuove le poesie dell'Antologia, la Ha- 
lieut. d'Ovidio e le due Cinegetiche di Grazio e Nemesiano; 
la Halieut. d' Ovidio e il Cynegeticon di Grazio sono stati 
conservati agli studi unicamente dal cod. Vindobon. 277 e ne 
andiamo perciò debitori al Sannazaro.^* 

La Germania, che tanti tesori della letteratura antica aveva 
ridonato alla luce nella prima metà del sec. xv, non ne fu 
meno prodiga nella seconda a coloro che con amore la visi- 
tarono, tra i quali spetta un posto onorifico a Enoch di Ascoli. 
Formatosi alla scuola del Filelfo in Firenze, dove entrò in- 
stitutore nelle case dei Medici e dei Bardi, insegnò poi in 
pili città pubblicamente grammatica rettorica e poesia ; ma 
doveva aver mostrato una speciale passione e attitudine a 
cercar codici, perché Niccolò V l' aveva a tale scopo, come 
pare, inviato in Oriente; e appena ritornato, come s'è veduto,^^ 
nel principio del 1451 da quel viaggio, lo stesso papa lo in- 
caricava di un altro nell'estremo Settentrione di Europa: non 
solo perciò in Germania, ma anche nella Danimarca e nella 
Scandinavia, dove abbiamo sicuri indizi che giungesse. Le 
sue indagini, oltre aiìV Itinerarium Antonini, che era noto, 
sottrassero alla polvere claustrale un buon numero di testi 
nuovi: le pseudovergiliane Elegiae in Maecenatem in Dani- 
marca; V Orcstis tragoedia, il De re coquinaria di Apicio e 
il commento di Porfirione a Orazio non sappiamo dove ; le tre 
opere minori di Tacito, la Germania, V Agricola e il Bialogus, 

1^ V. Appendice b. 
i"^ V. p. 67. 



Cap. IX) ENOCH D ASCOtt 141 

col frammento di Svetonio De grammat. et rheforihus nel mo- 
nastero di Hersfeld in Germania, Le tre opere minori di Ta- 
cito e il frammento di Svetonio sono state salvate unicamente 
dal codice enochiano. 

Enoch ritornò a Eoraa con la sua suppellettile verso la 
metà del 1455, quand'era già morto il suo protettore Niccolò V. 
Restiamo in dubbio se di tutti gli autori abbia preso seco gli 
archetipi o ne abbia tratti degli apografi; del volume hersfel- 
dese credo portasse l'archetipo; e a creder ciò mi confortala 
descrizione autografa che ne lasciò Pier Candido Decembrio, 
la quale è un modello del genere e merita di tener compagnia 
alle altre due del codice di Plinio il giovine e di Cornelio 
Celso trasmesseci da Guarino e dal Panormita. ^^ 

11 Decembrio vide il codice nel 1455 quando gli autori tro- 
vati da Enoch non erano ancora usciti dalle sue mani; perciò 
egli ebbe sott' occhio proprio il codice enochiano, fosse l'ar- 
chetipo fosse un apografo. I quattro testi conservano nella 
descrizione del Decembrio l'ordine medesimo che tenevano 
nella notizia riferitaci dal Panormita nel 1426 *'' e si presentano 
come raccolti tutti in un sol volume, quello designato da 
Poggio nelle lettere del 1427-1429 con ' volumen Cornelii Ta- 
citi ', con ' Cornelius Tacitus ', con ' liber '.^^ Che si tratti poi di 
un manoscritto antico e non di un apografo recente, abbiamo 
un primo indizio nelle parole di una lettera di Carlo de' Me- 
dici, il quale faceva pratiche presso Enoch per ottenere i 
nuovi autori: 'che s'ingegni di farmeli avere e se non può 
l'originali, almanco la copia'. Ma un argomento ben più 
grave ci viene offerto dalle lacune e dalle doppie lezioni che 
s'incontrano in taluni apografi delle suddette opere, lacune e 
doppioni che male si spiegherebbero se fossero stati condotti 
su un esemplare umanistico, doveché si spiegano benissimo se 
gli apografi derivarono dall'archetipo che andava sempre pia 
deperendo per l'antichità e per il lungo uso. A ciò s'aggiunga 
che otto fogli del codice hersfeldese, contenenti il nucleo di 

*^ V. Appendice e. 
" V. p. 108. 
18 V. p. 109. 



142 ENOCH, F. TODESCHINl (cap. IX 

mezzo deWAgricola, sono stati recentissimamente ritrovati a 
Iesi. Essi sono del sec. x, a doppia colonna, come il codice 
veduto e descritto dal Decembrio ('in columnellis '); e il testo 
in essi compreso ha tal dimensione, che aggregandovi le parti 
perdute al principio e alla fine si compiono i quattordici fogli 
assegnati dal Decembrio stesso all' Agricola (' opus foliorum 
decem et quattuor'). Donde conchiudiamo che Enoch portò 
seco r archetipo hersfeldese.^^ 

Francesco Todeschini, il cardinale di Siena e futuro Pio III, 
che con suo zio Pio II mise insieme, come vedremo (cap. XI), 
un'insigne biblioteca, si fece venir libri anche di Germania, 
dov' era stato in legazione l'anno 1471. Di essi noi conosciamo 
uno solo, un codice speditogli di là poco dopo, contenente 
oltre gli estratti delle Declamazioni di Seneca padre, divul- 
gatissimi tra gli umanisti, due collezioni nuove: centotrentasei 
delle cosiddette Declamazioni minori di Quintiliano e una cin- 
quantina di Calpurnio Fiacco. ^'^ Percorse invece la Germania 

^^ Per le notizie biografiche basterà rimandare al Voigt Wiederbelebung 
IP 1998s; si aggiunga per l'insegnamento a Perugia G. Lesca Giovannan- 
tonio Campano, Pontedera 1892, 27-28; 198, donde risulta che nel novembre 
1440 vi fu condotto lettore di poesia e grammatica, ma senza che la nomina 
fosse ratificata dal cardinal legato; più tardi però fu accettato. Calisto 111 
lo nominò suo segretario il 29 settembre 1455, cfr. Le Vite di Paolo II a 
cura di G. Zippel, XXIX 6. Mori ad Ascoli sna patria sul cadere del 1457, 
V. Rossi L' indole e gli studi di Giovanni di Cosimo de' Medici 30. Il 
cod, di Leida Voss. lat. 96 e il Vatic. 3269 hanno questa sottoscrizione 
alle Elegiae in Maecen. : Finii elegia virgilii maronis in mecenatem in- 
venta ab Henoc in Dacia (= in Dania). Il cod. Anibros. 74 sup. f. 87 ha 
VOrestis col titolo: Horestis fabula ab enoch asculano reperta incipit. 11 cod. 
Chigiano (Roma) H VII 229 contiene il commento di Porfirione con la data 
1460. Pei documenti delle scoperte di Enoch vedi R. S. in Museo ital. di an- 
tichità class. Ili 363-368; Io. in Studi ital. VII 130 (dove si citano altre 
fonti); Id. in ìiivista di filol. XXIX 262-263 (altre descrizioni di codici fatte 
da P. C. Deciimbrio presso R. S. Spogli Ambi: 259; 263); In. Biografìa di 
G. Aurispa 132-136; Id. Spogli Ambrosiani 224: 227 . Le notizie preliminari 
sul codice di Iesi furono comunicate da F. Ramorino in Atti del congresso 
internazionale di scienze storiche, Roma 1905, li 230-232, con un facsimile di 
uno degli otto fogli antichi deWAgricola. Questa risurrezione di un fram- 
mento del venerando codice enochiano è la più solenne conferma che i do- 
cumenti da me esumati mi avevano parlato il vero: non osavo sperar tanto. 
*<> A. Zeno Dissertas. Voss. II 101 ; M. Fabii Quintiliani Declamationes 
quae supersunt CXLV ree. C. Ritter, Lipsiae 1884, XII-XIV; Calpurnh Flacci 



cap. IX) 



t. tJGOLETO 143 



e visitò le raccolte di libri di quasi tutta Europa il parmigiano 
Taddeo Ugoleto (m. 1514), il famoso bibliotecario dì re Mattia 
Corvino, presso il quale fu prima del 1488 e dopo. I codici 
che veramente sappiamo aver trovati in Germania sono due: 
Claudiano e le Egloghe di Calpurnio e Nemesiano;^! mentre 
ignoriamo la provenienza di altri due da lui posseduti : la 
Natur. Histor. di Plinio e un Festo integro De verh. signif.^"^ 
Certo non viene di Germania il suo Marziale, ora cod. Vatic. 
3294 sec. xii, perché l'ebbe a Firenze da Francesco Sassetti: 
probabilmente l'avrà portato costui di Francia.^' Alla biblio- 
teca pubblica di Parma apparteneva il codice, che fu nelle 



Decìamationes ed. G. Lehnert, Lipsiae 1903, VIII-IX. La notizia si trae da 
una lettera di Oiannantonio Campano al Piccolomini. Credo di poter iden- 
tificare questo codice con quello che nel sec. xvn Fabio Chigi (poi papa 
Alessandro VII) s' era segnato ' Quintiliani decìamationes, initium mutile ' 
dal catalogo della collezione di Pio II, parte della quale egli incorporò 
nella sua bibliot. Chigiana ; cfr. Ae. S. Piccolomini Opera inedita cur. Ca- 
gnoni in Atti dei Lincei Vili, 1883, 334, 75. So che la Chigiana possiede 
ora un cod. del sec. xv (H. Vili. 262) con le Declamai, minores di Quinti- 
liano, ma non ho potuto vederlo. 

'' L' anno della morte dell' Ugoleto in Affò Scrittori -parmigiani III 118; 
altre notizie in C. Marchesi Bartolomeo Della Fonte 80-81. L' Ugoleto nel 
proemio alla sua edizione di Claudiano ' Venetiis 1500 ' scrive: 'CoUatis igitur 
antiquissimis tri bus codicibus et praesertim quodam venerandae vetustatis, 
quem ex Germania attuleram... ' Sull'edit. pr. di Vicenza 1482 questa del- 
l' Ugoleto ha in più i Carmina minora e due epigrammi diOÌV Appendix: 
' Neetareo muro ', ' Stamine resplendens '. Il codice di Calpurnio e Nemè- 
siano s'è perduto; su di esso fu condotta l'edizione di Angelo Ugoleto: 
' e vetustissimo atque emendatlssimo Thadaei Ugoleti codice e Germania 
allato in quo Calphurni et Nemesiani uti impressi sunt tituli leguntur '. Ce 
ne rimangono due collazioni: 1' una di Niccolò Angeli nel cod. Riccard. 363 
* anno salutis MCCCCLXXXXI ', l'altra nel cod. Harleian 2578 sec. xvi ; cfr. 
H. ScHENKL in Wiener Studien V, 1883, 284-287; 291. V. sopra p. 16 n. 82. 

*^ Del ' pcrvetus codex ' di Plinio tocca nell' ediz. di Ausonio, dove ne 
cita un passo; Festo gli era stato domandato il 10 novembre 1488 da Lodo- 
vico Sforza: 'Inter quae maxima portio (deest) doctissimi vocabuiorum in- 
terpretis Festi Pompeii (lo Sforza doveva avere il testo mutilo con le sole 
lettere A-N, sopra p. 135 n. 34), quem integrum... Inter libros eruditissimi 
viri d. Thadei parmensis... esse certo accepimus ', D'Adda Indagini etc. 145. 

23 De Nolhac La biblioth. de F. Orsini 231 ; Politian. Misceli. XXIII: 
' in altero (Martiale), tum quidem cum legebamus Francisci Saxetti fiorentini 
negotiatoris, nunc autem Taddaei Ugoleti parmensis... qui regi Pannonum 
Matthiae... libros ornamentaque alia Florentiae, nobis ista prodentibus, 
procurabat '. Cfr. Chatelain Paléographie pi. CLII. 



144 t. tiaOLETO, IL COLLENÙCCIÓ (gap. tX 

sue mani, di Marziano Capella, ' admirandae vetustatìs ' con 
alla fine del libro I l'insigne sottoscrizione di Securus Memor 
Felix, conservataci ora da tre soli esemplari.^* Tra le edizioni 
dell' Ugoleto va rinomata per la sua importanza quella dì 
Ausonio 'Parmae... anno domini 1499 die X mensis iulii ', 
nella quale il patrimonio di questo poeta appare di molto 
arricchito rispetto alle edizioni precedenti ; vi troviamo di- 
fatto in pili il Ludus VII sapientium, il Cataìogus urbium, 
le Periochae (pseudausoniane), la Modella e altre minuzie, di 
cui alcune spurie. Ma non erano suoi i codici donde trasse i 
nuovi componimenti, perché il Ludus e il Cataìogus li ebbe 
da Tristano Calco, le Periochae da Antonio Ber neri ; la Mo- 
sella ^\\ derivò dal cod. Laurenz. 51. 13, scritto nel 1490 da 
Alessandro Verazzano, ^'^ 

Nel 1493 andava ambasciatore del duca di Ferrara all'im- 
peratore di Germania Pandolfo Collenuccio, e approfittò di 
queir occasione per cercar documenti negli archivi che servis- 
sero alla sua Summa rerum germanicarum e anche codici 
classici; e ne trovò infatti di buoni nell'aprile 1494 a Kempten 
(Baviera) nella badia di S. Gordiano, dei quali mandò l' in- 
dice al Poliziano: ma noi non li conosciamo. ^^ Del pari in 
connessione con un incarico della corte ferrarese e propria- 

^* Lo descrive nel proemio all' edizione di Ausonio. 

^5 Scrive 1' Ugoleto nel proemio dell' edizione : ' Multum nos adiuvit in 
corrigendo eo volumine quod De ludo septem sapientum inscribitur, nec 
non in Catalogo nobilium urbium codex verae et sincerae lectionis Tri- 
stani Chalci hominis eruditissimi humanissimique... Periochen homericam 
talem publicavimus qualis liabebatur in codice fidei non abrogandae, cuius 
mihi copiam fecit Antonius Bernerius iuris scientia generis nobilitate et 
auctoritate plurima perspicuus. Mosella vitiatus et mutilatus in lucem pro- 
dibit, utpote excriptus ex unico exemplari eodemque ab indiligente librario 
exarato '. Tanto il Ludus e il Cataìogus dell' apografo del Calco, quanto 
la Periocha del Berneiri erano stati copiati dal cod. Paris, lat. 8500 sec. xiv, 
già posseduto dal Petrarca e indi passato nella biblioteca Viscontea di Pavia. 
Su tutto ciò vedasi De Nolhac Pétrarque et l'hunianisme 169-172; R. Peiper 
in Jahrb. fur class. Philol. Suppl. XI, 1880, 208ss; e dello stesso l'edi- 
zione di Ausonio, Lipsiae 1886, XXXVI-XXXVIII ; LXXII ; LXXXVI. 

*« A. Saviotti Pandolfo Collenuccio, Pisa 1888, 89; 91: 'ho ben trovato 
alcuni boni libri in una abbatia qui molto riccha de S. Gordiano ' ; Politian. 
Epist. VII 32 al Collenuccio : ' Ago tibi gratias quod indicem misisti libro- 
rum veterum, quos in Germania reperisti '. 



cap, IX) POMPONIO LETO, IL BALLO 145 

mente del cardinale Ippolito d' Este intraprese un viaggio 
nelle regioni del basso Danubio Peseennio Francesco Negri, 
buon grammatico dell' ultima metà del sec. xv. Egli trovò 
' fra gli Sciti ' un esemplare integro della Mathesis di Fir- 
mico con tutti gli otto libri, dove gli esemplari noti prece- 
dentemente si troncavano al lib. IV. ^^ 

Kacconta il Sabellico che Pomponio Leto (m, 1498), per com- 
missione di Alessandro VI (1492-1503), intraprese un viaggio 
in Germania alla ricerca di manoscritti. Ignorasi con quali 
risultati ; ma in ogni modo, cadendo il viaggio negli ultimi 
anni della sua vita, la biblioteca di lui era formata anterior- 
mente: biblioteca che doveva esser ben fornita, della quale 
18 codici (15 tra essi autografi) si conservano tuttavia nella 
Vaticana. Un Persio, che fu suo, s'è perduto. Possedette an- 
che alcuni fogli del famoso codice di Pesto. Adoperò il cod. 
Vatic. 3864 sec. ix-x delle Epistole di Plinio e delle Orazioni ed 
Epistole di Sallustio ed ebbe tra i primi nelle mani il cele- 
berrimo manoscritto vergiliano detto il Mediceo, che proveniva 
dalla badia di Bobbio e dopo lunghe e varie peregrijjazioni 
trovò dimora stabile nella Laurenziana, della quale è uno de' 
più preziosi cimeli. ^^ 

Agli esploratori dei paesi stranieri congiungo il nome del 
greco Manilio Rallo, perché si dice, quantunque la notizia 
non sia troppo autorevolmente attestata, che egli abbia por- 
tato d'Illirio, certo in ogni caso lo ha posseduto, il codice 
testé accennato di Pesto, quello che presentemente ha onorata 
sede nella biblioteca Nazionale di Napoli (IV A 3). 2» 

2^ Nell'edizione degli Astronomici Veteres, Venetiis 1499, leggiamo la 
dedica del Negri al cardinale Ippolito in data 'MCCCCXCVII: Hinc lucidis- 
simum... tiium sidus emersit, Hippolite faustissime, quod... me barbaros 
spoliaturum ad extremam Scytharum fecem devexit, ubi detrusus in car- 
cerem (iottica feritate Firmicus latitabat. Veni vidi et vici mecumque tara 
praeclarum coraitem, tuis radiis tutus, in patriam deduxi '. La dedica in B. 
BoTFiELD Prefaces to the first editions, London 1861, 238. Il testo integro era 
diffuso in Germania qualche tempo prima, perché il cod. di Norimberga V 
60 è del 1468, Iulii Firmici Materni Matheseos libri Vili ed. Kroll et Skutsch, 
Lipsiae 1897, I, Y-VII. 

28 V. Appendice d. 

'^ De Nolhac op. eit. 212-214. 

R. Sabbadini Le scoperte dei codici. 10 



146 B. CORTO, IL PANORMITA, IL PORCELLI (gap. IX 






Passando alle scoperte fatte in Italia, tocchiamo da prima 
di quegli umanisti che ritrovarono o possedettero qualche co- 
dice prezioso. Il milanese Giovanni Barbavara, vescovo di 
Tortona (dal 1437 al 1452), ebbe in suo potere il cod, Ambros. 
E 153 sup., uno dei due fondamentali per il testo di Quinti- 
liano, che derivava dal convento milanese degli Eremitani. 
Kimase nella sua famiglia fin oltre la fine del sec. xv.^o Un 
altro Milanese, Bernardino Corio, scoperse un codice di Dra- 
conzio ' in caratteri longobardi ' con 1' elogio di Trasamundo 
re de' Vandali e altri carmi minori, due dei quali egli tra- 
scrisse per saggio nella sua Historia di Milano, stampata 
il 1503.31 

Verso il 1450 il Panormita ricevette dalla badia di Monte 
Cassino alcuni quinterni disordinati e antichi di un codice di 
Manilio, d'origine diversa da quello rinvenuto da Poggio: a 
Napoli se li copiò Lorenzo Bonincontri. ^^ In quello stesso 
tempo, e certo prima del 1457, un umanista napoletano, Gian- 
nantonio Pandoni detto il Porcelli possedeva il principal co- 
dice di Terenzio, ora Vatic. 3226, chiamato il Bembino, perché 
da lui lo comperò Bernardo Bembo ;33 il qual Bembo dal canto 



30 R. s. Spogli Ambrosiani 349. 

ai Bernardini Corii (1459-1519?) Historia, Mediolani 1503, f. a ìxv: 
' Transamondo Conte di Capua (è invece 1' omonimo re dei Vandali) a laude 
dil quale Dracontio poeta elegantemente scripse. e lopera del quale noi in 
caratte Langbard havendo trovata: per Giovanne Christophoro Daverio... e 
stata traducta in littere latine. Onde per dignità de lo elegante poeta : ne 
parso mettere questi suoi versi '. Seguono i due carmi De mensibus e De 
origine rosarum. Gfr. BanRENS P L M \ 127; 214-216, dove sono ripubbli- 
cati i due carmi. Pare che il codice del Corio avesse opere diverse dal Bob- 
biese scoperto nel 1493. 

32 R, s. in Studi ital. VII, 1899, 111. Il Bonincontri dichiara che nei 
titoli dei libri il nome del poeta era L. Manilius. Per la presenza del Bo- 
nincontri a Napoli sino almeno dal 1451 cfr. R. S. in Giornale stor. della 
letter. ital. XXXIX 394. 

^3 Al f. 116 V del codice si legge: ' Mei porceli laureati antiquitatis pi- 
gnus aegregium ' ; al f. 9 la nota di Bernardo Bembo : ' Notum facio pre- 
senti die libere deliberatum mihi fuisse hunc librum 1457 die 15 marcii 



cap. IX) B. VALLA, IL PEROTTO 147 

SUO scoperse l'insigne cod. Vatic. 3252 sec. ix-x dei Septem 
ioca iuvenalia pseudovergiliani.^* 

Nelle mani di Giannozzo Manetti (m. 1459) passò, non si 
sa quando, il cod. Vatic. Palat. 899 sec. ix della Histor. Aug. 
il capo stipite di tutti gli altri.^^ Il giureconsulto Bernardino 
Valla, patrizio romano, aveva un Marziale ' langobardis cha- 
racteribus ' e lo vide jn-esso di lui nel 1484 il Poliziano ; ma 
senza confronto più prezioso era un altro codice, veduto dal 
Poliziano nell'anno medesimo e del quale il Valla se non primo 
possessore, certo fu uno de' primi: il codice di Properzio cono- 
sciuto dai filologi col nome di Neapolitanus (sec. xii), ora a 
Wolfenbtittel, il più autorevole per la costituzione del testo 
properziano.3^ Una raccolta di 100 favole mise insieme intorno 
al 1460 Niccolò Perotto, il vescovo Sipontino, da fonti per noi 
perdute: 36 delle quali di Aviano e 64 di Fedro; ma delle 64 
la metà non si trovano in nessun altro codice e ci sono state 
perciò salvate dalla silloge perottina, che è autografa nella 
biblioteca Nazionale di Napoli. E nel 1474 il famoso medico 
veronese Gabriele Zerbi (m. 1505) entrò in possesso del cod. 
ora Laurenz. 73. 41 sec. xi, che contiene tra l'altro: f. 11 Pre- 
catio terre e Precatio omnium herbarum; f. 12 Antonio Musa 
Virtutes herbe vettonice; f. 16 Herbarium di Apuleus Platon.; 
f. 65" la Medicina {de bestiis) di Sextus Plato." 



cuins rei sit laus omnipotenti deo '. Nella sigla ' L 14 et ' |||| (sic) che segue 
io vedrei significato il prezzo di acquisto = Libris 14, con la cifra dei 
soldi cancellata. Cfr. E. IIauler in Wiener Studien XI, 1889, 272-273. 

3< Dell' importante collezione latina di B. Bembo si conservano 14 co- 
dici in Vaticana, uno a Torino e due nella Marciana di Venezia ; De Nolhac 
La biblioth. de F. Orsini 237-241; 302; 325-326; V. Gian in Giornale stor. 
XXXI 68-72. 

35 II. Uessau in Hermes XXIX 1894, 409. Fu del Manetti anche il cod. 
Vatic. Palat. lat. 194 (opuscoli di S. Agostino). 

3" PoLrriAN, Misceli. XXIII e LXXXI. Per Properzio basterà De Nolhac 
op. cit. 233-234. 

3' La raccolta delle favole ha il titolo : Nicolai Perotti epitome fabel- 
larum Aesopi Avieni (~ Aviani) et Phedri ad Pyrrhum Perottum fratris 
filiuni adolescentem suavissimum incipit foeliciter. Fu copiata nella seconda 
metà inoltrata del sec. xv nel cod. Vatic. Urbin. 368, ma rimase ignorata 
fino al 1727 e fu pubblicata la prima volta dal Cassitti a Napoli il 1808. 
Per tutto ciò cfr. L. Hervieux Les fabulistes ìatins, Paris 1884, I 1-134; III 



148 A. PATRIZI, IL FONTANO (cap. IX 

Alla fine del secolo ci trasportano Agostino Patrizi, che 
durante il suo vescovado pientino (1482-1496) rintracciò un 
nuovo codice di Porfirione a Orazio, adesso Vatic. 33143^ sec, ix; 
e Gioviano Pontano, che scoperse la cosiddetta Palaemonis 
Ars^^ e fu verosimilmente il primo possessore del venerando 
codice vergiliano noto agli studiosi con la sigla F {== Fulvii 
schedae), ora Vatic. 3225 sec. iv.^'' Eicorderemo infine Gentile 
da Urbino, scopritore di un libercolo a noi ignoto, che attri- 
buivano a Svetonio, e il canonico lateranese Eusebio Corrado, 
che per raccogliere gli opuscoli di S. Agostino ' totius fere 
Italiae bibliothecas excussit '. *^ 



106. Si conservano altri autografi del Perotto : i Vatic. 3334 e 3403 (De Nolhac 
op. cit. 196) e il Yatic. Ottobon. 1180, sul quale vedi R. S. Spogli Ambro- 
siani 287-289. Per lulius (Exuperantius) grammaticus del Vatic. 3334 R. S. 
ih. 319. — Delle opere scoperte dallo Zerbi le Virtutes herbe veti, e V Her- 
barium di Apuleio furono editi in Medici antiqui, Venetiis 1547, f, 211 ?? e 
222v; la Medicina di Sextus nel 1539; la doppia Preeatio, data in luce da 
prima dal Bandini, fu poi ripubblicata e ultimamente dal BaHRE^s PLM 
I 138. Il cod. porta la nota: ' Gabrielis Zerbi Veronensis MCDLXXIV ', Ban- 
dini Cod. ìat. Ili 36 ss; 77 ss. 

38 De Nolhac op. cit. 226. Recentemente pubblicato da A. Holder ' ad 
Acni pontem 1894 '. 

39 Keil Grammat. ìat. V 525, 

*^ De Nolhac La biblioth. de F. Orsini 225, Id. Le Virgile du Vatican 
in Notices et extraits XXXV, II p. 783. — Noteremo fra i codici apparte- 
nuti al Pontano il Leidens. (XVIII Periz. Q. 21) col Dialogus e la Germania 
di Tacito e Sveton. De gramm. et rhet., il Valerio Fiacco di Monaco, cod. 
Ìat. 802 ' emit Florentiae lovianus ', con due altri Monac. Ìat., il 234 (opere 
astrologiche) e 822 (Andrea Fiocchi) e forse il Tibullo Guelferbyt. Aug. 82. 
6, della stessa mano del Tacito Leidens. Chatelain Paléographie pi. CV e 
CXLVII. Ebbe tra mano anche un ' Horatianus codex optimus sane ac vetu- 
stissimus ' postillato da Guarino, del quale non si sa più nulla (R. S. in 
Museo ital. di antieh. class. II 419-420). L'incunabolo Vatic. II. 200 (Ca- 
tullo e Tibullo del 1486) dovrebbe contenere, secondo F. Orsini, postille 
del Pontano, ma io non ce le ho vedute. I codici delle opere del Pontano 
in parte autografi, sono nove : sette Vatic. Ìat. 2837-2843, e due Vindobon. 
3413; 9977 (I. I. Fontani Carmina, a cura di B. Soldati, Firenze 1902, I 
p. XXII; XXX). 

*^ Scrive l'Ammanati (Iacobi Piccolomini iì^ts^. et Comment. f. 184i;) a 
Gentile da Urbino: 'Oro librum de quo agis mittas ad me. Vidi illum nun- 
quam nec audivi quidem, si verum quaeris. Gratus erit quod ignoravi, gra- 
tior quod ab interitu vivit, gratissimus quod tuo iudicio est Suetonii. Nil 
ilio vel significantius quicquam vel brevius '. E di nuovo allo stesso (f. 185 «): 
' Libellum accepi; Suetonii haud dubie est; idque figura et nitor orationis 



cap. IX) 



GIORGIO VALLA 149 



In questo periodo uno dei pili operosi e fortunati scopri- 
tori e raccoglitori fu il piacentino Giorgio Valla (1447-1500). 
Un importante manipolo di scrittori nuovi da lai rinvenuti è 
nella sua edizione degli Astronomici veteres ' Venetiis 1488 '. 
Oltre al Fragmentum Arati in Sicilia repertum e ai Germa- 
nici Caesaris Arati Phaenomena, che già conosciamo, compa- 
riscono qui per la prima volta M. Tulii Ciceronis Fragmentum 
Arati phaenomenon e Q. Sereni Medicinae liher. Vi sono com- 
presi poi quattro componimenti di Ruffo Festo Avieno (cosi 
lo chiama), ossia: (1) V Arati phaenomenon; (2) VOrbis terrae 
ambedue in esametri; (3) V Ora maritima, in senari; (4) un'Epi- 
stola poetica in 31 esametro. L' Orbis terrae abbiamo incon- 
trato in un codice, ora perduto, del Capra (p. 102) ; esso e 
V Arati phaenomenon stanno anche nel cod. Ambros. D 52 inf. 
sec. XV. L'Ora maritima era nuova, e solo assai più tardi fu 
rintracciata anche nel cod. Ortelianus, ma oggi riscomparso, 
sicché il testo del Valla rimane fonte unica ; solo dal Valla 
ci è stata conservata l'Epistola poetica. ^^ Parimente nuovo era 
il commento di Probo a Giovenale, pubblicato dal Valla a Ve- 
nezia del 1486 : e alla sua edizione unicamente dobbiamo la 
conservazione di questo scoliasta, che non può essere M. Va- 
lerio Probo di Berito, del quale sappiamo che mori per l'ap- 
punto prima di Giovenale. Verosimilmente accadde per Probo 
quello stesso che per Cornuto ed Acrone, al secondo dei quali, 
già l'abbiamo avvertito (p. 131), fu capricciosamente attri- 
buita una silloge di scolii marginali a Orazio, e al primo due 
sillogi di scolii marginali a Persio e a Giovenale. E come il 
Valla trovò una silloge di scolii giovenaliani col nome di 
Probo, cosi col medesimo nome ne vide una di scolii persiani 
nel principio del sec. xvi Curio Lancillotto Pasi:*^ se pure 
non si tratta di uno scambio fra Probo e Cornuto. 



ostendunt. Gratias, non pecuniam remitto ad te; sic enim brevis scriptura 
est, ut me qualiscunque precii pudeat '. Gli opuscoli di Agostino furono 
stampati a Parma nel 1491. La prefazione anche in Biblioth. Smith. CCXL; 
l'indice dell'edizione in R. S. Spogli Ambrosiani 311. 

*• Tkuffel-Schwabe Róm. Litteraturgesch. § 420, 7. 

*'^ V. Appendice e. 



160 I MEDICI, B. DELLA FONTE (cap. IX 

I Fiorentini continuarono sempre le loro gloriose tradizioni. 
Della famiglia Medici vedremo (cap. xi) Piero di Cosimo in 
possesso di una cospicua suppellettile; e non meno ricca se 
la formò il suo fratello ed emulo Giovanni, che ne compilò 
verso il 1457 il catalogo a noi non pervenuto, e tenne assidua 
corrispondenza con amici, librai e letterati per aver codici, 
assoldando a tal fine copisti. E quando nel 1455 ritornò dal 
suo viaggio di esplorazione Enoch d'Ascoli, e Calisto III fece 
redigere l' inventario della libreria Vaticana di Niccolò V 
per venderla, il nostro Giovanni non dava pace al fratellastro 
Carlo, protonotario in Eoma, perché gli procurasse acquisti 
dall'uno e dall'altro.'*'^ Ma difficilmente nella sua collezione 
si trovavano delle novità. Queste invece erano nei codici, non 
certo cosi numerosi ma scelti, di Bartolomeo Della Fonte (1445- 
1513), che si procacciò fama anche come emendatore di testi 
e come editore di Celso (sopra n. 12). Ne' suoi manoscritti 
compare per la prima volta il Testamentum porcelli, copiato 
di suo pugno nello zibaldone Eiccardiano 907 (f. 114; 118). 
Un altro suo zibaldone, il Riccard. 673, scritto verso il 1468, 
quand'era alla scuola di Bernardo Nuzzi, contiene in bella 
calligrafia M. Giunio Nipso De mensuris (f. 219-224); il che 
prova che già sin da allora aveva a mano il cod. Laurenz. 29.32 
sec. XI, dove fra vari estratti gromatici anonimi due hanno il 
nome : 1' uno di Giunio Nipso, l' altro di Giulio Frontino ; e 
anche il secondo fu a sua conoscenza, perché se ne servi in 
due trattati epistolari sui pesi e sulle misure antiche.*^ Emendò 



4< V. Rossi L' indole e gli studi di Giovanni di Cosimo de' Medici 17 ss. 
Ai manoscritti qui enumerati si aggiunga il Columella Laurenz. 53. 27 ven- 
duto a Giovanni da Poggio, un' opera dedicatagli nel 1449 da Feo Belcari, 
cfr. A. Tenneroni Bibliotheca Manzoniana 47, e forse il cod. Genovese Uni- 
vers. E V 12 (Cicerone Opere rettoriche) : ' Gherardus Cerasi us florentinus 
scripsit Florentie MCCCCLXVII ', perché Gherardo del Ciriagio era l'ama- 
nuense di Giovanni. Il Ciriagio nel 1452 copiò anclie il Giovenale di Dresda 
D<= 156. Altre notizie sull'operosità bibliofila di Giovanni produce F. Pintor 
Per la storia della libreria Medicea nel Rinascimento, Firenze 1904, 7-17. 

<5 Questo codice gromatico al tempo del Poliziano {Jbjpistol. I 2) era 
nella biblioteca privata dei Medici. Esso contiene anche un carme delle 
Selve (Il 7) di Stazio. 



cap. IX) B. DELLA FONTE, IL POLIZIANO 161 

Livio adoperando il codice ora Laurenz. 63. 20,*^ allora del 
monastero di S. Marco ; e dalla biblioteca di S. Gimignano 
si trasse un ' vetustus codex ' di Persio, che gli fu utile per 
il commento di questo autore. La storia del celebre cod. Va- 
tic. 3277 sec. ix di Valerio Fiacco comincia col Della Fonte, 
che primo o almeno fra' primi 1' ebbe in possesso. Il Valerio 
Fiacco scoperto da Poggio a S. Gallo nel 1416 era mutilo, 
comprendendo soli tre libri e mezzo (I-IV 317); completo è 
invece il Vaticano, da cui derivarono tutti gli apografi integri 
del sec. xv. Ora il Della Fonte nel 1481, mentre leggeva VAr- 
gonauticon nello Studio fiorentino, introdusse un emendamento, 
felice emendamento, al lib. V 75, sostituendo alla lezione di- 
plomatica CallirJioan, ' ut etiam in vetustis codicibus scriptum 
est ', la congetturale CallicJiorum, desunta da Apollonio Eodio 
(II 906). Il luogo emendato entra nella porzione di testo che 
manca al cod. Sangallese e perciò mette capo al Vaticano o 
direttamente o indirettamente: meglio direttamente, perché 
egli parla di ' vetusti codices '. Nel 1488 l' Ugoleto venne 
d'Ungheria a Firenze; e in quell'occasione mostrò al Poli- 
ziano l'antichissimo (' perveterem ', ' vetustissimum ') mano- 
scritto di Valerio : donde e come capitato nelle sue mani, ci 
rimane oscuro.*^ 

Ma in Firenze nessuno raggiunse durante questo periodo la 
genialità investigatrice di Angelo Ambrogini detto il Poliziano. 
In tutte le librerie dei raccoglitori e degli studiosi fiorentini 
egli frugò e ne scovò testi preziosi: dalla libreria privata de' 
Medici i frammenti dei Gromatici, nominati pili su (p. 150); 
Columella ' vetustissimus liber literis langobardis exaratus';*® 



« e. Marchesi Bartolomeo Della Fonte 142-164. 

*• Per r Ugoleto Politun. Misceli. Ve LXXXIX; pei- il Della Fonte Mar- 
chesi op. cit. 19; 56; 102; 104; 138-141; 149; 194. 

*^ PoLiTiAN. Misceli. XXXV e LXXVII, ora cod. Ambros. L 85 sup. sec. ix-x; 
cfr. HiiussNER Die handschrift. Ueberlieferung des L. lun. Mod. Colu- 
mella, Jahresboricht del Ginnasio di Karlsruhe 1889; 10; 12-14; A. M. 13an- 
DiNi liagionamento storico sopra le collazioni delle fiorentine Pandette fatte 
da A. Poliziano, Livorno 1762, LX Villi. Il cod. Ambros., ancorché non sia 
quello collazionato dal Poliziano, fu adoperato certo nel sec. xv, al quale 



162 



IL POLIZIANO (cap. IX 



Ovidio ; ^^ e il ' volumen antiquissìmum ' delle Epist. ad 
fam. di Cicerone (ora Laurenz. 49. 9 sec. ix-x);^'' dalla bi- 
blioteca Medicea pubblica di S. Marco il ' liber vetustissimus 
lau.^obardis literis ' di Marziale (perduto); ^^ i due 'vetustis- 
sima exemplaria ' della Natur. Histor. di Plinio (ora Lau- 
renz. 82. 1-2); 5^ il famoso ' venerandae vetustatis exemplar ' 
di Varrone De re r. e Catone De agric. (perduto) ;^2 il 
' codex vetustus ' delle Tragedie di Seneca, ^^ detto Etruscus 
(Laurenz. 37. 13 sec. xi-xii); i ' libri vetustissimi ' di Marziano 
Capella;^^ il 'vetustus codex' d' Ovidio ;5^ e un antico codice 
di Svetonio.^''' Presso famiglie private fiorentine trovò pure 
buoni esemplari: cosi gli offersero un Marziale Pandolfo Eu- 
cellai e Bernardo Michelozzo,^^ questo secondo anche un Ma- 
crobio ' vetustissimus \^^ Niccolò Michelozzo un ' liber per- 
vetus ' delle Epistole di Seneca ;6o ebbe da Francesco Gaddi 
un ' vetustus codex langobardis exaratus literis ' di Giove- 
nale, ^i da Giorgio Antonio Vespucci un 'vetustissimus liber' 
d'Orazio. 62 Anche le biblioteche fuori di Firenze gli fornirono 



appartengono le rare postille marginali di due mani diverse ; p. es. al 
f. 82 V 1' una di esse, di fronte a quom del testo segnò ' corrige quum ' , e 
r altra soggiunse rimbeccando ' iramo quom, quod est adverbium temporis'. 
Della scrittura del Poliziano ninna traccia, 

^9 P. OviDi Nasonis Tristium libri Frec. S. G, Owen, Oxonii 1889, XII- 
XV; Bandini o^p. eit. LX-LXI. 

50 G. KiRNEE in Studi ital. IX, 1901, 399 ; 403-404. 

51 PoLiTiAN. Misceli. XXIII ; Epistol. VII 35. Questo Marziale è perduto, 
W. M. LiNDSAY in The class. Review XIV, 1900, 417. 

5-2 PoLmAN. Misceli. XXIV ; XXXII ; L ; LVII ; LXI ; Bandini op. cit. 
LXVI s. 

53 PoLiTiAN. Misceli. XXXV; M. Porci Catonis De agric, M. Terenti 
Varronis De re rust. ree. Keil, Lipsiae 1884, I, III-VII. 

54 PoLiTiAN. Misceli. XVII. 

55 Id. Misceli. LIX. 

5^ Cfr. l'ediz. citata d' Ovidio a cura dell'Owen ibid., Bandini ib. LXs. 
5' PoLiTiAN. Misceli. XCVII. 
5^ Id. Misceli. XXIII. 

59 Ib. LXI. 

60 Ib. LXXVII. 

61 Ib. XLVI. 

62 Ib. X. Molti codici posseduti dal Vespucci sono oggi in Laurenziana, 
p. e. Ovidio Laurenz. Marc. 223 ; per altri vedi Bandini Cod. lat. V 766 (in- 
dice). Sul Vespucci (m. 1514) cfr. Mehus Vita A. Travers. LXXIs : ' huius 



cap. IX) 



IL POLIZIANO 163 



codici : r Urbinate del duca Guido da Montefeltro un ' codex 
pervetus ' di Giovenale '^^ e l'Aragonese del re Ferdinando un 
Plinio Nat. Hist.^ Di origine ignota sono altri manoscritti 
nominati dal Poliziano: un 'vetustum exemplar ' della Histor. 
Aug,:^^ uno Svetonio antico, ch'egli possedeva di suo;^'' un 
' antiquissimus liber' del De divinai, di Cicerone *^^ e un ' vetu- 
stissimum commentarium ' di Persio, ' literis quas langobardas 
vocant '.^^ 

Il Poliziano intraprese fuori di Toscana ^^ due viaggi, ai 
quali si riconnette la storia degli studi classici. Il primo fu 
a Koma in compagnia degli ambasciatori fiorentini, quando 
andarono nel 1484 a porgere le congratulazioni della loro 
città a Innocenzo Vili assunto allora al pontificato. Il nostro 
Angelo ne approfittò per visitare le librerie degli umanisti di 
Roma. In quella di Agostino Mafi'ei vide molti ' libros vete- 
res ';^° in quella di Bernardino Valla il 'codex vetustus ' di 
Properzio ; ^^ presso il Rallo e il Leto i frammenti di Pompeo 



sunt in bibliotheca (S. Marci) codices tura graeci tura latini quaraplurimi, 
quos vel ipse sibi scripserat vel bine inde conquisierat '. 

«3 PoLiTiAN. Epistol. VII 35. 

^* Bandini Magionamento storico LXVII, 

65 Bandini op. cit. XLVIIIs. 

^^ ' quem nunc ipsi domesticum possidemus ' Politian. Misceli. XCVII. 

67 Ib. LUI. 

^^ Ib. XLIV. Nel commento al proemio il suo codice leggeva : ' Pega- 
SEiuM NECTAR, in aliis melos '; invece il testo degli scolii persiani legge: 
' Pegaseium melos, in aliis nectar '. Sarà un errore di memoria? Dalle Mi- 
sceli, altre notizie si potrebbero ricavare, ma le tralasciamo, perché non 
hanno vera importanza pel nostro argomento. 

s^ Precedentemente aveva fatto qualche giro in Toscana, p, e. nel 1478 
a Pistoia, dove visitò la biblioteca di Zomino : ' Visitiamo... qualche volta 
la libraria di maestro Zambino, che ci ho trovate parecchie buone cosette 
et in greco et in latino ', A. Poliziano Prose volgari etc. race, da I. Del 
Lungo, 61. Sul viaggio a Roma del 1484 e su un altro nella primavera del 
1488 vedi I. Del Lungo Florentia, Fir. 1897, 240; 242. 

■0 Politian. Epist. VI 6. 

'1 Id. Misceli. LXXXI. L'esemplare Corsiniano dell'ediz. del 1472 di Ca- 
tullo Tibullo Properzio e delle Selve di Stazio contiene le collazioni del Po- 
liziano a questi quattro autori, famose sopra tutte, per le discussioni a cui 
han dato luogo, quelle alle Selve. Le collazioni a Tib. Cat. Prop. portano 
la data del 1485 ; ma quanto a Properzio si noti il seguente poscritto : 
' Propertium cum vetusto codice contulimus sed quae de ilio sumpsimus haut 



154 IL POLIZIANO (cap. IX 

Festo, '2 dei quali abbiamo accennato, '^ Egli se ne allestì una 
copia, giunta fino a noi, preziosa per il quinterno XVI, di cui 
s'è perduto l'originale J* Esplorò inoltre la biblioteca Vaticana, 
dove notò in singoiar modo un ' vetustissimum exemplar ' di 
Svetonio, un Marziale ' mediae antiquitatis ' e un Vergili© 
' maiusculis characteribus exaratus '. È questo uno dei più an- 
tichi manoscritti vergiliani, il Vatic. 3867 sec. v-vi, che i filo- 
logi designano con la sigla R (= Komanus).''^ 

Nel secondo viaggio, che ebbe luogo nel 1491, percorse 
l'alta Italia. A Bologna nel monastero di S. Domenico trovò 
di notevole uno Svetonio. ^"^ A Verona un giovine. Bernardino, 
parente di Domizio Calderino, gli prestò ' pagellas quaspiam 
antiquissimi voluminis ' di Marziale ; '^'^ ivi strinse relazione 
anche col frate agostiniano Matteo Bossi, veronese, che due 
anni dopo (1493) gli mandò a Firenze dei frammenti anti- 
chissimi di Ausonio e Prudenzio. ^^ Ma i migliori acquisti li 
fece a Padova e a Venezia. In Padova ebbe dallo spoletino 
Pietro Leoni, allora professore di medicina in quello Studio, 
' M. Manlio astronomo e poeta antiquo... libro che io per me 
non ne viddi mai più antiqui ' ; se lo portò a Venezia, dove lo 



asoripsimus huic codici sed in libello rettulimus qui est inscriptus Anti- 
quarum emendationum '. Si vede pertanto che il codice di Properzio pre- 
statogli da B. Valla se 1' era collazionato a parte sul quaderno Antiquarum 
emendationum, il quale, per quanto ne so io, non e' è pervenuto ; cfr. C. 
Hosius in Bliein. Mus. N. F. XLVI, 1891, 583, dove però i documenti sono 
interpretati un po' diversamente. 

'2 Id. Misceli. LXXIII. 

'3 V. p. 145. 

■''♦ De Nolhac La biblioth. de F. Orsini 215. 

"5 PouTJAN. Epistol. IV 9; VII 35; Misceli. XXIU ; LXXI; LXXVII. La bi- 
blioteca Vaticana è da lui designata ora con ' Vaticana bibliotheca ' o ' in- 
tima Vatic. biblioth. ' ; ora con ' Palatina bibliotheca ' o ' intima Palat. bi- 
blioth. ' : certo per distinguerla dall' archivio della basilica di S. Pietro. 
E entrò in Vaticana sotto Sisto IV, Mììntz et Fabre 146 ; proveniva dalia 
Francia, De Nolhac in Mélanges d'arch. et d'hist. IV, 1884, 316-318. Il Po- 
liziano adoperò anche il fiimoso Servio Vatic. 3317 sec. x (yERvii... In Ver- 
gil. commentarvi ree. Thilo et Hagen, III, I p. XII) ; ma non so di dove 
P abbia avuto. 

'6 PoLrriAN. Misceli. XCVII. 

" ib. xxm. 

'* Vedasi l' ediz. di Ausonio curata dal Peiper, Lipsiae 1886, XLIIs. 



cap. IX) 



IL POLIZIANO 156 



'riscontrò con uno in forma' (= a stampa): questa collazione, 
che sarebbe fondamentale per il testo, non s' ò ancora rintrac- 
ciata andò perduta.''^ A Venezia potè ammirare il celebre 
Terenzio di Bernardo e Pietro Bembo, ai quali deve il nome, 
e confrontarlo con 1' edizione del 1473 ; ^^ e dall' ' antiquissi- 
mus codex ' del patrizio Giovanni Gabriel si trascrisse Ada- 
manzio Martirio, autore allora nuovo. ^' 

Fra gli scrittori che poterono esser messi in luce la prima 
volta dal Poliziano additiamo il Poeticon astronomicon di 
Igino, da cui ricava due passi, ^^ e una biografia vergiliana, 
da cui cita l'etimologia del nome del poeta ' a virga laurea '. ^^ 



'^ V. Appendice f. 

80 Bandini Bagionamento storico XLIIIs; la collazione ha la data 'Anno 
1491 die 23 iunii '; cfr. anche K, Dziatzko in Bhein. Mus. N. F. XLVI, 1891, 
49-50. ' Erat enim liber, soggiunge il Poliziano, paene litteris simillimis 
canini quibus et Pisanae Pandectae et Vergilianus Palatinus codex est exa- 
ratus '. Nel Bembino f. 96 e 97 in due spazi che erano rimasti vuoti una 
mano del sec. xv, che si crede del Poliziano, trascrisse due Epigrammi : 
' Quis deus hoc medium ', ' Fabula constituit ', dal BÌIhrens P L M \ 216 
attribuiti a Draconzio. Può darsi che il Poliziano li abbia trovati in un co- 
dice di qualche umanista veneziano e trascritti sul Bembino come ricordo 
della visita fatta ai possessori. 

**' Il cod. Monac. lat. 766 contiene la copia di Martirio di pugno del 
Poliziano: * Die VI iunii MCCCCLXXXXI. hora circiter XII. Venetiis in aedi- 
bus Herculis Ferrariensis ducis coepi liunc excribere ex antiquissimo codice 
libelluni : cuius erat dominus lohannes Gabriel Venetus patricius '; Gram- 
mat. lat. VII 136 K. Nel 1493 lo stesso autore fu scoperto anche a Bobbio. 

82 PoLiTUN Misceli. XXVIII e LXVIII, da confrontare col testo di Igino, 
' Basileae 1549 ', II 75 ; 76. È però da avvertire che a Siena esiste una copia 
del Poetic. astron. scritta da Gio. Pietro Costantini nel 1475 (cfr. N. Ter- 
zAGHi in Studi ital. XI 410). 

^ PoLiTiAN. Misceli. LXXVII: ' a Vergiliis ipsis vel item avere pro- 
prium hoc nomen (Vergilìus) crediderim inclinatum, potius hercle quam a 
virga, quod quidam nugantur, laurea. Nam id cum apud autorem minus 
idoneum inveniatur...'. Chi sarà V autor minus idoneus ? Nella Vergili vita 
di Donato si legge di un ramus laureus sognato dalla madre del poeta 
prima del parto, e di una virga populea piantata dopo il parto: dalla con- 
taminazione delle due leggende nacque la virga laurea, da cui il poeta 
avrebbe preso il nome, R. S. in Studi ital. VII 41-42. La contaminazione 
comparisce p. e. nel De excell. virorum pi'incipibus di Antonio Cornazzano, 
composto tra il 1452 e il 1471, dove la Vita Virgilii comincia cosi: ' Nacque 
al migliar de la città sicondo, Essendosi sognata anzi la madre Un lauro 
far che giva al ciel profondo. Virgilio da tal vergha el chiamò el padre '. 
Ma non mi par probabile che a questo autore alludesse il Poliziano, si piut- 



156 G. MEEULA (cap. IX 

Senza riserva invece gli va assegnata la scoperta di Pelagonio, 
il cui testo anzi ci è tramandato nell' unico suo codice, fatto 
da lui copiare a Firenze nel 1485.^* 



Dal doppio viaggio di esplorazione del 1484 e del 1491 
preziosi rinvenimenti riportò il Poliziano ; ma i rinvenimenti 
suoi dovevano essere sorpassati da quelli di un suo rivale, 
Giorgio Merula, sotto i cui auspicìi fu fatta la clamorosa sco- 
perta dei codici di Bobbio negli ultimi mesi del 1493. Per 
quanto forte fosse nell' umanista fiorentino il sentimento del- 
l'orgoglio personale e della gelosia, questa volta prese in lui 
il sopravvento l'indomito amore per gli studi e scrisse al Me- 
rula, mitigando alquanto l' acredine che gli pungeva l'animo, 
per invitarlo a far di pubblica ragione i nuovi testi. Il Me- 
rula sopravvisse poco alla gioia della scoperta, poiché mori 
il 18 marzo 1494; e allora il Poliziano, raddolcendo viepiù 
r amarezza interna, sì rivolse a Lodovico il Moro offrendosi 
di aiutare la pubblicazione degli autori Bobbiesi ; senonché 



tosto a qualche vita medievale, come quella pubblicata di su un codice del 
sec. vili da M. Petschenig in Wiener Studien IV, 1882, 168-169, nella quale 
è scritto: ' Virgilius a virga laurea, idest mater eius pregnas fuit: vìdit 
se ipsam enixam fuisse virgulam lauream... '. È chiaro che l'etimologia 
nacque dopo che si cominciò a pronunciare Virgilius. 

**^ Il codice fatto copiare dal Poliziano è il Riccardiano 1179, che con- 
tiene nei f. 1-28 Commentum artis medieinae seu veteranaeriae Pelago- 
niorum Salonìniorum. Pochi fogli palinsesti anche nel cod. Vindobon. 16, 
proveniente dalle scoperte di Bobbio del 1493. L' ediz. pr. usci a Firenze 
nel 1826 per cura del Sarchiani e Cloni, cfr. M. Ihm in Ehein. Mus. N. P. 
XLVI, 1891, 371; l'Ihm ne curò una nuova edizione, Lipsiae 1892. Il cod. 
Riccardiano contiene inoltre, come abbiamo accennato (cap. VII n. 18), 
l'epistola di Vindiciano a Pentadio. Sui codici del Poliziano in Vaticana 
vedi De Nolhac La biblioth. de F. Orsini 208-215; un suo autografo di 
estratti da autori latini pare il Marucelliano C 221, I. Del Lungo Florentia 
ìlln. Altri testi allora di recente scoperti e noti al Poliziano sono : il com- 
mento di Filargirio (Misceli. LXXXIX e De Noi.hac 211); le Suasoriae et 
Controversiae di Seneca (Misceli. VII; LIX; LX; e M. Ihm in Bhein. Mus. 
L, 1895, 367-368); i aromatici (Poutian. Fpist. I 2; Misceli. LXXXVI); le 
Fpist. ad Att. nel cod. Laurenz, 49. 18 (ilfisceii. XXXIV) ; il Valerio Fiacco 
Vatic. mostratogli dall' Ugoleto (Misceli. V e LXXXIX). 



cap. IX) IL MERULA, IL GALBIATE 157 

la risposta fu cortesemente negativa ^•'^ e a Ini fu tolto di ve- 
dere pur uno di quei sospirati antichi, novellamente risorti, 
che la morte lo colse, ahi ! immaturamente, tra il 28 e il 29 
settembre del 1494. 

L'alessandrino Giorgio Merula, allievo del Pilelfo, profes- 
sore per molti anni a Venezia, dal 1483 a Pavia, dal 1486 a 
Milano, ^^ editore e commentatore dì testi classici e violento 
polemista, non era nuovo alle esplorazioni e alle scoperte, 
poiché sappiamo come già avesse frugato nella chiesa di S. 
Bustorgio a Milano cavandone alcuni Epigrammi del Catalogus 
urhium di Ausonio. ^^ Ma soprattutto sviluppò la sua opero- 
sità indagatrice negli anni dal 1488 al 1493, dopo che Lodo- 
vico il Moro gli aveva affidato l'incarico di comporre una 
Historia Vicecomitum ; per il che institui indagini ad Ales- 
sandria, a Voghera, Asti, Pavia ; e dove non poteva andare 
in persona, scriveva perché gli procurassero documenti. ^^ A 
questo scopo si lega anche l'escursione alla badia di Bobbio; 
ma l'escursione non fu intrapresa da lui, bensì dal suo fido 
amanuense Giorgio Galbiate, uomo di cultura superiore alla 
sua condizione, al quale la posterità, giusta dispensiera, as- 
segna buona parte della gloria, che il vanitoso Merula si ar- 
rogò tutta per sé nel pomposo annunzio che dava della sco- 
perta il 31 gennaio 1494 al duca Lodovico il Moro.^^ 



35 PoLiTiAN. Epist. XI 2; 5; 6; 7; 10; 11; 13. 

*s Gabotto e Badini Gonfalonieri Vita di Giorgio Merula, Alessandria 
1894, 166-169. 

*' Nella dedica dell' edizione di Ausonio ' Mediolani . . . anno domini 
MCCCCLXXXX. die XV septembris ' cosi scrive Giulio Kmilio Ferrari f. A llv : 
' adiecimusque ex catalogo ilhistrium urbium nonnulla excerpta epigram- 
niata quae Georgins Merula polyistor praeceptor noster et primarius dicendi 
artiftìx in bibliotheca divi Eustorgii prinius indagavit '. II Parrasio possedeva 
un Solino del Merula; scrive infotti da Milano 1605 circa: ' hic alterum 
(Solinuni) habeo vetustissimum, qui Mernlae fuisse dicitur ', F. Lo Parco A. 
G. Parrasio, Vasto 1899, 162. 

^ Ciò è ampiamente narrato in Gabotto e Badini Gonfalonieri op. cit. 
214-225. 

"3 La lettera è ripubblicata da O. von Gebhardt Ein BUcherfund in 
Bobbio in Centralblatt fur Bibliotheksio. V, 1888, 344. Lo scoliasta della 
seconda metà del sec. xv, che postillò il cod. Ambros. B 131 sup. di Mar- 
ziale (su cui vedi E. S. Spogli Ambros. 329-342), alVEpigr. I 86, 6 scrisse 



158 IL MERULA, IL GALBIATE 



(cap. IX 



Un certo numero di codici scoperti a Bobbio vennero tra- 
sportati a Milano, dove li vide Michele Forno, che andato 
poi a Koma fu subito circondato dagli umanisti romani, Pom- 
ponio Leto innanzi tutti, i quali non facevano che esaltare i 
meriti del Morula e tempestare di domande il Perno sui par- 
ticolari della scoperta dei nuovi autori, circondandolo di una 
talquale venerazione, perché aveva avuto la sorte di vederli 
e di leggerli. Questo scriveva egli in una lettera al Morula 
data da Koma il 13 febbraio 1494.^° Non v'ha dubbio per- 
tanto che il Gralbiate recò seco a Milano alcuni codici : e se 
è lecito produrre una congettura, dovremmo pensare che fos- 
sero gli esemplari di quei sei autori, pei quali il duca gli 
concesse il privilegio di stampa con rescritto del 5 settembre 
1496. I sei autori sono cosi indicati: (1) Terentianum Be me- 
tris et syllahis Horatii] (2) Fortunatiauum De carminibus 
Horatii; (3) Velium Longuni T)e ortJiographia ; (4) Atlaman- 
tiuni De orthographia; (5) Catholica Probi; (6) Cornelii Fron- 
tonis Elegantias.^^ L'anno dipoi il Galbiate diede alla luce, 
coi tipi dello Scinzenzeler, Terenziano, a cui non tennero dietro 
gli altri cinque. E naturale che i codici originari, dopo che 
egli se ne sarà estratti gli apografi, sieno ritornati a Bobbio. 

In séguito altri visitarono Bobbio con l' intendimento di 
copiare o asportare taluni dei famosi manoscritti nuovamente 
trovati; e ciò argomentiamo dal vedere che uno di essi, la 
Q.09\àA.Qii2i Sulpiciae satira, fu stampata a Venezia nel 1498 ^^ 
e a Parma nel 1499. Sappiamo del resto da Raffaello Maffei 
il Volterrano che ' bona pars ' di quei libri ' est advecta in 



' Terentianus qui de carminibus scripsit hic fuit tempore Domitiani '; e più 
tardi aggiunse: ' vir doctissimus qui comicos poetas reducere studuit ad 
legem carminum ut ab auctoribus constabant, quia iam timi corrupti eraut 
versus comicorum sicut etiam nunc ; composuit etìam pleraque alia '. Avrà 
forse avuto in mano il Terenziano di Bobbio? 

^ Pubblicata da Gabotto e Badini Gonfalonieri 204, 1 : ' Me denique ve- 
neratione quadam prosequuntur, quod vidisse atque legisse ea me intelli- 
gant. Nunc litterarum formas, nuiic vetustatem querunt '. 

8' Ripubblicato di su 1' ed. pr. di Terenziano da Gkbhardt op. cit. 349; 
e da Gabotto e Badini Gonfalonieri 202, 1 di su l'originale dell'Archivio di 
Milano. 

8* Gebhardt 401-402, 



cap. IX) 



IL PARKASIO 159 



urbem ' (Komam) da Tommaso Inghirami soprannominato Fe- 
dra ; e siccome l' Inghirami dimorò nel 1496 alcuni mesi in 
corte del duca Sforza, cosi è aperto l'adito a una doppia ipo- 
tesi : eh' egli abbia fatto un' escursione a Bobbio e si sia 
impossessato di alcuni di quei codici o che li abbia trovati 
presso qualche umanista milanese che fosse andato colà a 
prenderli o a copiarli.^^ Certo è in ogni modo che l' Inghirami 
trasferi a Eoma uno dei manoscritti originali Bobbiesi, quello 
che conteneva la raccolta delle opere gromatiche e che ora è 
l'Aug. fol. 36.23 di Wolfenbiittel.^* 

Sappiamo inoltre che visitò la badia di Bobbio anche Aulo 
Giano Parrasio, l'erede e il continuatore dei metodi del Valla 
del Poliziano del Leto, il più illuminato umanista e il critico 
pili geniale del suo tempo. Negli anni 1499-1506, ch'egli visse 
a Milano, spiegandovi la sua feconda attività di maestro, edi- 
tore, commentatore,^^ ebbe occasione di recarsi a Bobbio sulle 
tracce della preda, com' egli dice (' vestigiis ad interceptae 
praedae cubile deducti ') e aiutato da Stefano de Poncher, 
dal 1503 vescovo di Parigi e dal 1504 cancelliere del duca di 
Milano, potè impadronirsi di alcuni codici Bobbiesi, di altri 
trarsi o farsi trarre gli apografi."^ Cosi salvò negli originali 
Carisio, ora IV A 8 della Nazionale di Napoli, e la silloge 
grammaticale del cod. Vindobon. 16; negli apografi i carmi 
di Draconzio, IV E 48 Nazion. di Napoli, e le opere gramma- 
ticali sia dei codici TV A 11; IV A 12 di Napoli sia delle 
due edizioni da lui curate: ' Mediolani 1504 '^^ e ' Veicetiae 
1509 '.^^ Possiamo ben dunque affermare che se i nuovi autori 
furono scoperti dal Galbiate e dal Merula, furono poi risco- 
perti dal Parrasio, al quale dobbiamo soprattutto la conser- 
vazione della molteplice e preziosa suppellettile grammaticale 

!^3 Gebhardt 351 ; 356. 

^* Gebhaudi 426-427. 

^5 Su questo periodo della sua vita vedasi Lo Parco op. cit. 31-69. 

9^ Sulle sue gite a Bobbio efr. Gebhardt 353-356. 

'^ ' Hoc in volumine continentur auctores infrascripti : Probi instituta 
artiuin, Maximi Victorini ' etc. 

"* 'In hoc codice continentur: Instituta artium Probique catholica ' etc. 
Gebhardt 353-354; 861; 391 ; 408; 414; 417. 



160 I CODICI DI BOBBIO (cap. IX 

di Bobbio. E a lui dobbiamo anche la scoperta e 1' edizione 
degli inni di Sedulio e Prudenzio, trovati probabilmente nei 
monasteri di Milano. ^^ 

Vediamo ora di determinare gli autori e le opere nuove 
restituite agli studi dai codici Bobbiesi. Di essi conosciamo 
tre elenchi: quello parziale del Galbiate, di cui abbiamo già 
discorso; uno tramandatoci dal Volterrano nel lib. IV dei Com- 
mentarii urhani^'^ e un altro trascritto avanti il 1503 dallo 
scrivano pontificio Giacomo Aurelio von Questenberg nel cod. 
Universitario di Hannover XLII. 1845.^°^ Ne pubblicò uno 
anche il Merula, com'egli afferma nella lettera a Lodovico il 
Moro e ripete nella risposta al Poliziano, ^^^ ma non c'è ar- 
rivato. Combinando i tre elenchi e aiutandoci con le edizioni 
principi e coi codici rimastici o negli originali o negli apografi, 
stabiliamo le seguenti scoperte, che distribuiamo in categorie. 

Scienze : il Computus Graecorum et Latinorum ; il Com- 
putus per digitos; la Raccolta gromatica o degli Agrimensori, 
che gli elenchi citati specificano con sei titoli. I due Computi 
son perduti. I Gromatici erano noti già prima nel codice per- 
duto del Petrarca (p. 25) e negli estratti del codice Lauren- 
ziano (p. 150); la collezione Bobbiese era più completa di 
quest' ultimo ; il codice originale si conserva a Wolfenbtittel. 

Poesia: gli Inni di Prudenzio; i Carmi di Draconzio ; *°' 
Rutilio Namaziano; Y Heroicum Sulpiciae Carmen; i XXX 
Epigrammata. Tutti nuovi, perché pare che il codice di Dra- 
conzio scoperto dal Corio contenesse opere diverse dal Bob- 
biese. I LXX Epigrammata andarono perduti ; in essi dob- 
biamo scorgere la stessa raccolta dei Versus LXX, della 
quale il cod. Salmasiano dell'Antologia latina ci ha conser- 
vato i soli primi cinque e tre versi del sesto. Degli Inni di 
Prudenzio si è salvato 1' originale nel cod. Ambrosiano D 36 
sup. Draconzio ci è arrivato nell'apografo della Nazionale di 



^^ V. Appendice g. 
><» Roniae 1606, f. LVI. 

101 Quest' ultimo pubblicato la prima volta da Gebhardt 357-358, 

102 Gebhardt 345 ; 346. 

103 I n.i I-X del BàHRENS P L M Y 128 



cap. IX) 



1 CODICI DI BOBBIO 161 



Napoli IV E 48, posseduto dal Parnasio ;^^* Kutilio in due 
apografi e nell' ed. pr. ' Bononiae 1520'.^"^ I versi esametri 
di Sulpicia ci furono tramandati da due edizioni, come già 
abbiamo detto (p. 150), la veneziana del 1498 e la parmigiana 
del 1499, indipendenti l'una dall'altra. 

Commenti. L'elenco del Volterrano reca: Paraphrasis su- 
per sex Virgilii libris; Trium eglogarum Virgilii enarratio- 
nes. Con super sex Virgilii libris non si può intendere che 
l'Eneide; e allora considerando la parola paraphrasis, noi 
corriamo subito col pensiero al commento di Tiberio Claudio 
Donato all'Eneide, commento a cui più che a ogni altro si 
addice il titolo di parafrasi. J]sso era stato stampato, in una 
forma frammentaria, più volte prima del 1493/°^ ma nel co- 
dice Bobbiese era anonimo e n^ il Merula né il Galbiate ri- 
conobbero r autore. Nelle Eglogarum Virgilii enarrationes 
dobbiamo scorgere il commento di Probo o meglio dello Pseu- 
doprobo alle Egloghe e alle Georgiche di Vergilio messo alle 
stampe in Venezia nel 1507 da Giovanili Battista Egnazio, il 
quale dichiara solennemente d'averlo tratto 'ex vetustissimo 
codice manu scripto Bobii quondam a Geòrgie Merula in- 
vento '. E Trium premesso dal Volterrano a eglogarum'^ sarà 
un abbaglio commesso o dall'amanuense o dall'operaio tipo- 
grafo, in luogo di Frohi. Nemmeno quest'opera era nuova, 
poiché il commento di Probo fu adoperato dagli umanisti assai 
prima del 1493. i"^ 



io< Per i LXX Epigr. vedi Gebhardt 405; per Prudenzio id. 390; l'ed. 
pr. intiera di Draconzio usci il 1873, id. 391. 

105 Un apografo è nel cod. Vindobon. 277, in parte di mano del Sanna- 
zaro ; il Gebhardt 394-401 mira a dimostrare che il testo del cod. Bobbiese 
è perduto e che V apografo del Sannazaro discende da un altro esemplare 
da lui scoperto in Francia ; ma noi abbiamo già accennato (n. 14) come la 
discussione dello Schenkl giunga a conchiudere che l'apografo del Sanna- 
zaro deriva dal Bobbiese. Dell'altro apografo dà la collazione C. Hosius in 
Bliein. Mm. N. F. LI, 1896, 197-210. 

i'^' V. sopra p. 132 e R. S. Spogli Ambrosiani 203. 

10' R. S. Spogli Ambrosiani 336, 1; Gebhardt 385; 387-388; il quale in- 
vece vuole vedere nella Paraphrasis e nella Enarratio l'opera di un solo 
commentatore e nega perciò l' identità di una di esse col Probo dell' Egnazio, 
ih. 383-390. 

R. Sabbadini Le scoperte dei codici. 11 



162 I CODICI DI BOBBIO (cap, IX 

Lessicografia. Gli elenchi danno : Liher persimilis I. Pol- 
luci de vocabulis rerum ; era cioè un glossario latino-greco, 
non per ordine alfabetico, ma per materia. Si è perduto. ^°^ 

Grammatica e metrica. Carisio ^°^ ed Excerpta dallo stesso;"" 
Terenziano Mauro ;"^ due libri dell' J.rs di Butiche;**^ M. 
Claudio Sacerdote Artium grammat. libri II \^^-^ Probi Catho- 
lica;^'^^ Probi De nomine;^^^ il De uUimis syllahis ad Caele- 
stìnum^^^ erroneamente attribuito a Probo dal Parrasio ; un 
anonimo De nominum verborumque differentiis,^^'' a cui il Par- 
rasio diede il nome di Frontone; Avusiano Messio Exempla 
locutionum,^^^ che per errore del codice portano anche il nome 
di Frontone; Cesio Basso De metris,^^^ confuso dai primi edi- 
tori con Atilio Fortunaziano; un supposto Cesio Basso Demetris 
Horatii',^^^ V Ars ài Atilio Fortunaziano ;*2^ un frammento di 
Donaziano;^^^ il De orthographia di Vello Longo; ^^^ Adamanzio 
Martirio De b muta et v vocali ;^^^ Maximi Victorini De quanti- 
tate syllabarum o De ratione metrorum\^^^ il cosiddetto Me- 
trorìns De finalibus syllabis;^^^ Servio De naturis ultimarum 
De finalibus litteris ;^^'^ e il Centimetrum dello stesso ;^2* 



10^ Sull'affinità di questo glossario con quello pubblicato nel 1573 dallo 
Stephanus vedi Gebhardt 419-424. 
103 Keil Gramrnat. lat. I 3. 
110 K. I 533. 
Ili K. VI 325. 
ii« K. V 447. 
113 K. VI 427-495. 
ii< K. IV 3. 
"5 K. IV 207-226. 
118 K. IV 219. 
'" K. VII 519. 
118 K. VII 449. 
"9 K. VI 255. 
120 K. VI 305. 
12' K. VI 278. 
i'''^ K. VI 275. 
l«3 K. VII 39. 
12< K. VII 165. 

125 K. VI 216. 

126 K. VI 229. 
!«' K. IV 449. 
'28 K. IV 456. 



cap. IX) 



1 CODICI DI BOBBIO 163 



Sergii In artem Donati primam, altrimenti Commentarium 
de luterà \^^^ lo Pseudosergio De arte grammatica •,^^^ V Ars 
di Vittorino col nome di Palemone;^^^ estratti di Macrobio e 
di altri grammatici anonimi. ^^^ 

Tutti questi autori sono contenuti in due codici originali 
Bobbìesi, l'uno il Napoletano lY A 8, l'altro il Vindobon. 16, ai 
quali aggiungo dubitativamente un terzo, il cod. 317 di Nancy; '^'^ 
in due apografi Napoletani, IV A 11; IV A 12; e in tre edi- 
zioni : la milanese del 1497 (Terenziano Mauro) curata dal 
Galbiate, la milanese del 1504 e la vicentina del 1509 curate 
dal Parrasio. Adamanzio era già conosciuto prima a Venezia, 
dove lo copiò il Poliziano nel 1491 ; Massimo Vittorino, il co- 
siddetto Metrorius, i due opuscoli di Servio e il commento di 
Sergio si trovavano in codici della metà circa del sec. xv e 
nell'ed. pr. di Milano del 1473 ;i34 Eutiche e VArs di Vittorino 
col nome di Palemone vennero più tardi in luce anche per via 
di altri codici: tutti i restanti autori e testi, che ho nominati, 
ci furono tramandati unicamente dai codici Bobbiesi, siano gli 



IS5 K. IV 475. 

130 K. VII 537-544. 

131 K. VI 187; 194-196. 

1^2 K. V 631-633, cfr. 596; VI 273-275; 620-629. 

'33 II cod. Nazionale IV A 8 di Napoli oltre Carisio contiene estratti di 
altri autori; e cosi il cod. Vindobon. 16 buon numero di scrittori sacri, più 
ì Nomina VII montium eterne urbis romae e due opuscoli non gramma- 
ticali di Prisciano : (1) De ponderibus, da lungo tempo noto agli umanisti; 
(2) il carme De laude anastasii imperatoria, che tornò la prima volta alla 
luce per mezzo del nostro codice e che solo in esso è tramandato integro. 
Vi sono anche molti fogli palinsesti con frammenti di Lucano e di Pela- 
gonio. La descrizione minuta in Endlicher Catalogus cod. philol. lat. bibì. 
Palai. Vindob. 215ss. Il codice di Nancy contiene alcune delle opere gram- 
maticali trasmesse dagli apografi e dall' edizione del Parrasio del 1504. 
Ecco com'è descritto nel Catalogue general des nis. des bibl. pubi, de 
France. Départements lY 176: 'Cod. 317 membr. saec. IX. Liber sancti Co- 
lumbani de Bobio; f. li)-52w Glosa de partibus orationis; f. 66 De finalibus 
litteris Honorati grammatici; f. 62 Commentarium Sergii grammatici de 
litteris ; f. 74 v Commentarium Maximi Victurini de ratione metrorum ; 
Slv Metrorius. Suppongo corrisponda al codice segnato dal Volterrano con 
' Sergius grammaticus de littera ' e dal Questenberg con ' Sergii grammatici 
de littera breve opus ' (Gebhardt 356 ; 358). La Glosa de partibus oratio-^ 
nis fu studiata da A. Collignon in Bevue de philologie VII, 1883, 13-22. 

1''^ R. S. Spogli Ambrosiani 288 ; 309-310. 



164 LE SCOPERTE NEL SEC. XVI 



(cap. IX 



originali, siano gli apografi, siano le edizioni condotte su questi 
e su quelli. Donde vediamo che da Bobbio ci proviene una 
parte ragguardevolissima del patrimonio grammaticale orto- 
grafico metrico di Eoma antica. 



* * 



Con Bobbio si chiude l' età eroica delle scoperte. Anche ai 
tempi venturi era riservato di riconquistare testi famosi; e 
basterà rammentare i quattro venuti fuori nel primo tren- 
tennio del sec. xvi : cioè le Epistole di Plinio e Traiano tro- 
vate presso Parigi nell' anno 1500 circa da fra Giocondo di 
Verona; il cod. Medie. I di Tacito sottratto, non si sa per 
mano di chi, nel 1508 dal monastero di Korvei in Germania : 
Velleio Patercolo scoperto da Beato Eenano nella badia di 
Murbach l'anno 1515; e i primi cinque libri della quinta deca 
di Livio esumati dalla badia di Lorsch nel 1527 per opera di 
Sim. Grynaeus.^^^ Ma rinvenimenti in massa non se n'ebbero 
più ; e per rinnovare le commozioni e gli entusiasmi del pe- 
riodo umanistico bisognò attendere le scoperte dei palinsesti 
felicemente inaugurate dal cardinale Angelo Mai nel 1815. 
Oggi i papiri greci restituiti alla luce dalle tombe egiziane 
fanno rivivere innanzi agli stupiti occhi nostri dei novelli 
Aurispa: novelli Poggi, ahimè!, sono inesorabilmente negati 
ai codici latini. ^2^ 



135 Y. Appendice h. 

'3^ Il solo testo latino di una certa estensione restituito agli studi dai 
papiri è 1' Epitome liviana, pubblicata da E. Kornemann Die neue Livius- 
Epitome aus Oxyrhyncus, Leipzig 1904. Meritano essere ricordati anche ta- 
luni curiosi saggi di traduzione latina da Babrio (L. Radermacher in Ehein. 
Mus. LVII, 1902, 143 e M, Ihm in Hermes XXXVII 147ss.). Del resto in man- 
canza di autori nuovi, contentiamoci che venga in luce un fenomeno pos- 
siamo dir nuovo, l'infiltrazione degli elementi latini nel greco (C. Wessely 
Die latein. Elemente in der Gràzitàt der àgypt. Papyrusurlcunden in 
Wiener Studien XXIV, 1902, 99-161). 



cap. IX) II' BASSETTI, IL SANNAZARO 166 



Appendice al Gap. IX. 



a (=n. 12) Nella nota del Sassetti al Filargirio si legge: * quenj e Gallia 
niecum attuli'; pubblicato ora integralmente insieme col Paris, in Skrvii gram- 
matici In Verg. carmina commentarii ree. Thilo-Hagen, III, II 7-189. Un altro 
di sicura provenienza gallica è il Laurenz. 38.23 (Terenzio del 1436), con in fine 
questa nota, non di mano del Sassetti : ' Imperator Fedricus de haustria venit 
Gebenas (= Ginevra) die XXIII octobris MCCCCXLII et fuit receptus honorifice 
ab ili. duce Sabaudiae, qui erat cum regina sorore sua, coniuge et natis ac 
nobilibus patriae : et recessit die XXVII eiusdem '. Ma molti ancora de' suoi 
più preziosi codici vengono probabilmente dalla Gallia: Laurenz. 12.21 sec. xii 
(August. De civit. dei); 23.13 sec. xii (Pauli Epist.); 30.10 sec. xiv (Vitrufio, 
Catone e Varrone R. E.); 37,6 sec. xiv (Senec Trag.); 47.4 sec. xii (Prisciano); 
68.24 sec. XI (Arator, Aviano, Ilias lat., Persio, Beda). Interessante il Lau- 
renz. 47.35 sec, xv ' Franciscus Sassettus... faciundum curavit ', contenente 
una silloge di orazioni estratte da Livio, Curzio Rufo, Sallustio, dall'Eneide, 
dalla Farsalia, dalle Metamorf, d' Ovidio. Famosi per la questione a cui die- 
dero pretesto sono i ' vetusta exeniplaria (di Celso) e Gallia conquisita ' 
forniti dal Sassetti a Bartolomeo Della Fonte per la costui edit. pr. di Cor- 
nelio Celso del 1478; con e Gallia qui non s'intende la Francia, ma la 
Gallia cisalpina. Vedi su ciò e sul Sassetti in generale R, S. / codici della 
medicina di Corn. Celso in Studi ital. VIII, 1900, 18-21 e C. Marchesi Bar- 
tolomeo Della Fonte, Catania 1900, 130-132 ; 142-146. Nel 1491 gli eredi del 
Sassetti prestarono ai Medici 67 codici (E. Piccolomini op. cif. XIX 115; 124), 
dei quali la maggior parte sono ora in Laurenziana; cfr. Bandini Cod. lat. 
V 768 (indice) ; ma ben più ne possedeva il Sassetti : un suo Marziale an- 
tico era passato nelle mani di Taddeo Ugoleto (Politian. Misceli. XXIII, cfr. 
sotto n. 23); un suo codice è il Trivulziano (Milano) 817 e un altro l' Estense 
(Modena) VI G 5. 

b (= n. 14) Le informazioni di tali scoperte son date dal Summonte nella 
prefazione alV Actius del Fontano (Fontani Opera, Neapoli 1507, II): ' Ad- 
vexit (il Sannazaro) nuper ex Heduorum usque finibus atque e Turonibus dona 
quaedam mirum in modum placitura literatis viris, Martialis, Ausonii et 
Solini codices novae atque incognitae emendationis tamque a nostris diversos 
ut hos certo ac legitimo partu natos, reliquos vero liceat spurios existimare. 
Praetereo Epigrammata (dell'Antologia), quae tam multa hic leguntur, 
alibi hactenus non visa. Immo Solini liber hic authore ab ipso, quod iam 
titulus indicat nec eius negat vetustas, et recognitus est et editus. Is etiam 
ad nos attulit Ovidii fragmentum de piscibus, Gratii Cynegeticon, cuius 
meminit Ovidius ultima de Ponto elegia, Cynegeticon item Aurelii Neme- 
siani, qui floruit sub Numeriano imperatore, et Rutilii Namatiani elegos, 
quorum tenuitatem et elegantiam e seculo ilio agnoscas Claudiani '. Però 
il testo di Rutilio Nainaziano non deriva da un codice antico trovato dal 
Sannazaro in Francia, bensi da una copia del Bobbiese, nella quale s' im- 
batté colà eh' egli aveva portato d' Italia. Rutilio fu stampato la prima 



166 ENOCH d' ASCOLI (cap, IX 

volta solamente nel 1520 e gli amici italiani del Sannazaro non lo conosce- 
vano ancora, onde vennero nella persuasione che ne fosse stato lui lo sco- 
pritore. I nuovi testi sono trascritti di mano del Sannazaro in tre codici 
Vindobonesi: il 277 (nella parte moderna), il 3261 e il 9401*, Tutte queste no- 
tizie sono ampiamente discusse da H. Schenkl in Jahrbiicher fur class, 
Philol. Supplb. XXIV, 1898,387-414. Sulle poesie dell'Antologia copiate dal 
Sannazaro nel cod. Vindob. 9401* cfr. anche C. Schenkl in Wiener Studien 
I, 1879, 59. Una minuta descrizione del Voss. Ili nell'edizione di Ausonio 
curata dal Peiper, Lipsiae 1886, XVIlIIss. 

e (~ n. 16) V. sopra cap. V n. 43 e 52. — ' Cornelii taciti liber reperitur 
Rome visus 1455 de Origine et situ Germanie. Incipit: Germania omnis a 
Gallis retiisque et panoniis Rlrèno et danubio fluminibus a Sar- 
matis dacisque mutuo metu aut montibus seperatur. cetera oc- 
ceanus ambit. Opus est foliorum XII in columnellis. Finit: Cetera iam 
fabulosa helusios et oxionas ora hominum vultusque corpora 
atque artus ferarum gerere. quod ego ut incompertum in me- 
dium relinquam. Utitur autem cornelius hoc vocabulo inscientia non 
Inscitia (§ 16, dove però si legge inscitia). 

Est alius liber eiusdem de Vita lulii agricole soceri sui. in quo conti- 
netur descriptio Britanie Insule nec non populorum mores et ritus. Incipit: 
Clarorum virorum facta moresque posteris tradere antiquitus 
usitatum. ne nostris quidem temporibus quamquam incuriosa 
suorum etas ommisit. Opus foliorum decem et quattuor in columnellis. 
Finit: Nam multos veluti inglorios et ignobiles oblivio obruet. 
Agricola posteritati narratus et traditus superstes erit. 

Cornelii taciti dialogus de oratoribus. Incipit. Sepe ex me requiris 
iuste fabi cur cum priora secula tot e m inenti um oratorum in- 
geniis gloriaque floruerlnt, nostra potissimum etas deserta et 
laude eloquentie orbata vix nomen ipsum oratoris retineat. 
Opus foliorum XIIII in columnellis. Post hec deficiunt sex folla, nam finit : 
quam ingentibus verbis prosequuntur. Cum ad veros iudices 
ventum. Deinde sequitur : rem cogitare nihil abiectum nihil hu- 
mile. Post hec sequuntur folla duo cum dimidio. et finit: Cum adrisis- 
sent discessimus. 

Suetonli tranquilli de grammaticis et rhetoribus liber. Incipit: Gram- 
matica rome nec in usu quidem olim nedum inhonore ullo erat. 
rudis scilicet ac bellicosa etiam tum civitate necdum magno- 
pere liberalibus disciplinis vacante. Opus foliorum septem in co- 
lumnellis. Finit perprius : Et rursus in cognitione cedis mediolani 
apud lucium pisonem proconsulem defendens reum. cum co- 
hiberent lictores nimias laudantium voces ita excanduisset. 
ut deplorato Italie statu quasi iterum in formam Provincie re- 
digeretur. M. insuper brutum cuius statua in conspectu erat 
invocaret Regum ac libertatis auctorem ac vindicem. Ultimo 
imperfecto columnello finit: diu ac more concionantis redditis abs- 
tinuit cibo. Videtur in ilio opere Suetonius innuere omnes fere rhetores 
et Grammatice professores desperatia fortunis finivisse vitam '. (Cod. Am- 
broH, R 88 sup. f. 112). 



cap. IX) IL LETO E CINZIO DA CENEDA 167 

d (= n. 28) De Nolhac La biblioth. de F. Orsini 198-207 ; 212-214 ; 
273. Su Persio vedi Politian. Misceli. XLIV ; su Pliuio cfr. 1' ediz. del Keil, 
Lipsiae 1870, XX ; sul cod. Sallustiano cfr. sopra cap. I n. 85, R. S. in 
Bollettino di filol. class. II 213-215, e soprattutto E. Haulek in Wiener Stu- 
dien XYII, 1895, 122-151. Quanto al cod. Mediceo, da cui il Leto trasse gli 
scolii pel suo commonto a Vergilio, M. Ihm in lihein. Mus. N. F. XLV, 
1890, 624-625. Verso il 1471 l'aveva nelle mani e lo mostrò al Bussi, O. von 
Gebhardt in Centralblatt fur Bibliotheksw. V 385-387. Nel proemio all'edi- 
zione vergiliana ' Venetiis 1472 ' Copinger 6008 Vergilius leggiamo : * sed 
diligens ista sednlitas et criticorum censura discedat cessetque nimis affe- 
ctata castigatio, cum ab ipsis propriis Maronis exemplaribus, quae Romae 
in aede divi Pauli reposita sunt, integrum purum nitidumque opus hoc 
effluxerit natumque sit'. Sarà il Mediceo? — Il commento di Pomponio a 
Vergilio fu stampato in due volte : alle Egloghe e ad alcune opere pseudo- 
vergiliane nel 1486 (o 1487 ?) a Brescia; all'Eneide, pure a Brescia, nel 1490. 
Io ho sotto gli occhi la ristampa di Basilea senz' anno (sec. xvi): Iulii Pom- 
poNii Sabini In P. Vergilii Maronis opera commentarii. Ma il commento 
risale a un decennio prima del 1486, perché già nel 1478 fu copiata l'in- 
terpretazione all' Eneide di Cinzio da Ceneda, che la derivò dalle lezioni 
di Pomponio su Vergilio. L'interpretazione di Cinzio nel cod. Ambros. R 13 
sup. cart. sec. xv col titolo : f. 1 Comentariwn in Maronem editum a cyn- 
thio cenetensi In omni dieendi genere integerrimo. Spilimbergi ; e la sot- 
toscrizione : f. 191 V Finis Comentarii in Maronem editi per Cynthium 
Cenetensem in omni dieendi genere integerrimum perscripti per me Simonem 
Fonticulanum cognomine Callimachum 3ICGCCLXXVIII . XVII kal. 
lanuarias . hora V noctis. Ne fu stampata una parte (lib. I-III 108) da A. 
Mai in Class, lat. script. VII 323 ; il testo intiero fu poi dato fuori da Gio- 
vanni Maria Dòzio: Oynthii Cenetensis In VirgiUi Aeneidem commentarium, 
Mediolani 1845. 

Il suo nome di famiglia è Pietro Leoni (ediz. del Dozio 261); Cinzio 
dovette essere il soprannome assunto nell' Accademia romana di Pomponio 
Leto. Rammenta egli infatti la sua dimora in Roma: f. 41 (Aen. Ili 441, 
cito sempre dal codice) '' Cumeam uebem... signis (Sibyllae) idest quibusdam 
notis, ut ego vidi romae in obiliscis '; e i principali umanisti che vi co- 
nobbe, fra cui Pomponio Leto e Domizio Calderino: f. 45 « (Aen. IV 18) 
' PERTEsuM FUISSE verbum est de per se, non autem preteritum tedet verbi 
impersonalis, quod facit teduit, ut accepi a plerisque doctissimis romae latì- 
nam linguam profitentibus '; f. 63 (Aen. V 620) ' hismarii legit Sergius ; Pom- 
ponius noster et nomitius legerunt marii doridi' (altre menzioni di Pom- 
ponio f. 32; 34; 38; 59; 114 etc). Il commento lo compose a Spilimbergo, 
dove al ritorno da Roma tenne lungamente scuola. Scrisse interpretazioni 
anche alle Georgiche, alle Eroidi e Fasti d' Ovidio, a Giovenale ; inoltre 
versi, storie, epistole (edizione del Dozio 261-263). 

"Rinto il commento di Cinzio quanto quello che porta il nome di Pom- 
ponio Leto sono stati raccolti dalle lezioni di Pomponio. Chi se ne voglia 
persuadere non ha che a confrontare i due testi, donde si accorgerà d'aver 
dinanzi gli appunti di due scolari, i quali non sempre vanno d'accordo e 
spesso frantendono le parole del maestro. Basti recare questo frammento: Gin- 



168 IL LETO E CINZIO DA CENEDA (cap. IX 

ziof. 63v{Aen. IV 551) 'moke feeae alii dicunt esse adverbium et sic est sensus: 
Non licuit vivere more meo, quo pene consueveram. Apronianus legit esse 
casum gignendi more ferae, hoc est feiarum quae matrimonium non cu- 
rant. Sergius legit ferae; hoc est lincìs, quae post mortem mariti nunquam 
nubit; et inquit Plinium hoc re fé r re ; quod nec Plinius unquam dixit nec 
Aristoteles ' ; Pomponio p. 371 : ' ferae. Legunt quidam fere adverbium, ut: 
non licuit more iam meo, quo fere consueveram, vivere. Apronianus legit 
ut ferae sit casus genitivi, et hoc mihi placet: non licuit me vivere more 
ferarum, quae coniugia non curant. Sergius intelligit ferae, idest lyncis, 
quia lynx amisso socio aliis non coniungitur. Hoc non memini me legisse 
nec apud Plinium nec alios '. Qui si osserva identità di fonte e un grosso 
equivoco di Cinzio per ciò che riguarda il richiamo a Plinio. Fino a che 
punto Cinzio frantenda, apparirà da un altro confronto : Pomponio p. 359 
(Aen. IV 146) ' Agathyksi... Pomponius (Mela II 1, 10) Agathyrsi ora ar- 
tusque pingunt sic, ut ablui nequeant'; Cinzio f. 47« 'Pomponius 
inquit Agatyrsos ora habere pinguia et artus pingues'; dove lo strano 
scambio tra pingunt e pingues mostra che abbiamo un equivoco d'udito. 

Stabilito che i due commenti altro non sono che due redazioni di uno 
stesso corso di lezioni tenuto da Pomponio prima del 1478, ne potremmo 
dedurre delle conseguenze per i testi noti in quel tempo a Pomponio; e in- 
fatti tra gli scoliasti vergiliani che son citati occorrono qua e là i nomi di 
Tiziano e di Emilio Aspro ; senonché sarebbe pazzia farci afifidamento, per- 
ché non sempre le due redazioni sono d'accordo su quei due nomi, ai quali 
vengono capricciosamente attribuite interpretazioni recate da Servio or come 
di altri or come sue. Servio, che le due redazioni chiamano Sergio (Cinzio 
anche Mauro e una volta Scauro), reca nel suo commento qualche volta la 
testimonianza di Tiziano e più spesso di Aspro: e ciò fu cagione che i due 
nomi fossero tirati in ballo fuor di proposito. Le sole notizie sicure che ri- 
caviamo dalle due redazioni si riferiscono a Kufo Aproniano, col cui nome 
citano gli scolii e le lezioni del codice Mediceo di Vergilio ; e allo Pseudo- 
probo, di cui adoperano il commento alle Egloghe e alle Georgiche. Cosi 
resta indiscutibilmente assodato che quei due testi erano pervenuti a Roma 
prima del 1478. Una parte del commento di Probo (Georg. Ili 19 sino alla 
fine del IV, meno III 46-118) è nel cod. Vatic. .3394 posseduto dal Leto (G. 
Thilo in Bhein. Mus. XV, 1860, 160). 

Cinzio nella sua redazione porta la propria personalità, come nella po- 
lemica che fa contro tutti i grammatici sui verbi desiderativi in so (f. 38 w 
Aen. III 234 capessant: f. idv Aen. IV 295 facessunt). Merita poi essere 
trascritto lo scolio all' Aen. V 37 (f. 56 v) ' et pelle libiscidis ursae Sergius 
hunc locum sic exponit : Aut re vera ursae aut ferae aflfricanae. Plinius (N. 
H. Vili 58, 228) alt Affricam non gignere ursos. Quare non puto esse le- 
gendum libiscidis, sed potius Ibiscidis ursae, hoc est siculae. Ibisca 
est urbs praeclara in Sicilia condita ab Ibisca Alio Sisyphi '. Servio non 
ha questa notìzia ; ma il cod. Guelferb. I sec. xiii-xiv legge : ' Libystidis 
UKSAE cum Africa ursos non habeat, libystidis civitas est Siciliae, in qua 
ursi plurimi sunt '. Può darsi che Cinzio adoperasse un codice affine al 
Guelferb. 

e (— n. 4.3) Il Pasi scrisse un ampio e dotto commento a Persio, che si 
conserva nel cod. Estense (Modena) VI F 29 sec. xvi con dedica al duca Al- 



(•ap. IX) G. VALLA, IL POLIZIANO 169 

fonso I d' Este in data ' Ex Regio Lepidi tertiodecimo Calen. lannarìas. Secundì 
ad tercentesimum lustriim christianum anno tertio ' (cioè l'anno III del II 
lustro dopo il lustro CCC — 1508). Reco un passo del proemio che dà notizie 
sui commenti di Cornuto e di Probo: 'Ne credas trivialibus qui praedicant 
Cornutum praeceptorem (Persii) edidisse Commentarla Illa Persio semipa- 
gana, nulli sensui persiano accommodata et sincìpiti fumoso paria iudi- 
candaC?). Constat enim e claris autoribus Cornutum illum philosophum ante 
Domitiani tempora eiivisse hominem. Sic tu cum invenias luvenalem in 
eius commentario, iure meae coniecturae assenseris. Et hoc facere cogeris 
cum apud eum leges adduci Acronem horatianum interpretem ibi Satira II 
(56) fratres Inter ahenos. Quid dicemus de illis qui Probi gramma- 
tici in Persium commentarla iactant? Et nos quidem, ingenue fateor, vi- 
dimus ; sed titulus est M. Probi; unde non potes intelligere de ilio Probo 
de quo alt Eusebius in Cronicis : Berithius Probus grammatico rum 
eruditissimus agnitus fuit anno secundo Neronis. Et hic est 
quem de octo partibus orationis scripsisse librum arbitrantur, quod opus 
quoque nos perlegimus (sopra p. 81 n. 40). Item qui in Yirgilium commen- 
tarla ; quem saepe citat Gellius aitque reliquisse maximam sylvam obser- 
vationum. Post istum mortuus est Persius, ut signant Eusebii tempora. Non 
igitur superblant huius autoritate grammaticuli vanorum sectatores inter- 
pretamentorum; et pariter qui Probi commentarla in luvenalem, cum Probus 
ante fuerit ', Che ci possa essere stato scambio tra Cornuto e Probo nel 
commento di Persio, ce lo fa sospettare Federico Veterano, che nel catalogo 
(sec. xv) dei codici d' Urbino scrive : ' Cornuti grammatici, ut quidam vo- 
lunt, interpretatio in luvenalem. Eiusdem interpretatio in Persium, vel est 
Probi ' (C. Guasti in Giorn. stor. degli archivi tose. VII 146 n.» 550). 

Lo stesso scetticismo del Pasi sul nome del Probo di G. Valla manifestò 
il Poliziano Misceli. XXXIII, appena uscita l'edizione: ' Quod autem quidam 
vir alìoqui doctus et industria sua bene de literis meritus iu commentario 
nuper edito de Ganibra Anathoque aflfert ex Probo, ut ipse inquit, luvenalis 
interprete, fateor equidem nec scire me quinam sit hic Probus, nec putare 
eum esse, cuius Gellius aliique ex veteribus meminerint '. Il commento sco- 
perto dal Valla arriva alla Sat. VIII 193. 

Abbiamo accennato alla biblioteca greca del Valla (p. 65) ; parimente 
copiosa fu la latina: passate l'una e l'altra prima ad Alberto Pio di Carpi 
e poi al cardinale Rodolfo Pio. L'inventario di Rodolfo del 1564 comprende 
due centinaia e mezzo abbondanti di codici latini, ma non sappiamo quali 
di essi provenissero dal Valla. L' inventario è pubblicato da J. L. Heiberg 
in Centralblatt fiXr Bibliotheksw., Beiheft XVI, 1896, 460 ss. 

f(—n, 79) A. Poliziano Prose volgari etc. 78. I,a lettera del Poliziano, 
donde si traggono queste notizie, è autografa e perciò la forma il/. Manlio 
del nome è sicura ; che se essa non conferma la forma usuale Manilio, le si 
avvicina di molto e in ogni modo reca una testimonianza antica per Manlio 
e salva al poeta un nome. Il Poliziano nell' apprezzare l'età dei codici aveva 
buon discernimento; a quelli scritti literis maiusculis, come le Pandette fio- 
rentine, il Terenzio Bambino, il Vergilio Vatic. E, assegnava a un di presso 
il sec. VI, perché crede che le Pandette siano 1' archetipo di Giustiniano ; i 
designati con l'epiteto di vetustus, giunti a noi, oscillano tra il sec. ix e 
il XII, come il Laurenziano del commento di Tib. Donato all' Eneide sec. ix 



170 IL POLIZIANO, IL PAERASIO 



(cap. IX 



(PoLiTiAN. Misceli. LXXVII ' commentarium Tib. Donati... grandiori,bus no- 
tatiim vetustis characteribus '), VEtruscus delle tragedie di Seneca sec. xi- 
XII, il Neapolitanus di Properzio sec. xii; con sane quam vetus, pervetus, 
vetustissimus, antiquissimus qualifica codici compresi tra i sec. ix-xi : il 
Valerio Fiacco Vatic. sec. ix, il Columella Ambrosiano sec. ix-x, il Vercel- 
Icnsis delle Epist. ad fani. di Cicerone sec. ix-x, i Gromatici e Plinio N. H. 
della Laurenziana sec. xi, il Festo Farnese sec. xi. Se dì Manilio dice : ' che 
io per me non ne viddi mai più antiqui ', bisognerà credere che fosse in 
maiuscolo o comunque anteriore al sec. ix : e perciò vinceva di molto in 
età i nostri codici più antichi, che sono dei sec. x-xii e mancano del nome. 
Congetture sul nome proposero R. S. in Studi ital. VII 113-114 e Fk. Vollmkr 
in Berliner philol. Wochenschrift XXIV, 1904, 107 w. 

g (= n. 99) L'edizione ha la data ' Mediolani Idibus Iimiis 1501 '. Nella 
prefazione dice: 'Quom veteri meo quodam instituto... sacrarum aedium bi- 
bliothecas excuterem, venit ecce in manus Sedulii Carmen paschale ' etc. 
Da queste parole il Gebhardt 352 volle dedurre che il Parrasio alludesse al 
codice degli Inni di Prudenzio scoperti dal Galbiate a Bobbio ; ma lasciando 
che il Parrasio oltre a Prudenzio pubblicò anche Sedulio, abbiamo un'altra 
sua affermazione più esplicita, giusta la quale fu il primo a trar fuori dalla 
polvere i due poeti cristiani. Scrive infatti in un' orazione del 1507 ai Vi- 
centini : ' in editione Sedulii Prudentiique, christianorura poetarum, quos 
omnium priraus e pulvere situque vindicavi ', Lo Parco op. cit. 167. L'affer- 
mazione non è troppo esatta, perché ad es. il cod. Vatic. Urbin. 666 (' An- 
tonius Sinibaldus transcripsit Florentiae a. Ch. MCCCCLXXXI. XX no. ') reca 
opere di Prudenzio e in maggior numero che 1' edizione del Parrasio (cfr, 
anche il cod. Laurenz. 23. 15 del 1489-1490) ; ma 1' argomento perentorio 
che l'edizione del Parrasio non dipenda dal cod. Bobbiese, ora Ambros. D 
36 sup., sta in ciò, che l'edizione contiene materia differente dal codice. La 
biblioteca del Parrasio si manoscritta che stampata passò per eredità al car- 
dinale Antonio Seripando e ora si trova nella Nazionale di Napoli in attesa 
di uno studioso che la illustri degnamente. Oltre al cod. Vindobon. 16 ac- 
cennato, e' è a Berlino bibl. Reg. Diez. B. Sant. 1 sec. xiii-xiv un Ovidio 
con la sottoscrizione : ' lani Parrhasii et amicorum sex aureis emptus Pa- 
tavii ' (1509). Fu suo anche il cod. Vindobon. 3101 sec. xv contenente le 
Declamazioni maggiori dello Pseudoquintiliano. Nelle sue lettere dice di 
essersi costituito un testo di Solino su esemplari antichissimi trovati a Na- 
poli, a Lecce e a Roma; e che a Roma (1497-1499) lesse le Glosse di Pla- 
cido e si copiò ' ex antiquissimo codice ' il testo di Ammiano Marcellino 
(Lo Parco 162-165). 

h (= n. 135) Per Plinio cfr. l'ediz. del Keil, Lipsiae 1870, XXII-XXIV e C. 
Plinii Caeciiji Secundi Epistulae ad Traianum imperai, cum ciusdem re- 
sponsis per cura di R. G. Hardy, London 1889, 68-72. Nella biblioteca Bodleiana 
di Oxford sono legate insieme l'ediz. pliniana del Beroaldo 1498 e quella del- 
l' Avantius 1502, la quale diede per la prima volta le Epist. ad Tr. 41-121. 
Sui margini sono segnate le variarfti del codice francese scoperto da Gio- 
condo ; inoltre vi sono aggiunte a mano le lettere mancanti a entrambe le 
edizioni, cioè lib. Vili 8-18 e ad Tr. 1-40; anche queste epistole derivano 
dalla copia del Parigino tratta da fra Giocondo. Il citato Hardy, lo scopri- 
tore dell' esemplare Bodleiano, sostiene con molta verosimiglianza, che esso 



cap. IX) LE SCOPERTE NEL SEC. XVI 171 

servi ad Aldo per l' edizione del 1608, la prima che contiene intiero il 
lib. VITI e intiera la silloge ad Tr. ; anzi per le Epist. ad Tr. 1-40 era 
rimasta fino ad oggi fonte unica. Ora però 1' edizione deve cedere il posto 
al suo esemplare tipografico ritornato alla luce. Da Giocondo fu inoltre sco- 
perto Julius Obsequens, pubblicato dallo stesso Aldo nella suddetta edizione 
pliniana (M. Sohanz Geschichte der ròm. JAtter. IV § 804w). Per il Medie. I 
cfr. E. KosTAGNo in Tacitus. Cod. Laur. Med. 68 I phototyp. editus, Lug. 
Bat. 1902, V. Per Velleio, l'edizione di R. Ellis, Oxonii 1898, Vili; oltre a 
ciò il Renano pubblicò nel 1521 da un codice di Spira ora perduto le opere 
rettoriche di lulius Rufinianus e di Snlpitius Victor (Schanz IV § 838 w; 
§ 84:ln). Per Livio, Teuffel-Schwabe Bòm. Litteraturgesch. § 256, 15. Questo 
codice di Livio, ora Vindob. 15 sec. v, proviene dall'Italia, L. Tbaube Pa- 
laeographisehe Forschungen IV, Munchen 1904, 17-18. 



CAPITOLO X 



Le finte scoperte 

(falsificazioni). 



Nel periodo di tempo, che ci occupa, più d' una volta è 
accaduto che i circoli umanistici fossero messi in ansia e cu- 
riosità da scoperte di opere che erano falsificate, le quali ta- 
lora venivano smascherate subito, talora si divulgavano impu- 
nemente come genuine e tali furono credute per molti secoli, 
riuscendo a ingannare la buona fede di più d' uno perfino 
nell'età nostra. 

Ma non dobbiamo credere che tutte le falsificazioni fos- 
sero frodolente; che in buona parte anzi di esse riconosciamo 
agevolmente innocue esercitazioni rettoriche, nelle quali gli 
autori per una naturale facoltà mimetica si trasportavano con 
la fantasia nei fatti e nei personaggi antichi, sforzandosi di 
riprodurne la realtà e il colorito. Essi vestivano d'antico an- 
che i loro nomi e cognomi ; e un Giovanni diventava lovianus, 
un Pietro Pierius; un Parisi si ribattezzava in Parrhasius, un 
Kossi in Bubeus o Rufus. Un letterato veneto volendo nel 1439 
lanciare un' atroce accusa contro Isotta Nogarola, sì travesti 
da Plinio Veronese (che allora da molti Plinio era assegnato 
a Verona, p. 3) e finse di scrivere una lettera a Ovidio, pas- 
sando sopra con disinvoltura al grossolano anacronismo.^ Chi 

1 Plinius Veronensis s. d. Ovidio Nasoni ; pubblicata da A. Seoarizz. 
in Giornale stor. della letter. ital. XLIII, 1904, 50. 



cap. X) 11^ SALUTATI, IL BRUNI, BUONACCORSO 173 

del resto non ricorda quanti componessero orazioni per conto 
d'altri e come uno dei più fecondi fabbricatori di simili ora- 
zioni fosse il grave e compassato Gasparino Barzizza? 

Le declamazioni su soggetti fìnti che erano state traman- 
date da Seneca padre e le altre attribuite a Quintiliano hanno 
sempre provocato all'imitazione; e già il Salutati ne scrisse 
due sulla violazione di Lucrezia, nell' una delle quali il padre 
e il marito di lei la discolpano, nell'altra ella sostiene la ne- 
cessità di sottrarsi all'onta con la morte: e non è certo colpa 
dell'autore se nel sec. xix furono stampate e discusse come 
opera antica.^ Nella Historia Augusta il Bruni lesse ^ di un'ora- 
zione tenuta dall'imperatore Eliogabalo alle meretrici romane; 
e siccome l'orazione non ci pervenne, cosi nel 1407 si prese 
egli la cura di scriverla.* Ed ebbe voga; come, e anzi più, 
n'ebbero le due declamazioni di Buonaccorso da Montemagno 
figlio (ra. 1429) sulla nobiltà, poste in bocca a due giovini ro- 
mani, Publio Cornelio Scipione e Gaio Flaminio, aspiranti alla 
mano della bella Lucrezia, il primo dei quali fa valere il pregio 
dei natali, il secondo quello della virtù. ^ Buonaccorso com- 
pose inoltre un'orazione in nome di Catilina contro la prima 
delle quattro lanciategli da Cicerone e venne riconosciuta per 
nulla più che un esercizio oratorio ; ^ ma invece fu presa sul 
serio, anzi lodata e festeggiata, una presunta arringa di Ce- 
sare ai soldati, compilata di su un testo parte greco parte la- 
tino, verso il 1472, dal padovano Andrea Brenta (Brentius) 



* VoiGT Wiederbelebung IP 438-439. Un giovine contemporaneo del Sa- 
lutati compose una declamazione, in cui fticeva parlare all'inferno Didone 
contro Enea; Salutati Epist. Ili 259, del 1398. 

3 Lampridii Heliogabal. 26, 3 : ' meretrices collegit in aedes publicas et 
apud eas contionem habuit '. 

* Luiso Bruni 55 ; id. Le vere lode de la inclita et gloriosa città di 
Firenze, Firenze 1899, XXIV. 

5 Pubblicate p. e. da Giuseppe Manni Prose e rime de' due Buonaccorsi 
DA Montemagno, Firenze 1718, 12. La supposta orazione di Catilina ib. 98. Cfr. 
G. Zaccagnini in Percopo e Zingarelli Studi di leti. ital. 1899, 355-362. 

^ Un' orazione pscudociceroniana adversus Valerium (com. Cum multa 
sint iudices quae me) nel cod. Universitario di Bologna 466 f. 6 sec. xv e 
nell' edizione delle orazioni di Cicerone curata dal Beroaldo a Bologna 1499 
(Hain 6129). 



174 IL BRENTA, IL BAEZIZZA (cap. X 

allora ventisettenne : l'arringa nello stesso sec. xv ebbe l'onore 
della stampa.'^ 

E ai tempi nostri, nel 1883, i filologi furono un po' com- 
mossi neir apprendere che Leonardo Bruni aveva in una sua 
lettera annunziata la scoperta di venti orazioni di Plinio e di 
una di Svetonio : senonché è una "mera finzione tanto la sco- 
perta quanto la lettera.^ Questa lettera, finta e scritta in nome 
del Bruni, rientra nella copiosissima produzione di quegli epi- 
stolari d'esercitazione, che ci furono tramandati dai Greci e 
che con tanta avidità gli umanisti leggevano e traducevano 
(p. 49 n. 38); di tali epistolari son pieni i Dictamina del medio 
evo, e il suaccennato Barzizza ne diede un esempio famoso 
alle scuole umanistiche,^ Senonché l'epistolografia scolastica 



'' Si legge a Firenze nell' incunabolo Magliabech. K 6.63 col titolo Oratio 
C. lulii Caesaris Vesontione belgice ad milites habita. Nella prefatio ad 
Quirites dice: ' Hane quando apud Cesaris commentarios et grecos codices... 
mutilam mancam et, quod latine deesset, in greca esse, et quod grece contra 
in latina, repperissem, iccirco ex duabus inutilatis unam integram feci la- 
tinam '. La dedicò a Sisto IV. Gli epigrammi inneggianti all' autore ripro- 
dotti da C. Marchesi Bartolomeo Della Fonte 66, 1. Sul Brenta cfr. anche 
R. S. in Studi glottologici italiani li 96-97, e G. Huet in Eevue des biblio- 
thèques IX, 1899, 276-282, dove troverai una lettera indirizzata al Brenta 
dal suo scolaro Gabriele Appolloni. 

8 Le parole del finto Bruni sono: ' Habui clarissimas orationes Secundi 
Plinii numero viginti, unam praestantissimi viri Suetonii Tranquilli: festino 
tara ad eam (= earum ?) copiam, quam ad lecturam ; iam totus ardeo in 
eo studio, nunquam mihi fuit ita fervens animus '. La lettera fu prima pub- 
blicata dal Gamurrini in Studi e documenti di storia e diritto IV, 188.3, 144, 
e poi ripubblicata da me con altre tre del presunto Leonardus Aretinus (in- 
dirizzate tutte quattro a un Laurentius) in Rivista Etnea I, Catania 1893, 
1-6 ; cfr. 52. Avevo allora pensato a un Leonardo Aretino omonimo del 
Bruni ; ma ora mi sono convinto che si tratti di lettere finte a scopo rettorico 
e un po' anche a scopo frodolento. 

9 Gasparini Barzizii Bergomatis Epistolae ad exercitationem accommo- 
datae, che s'incontrano spessissimo nei manoscritti e furono stampate dal 
Furietto In Gasp. Barz, et Guiniforti Opera, Romae 1723, I 220. Già gli uma- 
nisti negli epistolari greci fiutarono la contraffazione e ne abbiamo una 
bellissima prova. Il Bruni {Epistol. I p. LXXV) nel 1427 aveva tradotto le 
lettere di Platone e P. C. Decembrio nel 1438 ne impugnò l'autenticità in 
un bigliettino a Zenone Amidano, che è un slngolar documento di critica 
divinatoria: 'Diffìcile est Leonardo Arretino viro litteris graecis erudito non 
credere de his Platonis, ut ait, epistolis quae putat. Mihi vero quam longe 
a tanti philosophi non dicam elegantìa, sed auctoritate et dignitate videntur 



cap.X) 



LETTERE FINTE 175 



a poco a poco si mise su un indirizzo che portava alla fal- 
sificazione più meno frodolenta. E non è senza interesse 
osservare la genesi del fenomeno. Gli umanisti leggevano p. 
e. nella vita di Orazio scritta da Svetonio dei frammenti di 
lettere indirizzate al poeta da Augusto: orbene, staccavano 
quei frammenti, ci mettevano al principio l' intestazione Caesar 
Augustus Horatio Fiacco poetae optimo s. d., alla fine un Vale, 
e la lettera cominciava a vivere indipendentemente dal testo, 
da cui era stata presa. Le letterine di Augusto a Orazio si 
trovano già ridotte a questa forma negli Scrìptores illustres 
latinae linguae del Polenton (1425).^° Si fece un secondo 
passo, che consisteva nel dar veste epistolare alle sentenze 
che occorrono presso gli autori antichi. Cosi la sentenza che 
Gellio^^ riferisce di aver udita dal filosofo Peregrino, fu stac- 
cata dal testo con un Aulo Gellio Peregrinus philosophus s. 
d. in principio e un Vale in fine. Per tali giochetti fornivano 
le Storie di Tito Livio abbondante materia agli umanisti, i 
quali dai racconti di lui trassero molte epistole, come, per ci- 
tarne un paio, una di Tarquioio il Superbo ai Vitellii^^e una 
del senato romano a Porsena^^ e cosi via discorrendo.^* 
Data pertanto vita epistolare indipendente a brani di let- 

abesse; verniti a scriptore nequaqnam rerum platonicarnm inscio sed ver- 
suto admodnm confictae et exaratae tanta cura praestandae veritatis, ut 
fldes ex diligentia depereat... ' (cod. Riccard. 827 f. 24). 

'0 Nel lib. Ili, scritto 1' anno 1425. 

11 XII 11, 2-3. 

1* Dal lib. II, 3, 3-4. 

13 Dal lib. II 13, 1-3. 

'^ Chi volesse divertirsi a leggere un buon numero di epistole inventate 
per tal via, non avrebbe che a scorrere la raccolta delle Epistolae principum 
rerum publicarum ac sapientum virorum messa insieme da Girolamo Don- 
zelino e uscita alle stampe a Venezia nel 1574 ; la quale del resto ne con- 
tiene anche molte autentiche. Le citate sono a p. 158; 211. Un manipoletto 
anche in Muccioli Catalogus cod. ms. Molatesi, hiblioth. II 236-238. Qualche 
altro esempio dai codici. Cod. Ambros. N 30 sup. sec xv f. 82'' : C. Caesar 
lulius Amando suo s. d. p. ' Veni vidi vici. Vale. Ex Ponto ', combinata 
su Plutauc. Caes. 50 e Sveton. Caes. 37. Ibid. f, 35 : Phitarchus s. d. p. 
Traiano imperatori. ' Modestiam tuam noveram ' etc. (un'altra di Plutarco 
a Traiano in Epistol. princ. 135). Cod. Ambros. H 118 inf. sec. xv f. 132<): 
Consules romani s. d. Pyro regri. ' Nos prò tuis iniuriis' etc. (una affine in 
Epistol. princ. 205). 



176 V. e. DECEMBRIO, AKGELO SABINO (cap. X 

tere tramandati dagli antichi e ridotte a forma epistolare le 
sentenze che s'incontrano nei loro libri, restava il terzo e 
ultimo passo, inventar lettere di sana pianta; e di ciò abbiamo 
indizi sin dalla prima metà del sec. xv nella corrispondenza 
di cui parla il Polenton tra Persio e Cornuto.^-^ Tra simili let- 
tere inventate godè una certa rinomanza quella di Vergilio a 
Mecenate contraffatta da Pier Candido Decembrio e pubbli- 
cata nel 1426, la quale tenne in gran curiosità i circoli di 
Bologna e Firenze e fu dai contemporanei ritenuta autentica 
ed ebbe gran diifusione, come si deduce dal vederla spesso 
copiata nei manoscritti. ^^ E dalle lettere singole fa facile poi 
andare agli interi epistolari, coni' è quello di Curzio Kufo in 
cinque libri stampati nell'anno 1500.^^ Al medesimo ordine di 
contraffazioni appartengono le epistole poetiche, di cui citeremo 
quella di un anonimo che in persona di Paone risponde all'epi- 
stola ovidiana di Saffo, ^^ e le risposte ad altre Eroidi d'Ovidio, 
scritte nel 1474 da Angelo Sani di Cure (Angelo Sabino). ^^ 



15 Lib. IV scritto tra il 1425 e il 1430 : ' Extant quas vidi ac fortasse 
alie quedam epistole utriiisque (Persii et Cornuti), ainice ac familiaiiter 
utrinque scripte '. Per mero equivoco invece egli rammenta i ' versus elegi 
epistoleque prosa oratione ' d' Orazio, E. S. in Museo (tal. d'antichità class. 
Ili 363-364. 

i*^ Fu pubblicata in Barozzi e Sabbadini Studi sul Panormita e sul Valla 
23, 10; cfr. R. S. in Giornale storico, Suppl. VI 90; 111; 112; 117. Le si 
prestò tanta fede, che quando il Decembrio svelò lo sclierzo, non fu creduto 
e continuò a esser copiata come autentica. 

1^ ' Quinti Curtii et aliorum Epistolae, impressum in inclita civitate 
Regii per me Ugonem de Rugeriis civem regiensem... Anno domini MCCCCC. 
ultimo augusti ', riprodotte da I. A. Fabricius Biblioth. lai., Hamburgi 1721, 
II, I 797-861. Si trovano p. e. in due codici Barberiniani, ora Vatic. Barber. 
lat. 64 e 76, entrambi del sec. xv. Le lettere sono di un' ingenuità e di una 
puerilità fenomenale. 

18 Nel cod. Chigiano (Roma) H. 12. 21 sec. xv si legge I' epistola di Saffo 
col titolo CI. poetae Tibulli liber de Sappho Phaoni, con la risposta: ' Lit- 
tera, quid dubitas? simul ac milii reddita dextrae ' in tredici distici, H. S. 
Sedlmayer in Wiener Studien X, 1888, 167. Non so se sia tutt' una cosa con 
questa risposta a Saffo il carme di un Marcus Siculus in lode di Saffo in 
due codici del sec. xv : lo Harleian 2499 e il Fuldensis 178. 4. C. 17, cfr. S. 
G. DE Uries Epistula Sapphus ad Fhaonem, Lugd. Bat. 1885. 

'^ Angelo nella dedica dei suoi Paradoxa in luvenalem, stampati a 
Roma nel 1474, cosi scrive al Perotto : ' Igitur cum per acris intemperiem 
ab urbe Roma in Sabinos Cures me recepissem Heroidibusque Nasonis poetae 



cap. X) L- B. ALBERTI, G. COEREE, A. FIOCCHI 177 

Uscendo dalla produzione oratoria ed epistolare, incontriamo 
nel sec. xv una finzione celebre ideata da Leon Battista Al- 
berti, che nel 1426, l' anno stesso in cui comparve 1' epistola 
pseudovergiliana del Decembrio, diede in luce la sua com- 
media latina Philodoxeos siccome tratta da un codice anti- 
chissimo e col nome del poeta Lepido. Il gioco però non 
durò molto, poiché egli stesso lo scoperse; il che non impedi 
che taluni seguitassero a crederla antica e per tale fosse ri- 
stampata nel 1588. ^^ Il caso opposto toccò invece a un' altra 
composizione drammatica, scritta parimente nel 1426, la Progne 
di Gregorio Correr, che quantunque la pubblicasse col proprio 
nome, dalla seconda metà del sec. xvi fino al 1792 fu ristam- 
pata anonima e creduta di autore antico. ^^ 

Nel campo storico e antiquario nemmeno mancarono gli 
apocrifi ; ma non conteremo tra essi il De Bomanorum magi- 
stratibus, pubblicato da Andrea Fiocchi nel quarto decennio 
del sec. xv : che se più tardi il libro andò e nei manoscritti 
e nelle stampe sotto il nome di Fenestella, non fu colpa del- 
l' autore. ^^ Cosi Leonardo Dati nelle sue Gesta Porsenae regis 

inclyti heroas respondentes facerem... ' ; cfr. Biblioth. Smith. CXXVIII. Per 
alcune contrafifazioni medievali dell' Eroidi d' Ovidio vedi F. Novati Attra- 
verso il medio evo, Bari 1905, 129. Nel medio evo la produzione pseudovi- 
diana fu fecondissima; ma il dubbio non tardò a sorgere; infatti in una 
vita ovidiana di mano del sec. xiv sul cod. Ambros. G 130 inf. f. 108 leg- 
giamo : ' post quem (librum amorum Ovidii) libellos illos fecisse conni- 
citur, qui non cadunt in numerum librorum suorum, scilieet de cuculo, de 
philomena, de pulice, de somno, de nuce, de medicamine surdi, de medi- 
camine faciei et de mirabilibus mundi '. 

20 R. S. in Giornale stor., Suppl. VI 89 ; G. Mancini Vita di L. B. Al- 
berti, Firenze 1882, 55-57. 

21 W. Cloetta Beitràge sur Litteraturgesch. des Mittelalters und der 
Renaissance, Halle a. S. 1892, li 158-162, 

2- Per la questione cfr. Voigt Wiederbelebung IP 38 e De Nolhac La bi- 
blioth. de F. Orsini 210. La falsa attribuzione era avvenuta presto, perché 
nell'edizione di Terenzio col commento di Donato e di Giovanni Calfurnio 
' Tarvisii anno Christi MCCCCLXXVII. XIV kal. octobres ' leggiamo queste 
parole del Calfurnio (alla fine del volume) : ' Non possum nisi risu soluto 
opusculum illud De magistratibus inspicere, quod Lutio Fenestellae, quo- 
niam et is de magistratibus scripsit, sed non extat, ascribitur '. Probabil- 
mente il Calfurnio aveva veduto 1' edizione ' Mediolanì in calendis februa- 
rii MCCCCLXXVII ' del libro del Fiocchi col nome di Fenestella, cfr. A. Zeno 
Dissertai!. Voss. I 167. 

E. Sabbadini Le scoperte dei codici. 12 



178 L. DATI, G. M. FILELFO, G. NANNI (cap. X 

Etruscorum Clusinorum dedicata a Pio II non usò altra ma- 
lizia che di fingerle tradotte di su un libro etrusco di C. Vi- 
benna;23 malizia assai trasparente, adoperata anche da Gio- 
vanni Mario Filelfo, che nel 1478 compose un poema latino 
De militaribus artibus et officiis, dandolo per tradotto da un 
poema greco di Lino Tebano. ^^ Ma frodolente furono altre 
falsificazioni storiche: Va^ìrìo De situ Reatino ,^^ Messalla 7)e 
progenie sua et regiminibus Romae^^ e sopra tutto le 17 ope- 
rette uscite per la stampa nel 1498 sotto ì nomi di Metastene 
persiano, Beroso babilonese, Manetone egiziano, Mirsilo lesbio, 
Archiloco, Filone, Senofonte, Porcio Catone, C. Sempronio, Fabio 
Pittore, Antonino Pio, Desiderio etc. contraffatte dal domeni- 
cano Giovanni Nanni da Viterbo (Annius Viterbiensis), ripro- 
dotte in numerose edizioni, discusse oppugnate propugnate da 
molti e per molto tempo, ^^ dalle quali attinsero inspirazione 
e coraggio i falsificatori che inondarono e infestarono l'Italia 
nei secoli xvi e xvii. 

Si ebbe allora anche l' esempio di una contraffazione ante- 
riore di alcuni secoli, rinnovata sotto lo stesso nome. Verso il 
sec. X uno Pseudapuleio aveva composto due trattatelli orto- 
grafici De aspirationis nota e De dipthongis : e tra la fine 
del sec. xv e il principio del xvi un umanista ne assunse di 
nuovo il nome, un po' più complicato: L. Caecilius Minutianus 
Apuleius, e con esso mise fuori un opuscolo De orthographia. 
L' opuscolo fu come genuino pubblicato dal Mai nel 1823, ri- 
pubblicato e difeso nel 1826 dall' Osann; ma critici di più acuto 



23 F. Flamini in Giornale stor. d. letter. ital. XVI, 1890, 25 e E. Hauler 
in Wiener Studien XVII, 1895, 105; 107. . 

2^ Agostinelli e Benadduci Biografia e bibliografia di G. M. Filelfo, 
Tolentino 1899, 68-69. 

'5 Nel cod. Valliceli. G 47 sec. xv f. 39 : Ex historia Papirii inventa 
ab Enoc in Dalia de situ Reatino, cfr. Th. Mommsen in Hermes I, 1866, 135. 

2" Cfr. H. Jordan in Hermes III, 1869, 426-428, dove è citato tra gM 
altri un codice del 1467; Hauler op. cit. 105; 107. Per un codice copiato da 
Bernardo Bembo nel 1460 cfr. V. Gian in Giornale stor. XXXI 70. Anche nel 
cod. Guarneriano (S. Daniele del Friuli) 120 sec. xv f. 109, che contiene al- 
tri apocrifi. L' opuscolo fu stampato più volte come autentico. 

*^ A. Zeno Dissertaz. Voss. II 186-192; F. Gabotto Un nuovo contributo 
alla storia dell' umanesimo ligure, Genova 1892, 63-64. 



cap. X) IL TORTELLI, l'aLLEGRETTI, DOMIZIO 179 

giudizio non tardarono a fiutare la falsificazione. ^^ La quale 
era stata preceduta da un'altra, pure in materia ortografica, 
di Giovanni Tortelli, che nel 1449 rendeva di pubblica ragione 
i suoi Commentaria grammatica de orthographia dictionum 
e graecis fradarum, dove faceva sfoggio di citazioni ' ex frag- 
nientis decem librorum Papyriani quos de orthographia scrip- 
sit ': ma le citazioni derivavano tutte da Prisciano e qualcuna 
da Vittorino. 29 

Al sec. xiY rimontano i cosiddetti Endecasyllahi di Gallo 
scoperti nel 1372 a Forlì da Giacomo Allegretti, se pure non 
ne fu egli il contraffattore. ^^ Il nome di Cornelio Gallo di- 
ventò presto famoso nel sec. xv, tanto che a lui vennero attri- 
buite le sei Elegie di Massimiano, assai popolari nel medio 
evo e già note al Salutati. ^^ 

Agli spacciatori di opere apocrife e di false scoperte fa- 
ceva le spese nella seconda metà del sec. xv la Francia. Ivi 
andò verso il 1472 Domizio Calderine e ne riportò due stra- 
bilianti notizie, riferiteci l'una dal Poliziano, l'altra da Aldo 
Manuzio. Al Poliziano raccontò di avere scoperto un'opera di 
Mario Rustico, di cui poi non sì seppe più nulla; e al Manuzio 
di aver veduto un codice con dodici libri di Asconio Pediano, 



'^ 0. Crusius credette di poter rivelare il falsificatore in Celio Rodig'ìno ; 
vedi per la storia della questione C. Cessi Intorno al falsificatore del trat- 
tato De Orthographia attribuito ad Apuleio in Ateneo Veneto XXIII, 1900. 

'^" R. S. in Studi ital. V, 1897, 382-384. 

30 In Muratori Ber. Ital. Ber. XXII 188, all'anno 1372 leggiamo: ' la- 
cobus Alegrettus poeta clarus agnoscitur, qui plures Endecasyllabos Galli, 
civis forliviensis, poetae, invenit '. Verosimilmente si intende di quei 25 
versetti latini, di conio medievale, che corrono sotto il nome di Gallo e 
furono pubblicati di su codici del sec. xv (il più antico del 1459) dal Riese 
in Anthologia lat. II, XL e dall' Ussani in Studi ital. X, 1902, 168-169. Li 
reca anche il cod. Ambros. G 10 sup. membr. sec. xv f. 68 «: Galli poete 
ad Lidiam epigramma. Non sono veramente endecasillabi falecei, ma in 
maggioranza constano di undici sillabe. Se vennero trovati in Forlì, vorrà 
dire che li compose un Forlivese, e forse lo stesso Allegretti, nella suppo- 
sizione che Gallo fosse stato suo concittadino; ma Gallo non fu foroliviensis, 
sibbene foroiuliensis. Sull'Allegretti cfr. Battaglini in Basini Parmensis Opera 
II, I 46 e F. NovATi in Francesco Petrarca e la Lombardia, Milano 1904, 
82-84. 

31 V. Appendice a. 



180 CONTRAFFAZIONI 



(cap. X 



dai qnali il Valla avrebbe copiato le sue Eleganze. ^^ Pari- 
mente di Francia sarebbero stati mandati con molte altre 
scritture a Battista Guarino (m. 1503) quegli 82 versi di Silio 
Italico, che cadono tra il v. 144 e il 225 del lib. Vili e che 
si leggono ancora nell'edizione del Lemaire del 1823 J^ 

Non sempre ci è dato di sapere se le indicazioni di opere 
a noi ignote, che incontriamo nei cataloghi vecchi o nelle no- 
tizie delle scoperte, siano inventate o veritiere; né sempre ci 
soccorrono i documenti storici per decidere se una contraffa- 
zione sia sorta nel medio evo o sìa da assegnare agli uma- 
nisti. Questo però è certo, che degli apocrifi di argomento 
classico si medievali che umanistici s'è fatta oramai giustizia; 
non solo, ma che la conoscenza storica da noi acquistata delle 
peculiarità formali antiche, medievali e umanistiche ci impe- 
disce dal cadere nell'eccesso contrario, di gettare cioè il so- 
spetto su opere autentiche. Lasciamo pure a qualche spirito 
grossolano di credere contraffazioni umanistiche le Storie e 
gli Annali di Tacito ; ma nessuno potrà nemmeno più ritor- 
nare ai dubbi di spiriti ben misurati della passata genera- 
zione, che videro molto ingiustamente la mano umanistica 
nell'Epistola di Saffo a Faone, nella Consolatio ad Liviam, 
nei 70 esametri di Sulpicia, per non dir d' altro. 

32 Gaboito e Badini Gonfalonieri Vita di Giorgio Merula 90 ; 93. Il Po- 
liziano nel sno viaggio a Verona del 1491 fece una corsa fino al lago di 
G«rda per cercare Mario Kustico nella libreria del defunto Domizio. Scrive 
infatti nella prefazione a Svetonio : ' Nos enim adolescentes ipsum memi- 
nimus audire Domitium cum diceret, habere se peculiarem Marii Rustici li- 
brum, quem ceteris incognitum secum de Gallia attulisset. Atque ego quidem 
studio incogniti mihi scriptoris incensus, etiam ad jpsius Domitii parentes, 
Benaci lacus accolas (a Torri sul lago), accessi omnemque eius librorum 
supellectilem scrutatus, Marium certe lume Rusticum inveni nusquam ' (cfr. 
Maffei Verona illustrata, Ver. 1731, II 223). 

33 V. Appendice 6. 



cap. X) G. COSTANZI 181 



Appendice al Gap, X 



a (= n. 31) Le Elegie di Massimiano furono date alle stampe col nome 
di Gallo la prima volta a Venezia nel 1501 per cura di Pomponio Gaurico ; ma 
la falsa attribuzione era di parecchio anteriore, poiché nel cod. Strozziano 
(Firenze) VII 1088, sec. xv le Elegie (f. 61 Incipit Uber Galli) portano la sot- 
toscrizione f. 73 «: Exflicit Uber Galli die vigeximo secundo mensis fe- 
bruarii (1469). L' anno si deduce dalla sottoscrizione finale del codice che 
è tutto della stessa mano, f. 77 : Expìeto hoc libro die 29 mensis marzi 1469. 
Nella falsa attribuzione non pare ci sia malizia, perché dopo il VI 12 se- 
gue il distico di chiusa col nome di Massimiano : ' Talibus infecte deponis 
verba senecte Scriptus ab herimaco, maximiane, lupo ' (come nel cod. Trivul- 
ziano 632 cart. sec. xv). E si può anzi retrocedere alla prima metà del 
sec. XV, alla qnale appartiene un carme di Battista Dei, che in un distico 
cosi enumera alcuni poeti : ' Vivit adhuc Naso, Maro vivit, sicque Tibullus, 
Ipse Catullus adest, Gallus et ille sonis' (A. Segarizzi in Atti e memorie della 
r. Accademia di scienze lettere ed arti di Padova XX 1904, 94). Di questi 
poeti è chiaro che l'autore ha letto le opere; e perciò con Gallo non altro 
si può intendere che il manipolo di Elegie di Massimiano, le quali sin da 
allora gli erano state tolte o per errore o per frode. Il nome dì Gallo tentò 
un falsificatore anche nel sec. xvi, E. Chatklain ìb Revue de pMlolog. IV, 
1880, 69-79. — Generalmente si crede che l'edizione del Gaurico Wà la prin- 
cipe ; la principe col nome di Gallo, doveché col nome di Massimiano le 
sei Elegie erano state stampate a Utrecht circa il 1473 (cfr. Morelli Bibl. 
Pinelliana II 434) ; io ho veduto l' esemplare Laurenziano (Incun. 182) che 
porta il titolo : Maximiani philosophi atque oratoris durissimi etilica sua- 
vis et periocunda incipit feliciter e la sottoscrizione: Explicit ethica Ma- 
ximiani philosophi atque oratoris clarissimi. Dopo VI 12 ha questi versi 
(come il cod. M; cfr. Bjìhrens PLMYM8, dove è data la lezione fram- 
mentaria di M) : Premia tot forme numeres quis voce fatenda Quodque po- 
test laudes dicere lingua tuas Quamvis nocivas intendere dicere voces De- 
stituunt verba pectus anhela meum. 

b (— n. 33) La notizia l'abbiamo da ' Iaoobi Constantii Fanensis Collecta- 
neorum hecatostys, Fani... sexto idus iulias MDVIII ', f. 65, cap. XCII : Car- 
minum longus or do Silianis codicibus restitutus. 'Perpetui nunquara 
moritura voluraina Sili cum aliis locis mutila et manca invenies, tum 
libro octavo, ubi Didonis et Annae sortem poeta ipse describit. Ibi enim duos 
et oetoginta versus deficere Baptista Guarini filius latinae et graecae linguae 
decus et splendor et praeceptor meus omni cum honore et observantia no- 
minandus ostendit : quos e Gallia sibi cum aliis quamplurìmis rebus scitu 
dignis missos fuisse dicebat. Eos in publicum dare, uti sanctissimi eius 
raanibus caeteri mecura debeant, impraesentiarum constituo. Qui sunt huius- 
modi : Aeneae coninx Veneris nurus ulta maritum — Haec ut 
Koma cadat sat erit Victoria Poenis. Non gravarer plurimas in Silio 
mendas detegere et nounuUos versus qui varlis desiderantur in locis iu 



182 a. COSTANZI (cap. X 

medium aflferre ' etc. La frode è evidente ; ma noi non ci sentiamo di ad- 
debitarla al Guarino e nemmeno crediamo ch'egli possa essere stato ingan- 
nato in buona fede ; la addebitiamo invece al Costanzi, il quale del resto, 
come dalle sue parole si ricava, aveva in pronto nonnullos versus qui va- 
riis desiderantur in locis. In ogni modo do le differenze del testo del Co- 
stanzi con quello del Lemaire. Dopo il v. 157 il Costanzi ha quest'altro: 
'Anna parant nomadum proceres et scaevus Hiarbas'; 161 omnes... omnes] 
omnia... omnis; 171 Ac] at; 204 Latii] latiis ; 220 Oenotris] oenotriis ; 223 
qua] ubi. Dopo il v. 224 il Costanzi aggiunge : * Haec ut Roma cadat sat 
erit Victoria Poenis '. 



CAPITOLO XI 



Le collezioni e le biblioteche 

(sec. xv) 



Col fervore delle ricerche e delle scoperte procedette sempre 
di pari passo la cura di raccogliere e conservare gli autori 
venuti alla luce. L'esempio classico partì dal Niccoli, che 
giunse a mettere insieme un buon mezzo migliaio di codici, 
da lui legati con testamento del 22 gennaio 1436 (— 1437) al 
monastero di S. Marco. ^ E 1' esempio venne imitato da quel- 
r intelligente raccoglitore che fu Cosimo de' Medici, la cui 
collezione sin dal 1418 comprendeva una settantina di volumi, 
primo nucleo di una libreria che doveva diventar famosa. Son 
quasi tutti latini, meno pochi volgari ; e vi figurano già tre 
autori delle nuove scoperte poggiane fatte al tempo del con- 
cilio di Costanza: (24) ' Orationi di Tulio' (ora Laurenz. 48.10 
con le due Cluniacensi); (29) 'Quintiliano'; (30) 'Asconio'. ^ 
Abbiamo parlato dei codici del Corvini (p. 73) e toccato ap- 
pena di quelli di Tommaso Fregoso (p. 73) signor dì Sarzana ; 

1 G. ZippEL Niccolò Niccoli, Firenze 1890, 69; 96. Sulla formazione e 
la fortuna della libreria del Niccoli ha intrapreso un'indagine critica il 
prof. E. Rostagno. 

* L' inventario del 1418 fu pubblicato da F. Pintor op. cit. 13-15. Ap- 
partennero a Cosimo anche il Livio in tre volumi, ora a Besan^on, con la 
sottoscrizione : ' Ioannes A. f, (cfr. cap. IV n. 22) clarissimo atque optumo 
viro Cosmo Medici ex vetustissimo exemplari hoc opus transcripsit anno d. 
MCCCCXXVII. Florentiae ' (E. Mììntz Les collections des Médicis au XV 
siede, Paris 1888, 3) e il famoso Tibullo Ambrosiano R 26 sup.: ' Liber Cosme 
lohannìs de Medicis. Nunc vero Laurentii ac Ioannis Petri Francisci de Mé- 
dicis '. 



184 T. FEEGOSO, P. GUINIGI, IL POLENTON (gap. XI 

riguardo al secondo aggiungeremo che dal catalogo del 20 no- 
vembre 1425 risulta come nel suo studio ci fossero 30 volumi, 
latini, eccetto uno; tre dei quali, Livio, Plinio il vecchio e 
Giuseppe Flavio, provenivano dal Petrarca.^ Anche Paolo Gui- 
nigi, signor di Lucca, era riuscito a radunare una ricca li- 
breria, ma nel 1431 in séguito alla disfatta patita nella guerra 
contro Firenze gli fu confiscata e cosi andò dispersa.* 

Contemporaneamente a costoro attendeva in Padova a rac- 
coglier codici e notizie quante pili poteva Sicco Polenton, il 
quale concepì anzi per il primo e colori l'ardito e geniale di- 
segno di ridurre tutti i materiali vecchi e nuovi a sintesi nel 
suo poderoso trattato De illustribus scriptoribus linguae la- 
tinae, finito nel 1433. ^ Dei 18 libri di cui si compone, il I tocca, 
in via di proemio, l'origine delle varie discipline; il II espone 
i poeti drammatici e amorosi ; il III Vergilio e Orazio ; il IV 
gli altri poeti ; nei libri V- Vili si discorre degli storici ; nel 
IX di Catone e Varrone; ben sette libri, X-XVI, sono consa- 
crati a Cicerone; il XVII a Seneca; il XVIII e ultimo agli 
specialisti, ai grammatici, commentatori e simili. L'opera di 
Sicco non ha valore tanto per gli studi classici in sé, quanto 
per la loro divulgazione e fortuna,^ perché comprende quasi 
tutto ciò che allora era nel dominio della classe colta. Delle 
ultime scoperte non è sempre bene informato; p. e. non co- 
nosce il De aquaeductihus di Frontino e le nuove dodici com- 
medie di Plauto : ma non era sua colpa, perché quei testi ve* 



3 Cfr. P. De Nolhac Pétrarque et V humanisme 90 ; 397-400, dove è ri- 
pubblicato l' inventario. 

■* Dieci volumi andarono in potere dei cancellieri del Comune come 
pegno; quindici furono acquistati dal Petrucci di Siena e altri finirono nelle 
mani del Visconti, G. d' Adda Indagini etc. Append. 11-12. Per il suo in- 
ventario, che non potei vedere, cfr. Gottlieb Ueber die mittelalt. Biblioth., 
Leipzig 1890, 207. Saranno appartenuti al Guinigi i due volumi di lettere a 
lui indirizzate, ora codici 112 e 113 della Comunale di Lucca, A. Mancini 
in Studi ital. di filolog. class. Vili 183. 

6 Sul trattato De scriptoribus ling. lat. e sulle due edizioni di esso ve- 
dasi A. Segarizzi La Catinia le Orazioni e le Epistole di Sicco Polenton, 
Bergamo 1899, XLVIII-LI. 

^ Cfr. ad es. R. s. in Museo ital. di antichità class. III 344-345; 346; 
363-364; 372; 380; 891. 



cap. XI) 



IL POLENTON 186 



nivano gelosamente custoditi dai loro possessori, Non ha letto 
le Selve di Stazio, quantunque ne abbia avuto un certo sen- 
tore : "^ il che prova uu-altro fatto, come cioè fossero lenti certi 
libri a propagarsi. 

Incappa in qualche grave equivoco; cosi scambia Prisciano 
con Lattanzio Placido, attribuendo a quest' ultimo la Perie- 
gesis.^ È abbastanza corrivo nell'accoglier le opere apocrife; 
parlando di Seneca (lib. XVII) dubita bensì dell'autenticità 
del De quatuor virtutihus, perché sa che ne dubitò il Pe- 
trarca ; ma nessun dubbio sulle Epistole a Paolo e sull' altra 
opera indirizzata allo stesso De copia verborum liher unus. ^ 
Più circospetto si mostra invece circa le opere apocrife di Ci- 
cerone, delle quali cita (lib. XVI) i quattro ' libelli ' De si- 
nonimis, De differentiis verborum, De re militari, De gram- 
matica,^'^ ma soggiungendo che i dotti negano la loro auten- 
ticità, 

^ Lib. IV (adopero il cod. Ambros, G 62 inf.): 'Eias (Statii) epistole ha- 
bentur quedam familiariter ad amicos soluta oratione scripte ', dove vorrà 
intendere le prefazioni ai singoli libri delle Selve. 

8 Lib, XVIII : ' metro ac versibus exametris fecit (Lactantius) librum 
qui Odeporicon grece, Itinerarium latine inscriptus est. Soluta item dictione 
in Stacium Tolosanum poetam scripsit '. Ma, bisogna dire, anche più tardi 
sulla Periegesis non s' avevano idee chiare, cfr. Politian. Epistol. XII 1 
e Misceli. IX. 

^ Non si può stabilire se della Copia verborum abbia veduto un esem- 
plare si serva della menzione che si legge nelV Epistol. IX a Paolo. Del 
resto il De quatuor virtutihus non è che la prima parte del De copia ver- 
borum, pubblicata a sé col nome di Martino vescovo di Braga e dedicata 
a Mirone re della Galizia. Il De quatuor virtutibus porta il nome ora di 
Seneca ora di Martino, il De copia verborum quello di Seneca (B. Hauréau 
in Notices et extraits XXXIII, 1890, 208-215). 

"^ Il De re militari si trova spesso manoscritto, p. e. nel cod. Ambros. 
H 37 sup. (cfr. E. S. Spogli Ambrosiani 318); fu anche stampato, la prima 
volta nell'ediz. di Cicerone del 1516 'apud Philippum luntam'. Sui Synon. e 
le Differ. vedi sopra p.35 n. 60. Non ho mai incontrato il De grammatica, 
altrimenti detto Orthographia, ma occorre nei cataloghi medievali, Manitius 
in Bhein. Mus. XLVII, 1892, Ergzh. 18. — Singolari sono le incertezze del 
Polenton sul Timaeus; scrive infatti: ' Sed fragmentura extat Multa sunt 
a nobis et in Acadcmicis conscripta (è il principio del Timaeus), 
de quo quid affirmem certi non video. Si rem ac genus dicendi gusto, Cì- 
ceronem sapit; si operis nomen perquiro, id nusquam invenio... Prefationem 
esse Ciceronis in Platonis Timaeum aliqui existimant, De celo et mundo 
quidam... appellant '. 



186 IL POLENTON, IL BESSARIONE (gap, XI 

Conosceva prima del circolo fiorentino Cornelio Nepote 
(lib. Vili), e forse Ermolao Barbaro a Padova l'ebbe da lui 
(v, sopra p. 95); e per di più lo dava come autore non solo 
delle due biografie di Catone e Attico, ma anche di quelle 
dei capitani greci, precorrendo in tal modo di quasi un secolo 
la divinazione del Parrasio.^^ Conosceva la Eettorica di For- 
tunaziano da un esemplare indipendente da quello venuto in 
luce nel 1423 per cura del Capra; ^^ e assai probabilmente 
ebbe tra mano fin dal 1425 la biografia vergiliana di Donato 
nella redazione più lunga, ^^ 

Dalla metà del secolo in poi i raccoglitori italiani non si 
contano quasi più o almeno non è agevole elencarli ; né d'altro 
canto sarebbe opportuno, perché ogni studioso si faceva la 
sua provvista di codici ; e dir di tutti porterebbe a raccontare 
la storia dell'intiero movimento umanistico. Onde ci fermeremo 
solo ai principali e cominceremo dal Bessarione, che quan- 
tunque greco d'origine s'era ormai fatto italiano di pensiero 
e di sentimento. La sua biblioteca, lasciata a S, Marco di Ve- 
nezia, come abbiamo avvertito (p. 68), con atto del 1468, 
comprendeva 264 codici latini: cifra inferiore quasi del doppio 
ai greci, ma pur sempre ragguardevole. Uno di essi, ora Ca- 
nonie. 131 (sec. xiv-xv) di Oxford, contiene la Historia tri- 
pertita, che solo allora tornava integralmente alla luce,^* 



11 Per la questione cfr. R. S. Spogli Ambrosiani 313, 1, dove si rimanda 
ad altre fonti. La dissertazione del Parrasio, con la quale aflferma la pater- 
nità corneliana delle Vite, è nel cod. V D U> della bibl. Nazionale di Na- 
poli e porta il titolo De viris illustribus cuius si<, F. Lo Pakco A. G. Par- 
rasio, Vasto 1899, 43, 

12 R. s. Spogli Ambrosiani 286-287. 

13 R. S. in Museo ital. Ili 380; in Studi ital. di filol. class. V 386 e 
Spogli Ambrosiani 306-307. Nel cod. Vatic. Palat. 1478 (orazioni di Cicer.) 
al f. 161 si legge: ' Sicco Polentonus Patavinus hoc opus scribi fecit Padue 
anno 1413 ad usus eius et posterorum '. 

1^ Omont Inventaire des ms. grecs et latins donne's a S. Marc par le 
card. Bessarion 41-51. Solo un 65 titoli hanno attinenza cogli studi lette- 
rari profani; molti testi latini di questo elenco sono tradotti dal greco. La 
Historia tripertita, come qualcuno la chiama, consta di tre opere: (1) la 
Origo gentis romanae, anonima; (2) W De viris illustribus, anonimo o at- 
tribuito erroneamente a Plinio; (3) i Caesares di Aurelio Vittore. 11 De 
viris ili. era notissimo ; i Caesares pare fossero stati scoperti dal Biondo 



cap. XI) I^E RACCOLTE VENEZIANE E PADOVANE 187 

Nell'Italia settentrionale incontriamo le raccolte di due 
Veneziani: l'una di Domenico de Dominicis (m. 1478) vescovo 
di Torcello e di Brescia, entrata più tardi in parte nel mo- 
nastero di S, Salvatore a Bologna ;^^ l'altra di Giacomo Zeno, 
vescovo di Padova, la quale passò nel 1482 al Capitolo della 
stessa città.^^ Numerose sono le collezioni dei Padovani Quella 
di Placido Pavanello vescovo Torcellano (m. 1471) andò a co- 
stituire il primo fondo della biblioteca di S. Giustina.^'' Tre 
altre impinguarono invece la biblioteca di S. Giovanni in Ver- 
dara, la quale infatti nel 1455 accolse 44 volumi di Battista 
de Lignamine (m. 1453) vescovo di Concordia ;^^ nel 1467 ben 
129 codici, fra cui uno greco, del medico G. Marcanova, il noto 
raccoglitore di epigrafi; '^ e nel 1478 la librerìa, pure cospicua, 
di Pietro da Montagnana, che comprendeva 68 codici latini, 
14 greci e 10 ebraici.^" Anche Verona ebbe un solerte racco- 

(v. sopra p. 101), ma non se ne sa altro; VOrigo era del tatto ignota. Po- 
steriore al cod. Canonie, è il Bruxell. 9755-63, della fine del sec. xv, il se- 
condo dei due che ci trasmisero la Historia tripertita (Schanz Geschichte 
de ròmisch. Litter. IV § 797 w). Il cod. Angelico latino (Roma) 929 con Ni- 
colai Sagundini de naufragio suo del 1460 fu del Bessarione. 

15 L. Feati in Bivista delle biblioteche 1889, 2; il De NotHAc La biblioth. 
de F. Orsini 168-169 segna un suo Tolomeo in Vaticana. Un codice delle 
Filippiche di Cicerone comprato nei 1460 a Firenze era in S. Michele di Mu- 
rano, MiTTARELLi BibUotheca XVIII. 

is I. Ph. Tomasini Biblioth. Patav. ms., 2. La collezione fu regalata al 
Capitolo dal successore Pietro Foscarini. 

1" Tomasini op. cit. 42. In S. Giustina entrarono anche i libri giuridici 
del ferrarese Giacomo Zecchi (m. 1457), ibid. 

1* Ib. 11-38. Almeno erano ancora 44 nel tempo (1639) che li descrisse 
il Tomasini, il che non esclude che fossero già avvenute dispersioni; il me- 
desimo si dovrà ripetere per le raccolte degli altri donatori. Il cod. 129 
sec. xi-xii del Conte di Leicester in Holkham Hall fu del Lignamine (Ionae 
Vitae SS. Columbani, Vedastis, lohannis, ree B. Krusch, Hann. et Lipsiae 
1905, 104). 

19 Tomasini 16-40. Dei codici del Marcanova 93 sono ora in Marciana (Ve- 
nezia), 6 a Holkham Hall, uno a Modena e uno a Berna (L. Dorez La biblio- 
thèque de G. Marcanova in Mélanges G. B. De Bossi, Paris-Rome 1892, 
116; 118-121; 122-123). 

2*^ Tomasini 11-39. Tra i codici latini regalati dal Montagnana a S. Gio- 
vanni in Verdara uno è il 359 della Comunale di Lucca contenente trattati 
musicali, un altro lo Harleian 2454 con le prime 8 commedie di Plauto. Per 
il Claudìano dell'Ambrosiana e il Cassiodoro della Marciana cfr. R. S. Spogli 
Ambrosiani 359. Un' Ortografia greca nel cod. Vatic. Palat. 127. Nel 1479 



188 GUARNERIO, BRANDA, I TRIVULZI (cap. XI 

glitore nel canonico Paolo Dionisi, che con testamento del 25 
giugno 1501 legò al suo Capitolo tutti i libri ' tam in iure 
canonico quam in civili decretisque, in theologia, humanitate 
et quacumque alia facultate '.^^ 

Insigne fu veramente la collezione del friulano Guarnerio 
dei conti d'Artena, il cui catalogo autografo del 1461 com- 
prende 174 volumi di opere scelte d'argomento classico e uma- 
nistico. ^^ La lasciò in eredità al Comune di S. Daniele (Udine), 
dov'è tuttora. Il munifico Branda da Castiglione, detto il car- 
dinal Piacentino, diligente esploratore delle biblioteche eccle- 
siastiche, donò libri a istituti religiosi e ' fece fare in Lom- 
bardia una libreria comune a tutti quegli che desideravano 
avere notizia delle lettere '.^^ A Ferrara formò una biblioteca, 
dicono di 700 e più libri, il teologo Battista Panetti (m. 1497), 
che ne fece poi un legato ai Carmelitani di S. Paolo ; a Bo- 
logna raccolsero libri Lodovico Garsi e il cardinale di S. Croce 
Niccolò Albergati: quegli li lasciò nel 1445 in parte ai Do- 
menicani bolognesi, questi quasi tutti nel 1443 agli Agosti- 
niani senesi.^* A Milano tre personaggi di casa Trivulzio, 
Gaspare, Carlo e Renato, iniziarono quella biblioteca, che era 
destinata a diventare fra le private la celeberrima ;2^ e si pro- 
entrarono in S. Giovanni anche alcuni codici di un altro Padovano, Galasso 
di Capolista, Tomasini 16, e più tardi codici latini e greci del bresciano Gio- 
vanni Calfurnio, 20; 21; 25; 26; 27. 

21 Sul Dionisi vedi G. B. Giuluri La Capitolare, Documenti p. IV. 

22 Pubblicato da G. Mazzìtinti in Inventari dei ms. delle bibliot. d'Italia 
III 101. 

23 V. Appendice a. 

2* Sul Panetti G. Bertoni La biblioteca Estense etc. 128-129. I suoi co- 
dici recano in principio la nota: 'Ex libris R."*' patris nostri magistri Bap- 
tiste Panetii Ferrariensis sacre theologie professoris qui die 27 martii 1497 
obiit '. Alcuni di essi ho veduti nella Comunale di Ferrara, p. e. 192 N A 7 
(commento dello Pseudacrone a Orazio) ; 131 N A 5 (la Repubblica di Pla- 
tone tradotta da Antonio Cassarino) ; 135 N A 5 ; 175 N A 6. Uno col Frag- 
mentum Arati è a Palermo, cfr. R. S. in Studi ital. di filol. class. VII 117. 
Il Panetti fu anche raccoglitore di epigrafi e la sua silloge è nel cod. 361 
di Ferrara (G. Antonelli Indice dei ms. della civica bibliot. di Ferrara, 
1884). Sul Garsi e sull' Albergati vedi A. Soebelli La biblioteca Capitolare... 
di Bologna, Bologna 1904, 74-76. 

25 L' inventario di Gaspare, m. 1480, conta 60 manoscritti, di cui uno 
greco, uno volgare ; gli altri 68 sono latini : 23 di materia legale, 35 di 



cap. XI) 



GLI ARAGONESI 189 



cacciò uno scelto numero di codici una delle più colte donne 
italiane, Ippolita Sforza, figlia del duca Francesco. 2<5 

Quando nel 1465 Ippolita si trasferi a Napoli sposa di Al- 
fonso di Calabria, vi trovò una cultura corrispondente all'edu- 
cazione da lei ricevuta a Milano, ma il movimento nuovo colà 
era penetrato un po' tardi con l'arrivo nel 1435 del Panormita 
e del Valla alla corte di re Alfonso e non vi si potè pie- 
namente sviluppare se non dopo la conquista di Napoli del 
1442.27 Lg buone tradizioni di re Roberto (1310-1341) non erano 
state continuate; 2^ e per colmo di sventura nel 1423, come 
racconta fra Alberto da Sartiano,*^ la biblioteca Angioina ca- 
ricata sur una nave di Alfonso per essere trasportata in Spagna 
affondò miseramente. Le condizioni dell' istruzione nel 1432 

materia letteraria. Nel catalogo di Carlo del 1497 compariscono 98 volumi, 
di cui uno a stampa; circa due terzi sono latini, un terzo volgari. Dei 54 
codici di Renato, ni. 1498, uno è greco, gli altri, pare, tutti latini ; E. Motta 
Libri di casa Trivulzio 8-16. 

2^ G. Mazzatinti La biblioteca dei re d'Aragona XXXIII-XL. 

2' Quanto difficili fossero colà le comunicazioni letterarie prima del 1442, 
apparisce da una lettera del Valla al Tortelli in data ' XY kalendas aprilis 
Caietae ' (1441), dove scrive: 'si libros quosdam, qui restant mihi legendi, 
legissem ; quorum sunt duodecim comoediae Plauti recenter iuventae, Do- 
natus in Terentium, cuius tantum Eunuchum vidi, Victorinus, Cornelius Ta- 
citus et si qui sunt alii ; quos quum lue non reperiam, ad vos (a Roma) 
venire decreveram, ut istic illos percurrerem '; G. Mancini in Giornale sto- 
rico XXI, 1893, 34 ; ma per il testo e la data cfr. R. S. Polemica umani- 
stica, Catania 1893, 12-14. 

** Non bisogna poro esagerare la portata dell'impulso dato agli studi 
da Roberto, poiché durante il suo governo la biblioteca si arriccili di opere 
sacre, giuridiche e mediche: nulla di veramente letterario e Roberto stesso 
non era letterato ; Maxzatinti op. cit. II-III ; N. F. Faraglia Barbato di 
Sulmona etc. in Arch. stor. ital. 1889, III 314; 317; 328. La cultura della 
sua corte non ebbe azione sul movimento umanistico ; e anziché aprire l'era 
nuova, si dovrà dire che chiuse la vecchia. 

2> 13^ Alberti Sarthian. Opera, Romae 1688, 228 lettera al Niccoli ' ex 
Ferrarla VI kal. febrnarias 1433 ' (= 1434): ' Incursante enim eandem pro- 
vinciam superiore tempore rege Aragonum et urbem ferro incendioque va- 
stante, ita milites eius depopulati sunt civitatem, ut praeter alia ludibria 
magna quaedam classis (= navis) de spoliis onusta, libris praecipuis, ab eis 
in patriam saevissimi hostis adveheretur. Quae cum in medium pelagus 
posita aequora vento flante sulcaret, maris tempestate vorante summersa 
est '. Pare che qui anziché al primo assalto di Alfonso a Napoli del 1421, 
si accenni al secondo del 1423, dopo il quale fece lo sbarco a Marsiglia e 
tornò in Spagna. 



190 NAPOLI E ROMA 



(cap. XI 



descrìtteci dal suddetto Alberto, che in quest'anno percorse 
la regione, erano quanto mai deplorevoli ; ^^ né dobbiamo pen- 
sare ad un'esagerazione rettorica o a poca perizia del frate, 
uomo equilibrato com'era e bene avviato a tali studi da Gua- 
rino; perché una quindicina d'anni dopo, nel 1448, visitò Na- 
poli e i suoi dintorni anche Gaspare Veronese e vi notò egual- 
mente l'abbandono delle biblioteche. 2^ Ma le cose cambiarono 
con l'introduzione dell'umanismo, largamente secondato dal- 
l' Aragonese ; e allora i signori del regno furono presi dalla 
passione di radunar codici, onde si formarono le copiose col- 
lezioni dei baroni Iacopo di Montagano e Pietro di Celano, 
di Angilberto del Balzo duca di Nardo, del principe di Bisi- 
gnano Girolamo Sanseverino, del Caracciolo duca di Melfi e 
particolarmente di Antonello Petrucci.^^ 

A Eoma troviamo le raccolte dei Della Kovere: di Dome- 
nico, cardinale dal 1478 e indi arcivescovo di Torino, e di 
Giuliano, poi papa Giulio II ; ma sopra ogni altra primeggia 
la 'speciosissima supellex ' del veronese Agostino Maffei.'^ 

^ Ib. lettera citata: ' De libris vero caeterarnm provinciarum quod 
qiiaeris, tam Magnae quondam Graeciae quarti totius paene orae italicae quara 
multo labore lustravimus. . . tibi respondeo nihil ad manus nostras, quam- 
quam diligentissime quaesiverimus, pervenisse, nedum vetustatis quod po- 
tuit et diuturnitas abolevisse, sed ne communium quidem opusculorum quo- 
rum solent tam veterum quam novorum referta esse omnia. Omnis enim ea 
patria iacet in tenebria. . . Apud ipsam vero Neapolim et reliquum etiam 
omne regnum vacare literis pene non possunt et penitus nolunt : quorum 
alterum miseriae est, alterum superbiae ac negligentiae '. Il viaggio di Al- 
berto nel Napoletano fu del 1432, ih. 222. 

31 Gaspare descrive al Tortelli le meraviglie naturali e storiche di quei 
paesi e soggiunge: 'Quid dices de Neapoli urbe speciosissima? Quid de bi- 
bliothecis quas per oppida regni desertas vidi'? Cod. Vaticano 3908 f. 138«; 
G. ZippEL Le Vite di Paolo II, XXVIII 1. 

3S Mazzatinti op. cit. XXX ; XLVII-L. 

33 I codici di Domenico sono nella bibl. Nazionale di Torino, dove anche 
dopo l' incendio del 26 gennaio 1904 ne rimangono 71 ; Rivista di filologia 
XXXII 447-456, cfr. E. Mììntz Les arts à la cour des papes III 37-38. Su 
Giulio II vedi V. Cicchitelli Sulle opere poetiche di M. G. Vida, Napoli 
1904, 21-22, dove si rimanda al Dorez, che non ho potuto vedere; cfr. anche 
L. Delisle Le cabinet II 400, Per il Maffei vedi Maffei Verona ili. Milano 
1825-26, III 264-267 e De Nolhac La bibliothèque de F. Orsini 231-232 ; il 
suo Cicer. ad Att. nel cod. Vatic. 3250. Politian. Epistol. VI 6 al Maffei : 
' mihi perbenigne libros veteres aliaque monumenta, quibus tu abundas ego 
delector, ostendisti '. 



cap. XI) 



LA TOSCANA E FIRENZE 191 



In Toscana ci si presentano le librerie di Zomino (v. sopra 
p. 86) da Pistoia e di Mattia Lupi di S. Gimignano, da en- 
trambi donate al proprio paese : da Zomino al Comune, dal 
Lupi alla sacristia della pieve; con le quali vanno tre colle- 
zioni senesi: del medico Bartolo di Tura (m. 1477), di Niccolò 
Borghesi e dell' avvocato apostolico Lodovico da Terni, che la 
regalò al monastero di S. Maria di Monte Oliveto maggiore 
(Siena), facendo inoltre costruire a sue spese il locale.^* Ma 
la preminenza come in tanti altri riguardi, cosi nell' amore 
per le collezioni rimane ai Fiorentini. Vanno nominate quelle 
di Bartolomeo Lapacci, donata in parte a S. Maria Novella ;35 
di Guglielmo Becchi, vescovo di Fiesole dal 1470 al 1481, che 
la lasciò a S. Spirito ;^^ di Piero de' Pazzi;" di Filippo Pie- 
ruzzi, che contava ' infiniti volumi ', donati dal possessore a 
S. Marco e altri al monastero di Settimo ;3^ di Sebastiano Bu- 
celli che la legò a S. Croce ;^^ di Antonio Benivieni;*" la ric- 
chissima di Pier Filippo Pandol fini *^ e tante altre. A nessuno 

^ Per il Lupi vedi E. Casanova in Rivista delle biblioteche Vili 64-68; 
l'atto di donazione è del 1456; per Bartolo C. Mazzi in Rivista delle bi- 
bliot. V 27-48 ; l'inventario del 1483 registra 120 e più volumi ; l'inventario 
del Borghesi dell' anno 1500 con 363 titoli (tra cui molte stampe) in L. 
Zdekauer Lo studio di Siena nel rinascimento, Milano 1894, 195-199; per 
Lodovico cfr, N. Terzaghi De cod. lat. philol. qui Senis in bibl. pubi, ad- 
servantur, 1904, 3-4 (estr. dal Bullettino Senese di storia patria X, 1903). 

35 Vespasiano Vite I 219. 

36 Vespasiano Vite I 218. Il catalogo nel cod. Ashburnham (Firenze) 1897, 
f. 68-73 ; sono 101 volume, in maggioranza di argomento sacro, solo una 
decina di argomento letterario. Un suo codice, autografo, è l'Angelico (Roma) 
B. 7. 5 Opus quadragesimale editum a TI. M. G. de Bechis anno d. 1437 
dum esset lector tempore pestis in Monte Sanati Savini et in Crotonio 
absolutum eodem anno die XXV iulii feliciter incipit, con la sottoscri- 
zione : '1437 25 iulii. Cortona (ìuiglielmi Becchi opus explicit anno aetatis 
meae 23 ' ; dal Catalogo del Narducci. Lasciò codici anche ai Canonici di 
S. Maria del Fiore, Bandini Suppl. I, TX. 

3' Vespasiano III 191. 

3« In. Ili 96; 99; 100. Vedi E, Lasinio in Rivista delle biblioteche 
XV 173. 

39 Bandini Cod. lat. II, XLVIIs. 

■"^ Il suo catalogo del 1487 fra manoscritti e stampe conta 175 numeri ; 
A. Della Torre Storia dell' accademia platonica di Firenze 782. 

■•i Ib. 387-388 e R. S. in Studi ital. di filol. class. II 47-48; il catalogo 
della libreria Pandolfini segna anche libri a stampa e non sempre si pos- 



192 I MEDICI (cap. ZI 

inferiore restò la famiglia Medici, dei quali i più operosi in 
accrescere la propria libreria privata furono, dopo Cosimo il 
vecchio, i suoi due figli Piero e Giovanni ; e massimo fra tutti 
Lorenzo il Magnifico, che allargò la base degli acquisti, fa- 
cendo posto ai codici greci, stati esclusi dai suoi predecessori. 
Dal modesto manipolo dei 70 volumi contenuti nell'inventario 
di Cosimo del 1418, quello di suo figlio Piero del 1456 sale 
al centinaio e mezzo ;*2 e a questi aggiungeremo la collezione 
contemporaneamente allestita da Giovanni, che non doveva 
esser da meno, se consideriamo che i due fratelli gareggiavano 
nel rendere superiore ciascuno la sua.*^ Finalmente nell'in- 
ventario del Magnifico i codici latini superano le quattro cen- 
tinaia, ** 

* * 

L'operosità degli Italiani non avrebbe mancato di eserci- 
tare la sua benefica azione sugli stranieri, quando gli uni e 
gli altri si fossero trovati a contatto ; il che accadde al tempo 
del concilio di Basilea, in conseguenza del quale i dotti degli 
altri paesi vennero attratti nel nuovo movimento. Il contatto 
e l'emulazione crebbero poi ancor più allorché la sede del 
concìlio fu trasportata per un anno (1438) a Ferrara e per 
altri tre (1439-1442) a Firenze, due dei principali focolari della 
cultura umanistica; la quale ebbe inoltre il grande vantaggio 
di mettersi in comunicazione diretta con la cultura greca rap- 
presentata dai numerosi ecclesiastici intervenuti al concilio 
dall'Oriente. Ecco pertanto anche i prelati e i principi stra- 

sono distinguere con certezza i manoscritti ; il numero dei latini (p. 21-46) 
in ogni modo non è inferiore a 125 ; si aggiunga una quindicina di greci e 
alcuni volgari. 

^2 Propriamente sono 158 ; il catalogo fu pubblicato da E. Piccolomini 
Delle condizioni e delle vicende della libreria Medicea privata in Archivio 
stor. ital. XXI, 1875, 106. Ne fu redatto un secondo catalogo nel 1464, più 
particolareggiato e con T indicazione dei prezzi, ma con meno volumi, cioè 
127; pubblicato questo da E. Mììntz Les collections des Médicis au XV 
siede, Paris 1888, 44-49. 

*'^ Della collezione di Giovanni non s'è ancora trovato l'inventario ; ma 
ne danno una sufficiente idea le ricerche già citate a p. 150 n. 44. 

** PiccoLOMiNi op. cit. in Archivio stor. ital. XIX, 1874, 117. 



cap. XI) Gl'I UNGHEEESI E GLI INGLESI 193 

nieri cominciare verso la metà del secolo a raccogliere codici 
in Italia o a farseli mandare dai loro amici e dalle officine 
di copiatura. 

In Ungheria pensò di fondare una biblioteca Giovanni Vitez, 
l'arcivescovo di Strigonia, il quale ' fece cercare libri in Italia 
e fuori d' Italia ; e molti che non si trovavano, li fece iscri- 
vere in Firenze '.^^ E inspirò lo stesso amore ai libri in due 
altri Ungheresi, suo nipote Giovanni Csezmicze, noto come 
Giano Pannonio, vescovo di Cinque Chiese, e Giorgio Hasznoz 
il vescovo Colocense, i quali egli mandò a studiare il primo 
a Ferrara, il secondo a Padova; ed entrambi raccolsero co- 
dici : Giano a Koma, a Firenze, Ferrara e Venezia, Giorgio a 
Firenze, ' dove aveva comperato libri per più di tremila fio- 
rini '.^^ 

Dall'Inghilterra venne in Italia il protonotario Andrea Ols, 
del tempo che il concilio era radunato a Firenze, e ivi assoldò 
' infiniti iscrittori, a chi egli faceva iscrivere più opere, per 
volerle di poi in Inghilterra, a una sua chiesa che aveva'.*' 
Non si recò in Italia Umfredo duca di Glocester, ma intrat- 
tenne strettissime relazioni con umanisti italiani, sopra tutti 
con Pier Candido Decembrio, che oltre all' avergli donato la 
sua traduzione della Politica di Platone e dedicato la tradu- 
zione dell'Etica di Aristotele, lo forni anche di libri. La li- 
breria del duca comprendeva 135 volumi, da lui regalati al- 
l'Università di Oxford.*^ Tra gli illustri Inglesi che visitarono 
l'Italia e vi acquistarono libri per formarsene una biblioteca 
collocheremo Giovanni Tiptoft, conte di Worcester, che visitò 
Venezia, Padova, Firenze, Koma : ' aveva grandissima copia 
di libri e in Firenze ne comperò quegli che trovò e fecene 
fare buona somma ';^^ e Guglielmo Gray, il vescovo di Ely, 
che cominciò a raccoglier codici in Colonia, dove fece i primi 
studi, e poi in Italia, dove venne a perfezionarsi, a Firenze, 



<5 Vespasiano Vite I 239 ; 243. 
*^ Id. I 249-250; 256. 
^' Id. I 233; 234, 
*^ V. Appendice 6. 
*^ Vespasiano I 823. 

E. Sabbadini Le scoperte d«i eodid. 13 



194 1 FRANCESI 



(cap. XI 



Padova, Ferrara e Eoma. Donò la sua cospicua collezione di 
circa 200 volumi al collegio di Balliol in Oxford.^" 

Dei prelati francesi due in particolar modo tennero vive 
relazioni con l'Italia: il vescovo Morinense, poi cardinale di 
Borgogna, Jean Le Jeune, nativo d'Amiens (1411-1451) e il 
vescovo Atrebatense (Arras) Jean Jouffroy di Luxeuil (1412 c- 
1473), poi cardinale, coetanei e legati da reciproca amicizia. 

II Morinense fece esplorare le biblioteche di Francia, ^^ ma 
non sappiamo se per conto suo o per conto d'altri. Passò gli 
ultimi anni alla curia di Koma. Il Jouffroy fece gli studi a 
Pavia, dove poi (1435-1438) insegnò diritto canonico e assi- 
stette nel 1438 al concilio di Ferrara. ^^ Scoperse per il primo 
in Francia il commento di Tiberio Claudio Donato a Vergilio 
e lo portò in Italia. ^^ Il codice ' characteribus langobardicis 
conscriptus ', del sec. ix, era mutilo e conteneva solo il com- 

50 Vespasiano Fife I 231-232 ; Mazzatinti ia biblioteca dei re d'Aragona 
XI-XII. 

51 Scrive Bartolomeo Fazio : ' Cardinalis Morinensis diligentìa biblio- 
thecae omnes {rallicae... ab inqiiisitoribus evolutae ac resupinatae fuerunt ', 
R. S. Biografia di G. Aurispa 109. Per mi Salterio da lui donato a Euge- 
nio IV cfr. Miìntz et Fabre op. cit. 21. 

5- Ch. Fierville Le cardinal Jean Jouffroy et son temps, Paris 1874, 
5-6; 244. A Pavia fu scolaro del Valla, il quale scrive {Opera 351): ' non 
(atfers testem) episcopum Atrebatenseni, tunc abbatem et auditorem meum '. 

5* Leggiamo in una lettera dell' Aurispa al Panormita: ' Monachus ille, 
qui primo Commentum Donati in Virgilium in Italiam apportavit, nuper 
Romam cum cardinale Burgundiae venit. Is est et doctus et solers antiqui- 
tatis indagator, quamvis Gallus; dicit se invenisse in tres Plauti comoedias 
commentum etiam Donati. A me sollicitatus misit in Galliam prò illis . . . 
Romae Vili kal. februarias ' (1447) ; R. S. in Museo di antichità classica 

III 369-370 e Biogr. di G. Aurispa 107-108. Oscillai nella data di questa 
lettera tra gli anni 1446 e 1449; ma ho ragioni ora di assegnarla definiti- 
vamente al 1447. Infatti il Morinense nell'agosto del 1446 si recò da Roma 
alla dieta di Prancoforte quale rappresentante del duca Filippo di Borgogna; 
alla fine dell' anno stesso era di ritorno a Roma con gli altri delegati (G. 
Sforza La patria la famiglia e la giovinezza di papa Niccolò V in Atti 
della r. Accademia lucchese XXIII, 1884, 185-190) né pare che abbia più 
abbandonata l'Italia. Identifico il monachus Gdllus col Joufl'roy, che era 
monaco benedettino e suddito del duca di Borgogna, il che spiega com'egli 
si fosse accompagnato al cardinal di Borgogna Jean Le Jeune per assisterlo 
alla dieta. Si adatta poi al Jouflfroy la qualità di et doctus et solers nnti- 
quitatis indagator. Non crediamo al commento di Donato a tre commedie 
di Plauto: si tratterà di un equivoco. 



Cap. XI) 1 PORTOGHESI E GLI SPAGNOLI 196 

mento ai primi cinque libri dell'Eneide; ora è uno dei più 
belli ornamenti della Laurenziana^^ (cod. 45, 15). Possedeva 
una buona suppellettile di manoscritti, tanto che se n'era fatto 
due biblioteche, 1' una in Konia, 1' altra in Francia. Alla sua 
morte li lasciò tutti alla badia di S. Denis. ^^ 

I prelati e i principi portoghesi e spagnoli che venivano 
in Italia vi radunavano essi pure codici. Il vescovo portoghese 
Velasquez, stato a Firenze nel tempo del concilio, ' aveva libri 
per parecchie migliaia di fiorini ' ; ma a Bologna, dove il padre 
r aveva mandato a studiar giurisprudenza, egli invece si di- 
lettava di leggere i sonetti del Petrarca i^*^ sicché è a credere 
che la sua collezione comprendesse pili che altro libri toscani, 
come sappiamo del nobile spagnolo Nugno Gusmano, che ca- 
pitato a Firenze mentre vi sedeva il concilio, reduce da un 
viaggio in Terra Santa, vi ' fece scrivere infiniti volumi di libri 
nella lingua toscana, quali mandò in Spagna '; non solo, ma 
ordinò a spese sue dei volgarizzamenti da Cicerone, Quinti- 
liano e Macrobio. ^^ ' Assai volumi di libri ' si portò di Italia 
in Spagna Cosimo, vescovo di Vico sotto il pontificato di Ca- 
listo 111;^^ e una grande libreria mise insieme (continuando 
l'esempio del marchese di Santillana suo padre), Pietro di 
Mendoza, cardinale sotto Sisto IV, ma di opere toscane, molte 
delle quali inoltre fece tradurre in spagnolo. ^^ Bieche biblio- 
teche raccolsero a Napoli anche il camerlengo Innico Davalos, 
marchese di Pescara, e Innico di Guevara, gran marescalco; 
e parimente tra i codici di costoro si incontrano opere volgari 



^ V. Appendice e. 

55 Dei libri del Jouffroy presentemente alcuni sono nella biblioteca di 
Carcassonne, altri in quella di Albi ; in Carcassonne si conserva il suo Quin- 
tiliano da lui largamente e amorosamente postillato, Fierville op. cit. 12 ; 
224-232. Il cod. Vatic. 1770 sec. xv contenente le Declamati ones pseudo- 
quintilianee fu da lui comperato il 23 maggio 1459 dall'Aurispa a Ferrara, 
come si leggeva in una nota sul foglio di guardia, ora strappato ; vedasi 
la nota in R. S. Biogr. di G. Aurispa 140. Appartennero al Jouffroy i due 
cod. Paris, lat. 4797 e 5713 (L. Delisle Le cabinet des ms. II 335). 

5^ Vespasiano Vite il 298. 

5" Id. I 340 ; .348. 

5« Id. I 238. 

^9 Id. I 169. 



196 LE BIBLIOTECHE 



(cap. XI 



italiane. ^° Cosi noi assistiamo all'introduzione dell'umanismo 
italiano in Spagna per mezzo degli stessi Spagnoli; e sopra 
tutto dell'umanismo italiano nella sua forma volgare. Sotto 
l'azione di esso nasce intanto e si sviluppa l'umanismo spa- 
gnolo, che nei secoli xvi e xvii si riverserà in Italia non 
come un'importazione di merce nuova, ma semplicemente come 
un ' cavallo di ritorno ' (v. sopra p. 137).^^ 

* 
* * 

La maggioranza di questi raccoglitori si italiani che stra- 
nieri, e l'abbiamo caso per caso avvertito, non tenne presso 
di sé la preziosa suppellettile, ma ne fece dono a una Comu- 
nità, di solito a una chiesa o a un monastero ; con che oltre 
ad assicurarne meglio la custodia e l'incolumità, non è da 
escludere che i proprietari mirassero anche ad agevolarne 
r uso agli studiosi ; perché oramai tendeva a diventar ge- 
nerale il bisogno e il desiderio di divulgare la scienza e di 
aprire al pubblico i tesori ammassati dalle Comunità e dai 
Principi. Indi vediamo le vecchie biblioteche ricevere notevoli 
incrementi, indi vediamo sorgerne di nuove. 

Tra quelle già fiorenti nel sec. xiv merita il primo posto 
la Capitolare di Verona, il cui patrimonio abbiamo tentato 

f"> Mazzatinti op. cit. XLV-XLVI. 

"1 Alcune fonti delle prime relazioni umanistiche tra Italia e Spagna 
sono enumerate in E. S. Storia documentata della r. Università di Catania, 
Catania 1898, 44, 1. Il movimento di importazione in Spagna e di tradu- 
zione dei monumenti letterari italiani toccò il colmo sotto Giovanni II di 
Castiglia (1407-1454); su di che vedi H. Croce in Atti dell'Accademia Pon- 
taniana XXIII, 1893 (Primi contatti fra Spagna e Italia 29) ; XXIV, 1894 
(La corte spagnuola di Alfonso d' Aragona a Napoli 14; 21-22; 25-26; 
29). La traduzione latina dei primi cinque libri dell' Iliade eseguita da P. 
C. Decembrio per invito di Giovanni II fu poi ritradotta in spagnolo, Voll- 
MOLLER in Studien zur Litteraturgeschichte M. Bernays gewidmet, Leipzig 
1893, XIV e Morel-Fatio in Romania XXV 120-129; per altre versioni ca- 
stigliane di scritture latine e greche vedi lo stesso Morel-Fatio in Romania 
XVIII 491-493; XXIII 561-575 ; XXV 111-120. Sull'importazione in Spagna 
di Dante e degli umanisti italiani, specialmente del Petrarca, vedi B. San- 
visENTi I primi influssi di Dante del Petrarca e del Boccaccio sulla let- 
terat. spagnuola, Milano 1902, e A. Farinelli Sulla fortuna del Petrarca 
in Ispagna in Giorn. storico della letter. ital. XLIV, 1904, 297-850. 



eap. XI) VERONA, MANTOVA E PAVIA 197 

di ricostruire coi Flores dell' anonimo veronese e con le indi- 
cazioni somministrateci dal Pastrengo.*^^ Nominiamo in secondo 
luogo la biblioteca dei Gonzaga a Mantova, il cui catalogo 
del 1407 conta circa 300 volumi latini, grandemente ampliata 
nel sec. xv dalle assidue cure del marchese Gian Francesco 
e in ispecial modo di Lodovico. ^^ Nello stesso secolo xiv ha 
le sue radici la Viscontea di Pavia, che divenne poi la più 
cospicua nella prima metà del sec. xv. Il catalogo compilato 
nel gennaio del 1426 dà ben 988 manoscritti. Essa accolse 
buona parte delle spoglie della libreria petrarchesca e s' ar- 
ricchì dei trovamenti pervenuti a Firenze nei primissimi anni 
del sec. xv ; mentre pare vi manchi ogni traccia delle scoperte 
poggiane di Francia e di Germania degli anni 1415-1417 e 
di quelle fatte posteriormente nell'alta Italia. E anche in sé- 
guito fu più abbandonata che curata.^* 



S2 Non parlo delle biblioteche di Bobbio, di Monto Cassino e di tante 
altre, perché tengo conto solo di quelle che presero parte al movimento 
umanistico e ne risentirono 1' azione. Chi voglia la bibliografia delle biblio- 
teche nostre dei sec. xiv e xv veda A. Sorbelli La bibliot. Capitolare... di 
Bologna nel sec. XV, Bologna 1904, 176-180, e in generale Th. Gottlieb 
Ueber die mittelalt. Bibliotheken, Leipzig 1890, 179-254. Recentemente furono 
illustrate la biblioteca di S. Salvatore a Settimo (E. Lasinio in Bivista delle 
biblioteche XV, 1904, 169-177), il cui catalogo del 1338 registra 121 volume 
in 103 codici, e la biblioteca di S. Francesco in Pisa (L. Ferrari L'inven- 
tario della bibliot. di S. Francesco in Pisa, Nozze D'Ancona-Cardoso, Pisa 
1904), il cui catalogo del 1355 comprende 387 titoli, con una ventina e più 
di autori classici e un * Martialis poeta^de sibilla et quedam alia ' (n. 362) 
a me ignoto. 

63 Braghirolli ìu BoMania IX, 1880, 497; Novati ib. XIX, 1890, 163; S. 
Davari Notizie storiche intorno allo studio pubblico... in Mantova, Man- 
tova 1876, 6; Luzio e Kenier in Giornale stor. della letter. itaì. XVI, 1890, 
121; 126; 140; 150; 152-155; 157-161. Bartolomeo Brunacci nel 1461 chiamava 
' regiam ' e ' illustrera ' la biblioteca di Lodovico ; anche il successore Fe- 
derico la arricchì, ma più che altro di stampe, Luzio e Renier 161. Grande 
raccoglitore di codici fu anche il mantovano Gian Pietro Arrivabene, can- 
celliere del marchese Lodovico, 158. Per un codice dei Sermoni di S. Zenone 
fatti copiare nel 1459 a Verona da Ermolao Barbaro per Alessandro Gonzaga 
cfr. GiuLiARi La Capitolare 283. Tre codici dei Gonzaga sono a Parigi, L. 
Delisle Le cabinet des ms. II 368-369 ; 382. 

^* Cfr. cap. Ili n. 103. Il catalogo fu pubblicato da G. d'Adda Indagini 
etc. I 22 codici petrarcheschi sono elencati da P. De Nolhac Pétrarque et 
r humanisme 88-89; anzi 24 con l'Omero (8) e il Platone (120), ib. 322. 



198 FIRENZE, FERRARA, ROMA, BOLOGNA (^ap. XI 

Nel 1426 si ricostrui in S. Croce a Firenze una nuova sede 
per la sua libreria, che venne in quell'occasione riordinata e 
catalogata ; il suo fondo è ora ricoverato in Laurenziana.^^ La 
collezione degli Estensi a Ferrara ebbe il suo primo catalogo 
il 19 gennaio 1436. I codici sommano a 279: uno greco (115), 
uno tedesco (79), altri volgari, molti francesi, gli altri latini. 
Essa è rimasta estranea al movimento prodotto dalle ultime 
scoperte, ad eccezione del codice greco e forse di Nonio Mar- 
cello (276), che vi saranno entrati per mezzo di Guarino. Più 
tardi venne quasi raddoppiata, poiché nel catalogo del 1495 
di Ercole I i codici sono 512; ma non perdette mai il suo 
primiero carattere, infatti i volumi greci son due soli, la mag- 
gioranza latini, volgari gli altrì.^^ La Vaticana, che conosciamo 
già, fece progressi giganteschi : i codici latini da 338 che erano 
nel catalogo di Eugenio IV del 1443, salirono a 795 in quello 
di Niccolò V (1455) a soli dodici anni di distanza.^^ Parimenti 
la Capitolare bolognese ricevette notevole incremento per im- 
pulso, sembra, di Tommaso Parentucelli allora vescovo di Bo- 
logna; e difatto da 43 che erano i codici nell'inventario del 
1420 salirono a più di 330 in quello del 1451 : ma troppo vi 
scarseggiano le opere letterarie. *^^ 

Altre biblioteche s'accrebbero considerevolmente, alla metà 
del sec. xv e dopo, dei doni che a loro affluivano dai racco- 
glitori privati. Fra queste richiameremo alla mente del lettore 
(v. sopra p. 187) le due famose padovane, di S. Giovanni in 



^"' Il catalogo fu pubblicato da C, Mazzi L'inventario quattrocentistico 
della hibl. di S. Croce in Firenze in Rivista delle biblioteche Vili. Ma la 
data di esso dovrà protrarsi alla metà del secolo, perché al n. 143 (p. 99) 
incontriamo una traduzione di Giorgio da Trebisonda. 

^^ Il catalogo del 14.36 fu dato in luce da A. Cappelli in Giornale storico 
XIV, 1889, 12-30; quello di Ercole I da G. Bertoni La bibliot. Estense età. 235. 

67 MiÌNTz et Fabre op. cit. Ili ; ITilgkrs in Centralblatt fur Bibliotheksw. 
XIX, 1902, 1. Pei successivi incrementi cfr. Mììntz et Fabre ibid. 

68 A. SoEBELLi La òibUot. Capitolare. . . di Bologna nel sec. X V, Bo- 
logna 1904, 22 ; 23-24 ; 77 ; dal 1451 al 1457 ve ne entrarono altri trenta- 
cinque, p. 56 ; i due cataloghi del 1420 e del 1451 stampati a p. 83-156 ; 
166-169. La medesima scarsezza di opere letterarie si osserva nell'ancor più 
copiosa biblioteca dei Francescani di Bologna, il cui catalogo del 1421 dà 
689 titoli, ib. 8-9. 



cap. XI) 



LA MEDICFA PUBBLICA 199 



Verdara e di S. Giustina. L' inventario dì S. Giustina si co- 
minciò a compilare nel 1453, al quale anno appartengono i 
primi 316 numeri.''^ E fra queste collocheremo la Capitolare 
della Metropolitana milanese, che accolse due famose colle- 
zioni: nel 1443 quella dell'arcivescovo Pizzolpasso, e nel 1481 
quella di Francesco Filelfo; la biblioteca di S. Spirito di Fi- 
renze, la quale, ricca già di suo e ospite dei codici boccac- 
ciani, aumentò più tardi il suo patrimonio con la libreria del 
vescovo Becchi; e la biblioteca di Monte Oliveto di Siena, che 
nel 1448 ricevette in legato da Lodovico da Terni un centi- 
naio di volumi giuridici. '^° 

La biblioteca di S. Marco di Firenze, che s'era di tanto 
arricchita dell'inestimabile fondo del Niccoli (m. 1437), si rin- 
novellò non molto dipoi per la novella funzione a cui la de- 
stinò la preveggente liberalità di Cosimo de' Medici, che tra- 
ducendo in atto l'idea geniale dell'illustre raccoglitore^^ ne 
concedè l' ingresso a tutti: di che essa fu chiamata la Medicea 
pubblica ^2 in contrapposto con la Medicea privata, della quale 
abbiamo discorso più su (p. 192). E cosi se il disegno di una 
biblioteca pubblica s'affacciò la prima volta ne' tempi moderni 
alla mente del Petrarca, ^^ il merito d'averlo colorito spetta 
intieramente al Niccoli e a Cosimo. ''* Cosimo inoltre riedificò 
negli anni 1462-1464^^ la badia di Fiesole e la dotò di una 
biblioteca di 200 volumi greci e latini allestitigli da Vespa- 



69 L. A. Ferrai in Indici e cataloghi a cura del Ministero della pub- 
blica istruzione V, II, 1887, 579. A Padova nel sec. xv era anche famosa 
' libroruni pulchritudine eorumque multitudine ' la biblioteca degli Eremi- 
tani per testimonianza del contemporaneo Michele Savonarola, cfr. Tomasini 
Biblioth. Patav. ms. 70. 

''^ V. Appendice d. 

■^1 VoiGT Wiederbelebung P 403. 

"2 PiccoLOMiNi op. cit. XIX 104. 

■3 De Nolhac Pétrarque 70. 

'* Sugli ulteriori incrementi della Marciana dovuti a Cosimo, Voigt Wie- 
derbelebung 13 405-406. Nel 1446 comperò dei codici dai frati minori di Lucca 
e ne regalò una parte a S. Marco, E. Piccolomini Intorno alle condiz. ed 
alle vicende della libr. Medie, privata (estratto p. 125, 1). 

"5 V. Rossi Tre lettere di Vespasiano da Bisticci (Nozze CipoUa-Vittone), 
Venezia 1890, 9-10. 



200 I CANONI BIBLIOGRAFICI 



(cap. XI 



siano. '^6 Verso quello stesso tempo sorsero due altre biblioteche 
nuove : la prima di Alessandro Sforza signor, di Pesaro, che 
la provvide di codici latini, '^^ la seconda, assai più copiosa e 
sontuosa, di Federico duca d'Urbino, che la volle fornita di 
numerosissimi volumi latini e dei principali greci. ''^ 

Queste quattro biblioteche, dì S. Marco, di Fiesole, di Pe- 
saro e Urbino, hanno tra loro di comune che furono create 
le tre ultime e riordinata la prima secondo un canone biblio- 
grafico formulato dal Parentucelli a richiesta di Gosimo.^^ Il 
canone però è troppo limitato e per fortuna non fu seguito 
pedantescamente. Intanto vi si nota l'assenza degli scrittori 
greci, eccetto pochi nella traduzione latina. La parte mag- 
giore è fatta ai testi biblici, alla teologia e alla filosofia ; 
poca matematica (nel significato largo di quadrivio) e un nu- 
mero ristrettissimo di autori latini profani, appena una tren- 
tina. I poeti p. e. sono rappresentati da soli cinque nomi : 
Vergilio, Orazio, Ovidio, Lucano, Stazio: e di Ovidio non più 
che due opere, le Metamorfosi e i Fasti. Si capisce che il 
Parentucelli dal riguardo dell'educazione voleva escludere le 
poesie amorose d'Ovidio e le opere di tutti gli altri elegiaci, 
come pure dei comici e dei satirici. Talune del resto di queste 
opere erano sottratte alle lezioni pubbliche e riservate alla 



"^ Vespasiano Vite III 50-52 con l'elenco sommario delle opere. L'inven- 
tario completo redatto nel sec. xv dà 191 volumi (pubblicato in Bandini 
Suppl III 524-537). 

^' Vespasiano Vite I 327, 

'* Id. I 297-302 con un catalogo sommario ; i codici greci nell' inven- 
tario di Federico Veterano erano 93, i latini (compresi 4 volgari) 606 con 
molti ebraici (C Guasti in Giorn. stor. degli archivi toscani VI 133-147 ; 
VII 46-55; 130-154 e Muntz et Fabee op. cit. V). Federico acquistò porzione 
dei codici dei Chiavelli di Fabriano, 0. Marcoaldi Guida e statistica. . . di 
Fabriano, 1874, I 52. 

"9 Vespasiano Vite I 35; III 50; il canone fu pubblicato da G. Sforza La 
patria la famiglia e la giovinezza di papa Niccolò V 369-381. Anche il 
sec. XIII ebbe un canone famoso nella Bihlionomia di Riccardo da Four- 
nival, II. Delisle Le cabinet des ms. II 514ss. Per il secolo xiv citeremo il 
canone autografo del Petrarca, eh' egli si formò dai libri della propria bi- 
blioteca, distribuiti in otto categorie: Morales, Retthorici, Ystorici, Patte, 
Excerptores, Grammatici, Dyalectici, Astrologici (L. Delisle in Notices 
et extraits XXXV, II 406-407). 



cap, XI) I CANONI BIBLIOGBAFICI 201 

lettura domestica anche da un umanista spregiudicato, quale 
fu Ugolino Pisani, che nel suo canone prescriveva: ' Publice 
non legantur luvenalis, Perseus, Martialis Cocus, Propertius, 
Tibullus, Catullus, Priapeia Virgilii, Naso de arte amandi et 
de remedio amoris, sed relinquantur studio camerario videre 
eos volentium, ut plurima sciantur, non ut quisquam adole- 
scens tyro eorum lectione contaminetur '. ^^ Più largo è il ca- 
none degli autori profani latini compilato da P. C. Decembrio,^^ 
dove son prescritti, senza contare le versioni dal greco, 37 
autori in 42 volumi; e gli autori si trovano distribuiti in ca- 
tegorie: poeti, oratori, filosofi, storici, grammatici, sacri; quali 
ritornano nell' inventario già ricordato di Piero de' Medici del 
1456: sacri, grammatici, poeti, storia, arte (oratoria), filosofia, 
libri volgari. Ma è giusto anche soggiungere che il Parentu- 
celli formulò il suo canone in un tempo in cui non aveva an- 
cora pienamente sviluppata la sua operosità bibliofila e che 
egli stesso lo sorpassò di molto quando assunto al papato mise 
mano agli incrementi della Vaticana. ^^ 

Della seconda metà del secolo due altre famose biblioteche 
meritano essere ricordate: quella di Cesena, fondata da Ma- 
latesta Novello nel 1452^3 q ancor più quella dei re Arago- 

*o II canone è autografo, dell'anno 1436 o 1487, sul f. 68 v del cod. Am- 
brosiano F 141 sup. sec. XIV, contenente opere aristoteliche nella traduzione 
latina, largamente postillate dal Pisani. Per la medesima ragione egli esclu- 
deva dalle opere volgari quelle del Boccaccio : ' Nullum opus Bocacii vul- 
gare legatur publice, sed privatis studiis et delicatis et ociosis enervatis re- 
linquanUir'; cfr. R. S. Ugolino Pisani in Da Dante al Leopardi {nozze 
Scherillo-Negri), Milano 1904, 286. 

«1 Cod. Ambros. R 88 sup. f. 172 1?. 

^- Il Vomì op. cit. I3 406 credè di poter giustificare la limitazione del 
canone con 1' essere stato destinato alla biblioteca claustrale di S. Barto- 
lomeo fuori le mura di Firenze. Ma ha frainteso il Fabroni Cosmi Medicei 
vita I 142-143, dove tocca appena di volo, e forse per errore, di S. Barto- 
lomeo, mentre del resto parla sempre della biblioteca di S. Marco, per la 
quale sola Cosimo chiese il canone al Parentucelli. Nello stesso luogo il 
Voigt fraintese anche Vespasiano, il quale non parla affatto, come gli fa dire, 
della biblioteca di S. Lorenzo fondata da Cosimo, bensi della biblioteca della 
badia di Fiesole. 

83 Voigt I» 590 e A. Martin in Mélanges d'arch. et d' hist. II, 1882, 224- 
227. Fra ì Malatesta fu bibliofilo anche Pandolfo, A. Battaglia Della corte 
letteraria di Sigismondo Pand. Malatesta in Basini Parmensis Opera II, I 



202 GLI ARAGONESI, I PICCOLOMINI (gap, XI 

nesi a Napoli. Alfonso V nel 1434 aveva già un amanuense, 
Lodovico Cescases, e sino almeno dal 1440 faceva acquisto di 
codici ;^^ nel 1446 poi chiamò al suo servizio un noto copista, 
Giacomo Curio, e più altri in appresso. Nel 1453 era stata 
consegnata ai suoi rappresentanti una lista di desiderata: 24 
poeti latini e ' Donatus super Terentium ' ; e nel 1455 Garcia 
de Urrea comperò per lui in Italia 24 codici. Il figlio Fer- 
dinando prosegui l'opera di Alfonso e fece anch' egli cercar 
codici ai suoi incaricati, come a Marino Tomacello, nell'occa- 
sione che intraprendevano ambascerie in Italia o fuori, ma 
soprattutto aumentò la suppellettile paterna confiscando le li- 
brerie ai baroni debellati. ^^ Ultima in ordine di tempo tra le 
biblioteche italiane viene quella dei Piccolomini, Pio II e suo 
nipote Pio III (Francesco Todeschini), da quest' ultimo desti- 
nata nel 1503 alla cattedrale di Siena; ^^ e ad essa congiun- 
geremo la ricca collezione di Iacopo degli Ammanati, il car- 
dinale di Pavia, adottato nella famiglia dei Piccolomini.*^ 



p. 49. Carlo Malatesta (m. 1429) fondò col lascito di Sainpierino canonico di 
Riniini e maestro di grammatica una biblioteca 'ad comunem usimi pau- 
periim et aliorum studentium in facultatibus ' (G. Mazzatinti in Scritti vari 
di filologia offerti a E. Monaci, Roma 1901, 345-352). Non è da scorgere 
qui un embrione di biblioteca pubblica ? 

*• Per il Cescases cfr. Gasp. Babzizii et Guinif. Opera, Romae 1723, II 
406 (Gabriel) '' incusat (Georgium Cathala) quod cuni a Ludovico Cescases 
regio librario Ciceronem quendam regium de officiis ipse commodato habuis- 
set,..' Guiniforte Barzizza gli forniva codici nel 1440, R. S. in Giornale 
stor. VI 176-; anche 1' Aurispa, R. S. Biografia di G. Aurispa 89; 92; 94. 

^5 Mazzatinti La biblioteca dei re d' Aragona VII ; XIX ; XX-XXI ; 
XCVI. I codici aragonesi finora rintracciati sono 629. La libreria formata 
da Alfonso II era indipendente da quella di Ferdinando, ib. CIV. 

8" Ae. PiccoLOJMiNi De codieibus Pii II et Pii III etc. Senis 1900, 3-4. 
Si ha ricordo di circa 400 codici, p. 6; si aggiungano il Riccardiano 158 
(R. S. Spogli Ambrosiani 228), due della Comunale di Livorno (A, Solari 
in Studi ital. di filol. class. XII 5; 6) e il Paris, lat. 7844 (L. Delisle Le 
cabinet des ms. II 393; ib. 392 un Ammiano Marcellino a Parigi del 1462 di 
Gregorio Piccolomini). 

87 RocHOLL Bessarion 99. Nelle Epistolae et Commentarii, Mediolani 
1506, parla più di una volta della bibliotheca mea; per acquisto di codici 
corrispondeva con Andrea di S. Croce, Francesco da Castiglione, Gentile da 
Urbino (sopra p. 148), Giannantonio Campano e sopra tutti con Donato Ac- 
ciaioli, cfr. f. 88; 52; 66; SS^i»; 114; 162; 164t;; 172; 200t;. 



cap. XI) 11^ CAMMINO DELLA CULTUBA 203 

Delle straniere è degna di particolar menzione la biblio- 
teca di Mattia Corvino re d'Ungheria, che si servi per radu- 
narla delle nostre officine librarie e per ordinarla chiamò alla 
sua corte due illustri umanisti italiani, Taddeo Ugoleto e Bar- 
tolomeo Della Fonte.^^ 

Non sempre soccorrono i documenti per distinguere il sem- 
plice raccoglitore dal raccoglitore e scopritore insieme ; non 
sempre è agevole stabilire se si ha a fare con una collezione 
privata o con una biblioteca pubblica; ma ciò poco importa, 
perché le scoperte le collezioni e le biblioteche dovunque e co- 
munque siano, concorrono in bellissimo accordo a porci innanzi 
agli occhi il cammino della cultura. 11 nostro sbozzo accerta 
intanto o meglio conferma luminosamente due fatti: l'uno che 
neir àmbito della penisola italiana il movimento parte dal 
settentrione (Verona) e va ingrossando di mano in mano che 
procede verso il centro (Firenze, Roma); solo tardi si estende 
al mezzogiorno (Napoli), donde non balenò nessuno sprazzo di 
luce, quale la cultura precedente di quei paesi avrebbe lasciato 
sperare. La Sicilia diede appena un codice latino, il Frag- 
mentum Arati\^^ la Calabria e le Puglie pochi codici greci.^*^ 

88 C, Marchksi Bartolomeo Bella Fonte, Catania 1900, 81-87. Il Della 
Fonte stabili un canone: ' scriptorum omnium indicem cum gentilium tura 
sacrorum ' {ih. 87), ma non lo conosciamo. 

^ Kecherò per la Sicilia un' altra prova. Nei 400 e più codici, che pos- 
sedeva nel 1384 il monastero gregoriano di S. Martino delle Scale (Palermo), 
la classicità è rappresentata da undici testi grammaticali di Donato, di Pri- 
sciano e anonimi, dai Distici di Catone, dall' Etica di Aristotele tradotta, 
da un Esopo e da un Lucano (S. M. di Blasi in Opuscoli di autori siciliani, 
Palermo 1771, XII 19-191, dove è pubblicato il catalogo del 1384; cfr. p. 59 ; 
67; 70; 75; 77; 104; 109; 114; 133; 140; 164; 172). Del resto i grandi uma- 
nisti siciliani, nati o nel sec. xiv o nei primissimi anni del xv, Giovanni 
Aurispa, Antonio il Panormìta, Giovanni Marrasio, Antonio Cassarino, ven- 
nero nel continente a studiare e a formarsi; e fu una ripercussione del 
nuovo movimento manifestatosi nel continente la istituzione della prima 
Università siciliana a Catania del 1444. 

^ I rapporti del Petrarca e del Boccaccio con Napoli e coi due monaci 
calabresi Leonzio e Barlaam furono troppo fuggevoli e non produssero nessun 
effetto duraturo : la luce della civiltà ellenica ci venne da Costantinopoli. 



204 RINASCIMENTO LATINO 



(cap. XI 



L'altro fatto, sommamente confortevole per l'Italia, è il 
rapido diffondersi della scienza nostra nelle nazioni vicine, le 
quali hanno ceduto volentieri agli Italiani i monumenti lette- 
rari delle loro chiese e dei loro chiostri, monumenti che esse 
non sapevano ancor bene interpretare ; e gli Italiani, pur osten- 
tando disistima degli abitanti d'oltr'Alpe, li accolsero fratel- 
levolmente quando essi venivano a chiedere istruzione alle loro 
scuole, codici alle loro officine: scambio questo veramente fe- 
lice e fecondo, che aperse alla famiglia umana nuove vie di 
civiltà. 

Quanto poi alla natura del nostro rinascimento letterario, 
la breve rassegna delle biblioteche ci dimostra che com'esso 
fu originariamente latino, cosi si conservò sostanzialmente la- 
tino anche quando vi penetrò 1' elemento greco. Nel sec. xv 
e nei successivi la cultura greca è rappresentata qui da noi 
non più che da un pollone solitario innestato tra mezzo a co- 
piosi e rigogliosi rami cresciuti su tronco latino. Unica città 
italiana in cui la grecità paresse mettere salde radici, pos- 
siamo dire essere stata Firenze. A S. Marco di Venezia i co- 
dici greci entrarono per donazione di un Greco, il Bessarione. 
A Urbino un principe munifico, Federico, introdusse con gli 
autori latini anche i greci; ma questi non si affratellarono a 
quelli. Nelle ricche biblioteche di Napoli, di Mantova, di Pavia, 
Ferrara, Milano, Padova rimase poco meno che interdetto 
l'ingresso ai codici greci; e se qualcuna di Padova, come S. 
Giustina, aumentò il suo patrimonio con libri greci, lo dovette 
alla larghezza di un Fiorentino, Palla Strozzi. In Pesaro gli 
autori greci vennero accolti si, ma nella veste latina. E a 
Koma Niccolò V, che diede la prima forte spinta alla ricerca 
degli scrittori greci, non è quello stesso, che li voleva tutti 
tradotti in latino e che delle traduzioni si fece quanto zelante 
promotore altrettanto liberale rimuneratore? Del resto il suo 
canone bibliografico e al pari del suo i canoni di Ugolino 
Pisani e di Pier Candido Decembrio non ammettevano autori 
greci se non nella versione latina. 



cap. XI) I CASTIGLIONl E IL DUCA UMPREDO 206 



Appendice al Gap. XI. 



a (= n. 23) Vespasiano Vite I 100. R. S. Il card. Branda da Castiglione 
e il rito romano in Archivio star, lombardo XXX, 1903, 400 : ' Cum igitur 
accurata et solicita indagine ecclesiasticas quotidie bibliothecas olfaceret ' 
(Branda). Istituì nel suo paese natio di Castiglione un collegio per l' istru- 
zione dei chierici (ib. 398) e quello pure forni di libri. Nel Lattanzio Lauren- 
ziano 21. 6 troviamo al f. ]82tJ una lettera, dove è scritto: 'Ex omnibus libris 
quos aut tuo nomine aut ad meam ipse voluptatem aliquando transcripsi, 
tuus hic codex... Nullum certe scio tota biblioteclia tua fideliorem tibi statues 
socium, quam hunc ipsuni... qnem si in serius atque flagrares protraxi tempus, 
attributo et liis quas nonnunquam fidei commisisti mee rebus et tempori 
quo peregre tecum agens, bis dum legationis fongereris ofifìcio, calamo quie- 
tem dedi . . . absolutum hunc reddidi tertio decimo ad kalendas februarias 

die Mediolani ex aedibus tuis XIII ad kal. febr. MCCCCXXXII '. La 

lettera (pubblicata dal Bandini Cod. lat. I 666) manca dell' indirizzo, che 
fu raschiato ; ma io suppongo che il destinatario, possessore di una biblio- 
teca, fosse un altro della casa Castiglione, Guarnerio, consigliere del duca 
di Milano ; perché conviene a lui la menzione delle due ambasciate ; infatti 
nel 1431 andò due volte ambasciatore all'imperator Sigismondo: la prima 
il 2 novembre per accompagnarlo nella sua venuta a Milano, la seconda il 
16 dicembre per accompagnarlo da Milano a Piacenza (Osio Documenti di- 
plomatici III 33 ; 50). Combina poi la circostanza che Guarnerio nell' ora- 
zione funebre per Branda (cod. Ambros. B 124 sup. f. 1) si manifesta uomo 
amante della letteratura e colto. Lo stemma al f. 1 del suddetto Lattanzio 
non è quello dei Castiglioni ; ma si capisce che apparterrà a colui che ra- 
schiò l' indirizzo della dedica. 

6 (= n. 48) VoiGT Wiederbelebung IP 256 ; L. Delisle Le cabinet des ms. 
de la biblioth. imperiale, Paris 1868, I 52; alcuni sono ora a Parigi ibid., p, 
es. il 5536 C con le Epistul. ad Alt. di Cicerone : ' Eedolfus lohannis de Mi- 
sotis de Ferraria scripsit MCCCCXV '. Sui libri fornitigli dal Decembrio danno 
notizie due lettere a lui indirizzate dallo stesso Umfredo. Una del 1437 è 
stampata in parte in Barozzi e Sabbadini Studi sul Panormita e sul Valla 
94 e da essa risulta che gli domandava Cornelio Celso, la Physica di Plinio 
il vecchio, il Panegirico di Plinio il giovine, Apuleio e le opere di Varrone. 
Per Celso si veda anche che cosa scrive Tito Livio Fruloviso al Decembrio: 
' Verum quoniam inter nos verba fecimus super Cornelio ilio physico, cuius 
exemplum misisti serenissimo principi meo d. d. duci Cloucestriae... ', cfr. 
F. Gabotto L'attività politica di P. C. Decembrio 36 (estratto dal Gior- 
nale Ligustico XX, 1893). Dall'altra lettera del duca, del 1451, trascrivo i 
seguenti passi (cod. Ambros. 1235 inf. f. 106): ' Recepimus etiam ea novem 
librorum volumina, que scribis tuis litterjs ad nos misisse . . . Expectamus 
reliquos maxima cum aviditate. . . sed in primis Ciceronem de productione 
et ereatione mundi (= Timaeus); Aulumgelium perfectum; Cerelium (= Cen- 
sorinum ad Caerellìum) de natali die ; Apuleium de magia et ipsius libros 



206 J. JOtJFE^ROY 



(cap. Xt 



Floridorum ; Collumellam de agricultura ; Yitruvium de architectura et 
lìbrum illum de totius imperii romani dignitatibus et insignibus; Poinpo- 
ninm Melam et Ptolemei cosmographiam et libruin de omnibus imaginibus 
celi et Sexti aut Festi Pomponii (= Pompei) de vocabulis . . . Ex Londonio 
primo kal. iulii ' (1451). Per l'anno 1451 cfr, M, Borsa P. C. Decembri, 
Milano 1893, 66, 6. Abbiamo perciò un 20 volumi di autori latini, se il De- 
cembrio glieli mandò tutti. 

e {= n. 54) Cfr. Bandini Cod. lat. II 350-361. Un apografo di esso è il cod. 
Ambros. H 265 inf. sec. xv, cfr. R. S. Spogli Ambrosiani 203: ha il medesimo 
testo e le medesime lacune. 11 cod. del Jouffroy era a Firenze già nel maggio 
del 1438 ; e lo sappiamo da questo, che il Traversari da Ferrara, dove as- 
sisteva al concilio, scrisse a Firenze al monaco Michele che ne facesse trar 
copia per Branda da Castiglione il cardinal piacentino: ' Scripsimus et ut 
Donati commentum illud in Virgilium prò domino Cardinali Piacentino cu- 
rares transcribendum... Ferrariae II kal. iunii ' (1438), cfr. R. S. in Studi 
ital. II, 1893, 48, 3. Il Jouffroy deve averlo portato nei primi mesi dell'anno 
stesso 1438, quando andò a Ferrara per prender parte al concilio. Battista 
Guarino e Poggio nel 1456 conoscevano ancora questo commento allo stato 
frammentario, poiché al Guarino che gliene domandava un testo integro 
Poggio risponde: ' De Donato quod postulas quaeram diligenter et si quid 
reperero amplius, quam quod te habere scribis, dabo operam ut transcri- 
batur... Florentiae die XIIII febr. ' (1456), cod. Vatic. Ottobon. 2261 f. 230, 
Spicilegium Bomanum, X 363 e cfr. R. S. in Museo III 371. Dal codice del 
Jouffroy pubblicò estratti Cristoforo Landini nella sua edizione di Vergilio 
'Florentiae 1487' e ' Veneti is 1489'; copiosi estratti se ne trascris.se Pietro 
Crinito nel 1496 in un codice che è ora a Monaco, cod. lat. 755, dove leg- 
giamo : ' Venit in manus nuper Tiberii Donati commentarium super libros 
quinque Aeneidos Vergilianae. liber autem hic ex supellectile Petri Medicis 
est. hinc commodavit Andreas Martellus, qui cum hoc ipso multa et alia 
subripuit, ut alias testati sumus. miratus in hoc sum antiquitatem littera- 
rum. est enim exaratus litteris langobardis... Nonis Februariis 1496. Petrus 
Crinitus'; cfr. Th. Mommsen in lihein. Mus. N. F. XVI, 1861, 139-140 e L. 
Valmaggi in Mivista di filol. XIV 32-34. Apprendiamo di qui che il codice 
era appartenuto alla libreria di Piero de' Medici e che da quella 1' aveva 
sottratto con altri Andrea Martelli. Più tardi passò nelle mani del Petreio, 
come si rileva da una nota messa al principio: ' Antonii Petrei Florent. Li- 
ber n. 70', e indi in Laurenziana. L'identificazione del codice scoperto dal 
Jouffroy col Laurenziano è proposta da noi, e ci pare molto verosimile, 
tanto più che a ragione si crede ' che sia scritto in Francia nell'età caro- 
lingia ' (Vitelli e Paoli Collezione fiorentina di facsimili paleografici, 
tav. 37). 

d (= n. 70) Per il Pizzolpasso cfr. R. S. Spogli Ambrosiani 380; per il 
Filelfo E. Motta Libri di casa Trivulzio nel sec. XF 24-25; 65-58. Il Filelfo, 
m. 1481, con testamento del 1473 legò tutti i suoi codici greci e latini al figlio 
Federico Francesco e, in caso di premorte di esso, il che si avverò, al Ca- 
pìtolo del duomo, ib. 25; dal Capitolo passarono in parte in Trivulziana, 
verso il 1760, Motta in TP. Petrarca e la Lombardia, Milano 1904, 256. Per 
un Vergilio con Servio etc. ricoverato in Vaticana (Vatic. 3251) cfr. M. 
Vattasso in Studi medievali I 121 e De Nolhac Za Ubi. de F. Orsini 195; 



cap. XI) MILANO, FIRENZE, SIENA 207 

di un manipolo di codici greci arrivati a noi ho fatto cenno sopra cap. III 
n. 37. Per altre biblioteche milanesi, di S. Ambrogio, di S. Eustorgio, di S. 
Bartolomeo, Motti 19-23 ; di quella di S. Ambrogio, forse la più ricca di 
tutte, rimangono oggi ben pochi frammenti : i 5 maestosi volumi delle opere 
di S. Ambrogio con alcuni altri codici di argomento sacro e canonico e uno 
di Vegezio Frontino e Seneca, descritto da R. S. ib. 377. Nel 1500 la libreria 
di S. Francesco in Milano ricevette da (ìinlio Kmilio Ferrari 34 volumi di 
diritto civile e canonico; e nel 1513 altri 138 dallo stesso, Gabotto e Badini 
Gonfalonieri Vita di Giorgio Merula 210, 6. 

11 vecchio fondo di S. Spirito di Firenze nel catalogo del 1450-1451 con- 
tava la cospicua somma di 368 codici; ma era una libreria prettamente mo- 
nastica e appena cinque codici presentavano materia letteraria. Il catalogo 
nel cod. Laiirenz. Ashbiirnh. 1897 f. 74-95. Per Monte Olivete C. Mazzi in 
liivìsta delle biblioteche VI 123; il catalogo di un'altra biblioteca di Siena, 
la francescana dei Minori, pur essendo mutilo, registra nel 1481 la bella 
somma di 1351 titoli, ib. 124. 



EIEPILOGO E CONCLUSIOl^E 



L'investigazione dei manoscritti classici comincia a mani- 
festarsi largamente in Verona nella prima metà del sec. xiv : 
ma quella fu più che altro un'operosità collettiva, dalla quale 
emerge la sola figura del Pastrengo; ed eccetto che per Ca- 
tullo, non si sviluppò fuori della cerchia della città. Sicché 
una vera personalità indagatrice apparisce soltanto col Pe- 
trarca, a cui viene secondo il Boccaccio con meriti che nem- 
meno la critica moderna aveva ancora né ben rilevati né pie- 
namente presentiti, mentre ad essa va dato il vanto di aver 
posto in luce ampiamente la parte geniale che spetta al Pe- 
trarca. Il Petrarca del resto era già stato adeguatamente ap- 
prezzato dai suoi continuatori fiorentini, il Salutati sopra tutti, 
che tanto s' adoperò a ricercare e a salvare i tesori letterari 
di lui, alla stessa guisa che il Niccoli prestò le sue cure a 
conservare la preziosa eredità del Boccaccio. Invece la gene- 
razione posteriore compativa la scarsa cultura e la rozzezza 
formale di questi due insigni investigatori con la scusa che 
non possedevano ancora molti libri. ^ Avrebbero avuto ragione, 
se avessero voluto intendere dei libri greci. 

A costoro, pili insigne per gloria, successe Poggio, che di- 
venne anzi il tipo classico dello scopritore. La sua grande 
fortuna egli dovè al concilio di Costanza, che lo pose in grado 
di esplicare la sua abilità e il fiuto scovatore nei monasteri 
vergini d' oltr' Alpe, dove l'aveva preceduto, sebbene in più 
modesta misura, il Petrarca : ed ecco la badia di S. Gallo e 
altre vicine e lontane di Francia e di Germania rimettere per 

1 R. S. Storia del ciceronianismo 10. 



RIEPILOGO E CONCLUSIONE 209 

opera di lui alla luce una copiosa e preziosa suppellettile di 
autori nuovi e importanti. Un altro concilio impresse novello 
impulso alla ricerca e alla scoperta dei codici antichi ; e mentre 
di qua delle Alpi il Traversari nel suo viaggio d'ispezione 
(1432-1434) per i monasteri della media e specialmente del- 
l' alta Italia dava il primo glorioso esempio di un' esplora- 
zione sistematica, i convenuti al concilio di Basilea si sbanda- 
vano per i paesi circonvicini in traccia di classici antichi ; nel 
che si elevò al disopra di tutti l'Aurispa, già rivelatosi esperto 
segugio in Grecia e noto inoltre come tipo del mercanteggia- 
tore librario. Ma accanto agli Italiani e nel tempo del con- 
cilio di Basilea e negli anni precedenti si segnalò un Tedesco, 
Niccolò da Cusa, in modo da reggere al paragone dei migliori 
di essi vuoi per numero vuoi per valore di scoperte. 

Nella seconda metà del secolo occupa un posto onorifico tra 
gli scopritori, nonostante la disistima in cui Poggio lo volle 
far cadere, Enoch d' Ascoli ; e verso la fine giganteggiano il 
Poliziano e il Morula, quegli intelligente e perspicace, fortu- 
natissimo questi, che ora deve cedere buona porzione della 
sua fama al Galbiate che scoperse i codici per conto di lui, e 
al Parrasio che li riscoperse e li salvò. 

Fra gli scopritori di codici greci primeggiano i tre Ita- 
liani, che andarono a farne ricerca sul suolo greco, Guarino, 
r Aurispa e il Filelfo ; e un Greco, Giovanni Lascari, il più 
operoso, il più fecondo di tutti. 

Ai nomi illustri degli scopritori vanno messi accanto i non 
meno illustri dei raccoglitori : ^ e qui ci si presenta subito il 
Niccoli, l'eroe della collezione, felicemente seguito dal Bes- 

* Su un certo numero di collezioni possediamo buone ricerche, talune 
delle quali insigni : di P. De Nolhac sul Petrarca e su F. Orsini ; di A. Hortis 
sul Boccaccio; dello Heiberg- su G. Valla; di K. K, Miiller su G. Lascari; 
di V. Rossi su Giovanni de' Medici ; di E. Piccolomini su Pio II e Pio III ; 
a questi sono da aggiungere i miei saggi sul Corvini, su Guarino e sul Piz- 
zolpasso. Cosi per le biblioteche abbiamo potuto adoperare utili e impor- 
tanti lavori: dei Miintz e Fabre per la Vaticana; del D'Adda per la Vi- 
scontea; del Mazzatinti per l'Aragonese; del Piccolomini per la Medicea 
privata; del Bertoni per l'Estense; del Giullari per la Capitolare di Verona; 
del Sorbelli per la Capitolare di Bologna e del Mazzi per S. Croce di Fi- 
renze. Ma quanto ancora non rimane a fare nel doppio campo! 

K. Sabdadini Le scoperte dei codici. 14 



210 EIEPILOGO E CONCLUSIONE 

sarione, e dai due principi che a tale operosità legarono im- 
mortale la loro memoria, Niccolò V e Lorenzo il Magnifico. 

Di pari passo con la scoperta dei codici procedeva la loro 
diffusione. I più antichi scopritori erano in parte anche co- 
pisti e copisti eleganti, come Poggio; ma a poco a poco si 
formarono al servizio dei privati e dei principi officine di co- 
piatura, tra le quali una riesci a procacciarsi nominanza mon- 
diale, l'officina del fiorentino Vespasiano da Bisticci, che era 
in grado di fornire in meno di due mesi un'intera biblio- 
teca.^ E osteggiata in sul principio dalla benemerita classe 
degli amanuensi, ma provvidenziale per i suoi benefici effetti, 
ci venne di Germania l' invenzione della stampa proprio nel 
momento in cui più che mai era necessario porre in salvo 
nel miglior modo il ricchissimo patrimonio della letteratura 
antica esumato. 

La cultura romana dal centro dell'Italia e di Eoma s'era, 
all'entrar del medio evo, andata espandendo verso le estre- 
mità: anzitutto nell'Irlanda, indi in Francia e in Germania; 
e nelle estremità rimase il suo focolare per tutto il medio evo. 
La nostra esposizione ha posto in chiaro che le badie di Monte 



3 Sui copisti in generale è da vedere Bradley A dictionary of minia- 
turists etc. ; ma è molto imperfetto ; dei copisti di Napoli si occupa Maz- 
zATiNTi La bibìiot. de' re d'Aragona LVIII-LXXV; su Federico Veterano co- 
pista alla corte d' Urbino cfr. C. Guasti in Giornale stor. degli archivi 
toscani VI, 1862, 130-131. I più famosi copisti di Firenze furono : noi sec xiv- 
XV Tedaldo della Casa (Bandini Cod. lat. IV, XLII-XLYII) ; nel primo quarto 
del sec. xv Giovanni Aretino (id. V 701 indice) ; nella prima metà Antonio 
di Mario (id. V 735) ; nella metà Gherardo del Ciriagio (id. V 713) ai servigi 
di Giovanni di Cosimo de' Medici ; nella seconda metà Pier Cennini (id. II 
IO"), n. 2). Si desidera sn questo argomento una ricerca sistematica. 

Circa la tariffa di copiatura abbiamo una notizia di Vespasiano da Bi- 
sticci, che cosi scrive al cipriotto Filippo Podocataro ' ex Florentia die 4» 
decembris 1448 ' : ' Superioribus meis certiorem te reddidi Florcntie ne- 
minem esse qui ad fragmenta scribat. Reperiuntur vero scriptores ad volu- 
mina (con volumen intenderà un binio) eo precio quo exoptas, hoc est ut 
ununiquodque latus (facciata) quinquaginta lineas, versus vero singuli eie- 
menta septuaginta continerent. Pretium unius voluminis essent grossi sex' 
(cod. Magliabech. Vili 1390 sec. xv f. 102; la lettera fu scritta per Vespa- 
siano da Donato Acciaioli). Un'altra notizia in una lettera del Poliziano 
del 1491 : ' Ho trovato ancora uno .scrittore greco in Padova e fatto il patto 
a tre quinterni di foglio per ducato ' (A. Poliziano Prose volgari etc. 78). 



RIEPILOGO E CONCLUSIONE 211 

Cassino di Nonantola e di Bobbio, il Capitolo di Verona, i mo- 
nasteri di Milano* possedevano tesori letterari, che non avevano 
nulla da invidiare per valore e per numero alle più ricche li- 
brerie di oltremonti ; ma è una verità innegabile che i mona- 
steri di Francia e più assai quelli di Germania superavano in 
suppellettile libraria di gran lunga i nostri italiani presi nel 
loro complesso; e infatti le più strepitose scoperte furono com- 
piute dai nostri umanisti e dal Cusano in Germania, special- 
mente al tempo dei due concili, e di là il Niccoli e i mecenati 
italiani ebbero gran quantità di codici sia per compera sia 
in dono. 

La Germania pertanto accrebbe notevolmente del suo il 
nostro materiale letterario e poco dopo ci mandò i suoi operai 
tipografi, che solo da noi trovarono di che alimentare la loro 
arte, per offrirci il mezzo di propagare e più ancora di con- 
servare la suppellettile nuova. 

Il momento storico non poteva essere più solenne e più gra- 
vido di conseguenze per la sorte della cultura umana. I mo- 
nasteri giacevano nel più squallido abbandono; e gli umanisti 
italiani avevano parole di profondo e schietto rimpianto per 
quei poveri autori antichi sepolti nelle luride cantine e con- 
dannati come malfattori negli oscuri ergastoli, avevano parole 
di sdegno amaro e vivace verso i colpevoli di tale barbaro 
trattamento. A questo si aggiunga che di molti autori e di 
molte opere era scampato all'abbandono, ai saccheggi, agli 
incendi e all'azione del tempo un solo esemplare: e pochi 
altri anni bastavano a toglierci anche quello. Tralascio gli 
scrittori minori e gli scritti di secondaria entità; e per te- 
nerci ai maggiori, che hanno rappresentato e rappresentano 
una parte principale negli studi liberali, diremo che un solo 

•• Di altre biblioteche italiane non ho avuto occasione di toccare, come 
di quella di Piacenza, che forni alcuni volumi a Ottone III ; infatti nel cod. 
Bamberg. L, III, 8, sec. ix si \egge al f. 42 f questa nota di mano del se- 
colo x-ix : ' Isti sunt libri tercii imperatoris Ottonis, quos Piacentine inve- 
nit sibi servatos : duos libros Orosii ; Persium ; duos libros Titi Li vii ; nie- 
dicinalem unum; dnos capitulares; Fulgentium unum simul cum Isidori 
episcopi ; in isagogas Porphyvii minus commentum Boecii ; duos glossarios ' 
(L. Traube Palaeographische Forschungen, IV Teil, 11). 



212 RIEPILOGO E CONCLUSIONE 

esemplare si salvò di Catullo e fu per opera di un oscuro 
scrivano veronese; un solo esemplare delle Epist. ad Att. di 
Cicerone e lo dobbiamo alla Capitolare di Verona ; un solo 
del De lingua latina di Varrone e delle opere maggiori di 
Tacito comprese nel Med. II e il merito va assegnato al Boc- 
caccio; un solo delle opere maggiori dello stesso Tacito com- 
prese nel Medie. I e ce lo conservò la badia di Korvei ; un 
solo delle opere minori parimente di Tacito e ne andiamo de- 
bitori ad Enoch ; un solo del Brutus di Cicerone e del testo 
integro del suo Be orai, e dell'Or, e ne siamo grati al Lan- 
driani; un solo di un gruppo di orazioni ciceroniane, di Asconio 
e delle Selve di Stazio e il merito spetta a Poggio. L' unico 
testo del Cynegeticon di Grazio fu salvato dal Sannazaro; 
l'unico di Carisio, Terenziano e di tant' altri grammatici bob- 
biesi, dal Galbiate dal Merula dal Parrasio; l'unico di 32 fa- 
vole di Fedro dal Perotto; l'unico del commento pseudopro- 
biano a Giovenale da Giorgio Valla; l'unico dell'Epistolario 
tra Plinio e Traiano da fra Giocondo; l'unico di Velleio Pa- 
tercolo da Beato Eenano; l'unico dei libri XLI-XLV di Livio 
dal Grynaeus. 

Grave e imminente rovina sovrastava dunque ai codici la- 
tini, alla quale furono sottratti dagli umanisti. E altrettanto 
grave e imminente era la rovina minacciata ai codici greci. 
L'invasione turca s'avanzava irresistibile contro il territorio 
dell'impero greco d' Oriente, che tanti monumenti conservava 
dell'antica letteratura ellenica, e cresceva ogni giorno più il 
pericolo che venissero miseramente dispersi. Fu arcano pre- 
sentimento quello che mosse il Petrarca a procacciarsi autori 
greci, i quali egli non sapeva leggere, arcano presentimento 
quello che trasse i Fiorentini a condurre a insegnar greco 
Manuele Crisolora: donde si avviò un vivo commercio tra 
gl'Italiani e l'Oriente. Cosi i nostri umanisti andavano a Co- 
stantinopoli ad apprendere il greco e a raccoglier codici ; cosi 
i Greci per emulazione cominciarono a prendere amore agli 
studi e alle investigazioni, in modo che quando nel 1453 Co- 
stantinopoli soccombette fatalmente alla Mezzaluna, i profughi 
greci a frotte accorsero in Italia, dove erano sicuri di trovare 



RIEPILOGO E CONCLUSIONE 213 

vitto protezione e anche onori, purché portassero seco mano- 
scritti facessero servizio di amanuensi. 

A tempo perciò sorse la passione delle ricerche dei testi 
latini, la quale educò gli spiriti a prevenire la ruina dei testi 
greci prima della catastrofe turca e ad attenuarne i tristi 
effetti dopo che essa era scoppiata. E a tempo la stampa si 
sostituì all'opera degli amanuensi nel propagare e conservare 
quei tesori.^ Fu, ripetiamo, veramente solenne il momento. La 
cultura antica ci fu tramandata dai monaci d' Oriente e d' Oc- 
cidente: gloria e riconoscenza a loro. Ma l'averla preservata 
dalla perdizione è merito tutto degli umanisti italiani, coadiuvati 
fraternamente ed efficacemente in Europa dai tedeschi e dai 
francesi, in Oriente dai greci. Se non sempre il codice entrò o 
sarà entrato in loro possesso per vie lecite, i posteri li hanno 
ampiamente assolti : chi oggi rimprovererà al Boccaccio d'aver 
rubato a Monte Cassino il Be lingua latina di Varrone e il 
Med. II di Tacito ? e papa Leone X non sanzionò la sottra- 
zione al monastero di Korvei di un altro codice di Tacito, il 
Med. I? E se non sempre la cultura classica fece o farà bene, 
la somma del bene ch'ella produsse o produrrà fu e sarà 
d'assai superiore alla somma del male; e a coloro che l'hanno 
risuscitata e salvata con l'intuito consapevole^ che precorre 
i secoli con l'inconsapevolezza di chi fa ciò che gli altri 
fanno, con l'opera geniale e clamorosa dello scopritore o con 
la modesta e spesso ignorata fatica dell'amanuense: a tutti 
coloro gloria e riconoscenza eterna. 

^ Le ' editiones principes ' oltre che come mezzi di divulgazione, vanno 
considerate come veri codici, perché un codice o emendato o inemendato 
riproducevano i primi editori ; molte di esse poi sono condotte su mano- 
scritti di grandissimo pregio, ora perduti, e talune ci rappresentano l'unica 
fonte del testo. Informata a questi criteri un' indagine larga e profonda 
sulle edit. pr. renderebbe servigi inestimabili alla filologia classica. 

^ Si veda com'è mirabilmente espresso quest'intuito nel passo succitato 
del Pastrengo p. 6 n. 21, e in quello del Bessarione p. 67 n. 146: e il Pastrengo 
scriveva nei primi albori dell'umanismo, il Bessarione nel suo pieno meriggio. 



GIUNTE 



p. 1, n. 3. I più recenti tentativi di identificare la persona dello scri- 
vano Francesco sono esposti da K. Ellis Catullus in the XIV century, 
London-Oxford 1905, 3-5. Ivi stesso 6-23 sono ricercate le citazioni e le re- 
miniscenze catulliane nei Flores dell'anonimo Veronese, in Geremia da Mon- 
tagnone, nel Mussato, nel Pastrengo e nel Petrarca. 

p. 4, n. 11. Eaccofflltore fu anche ' Petrus de Saco de Verona, rector 
Montis Giscardi, Parisius coniniorans ' ; da lui comperò nel 1422 e 1423 un- 
dici codici (iiov;uini La Masse, priore del convt-nto di S. Vittore in Parigi; 
cfr. L. Dki.islk Le cabinet des ms., Il 217. 

)). 6, n. 18. li mio dubbio sul testo di Gennadio adoperato dal Pastrengo 
è felicemente risolto quando si sappia che nel cod. Capitolare XXII (20) alla 
vita gennadiana di .S. Agostino il copista ha fatto seguire il catalogo delle 
opere del sommo Padre composto da S. Possidio (E. Chatelain in Revue 
des hihliothèques XII, 1902, 2-3, dove è determinata l'età del codice tra gli 
anni 514 e 519). Indi la certezza assoluta che il Pastrengo ebbe tra mano 
questo codice. 

p. 7, n. 23. Uno dei codici donati da Pacifico alla Capitolare è ora il 
Paris, lat. 1924 sec. ix, L. Delislk Le cabinet des ms.^ II 423-424. 

p. 10, 11. 40, Le Epistole di Gelasius, De vitanda Achatii communione, 
nominate dal Pastrengo (f. ?Av '•Gelasius... Item ad eosdem Orientis episcopos 
de vitanda Achatii communione '), esistono solo nel cod. della Capitolare 
(S. Maffei Verona illustrata, Verona 1731, II 116-117); e questa è un'altra 
prova sicura che egli maneggiava i codici di quella biblioteca, alla quale 
saranno appartenute le molte opere di Gelasio che egli aggiunge all'elenco 
di S. Girolamo {De viris ili. e. 94). È da augurare che qualcuno confronti 
le notizie e le citazioni del Pastrengo coi codici ancora esistenti nella Capi- 
tolare e ne tragga deduzioni su quelli che essa una volta dovette possedere. 

p. 15, n. 78. Ho esaminato il cod. Vallicellano della Concordia cano- 
num di Cresconio (segnato tomo XVIII, sec. x), al cui f. 136 v si legge : ' Hec 
sunt que in hoc codice habentur. I Concordia canonum a cresconio africano 
episcopo digesta, sub capitulis trecentis. Iste nimirum cresconius. bella et 
victorias. quas iohannis des (sic) patricius apud africani de saracenis gessit. 
exametris versibus descripsit. sub libris '. 

p. 16, n. 80. Il lungo articolo su Aristotele, che manca nell' edizione 
del libro del Pastrengo e si legge invece nel cod. Vatic. 5271 f. 2v-ò, co- 
mincia cosi : ' Aristotilles philosophus Nichomachi medici fllius et Fescie, 



216 GIUNTE 

gente trox (= trax), patria stragorita Olimpo proxima, Socratis primo, deinde 
Platonis discipulus, Alexandri vero magni preceptor, vir ingenii prestantissimi 
et divine prope scientie multa fecundissimi pectoris sui monumenta dereli- 
quit, e quibus aliqua que legi et aliqua que ex aliorum collegi scriptis adii- 
ciam '. Nelle parole que legi e que collegi si rivela nuovamente 1' onestà 
letteraria del Pastrengo. 

p. 17, lin. 11. Il cod. Vatic. 3864, più che al sec. x, appartiene al ix-x 
(Haxjler in Wiener Studien XVII, 1895, 125) e non contiene i Bella, ma le 
orazioni estratte da essi. Lo stesso codice contiene inoltre le due Suasoriae, 
delle quali è fonte unica, ad Caesarem senem de re publica, 1' una in forma 
di orazione, l'altra dì lettera. Il titolo di Bella per le due monografie sal- 
lustiane occorre non di rado anche nei codici recenti dei sec. xiv e xv. 

p. 18, n, 90. La fonte della notizia è Cicerone stesso, che nel De divin. 
II 4 scrive : ' ita tres erunt de oratore, quartus Brutus, quintus Orator '. 
Il passo che riguarda Simonide è anche nei codici mutili. 

p. 28, n. 24. Il Petrarca stesso confessava che gli studi sacri gli erano 
estranei e appropriandosi una frase di Seneca (Epist. 2, 6) diceva che egli 
entrava nel loro campo come esploratore ; infatti nel cod. Paris, lat. 2201 
in capo a un elenco di libri suoi : Libri mei peculiares, scrisse : ' ad reli- 
gionem non transfuga sed explorator transire soleo ' (cfr. L. Delisle in No- 
tices et extraits XXXV, ii p. 406-407). 

p. 29. Il libro degli Spectacula ci pervenne in estratto per mezzo di 
tre florilegi : H (cod. Vindobon. 277), I(Thuaneus, Paris, lat. 8071), B (cod. 
Voss. 86 di Leida), i quali uscirono alla luce dopo il sec. xv. Il sec. xv in- 
vece ebbe conoscenza degli Spectac. per altra via, cioè da un esemplare 
' vetustìssimus ', scoperto nel sec. xiv, che chiameremo K. Questo archetipo 
conteneva gli Epigrammi di Marziale preceduti dagli Spectac. Infatti il co- 
dice 2221 dell' Università di Bologna desunse da esso nel sec. xiv i 28 Specta- 
cula (ora s' è perduto il primo foglio con gli Spect. I-VII 9), attestando 
che provenivano da un Marziale : ' Hii versus in quodam vetustissimo Mar- 
tiali invenitur qui ab aliis deerant ' (Gòtz e Lowe in Leipziger Studien I 
366, dove erroneamente è detto che il codice comprende Spect. VII 10-XVIII, 
in luogo di VII 10-XXVIII). K fu noto anche al Boccaccio ; e se egli lo 
trascrisse integralmente, noi siamo informati che in quello agli Spectac. se- 
guivano i primi nove libri e porzione del X (il penultimo foglio terminava 
a X, 36, 4). Abbiamo notizia di una terza copia di K tratta nel sec. xiv, 
quella che io identifico con Vantiquus codex citato dallo scoliasta del Mar- 
ziale Ambros. B 131 sup. della seconda metà del sec. xv (cfr. E. S. Spogli 
Ambrosiani 331, 335). Scegliamo alcune di queste citazioni : allo Spectac. 
XIX: ' In antiquo codice non erat hoc epigramma ' (l'epigramma invece è 
nel cod. Bonon. 2221) ; allo Spectac. XXI Myrinum : ' in antiquo codice erat 
Munus' (il cod. Bonon. ha mirinum); a\V Epigr. I 78, 8 nobiliare rogo: 
' antiquus codex habet nobiliore via'; aìVEpigr. VIII, praef. : ' hec epi- 
stola in antiquo codice non erat '. Donde ricaviamo che Vantiquus codex 
si estendeva almeno fino al librò Vili e che era differente dal cod. Bonon. 
Dobbiamo inoltre escludere che fosse lo stesso K, poiché questo aveva lo 
Spectac. XIX, come vediamo dal Bonon. e dagli altri numerosi apografi ; 
del resto nulla di strano che alla fine del sec. xv fosse chiamato antiquus 
un codice del xiv. Se poi K recasse soli i 28 Spectac. o avesse perduta una 



GIUNTE 217 

parte della collezione per caduta di qualche foglio, è questione che non si 
può risolvere. — \V. M. Lindsay annunzia (in Deutsche Literaturzeitung, 
1905, 89) d' aver trovato nella badia di Westminster un altro apografo dei 
28 Spectac, aggiunti in fine al libro XIV degli Epigr. ; il codice è scritto 
in Inghilterra, ma non dice di che età sia. 

p. 35, n. 63. Nicola Beccari era ferrarese. Vedi ora F. Novati Attra- 
verso il medio evo, Bari 1905, 270; 306. 

p. 38. Nel cod. Vatic. 1675, sec. xiii, 1 f. 4-5 riportano una notizia 
anonima delle opere di Vergilio, dove leggiamo ciò che segue riguardo a 
Cornificio e all'interpretazione allegorica che gli si riferisce : ' In hac prima 
egloga semetipsum Virgilius narrat in personis duorum pastorum, qui iuxta 
Mantuara fuerunt et qui steterunt exules, et postea unus receptus est in he- 
reditatem suam, idest Titirus, et alter queritur vitam suam, idest Melibeus ; 
et ipsemet Virgilius continetur in bis duabus personis duorum pastorum. Sed 
mendosi dicunt poetam malum Augusti, idest Cornificium, in persona Melibei 
contineri ; sed nec vere dicunt (dicat cod.) quia contradicit ista egloga po- 
stea, sed ipsemet Virgilius colloquitur in persona duorum pastorum, histrio- 
num more qui cautant cantica controversiae '. Il codice contiene inoltre : 
f. 1 «-2 V Virgilii vita edita a Donato (fino a pascua rura duces, p. 63, 8, 
Keifferscheid) ; f. 3 ' Temporibus laetis '; ' Ergone supremis ' ; f. Sv-i Sunto 
in prosa delle Egloghe ; f. 5-6 Expositio Sergii [sic) grammatici in libro 
bucolicorum (l'introduzione di Servio alla Bucol.); f. 6v-l Introduzione a un 
commento all' Eneide ; f . 7 v sino alla fine le tre opere di Vergilio. 

p. 52, n. 66. I due codici Urbinati portano i numeri gr. 32 e gr. 39. 
L'Urbin. gr. 97 (Plutarco Vitae e Moralia) ha sul f. di guardia: ' Liber 
(una linea rasa) domini Leonardi de Arretio die xviii martii 1457 ' {Cod. 
Urbinat. gr. bibl. Vatic. ed. C. Stornajolo, Roma 1895, 149) ; forse era : ' Li- 
ber transcriptus ex exemplari domini ' etc. 

p. 54, n. 78. Il cod. Vatic. Ottobon. gr. 3 (S. Gregorio Nazianz.) fu del 
Niccoli. 

p. 57. Per Niccolò V cercò codici greci anche 1' Aurispa. Infatti cosi 
scrive nella prefazione della traduzione di lerocle a lui dedicata : ' Quippe 
qui per diversos nuntios per diversas mundi partes ad libros perquirendos 

tam graecos quam latinos tua impensa misisti. Ego vero quum Vene- 

tiis essem tuo iussu libros aliquot graecos emi, inter quos reperi Hieroclem 
super versibus Pythagorae aureis appellatis ' (Dieta pretiosa sive loci com- 
munes, Venetiis 1552, parte II, f. 1 v). — Ih. n. 89. A Dresda è un Marziano 
Capella con le armi di Martino V (Cod. Palai, lat. biblioth. Vatic. ree. H. 
Stevenson iun., Romae 1886, I, CVII). 

p. 58, n. 100. Il nome intero di Niccolò Regino è Nicolaus de Deoprepio 
de Regio (F. Lo Parco Petrarca e Barlaam, Reggio-Calabria 1905, 28-29; 96). 

p. 59, n. 103. Nella descrizione del cod. platonico del Petrarca si pun- 
teggi cosi : ' Disputatio Socratis cum Clitophonte. Politie. Timeus Platonis. 
Chritias Platonis. De lege (o Minos). Leges Platonis. Phedrus Platonis. De- 
modochus. De Consilio ' (o Sisyphus). Perciò 9 dialoghi in 29 libri (cfr. La 
Cultura XXIV, 1905, 120). 

p. 62, n. 118. Due altri codici greci posseduti da Palla sono: il Vatic. 
Ottobon. gr. 22 (Rrmogene) e il Vatic. Urbin. gr. 26 (Augustini De trini t. 
tradotto dal Planude). 



218 GIUNTE 

p. 65, n. 135. Su Paolo II collezionista vedi E. Mììntz Les arts à la 
cour des papes, Paris 1879, II 128-159. 

p. 68, n. 151. Altri codici greci appartenuti al Bessarione sono: il Vatic. 
Ottobon. gr. 10 (G. Grlsostomo) e il Vatic. Urbin. gr. 137 (Iliade; il Bessarione 
poi la regalò a Oddantonio di Montefeltro con sei esametri greci di dedica, 
tradotti in altrettanti latini dal Perotto, Cod. Drbinat.gr. bibl. Vatic. 256). 

p. 68, n. 152. Il cod. Vatic. Ottobon. gr. 103 (Posthom. di Quinto) è di 
mano di Costantino Lascari (Cod. ms. Ottobon. bibl. Vatic. ree. Feron et 
Battaglini, Eomae 1893, 62). 

p. 89, n. 19; p. 90, n. 22. Notizie precise sulla storia della biblioteca 
di Nonantola comunicò I. Giorgi in Rivista delle biblioteche VI 54-60. Vi 
è pubblicato (59-60) diplomaticamente l'inventario del 1166, dove leg- 
giamo : ' Lactancium volumen uno '. Ai tre codici nonantolani, posseduti 
ora dalla bibl. Universitaria di Bologna (num. 1576, 1605, 2248, p. 58) bi- 
sogna aggiungere il Lattanzio famoso. Circa altri 40 codici di Nonantola 
sono oggi nella Vitt. Em. di Roma tra il fondo Sessoriano (p. 54). 

p. 100, n. 59. Correggi ' 50-59 ' in ' 50-60 ' ; e ' 246-367 ' in ' 246-287 '. 
Alcuni dei codici mutili hanno nel lib. II tre passi in più, §§ 13-19; 50-60; 
245- 287, i quali sembrano venuti alla luce a Firenze nel principio del sec. xv; 
uno dei primi a impadronirsene fu Gasparino Barzizza; il cod. Ambros. E 
127 sup. sec. XV allestito sotto la sua direzione li riporta tutti tre alla fine 
col titolo di Additiones (R. S. in liivista di filolog. XVI 101-106 ; in Mu- 
seo ital. di antichità class. III 338-339). 

p. 121. I codici del Pizzolpasso sono 66, perché fu suo anche l'Ambros. 
B 55 inf. (Vite di Santi). 

p. 150, n. 44. Appartenne a Giovanni di Cosimo de' Medici anche il cod, 
Paris. lat. 6376 (Seneca Beclamationes) del 1457, cfr. L, Delisle Le ca- 
binet des ms. Il 383. 

p. 187. Tra i raccoglitori veneziani merita esser ricordato Girolamo Dal 
Molin, il quale prestava liberalmente e largamente i suoi codici. Il suo re- 
gistro dei prestiti va dal 1450 al 1468. Pochi sono gli autori classici : Ci- 
cerone De off., De amie, De sen., Ovidio Metam., Varrone L. L., Festo 
e un commento alle Egloghe di Vergilio (B. Cecchetti in N. Archivio Ve- 
neto, 1886, XXXII, I, 161-168). 



Continuazione e fine del Gap. I (p. 20). * 

Come Verona, cosi Padova produsse nel medesimo periodo, che corre 
dalla seconda metà del sec. xm alla prima del xiv, un manipolo di pre- 
cursori del nuovo movimento. Tre di essi, cultori della poesia e dell' an- 
tichità, furono anche stretti da vincoli d' amicizia : Levato (m. 1309), Bo- 
vatino (m. 1301) e, il più grande dei tre, Albertino Mussato (1261-1329). 
Contemporaneo di quest'ultimo e parimente padovano, il giudice Geremia 
da Montagnone merita di essere particolarmente considerato per il Com- 
pendium moralium notabilium da lui composto nei primi anni del Tre- 

* Quelito § era destinato al cap. XI (\>. 184) accanto al Polenton, ma ruputo più oppor- 
tuno annetterlo al cap. I. 



GEREMIA DA MONTAGNONE 219 

cento. 1 Quest' opera è divisa in varie sezioni e ciascuna sezione raccoglie 
sotto speciali categorie le sentenze morali desunte dagli scrittori dell'an- 
tichità e del medioevo, dei quali il proemio presenta l'elenco cronologico. 
Noi ci occuperemo solo degli antichi e innanzi tutto dei greci tradotti. Di 
Aristotele, Geremia conosce tutte le opere che si avevano nelle versioni si 
di Boezio che medievali ; e ciò non fa meraviglia, chi pensi la popolarità 
goduta dal sommo filosofo greco nei sec. xiii e xiv. Più importante è sapere 
che Geremia possedeva tre dialoghi di Platone tradotti : il Timeo, per cura 
di Calcidio, il Menone e il Fedrone (cosi egli lo chiama), per cura del ca- 
labrese Enrico Aristippo, del sec. xii. * Cita Teofrasto come autore dell'aw- 
reolus tractatus de nuptiis (f. 38 v etc.) ; e con esso s'intende queir opu- 
sculo trasmessoci da S. Girolamo adv. lovin. I 47, che tra gli autori del 
medio evo ebbe molta diffusione. 3 Accenno appena a Proclo e a Tolomeo < 
e richiamo 1' attenzione sulla Cronica de nugis philosophorum, ^ la quale 
non era se non un compendio latino di Diogene Laerzio, adoperato anche 
dal Burley nel De vita et moribus philosophormn. ^ Da ultimo ricordo Iso- 
crates in exhortationibus, come lo denomina Geremia, vale a dire la Pare- 
nesi ad Demonicum dello ps. Isocrate, tradotta nel medio evo e adoperata 
essa pure dal Burley (p. 100, Knust) col titolo di Liber exhortacionum ; 
senonché le citazioni di Geremia sono assai più numerose. ^ 

Passando agli autori latini consultati da Geremia, tra i prosatori egli 
conosce Sallustio, Valerio Massimo, la N. H. di Plinio, Frontino Strateg., 
Vegezio De remil., Macrobio Saturn. e il commento al Somnium, Vlnsti- 
tutio di Prisciano (tutti i 18 libri, f. 43 v), Palladio, il Mythologiarum di 

1 Si trova manoscritto, R. Ellis Catullus in the XIV century, London 1905, 7, 9 (ai 
ms. qui segnati si aggiunga l'Ambros. P 117 sup. cart. sec. xv f. 37-143, con la sottoscri- 
zione : ♦ Scribi inceptum die VII oetobris MCCCCXVIIII et finitum die XXVI novembris. 
laeobus etc. ») e stampato : Oompendiiim moralìmn notahilium compositum per Hieremiam 
lUDiCEM DE MONTAGSONE cìvevi pailuanum. Venctiis ìmpressum anno MDV. Adopero l'esem- 
plare dell' Angelica di Roma a. 6. 7. Geremia era giudice nel 1318, come risulta da questa 
sua nota autografa : ' Mill. trec. decimo octavo. Ego leremias iud. de Montagnone ga- 
staldio colegii iudicum civitatis Pad. scripxi ' (A. Gloria Monumenti della Università di 
Padova, Padova 1888, II 11; il suo ufficio era ad Cervum, ihid.). L'ultima menzione del 
suo nome è nella matricola del 1321 (Ellis p. 8). Non può avere scritto il Compendium che 
dopo il 1295 (V. Rose in Hermes I, 1866, 372-373): lo coUocliiamo perciò nei primissimi 
anni del sec. xiv. 

'^ Plato in Fedrone f. \0v; 11 etc. ; Plato in Timeo f. 11 ; 38?^ etc. ; Plato in Menone 
f. 15 y ; 17 etc. Per Enrico basterà vedere V. Rose in Hermes I, 1866, 376-389, e F. Lo 
Parco Petrarca e Barlaam, Reggio Calabria 1905, 58, 88. 

3 Cfr. L. Valmaggi Lo spiritx) antifemminile nel medio evo, Torino 1890, 7-8. 

4 Di Proclo Diadoco, fllos. platonico, il medio evo conobbe V Elementatio theologica e VEle- 
mentatio philosophica (sono p. e. nel cod. Paris, lat. 6287 sec. xv). Molte opere di Tolomeo 
furono noie nel medio evo, vedine il catalogo nel Pastrenqo De ori^èn. f. 55 k Ptol'emeus. 

5 f. 17 ; 19 ; 24 y ; 29 ; 31 etc. 

6 II compendio col titolo Tractatus de dictis philosophorum fu molto diffuso nel medio 
evo sino almeno dal sec. x ; verso la metà poi del sec. xii Diogene Laerzio venne in parte 
tradotto, sembra da Enrico Aristippo : e anche di questa traduzione si servi il Burley, cfr. 
A. Reikferscheid in Rhein. Mus. XVI, 1861, 12-26, e V. Rose in Hermes I, 1866, 367, 
372, 387-396. 

7 Non sappiamo da chi e in che tempo sia stata tradotta ; ma Giovanni di Salisbury 
nel 1159, l'anno in cui scriveva il Policraticus, non la conosceva ancora. La cita anche il 
Pastrengo De originibus f. 38 : ' Isockates... scripsit et exhortationem (= -num) librum 
multa utUia et placida (:= -cita) contiuentem '. Per maggiori informazioni vedi R. S. in 
Rendiconti del r. Istituto Lombardo di sc'enze e lettere XXXVIII, 1905, 674, dove sono tra- 
scritti e ordinati i vari frammenti della Parenesi trasmessici da Geremia e dal Burley. 



220 GEREMIA DA MONTAGNONE 

Fulgenzio, il Digestum e gli altri testi giuridici. Ha a mano tutte le opere 
dei due Seneca padre e figlio, eh' egli confonde al par dei suoi contempo- 
ranei in una persona sola, delle tragedie anche VOctavia e dei libri apo- 
crifi i Proverbia (Publilio), il De moribus, il De remediis fori, e le P3pistole 
a S. Paolo. Quintiliano gli è noto solo come autore delle Declamazioni mag- 
giori. Adopera molte opere di Cicerone : delle rettoriche il De invent. e la 
pseudocicer. Rhet. ad Her. (divisa in sei libri) e il De orai, (mutilo); i delle 
filosofiche il De nat. deor., le Tuscul., il De divin., il De fin., i Farad., 
il De legib., il De off., la Topica, il De senect., De amie., De fato, il Ti- 
maeus e V Hortensius (= Acad. pr.) ; delle orazioni le tre Cesariane, le 
quattro Catilinarie, le Filippiche, ^ una delle quattro post reditum {Congra- 
tulatio sui ad senatum) e le due invettive tra Sallustio e Cicerone. 3 

Dei poeti aveva in pratica quelli che già avvertimmo (p. 11-12) essere 
stati allora di uso comune: Terenzio, Vergilio, * tutt' Orazio, tutt' Ovidio, ^ 
Persio, Lucano, Stazio {Theb. e Ach.), Giovenale, Aviano e Claudiano ; ^ 
s' aggiunga Massimiano, popolare nel medio evo, ma sfuggito p. es. al Pa- 
strengo e di poi al Petrarca. Dei nuovi autori scoperti dai Veronesi giunse 
in suo potere solamente Catullo.' Ebbe infine Marziale o meglio due Mar- 
ziali : 1' uno citato col titolo : Marcialis Cocus Epigrammaton, » l'altro col 
titolo : Marcialis Cocus Libro undique suscepto ; " il primo è il vero Mar- 
ziale antico, il secondo un suo imitatore inglese del sec. xi-xii, fìodfrey di 
Wincester (m. 1107), autore di un Liber proverbiorum o De moribus et vita 
instituenda. io 

1 Basterà una prova per convineerci eh' era mutilo ; f. 67 y ' TuUius de oratore lib. 1 
in fine: Malo non intelligi orationem meam quam reprehendi ' ; questo passo 
non è della fine del lib. I, ma al § 25 del II ; i codici mutili mancano della fine del lib. I 
e del principio del II e per questo Geremia non sapeva dove il II cominciasse. 

2 f. 12.5u 'TuUius phylippicorum lib. 13 et finali : Mars ipso ex acìes (sic) fortis- 
simuui quemque pign erari solet'; questa non è la XIII, ma la XIV (§ 32), perciò 
il testo di Geremia era mutilo come quello del Pastrengo, v. sopra p. 18. 

3 Tutte le opere di Cicerone note a Geremia, meno il De orat. e la Topica, sono nel 
catalogo della biblioteca d'Avignone del 137.5 circa (P. Ehkle Historia hibl. Roman, pont., 
Romae 1890, I .541) e formavano il patrimonio ciceroniano comunemente alla portata dì tutti 
prima delle scoperte del Petrarca. 

* Non cita gli opuscoli dell' Appendix Vergiliana. 

5 Compreso Vlhis e due scritti spuri : De medicamine aurium f. 95 u e De luco f. 100 eie. 

6 Non risulta (luali opere, ma pare tutto il Claudiano maggiore, p. e. f. 18 1; ' Clau- 
diu3 {sic) lib. 1: Vivitur exiguo melius...' (7n Bm/. I 215), f. 29 ' Claudianus lib. 1: 
Peragit tranquilla potestas Quod violenta nequit ' (Pan. Theod. 239-240). 

' Le sette citazioni catulliane sono state raccolte dall' Elms op. cit. 7. 

8 Le citazioni sono ai f. 18 w (= X 47, 1-7); 40 (= V lU, 8) ; 43 y (= V 10, 1-4); 48 w 
(= IV 56 ; V 52 ; V 81) ; 50 (= Vili 27) ; 50 w (= V 42, 4) ; 51 v (= I 107, 7-8) ; 89 v (= V 
19, 8 ss; V 81); 90;; (= XI 5, 3); 101 « (= V 10); 114 y (= IV 71, 4-G). 

9 Riportato spessissimo, p. e. f. 16 i> ; 20; 20 w; 21; 22 u ; 25;?; 26; 26 w ; 31; 31 y etc. 
Qualche esempio: f. 16 « 'Marcialis Cocus li. undique suscepto ea. 2 Virtus absquo 
modo nomen habet vitii. Credis opes sola» te posse, Carine, beare? Vir- 
tù» est que te sola beare potest'; f. 20 'Marciali» Cocus li. undique suscepto e. 2 
Miran» (=^mìraTÌs) quod nullus amet te, Ceciliane, Non quod amas nullum: 
dilige, carus eris. Nulli carus erat Erodinus: et sibi nullus; e. 5 'Dilige 
no» omnes ut ameris ab omnibus unus '. I versi di Godfrey furono pubblicati da 
T. Wkight in The Anglo-Latin satirical poeta of the XII eentury ; i saggi che ho ripor- 
tati sono nel voi. II, London 1872, 106; 115; 116; 117; 143. n proemio di Godfrey comin- 
cia ' Undique susceptum qui miscuit utile dulci ', donde Geremia tra'^se il suo titolo Liber 
undique susceptun. 

10 Probabilmente anche il Pastrengo conosceva j due Slarziali, v. sopra p. 8 n. 29. 



ELENCO DEGLI AUTORI ANTICHI E MEDIEVALI 



Abucara Teodoro 64. 

Acrone 131. 

ps. Acrone 94, 131-132, 137, 149, 169, 

188. 
Adamanzio Martirio 155, 158, 162, 163. 
Aegritudo Perdiccae 126. 
Aethicus 119, 134. 
Agennio Urbico 25. 
Agostino (S.) 10, 20, 27, 42, 60, 68, 

74, 75, 88, 89, 90, 94, 101, 104, 113, 

119, 121, 122, 148, 165, 215, 217. 
Agrrecio 133. 
Alberico 25. 

Alessandro Afrodiseo 57. 
Alessandro Magno 42. 
ps. Alessandro Magno 102. 
Alexandìi Magni (de) gestis 102. 
Alighieri Dante 137, 196. 
Ambrogio (S.) 10, 27, 28, 89, 90, 119, 

122, 123. 
Ammiano Marcellino 80, 81, 107, 108, 

109, 123, 124, 170, 202. 
Ammonio 45. 
ps. Anacarsi 69. 
Anacreontiche 63. 
Anthologia latina 24, 31, 33, 41, 126, 

140, 160, 165. 
Antimo 128. 

Antonini Itinerarium 113, 119, 140. 
ps. Antonino Pio 178. 
Antonio (S.) 95. 
A pi ciò 140. 

Apollonii Tyrii historia 130. 
Apollonio Discolo 47, 48, 68. 
Apollonio Pergeo 48. 
Apollonio Rodio 46, 151. 
Appiano 48, 65. 
Aproniano Rufo 168. 
Apuleio 8, 24, 26, 29, 103, 113, 117, 

139, 147, 148, 205. 



ps. Apuleio 123, 178. 

Aquila Romano 87. 

Arato 35, 45, 85, 123, 188, 203. 

Aratore 165. 

ps. Archiloco 178. 

Archimede 49. 

Aristarco 46. 

Aristide 48, 66. 

Aristide Quintiliano 60. 

Aristippo Enrico 219. 

Aristofane 45, 47, 57, 64, 65. 

Aristotele 9, 16, 45, 46, 47, 48, 53, 

54, 55, 56, 57, 59, 61, 62, 63, 64, 69, 

71, 93, 193, 201, 203, 215-216, 219. 
ps. Aristotele 69. 
Arriano 46. 
Arusiano Messio 162. 
Asconio Pediano 78, 79,91,92, 183,212. 
ps. Asconio Pediano 179. 
Aspro Emilio 123, 124, 168. 
Asterio 91. 
Atanasio 55. 
Ateneo 47, 66. 

Atilio Fortunaziano 158, 162. 
ps. Atilio Fortunaziano 162. 
Augusto 175. 
Aulularia,v. Querolus. 
Aurelio Vittore 101, 130 (Epitome), 

186. 
Ausonio 8, 24, 30, 33, 140, 144, 154, 

157, 165. 
Aviano 12, 100, 147, 165, 220. 
Babrio 164. 
Bacchio (seniore) 60. 
Balbo 25. 

Basilio (S.) 45, 52, 53, 56, 63, 91. 
Beda 133, 165. 
Bernardo (S.) 119. 
Bernardo Silvestro 41. 
ps. Beroso 178. 



222 



ELENCO DEGLI AUTORI ANTICHI E MEDIEVALI 



Bibbia 123. 

Boccaccio Giovanni 104. 

Boezio 9, 19, 42, 211. 

Breviatio fabularum Ovidii 25. 

ps. Bruto 49, 69, 130. 

Buri2:iindione 11. 

Biirlaeiis (Burley) Gualtiero 3, 6, 20, 

219. 
Caesares 101, 186. 
Caleca Manuele 49. 
Callimaco 47. 
Calpurnio Placco 142, 143. 
Calpurnio Siculo 16, 19, 22, 23, 33, 83. 
Capro 80, 133. 
Carisio 159, 162, 212. 
Cassiano Giovanni 88, 119. 
Cassiodoro 28, 42, 122, 130, 134, 187. 
Cassio Felice 129. 
Catone 8, 34, 74, 87, 152, 165, 184. 
ps. Catone (Disticha) 23, 2C3; (opera 

storica) 178. 
Catullo 1, 2, 4, 14, 16, 19, 23, 31, 120, 

148, 153, 201, 209, 212, 215, 220. • 
Celso Cornelio 65, 82, 91, 99, 103, 117, 

141, 150, 165, 205. 
ps. Celso Cornelio 99, 103. 
Cen sorino 25, 26, 74, 101, 104, 205. 
Cesare 8, 24, 26, 74, 139. 
ps. Cesare 35, 42. 
Cesio Basso 162. 
ps. Cesio Basso 162. 
Cherobosco 44. 
ps. Chione 69. 
Chronicon 119. 
Cicerone M. Tullio 19, 26-27, 30, 76, 

103, 184, 195, 216. 
Cicerone Epistole 2, 4, 7, 15, 18, 19, 

21, 27, 34, 36, 40, 72, 73, 74, 75, 76, 

82, 116, 152, 156, 170, 190, 205, 212. 
Cicerone Opere rettoriche 18, 19, 25, 

26, 36, 82, 86, 98, 100, 114, 150, 212, 

218, 220. 
Cicerone Opere filosofiche 19, 26, 27, 

36, 86, 87, 98, 102, 104-105, 110, 

111, 117, 127, 130, 153, 185, 2a2, 

2a5, 218, 220. 
Cicerone Orazioni 18, 27, 33, 73, 75, 

76, 77, 78, 81, 82, 84, 87, 98, 108, 

111, 127, 138, 173, 183, 186, 187, 

212, 220. 
Cicerone Poesie 149. 
ps. Cicerone in Catilinam 127; ad- 

versus Valerium 173. 
ps. Cicerone JJiff'er. et Synonyma 35, 

106, 112, 185. 



ps. Cicerone De virtutibus 127, 128 ; 

De re ìnilitari 185; De gramma- 
tica 185. 
ps. Cicerone Mhet. adHerenn. 18, 26, 

33, 220. 
Cicerone Q. 128. 
Gino da Pistoia 5. 
Cipriano (S.) 10, 27, 88, 89, 95, 111, 

119, 122. 
Cirillo Alessandrino 63, 122. 
Ciris 32, 33. 
Claudiano 12, 24, 34, 36, 37, 68, 143, 

165, 187, 220. 
Cleopatra 103. 
Colluto 59, 68. 
Columella 16, 26, 29, 74, 82, 87, 150, 

151, 170, 206. 
Comestore (il) Pietro 120. 
Commentarioli notarum 82. 
Comoedia antiqua 74. 
Computus 160. 
Concilia 55, 94, 95. 
Consolatio ad Liviani 125, 126, 180. 
Constantino (de) et Helena 130. 
Constantinopolitanae urbis descrip- 

tio 119. 
Consulto, V. Fortunaziano. 
Cornelio Nepote 13, 95, 186. 
Cornificio 38, 39, 217. 
Cornuto 130. 
ps. Cornuto 131, l;-i7, 139, 149, 169, 

176. 
Cresconio (vescovo) 15, 215. 
Cresconio Corippo 2, 15, 16, 23, 35, 

122. 
Cronica de nugis philosophorum 

219. 
Culex 24, 31, 32, 41. 
Curzio Rufo 12, 24, 111, 165. 
ps. Curzio Rufo 176. 
Damaso 9. 
Darete 13, 24. 
Demostene 44, 47, 50, 51, 53, 54, 57, 

137. 
Desiderio 88, 89. 
ps. Desiderio 178. 
Dicuil 119. 

Difjt'erentiae 135, 162. 
Digestum 6, 7, 13, 169, 220. 
Dimensuratio provinciarum 120. 
Diodoro Siculo 47, 48, 61, 65, 70. 
Diogene Laerzio 46, 48, 49, 63, 64, 219. 
Diomede 8, 112. 
Dione Cassio 45, 46, 48, 65. 
Dione il Grisostomo 48. 



ELENCO DEGLI AUTORI ANTICHI E MEDIEVALI 



223 



Dionigi d'Alicarnasso G5. 

Dionigi Areopagita 55. 

Dionisio Periegeta 45, 102. 

Dioscoride 50, 69, 129. 

Dirae 31, 32, 33, 41. 

Ditti 13, 24, 81. 

Donato Elio 14, 19, 24, 25, 26, 34, 37, 

38, 39, 113, 116, 121, 123, 132, 137, 

155, 177, 186, 189, 202, 203. 217. 
Donato Tiberio Claudio 132, 169, 170, 

194-195, 206. 
Donaziano 162. 
Dositeo 134. 
Draconzio 2, 19, 112, 113, 146, 155, 

159, 160, 161. 
Kfestione 47. 
Egesippo 11, 138. 
Eliano 48, 64. 
Eliodoro 44. 
Eliogabalo 173. 
Ennodio 122. 
Epigrafi 82. 

Epistolae ponti ficum (Decretales) 91. 
Epistolografi 48, 49, 69. 
Epitome (liviana) 164, 
Ermeros Claudio 129. 
Erinogene 48, 87, 217. 
Erodiano 46, 48. 
Erodoto 47, 48, 49, 63, 69, 138. 
ps. Erodoto 60, 63. 
Eschilo 46, 48, 54, 57, 70. 
Eschine 48, 53, 66. 
Esiodo 45, 48, 53, 57, 63, 64. 
Esopo 49, 63, 203. 
Essuperanzio fìiulio 121, 148. 
Etymologicum magmi m 48. 
Eugenio di Toledo 113. 
Euripide 46, 63, 64, 69. 
ps. Euripide 69. 
Eusebio 6, 44, 82, 122. 
Eutiche 81, 162, 163. 
Eutropio 12, 24. 
Evangeliario 120. 
Evangelus 38, 39. 
Evax 20, 21. 

Expositiones voeabulorum 118. 
ps. Fabio Pittore 178. 
Facondo 10, 94. 
ps. Falaride 69. 
ps. Faone 176. 
Fedro 147, 212. 
ps. Fenestella 177. 
Feste Pompeo 80, 103, 13], 135, 143, 

145, 154, 170, 206, 218. 
Filargirio 39, 139, 156, 165. 



Filone 48. 

ps. Filone 178. 

Filopono 48. 

Filostruto 48, 63. 

Finnico Materno 8, 25, 26, 85, 94, 

145. 
Flores (del cod. Capitolare di Verona) 

2, 3, 7, 8, 16, 19, 21, 22, 113, 197. 
Floro 12, 16, 24, 37, 113. 
Foca 133. 
ps. Foca 133, 134. 
Focilide 46. 
Fortunaziano Chirio 101, 102, 104, 

116, 130, 186. 
Fragmentum Arati, v. fìermanico. 
Francesco (S.) patriarca 125. 
Frontino Giulio 14, 25, 31, 73, 85, 88, 

101, 104, 108, 109, 113, 150, 184, 

207, 219. 
ps. Frontino 128. 
ps. Frontone 158, 162. 
Fulgenzio mitografo 9. 25, 31, 83, 41, 

130, 135, 220. 
Fulgenzio vescovo 9, 211. 
Galeno 19, 63, 64, 69, 71, 112, 117, 

118. 
Gallo 179. 
ps. Gallo 179, 181. 
Gelasio 10, 215. 
Gelilo 6, 8, 13, 19, 20, 25, 36, 42, 74, 

82, 92, 97, 111, 121, 128, 138, 205. 
Geneciae 103. 
Genuadio 6, 9, 10, 20, 215. 
Germanico 35, 85, 149, 188, 203. 
Giovanni Damasceno 11. 
Giovanni di Salisbury 6, 20, 104,219. 
Giovenale 8, 11, 23, 105, 149, 150, 152, 

153, 167, 169, 201, 212, 220. 
Girolamo (S.) 6, 8, 9, 11, 14, 19, 20, 

27-28, 85, 88, 89, 90, 93, 107, 119, 

122, 215, 219. 
ps. Girolamo 120, 134 (v. Aethicus). 
Giuliano 60. 
Giulio Capitolino 3, 21. 
Giulio Celso 8. 
Giulio Paolo 117. 
Giuseppe Flavio 11, 28, 55, 61, 88, 

138, 184. 
Giustino 9, 24, 31, 138, 139. 
Glosa de partibus orationis 163. 
Glossari 53, 110, 112, 121, 138, 162, 

211. 
Godfrey di Wincester 220. 
Gradibus (de) cognationum 119. 
Grammatici 45, 53. 



224 



ELENCO DEGLI AUTOEI ANTICHI E MEDIEVALI 



Grazio 140, 165, 212. 

Gregorio (S.) Magno 7, 89, 119. 

Gregorio Nazianzeno 47, 53, 54, 56, 

57, 63, 217, 
Gregorio Nisseno 11, 55. 
Gregorio di Tours 10. 
Crisostomo (il) Giovanni 47, 49, 54, 

55, 56, 58, 62, 66, 76, 218. 
Cromatici 25, 26, 42, 150, 151, 156, 

159, 160, 170. 
Guglielnio di Blois 41. 
Herhis {de) 117. 
Hermandus (Helm-) 9. 
Hermas 91. 

Hermes Trismegistos 50, 69. 
Hevenior 7. 
Historia Augusta 2, 3, 15, 16, 21, 

22, 25, 26, 36, 147, 153, 173. 
Historia tripertita 186, 187. 
lanua 137. 
lerocle 217. 
Igino 20, 155. 
Ignazio (S.) 89, 91. 
Ilario di Poitiers 89, 91, 119. 
Ilias latina 24, 165. 
Inni omerici 47. 
losepli Anglicus 13. 
Ippocrate 19, 45, 47, 49, 69, 71, 112, 

118. 
ps. Ippocrate 69. 
Ireneo 91, 107. 
Isaac Siro 57, 93. 
Isidoro 6, 9, 28, 104, 122, 211. 
ps. Isidoro 135. 
Isocrate 48, 53, 63, 219. 
lulius Obsequens 171. 
Lampridio (Elio) 21. 
Lattanzio Firmiano 27, 73, 79, 88, 

90, 91, 116, 117, 118, 119, 122, 205, 

218. 
ps. Lattanzio 125. 
Lattanzio Placido 25, 28, 29, 33, 134, 

135, 170, 185. 
Laus Pisonis 17, 23. 
Legenda S. Benedicti 89. 
Leone (S.) 107, 119. 
ps. Lepido 177. 
Lessici, V. Glossari. 
Lex romana Visigothorum 117. 
Libanio 48, 64, 66, 87. 
Liberio 125. 
Licofrone 64. 
ps. Lino 178. 
Lisia 48, 62. 
Livio 5, 6, 12, 25, 86, 75, 103, 107, 



108, 116, 139, 151, 164, 165, 171, 

175, 183, 184, 211, 212. 
Lucano 11, 17, 23, 25, 39, 40, 138, 163, 

165, 200, 203, 220. 
Luciano 49, 64, 66. 
Lncrezio 80, 82. 
Lydia 41. 
Macrobio 6, 13, 16, 24, 89, 74, 101, 

102, 104, 152, 163, 195, 219. 
Maecenatem (in) Elegiae 140, 142. 
Mallio Teodoro 133. 
ps. Manetone 178. 
Manilio (o Manlio) 80, 113, 146, 154, 

169, 170. 
Marbod 20, 21. 
Marcello Empirico 99. 
ps. Mario Rustico 179, 180. 
Martino di Braga 128, 185. 
Marziale 8, 29, 33, 73, lOO, 101, 103, 

104, 138, 140, 143, 147, 152, 154, 

157, 165, 197, 201, 216-217, 220. 
ps. Marziale 220. 
Marziano Capella 14, 24, 139, 144, 

152, 217. 
Massimiano 24, 35, 179, 181, 220. 
Massimo Ti rio 64. 
Maximinus 133. 
Mensibus (de) 126. 
ps. Messalla 178. 
Metafraste (il) Simone 47. 
ps. Metastene 178. 
Metrorius 162, 163. 
ps Mirsilo 178. ■ 

Montibus (de) portis.... Botnae 119. 
Moretum 11, 31, 33. 
Moscopulo 63. 
Musa Antonio 147. 
Muscione 103. 

Nemesiano 16, 33, 140, 143, 165. 
Nicandro 63. 

Niccolò Alessandrino (Myrepso) 71. 
Nipso 25, 150. 

Nomina VII montium 163. 
Nonio Marcello 8, 25, 26, 36, 73, 83, 

198. 
Nonno 48. 

Notitia dignilatum 119, 206. 
Notitia Galliarum 74, 119. 
ps. Octavius Oratianus 129. 
Oldrado da Ponte 4, 5. 
Omero 22, 43, 44, 45, 46, 48, 52, 53, 

59, 60, 62, 63, 67, 69, 138, 196, 218. 
ps. Omero 103. 
Oppiano 47. 
Orazio 11, 23, 74, 94, 103, 181, 187, 



ELENCO DEGLI AUTORI ANTICHI E MEDIEVALI 



225 



138, 140, 148, 149, 152, 175, 176, 184, 

188, 200, 220. 
Orestis tragoedia 140, 142. 
ps. Orfeo 47. 
Origene 57, 93, 122. 
Origo gentis romanae 186, 187. 
Orosio 9, 24, 104, 122, 211. 
Ortografia 187. 
Ovidio 8, 11, 23, 31, 33, 41, 60, 99, 

126, 140, 152, 165, 167, 170, 176, 

180, 200, 201, 218, 220. 
ps. Ovidio 11, 125, 126, 177, 220. 
Palemone 8, 148, 163. 
Palladio Rutilio 14, 25, 74, 219. 
PampMlus 24. 
Pandette, v. Digestum. 
Panegirici 116. 
Paolo (S.) 165. 
Paolo Diacono 80, 134. 
Paolo Egineta 64. 
Paolo Emilio, v. Giulio Paolo. 
Papia 98, 104, 123. 
ps. Papiriano 179. 
ps. Papi rio 178. 
Pausania 63. 
Pelagonio 156, 163. 
Pergola (Della) Paolo 69. 
Periochae (liviane) 25, 26, 37, 113. 
Persio 11, 23, 41, 131, 137, 139, 145, 

149, 151, 153, 165, 167, 168, 169, 201, 

211, 220. 
ps. Persio 176. 

Petronio Arbitro 83, 84, 86, 128. 
ps. Petronio 134. 
Philomela 126. 
Phoenix 116, 117. 
Physiognomonia 128. 
Pier (S.) Damiano 95. 
Pign? (Della) Guglielmo 34. 
Pindaro 47, 57, 63, 64. 
Placidi glossae e Placido, v. Lattan- 
zio Placido. 
Planude Massimo 60, 137, 217. 
Platone 43, 44, 47, 49, 50, 51, 52, 59, 

60, 62, 63, 69, 188, 193, 217, 219. 
ps. Platone 174. 
Plauto 8, 24, 37, 82, 103, 111, 112, 

138, 184, 187, 189, 194. 
Pìinii Physica (Medicina) 116, 117, 

118, 138, 205. 
Plinii Sinonime 117. 
Plinio il giovine 2, 3, 4, 15, 16, 19, 

26, 96, 97, 116, 128, 129, 138, 141, 

145, 164, 167, 170-171, 205, 212. 
Plinio il vecchio 3, 14, 25, 26, 36, 75, 



111, 116, 117, 118, 143, 152, 153, 170, 

184, 219. 
ps. Plinio De viris illustribus 3, 8, 

24, 138. Orationes 174. Epistola 

172. 
Plotino 63, 64, 66. 
Plozio (Mario) Sacerdote 113, 162. 
Plutarco 44, 47, 49, 50, 52, 57, 60, 61, 

62, 63, 64, 69, 76, 103, 217. 
pa. Plutarco 175. 
Polemio Silvio 74, 119. 
Polibio 48. 
Polluce 46, 47. 

Pompeo (grammatico) 34, 35, 87. 
Pompeo Trogo 9, 86. 
Pomponio Mela 14, 25, 135, 206. 
Ponderibus (de) 135. 
ps. Porcius Latro 127. 
Porfirio 51, 63, 64, 21L 
Porfirione 140, 142, 148. 
Portuniano 20. 
Possidio (S.) 215. 

Precatio teirae et herbaruin 147, 148. 
Priapea 31, 32-33, 41, 201. 
Prisciano (grammatico) 8, 14, 19, 24, 

79, 86, 87, 98, 102, 104, 123, 163, 

165, 179, 185, 203, 219. 
ps. Prisciano 133. 
Prisciano Lidio 14, 135. 
Probo 81, 121, 132, 149, 158, 159, 162. 
ps. Probo 133, 149, 161, 162, 168, 169, 

212. 
Proclo 113, 219. 
Procopio 47. 
Pronostica 111. 
Properzio 4, 8. 23, 24, 103, 139, 147, 

153, 154, 170, 201. 
Prudenzio 28, 154, 160, 161, 170. 
Psello 64. 
Publilio (Publio) Siro 2, 8, 9, 19, 113, 

220. 
Quaestiuncula inter Hadrianum et 

Epictetum 120. 
Querolus 24, 36, 74. 
Quintiliano 13, 25, 26, 36, 37, 78, 79, 

82, 99, 101, 104, 117, 138, 142, 143, 

146, 183, 195. 
ps. Quintiliano (Declamationes) 13, 

24, 138, 170, 173, 195, 220. 
Quinto 59, 68, 218. 
Rabirio 139. 

Rambaldi Benvenuto 28. 
Rebus (de) bellicis 119. 
Regiones urbis Romae 119. 
Rhetorica ad Alexandrum 86. 



R. Sabbadini Le scoperte dei codici. 



15 



226 



ELENCO DEGLI AUTORI ANTICHI E MEDIEVALI 



Bosae 11, 24. 

Ruifiniano 171, 

Bufino 97, 98. 

Rufo Fcsto 12, 102, 104, 149. 

Rutilio Lupo 86, 87. 

Rutilio Namaziano 160, 161, 165. 

Sacerdote M. Claudio, v. Plozio. 

Saffo 6, 126. 

Salisbury, v. Giovanni di Salisbury. 

Sallustio 16-17, 19, 24, 26, 27, 87, 121, 

127, 139, 145, 165, 167, 216, 219, 220. 
Salomonis glossarium Idi. 
Salterio 45," 47, 61, 63, 116. 
Salviano 119, 122. 
Securus Menior Felix 144. 
Sedulio 160, 170. 
Sempronio Asella 20. 
ps. Sempronio 178. 
Seneca figlio 13, 19, 23, 24, 25, 26, 

36, 41, 74, 138, 152, 165, 170, 184, 

185, 207, 220. 
Seneca padre 13, 24, 37, 112, 142, 156, 

173, 218, 220. 
ps. Seneca 113, 128, 185, 220. 
Senofonte 45, 47, 48, 52, 53, 61, 63. 
ps. Senofonte 178. 
Septem mira 74. 
Septem montes Romae 119. 
Sereno 149. 
Sergii Epitome 130. 
Sergio 35, 37-38, 133, 163, 168. 
ps. Sergio 163. 
Servii glossae 112. 
Servio 14, 25, 32, 33, 34, 38, 39, 40, 

104, 123, 133, 138, 154, 162, 163, 

168, 206, 217. 
Sesto Empirico 48. 
Settimio 81. 
Severiano Giulio 130. 
Sextus Platon. 147, 148. 
Sidonio Apollinare 10, 122. 
Silio Italico 80, 180, 181-182. 
Simmaco 13. 
Simonide 6, 216. 
Sinesio 48, 66. 
Sinfosio 126. 
Sofocle 6, 46, 48, 63. 
Solino 12, 13, 24, 101, 139, 157, 165, 

170. 
Sparziano 3, 21. 
Stazio 11, 23, 28, 82, 150, 153, 185, 

200, 212, 220. 
Strabone 45, 47, 48, 49, 61, 67, 69, 98. 
Suasoi'iae ad Caesarem 216. 
Suida 45, 48, 51. 



Sulpicia 158, 160, 161, 180. 
Sulpicio Severo 9, 10, 119. 
Sulpicio Vittore 171. 
Svetonio 12, 24, 74, 87, 108, 111, 122, 

141, 148, 152, 153, 154, 166, 175. 
ps. Svetonio 174. 
Synonyma medicinali 118. 
Tacito 8, 29-30, 31, 33, 105, 108, 109, 

140, 141-142, 148, 164, 166, 171, 180, 

189, 212, 213. 
Temistio 59. 
Teocrito 48, 53, 57, 63. 
Teodoro Prisciano 103, 129. 
Teodosio Alessandrino 69. 
Teofllo 107. 
Teofrasto 46, 55, 219. 
Teo guide 45. 

Terenziano 158, 163, 212. 
Terenzio 11, 14, 19, 23, 36, 37, 39, 

88, 113, 116, 121, 126, 132, 137, 146, 

155, 165, 169, 177, 220. 
Terenzio Scauro 133. 
Tertulliano 27, 80, 87, 107, IH, 115, 

119. 
Testamentum porcelli 150. 
Tiberiano 126. 
Tibullo 2, 16, 19, 22, 23, 35, 108, 148, 

153, 183, 201. 
ps. Tibullo 176. 
Tiziano 168. 
Tolomeo 52, 56, 62, 64, 65, 187, 206, 

219. 
Tommaso (S.) 107. 
Traiano 164, 212. 
Treveth 138. 
Tucidide 46, 50, 52, 54, 62, 63, 64, 

69, 136. 
Ulpiano 44. 
Vacca 25, 39-40. 
Valerio Fiacco 78, TSf, 148, 151, 156, 

170. 
Valerio Massimo 12, 13, 24, 36, 219. 
Vangeli 47, 57. 
Varrone 2, 15, 16, 19, 22, 25, 26, 27, 

30-31, 33, 73, 74, 87, 103, 152, 165, 

184, 205, 212, 213, 218. 
ps. Varrone 25. 
Vegezio Renato 14, 20, 25, 81, 80, 

129, 207, 219. 
Vegio Maffeo 104. 
Vello Longo 158, 162. 
Velleio Patercolo 164, 171, 212. 
Ventis (de) 126. 
Verbis (de) gallicis 74. 
Vergilio 11, 14, 23, 25, 37-40, 87, 108, 



ELENCO DEGLI AUTORI ANTICHI E MEDIRVALI 



227 



104, 122, 132, 133, 137, 138, 139, 
145, 148, 154, 155, 156, 161, 165, 
167-168, 169, 184, 194, 195, 200, 206, 
217, 218, 220. 

ps. Vergilio Appendix 11, 24, 81, 32, 
33, 41, 97, 122, 126, 138, 142, 147, 
167, 220. Epistola 176. Priapea 
31, 41, 201. 

ps. Vìbenna 178. 

Vibio Sequestre 14, 25, 74. 

Vincenzo Bellovacense 8, 17, 21. 

Vindiciano 103, 117, 118, 156. 



Viris {de) illustribus 3, 8, 24, 186. 

Virtutibus (de) herbarum 123, 124. 

Vita Aristotelis 82. 

Vitale 41. 

Vitruvio 8, 25, 26, 30, 79, 165, 206. 

Vittorino Mario 11, 25, 26, 36, 163, 

179, 189. 
Vittorino Massimo 159, 162, 163. 
Vocabula 103, 123. 
Vopisco (Flavio) 21. 
Vulcazio Gallicano 21. 
Zeno Zenone (S.) 3, 4, 97, 197. 



ELENCO DEGLI SCOPRITORI, 
RACCOGLITORI, POSSESSORI, COPISTI 



Acciaioli Donato 202, 210. 

Adimari Alamano 76, 86, 136. 

Albergati Niccolò 89, 90, 91, 106, 188. 

Alberico da Marcellise 4. 

Alberti L. B. 177. 

Alciato Andrea 25. 

Aleardi Ireco 4. 

Alessandro VI 145. 

Alessandro da Verona 36, 

Alfonso di S. Maria (vescovo di Bur- 
gos) 92, 107. 

Allegretti Giacomo 179. 

Amadio 104. 

Amidano Zenone 174. 

Ammanati Iacopo 65, 70, 148, 202. 

Andrea di S. Croce 202. 

Andronico di Gallipoli 59. 

Angeli Giacomo da Scarperia 43, 44, 75. 

Angeli Niccolò 143. 

Angilberto del Balzo 190. 

Antonio 75. 

Antonio da Massa 49. 

Antonio da Pistoia 88, 129. 

Antonio di Mario 135, 210. 

Apostolio Michele 67. 

Appolloni Gabriele 174. 

Aragazzi, v. Montepulciano. 

Aragona (d') Alfonso V 59, 71, 136, 137, 
189, 190, 202. 

Aragona (d') Alfonso duca di Cala- 
bria 189, 202. 

Aragona (d') Eleonora 61. 

» Ferdinando 1 59, 153, 202. 

Arese Andreolo 35. 

Argiropulo Giovanni 67, 70. 

Arrivabene Gian Pietro 197. 

Aurispa 46-47, 48, 49, 52, 54, 60, 67, 
87, 103, 114, 115, 116, 117, 121, 132, 
164, 194, 195, 202, 203, 209, 217. 



Avantius 170. 

Azzolino da Roma (pugliese) 71. 
Bandini Domenico 36, 39. 
Barbaro Ermolao 66, 95, 186, 197. 
Barbaro Francesco (di Candiano) 36, 

59, 61, 63, 64, 66, 70, 73, 77, 79, 

80, 81, 82, 95. 
Barbavara Giovanni (vescovo di Tor- 
tona) 105, 146. 
Barbavara Marcolino 105. 
Barlaam 71, 203. 
Bartolo di Tura 191. 
Barzizza Gasparino 25, 36-37, 62, 72, 

73, 79, 100, 173, 174, 218. 
Barzizza Guiniforte 25, 202. 
Beaufort 83. 

Beccadelli Antonio, v. Panormita (il). 
Beccari Nicola 35, 42, 217. 
Becchi Guglielmo 118, 191, 199. 
Belcari Feo 150. 

Bembo Bernardo 146-147, 155, 178. 
Bembo Pietro 155. 
Benci di Alessandria 4. 
Benedetti Alessandro 65. 
Benivieni Antonio 191. 
Benvenuto 115. 
Benvenuto Campesano 1. 
Bernardino di Verona 154. 
Berneri Antonio 144. 
Beroaldo Filippo 170, 173. 
Bessarione 46, 57, 58, 59, 65, 66, 67, 

68, 70, 80, 186, 187, 204, 209, 213,218. 
Biglietti Francesco 47. 
Biondo Flavio 101, 186. 
Biraghi Lapo 65. 
Boccaccio 26, 28-33, 34, 41, 43, 59, 

73, 74, 87, 199, 201, 203, 208, 209, 

212, 213, 216. 
Bonincontri Lorenzo 146. 



ELENCO DEGLI SCOPBITORI, ECC. 



229 



Bonincontro 7. 

Bonis (de) Giovanni 35. 

BorjfJiesi Niccolò 191. 

Borromeo federico 121. 

Bossi Matteo 154. 

Bovatino 218. 

Bracelli Giacomo 83. 

Brasca Erasmo 139. 

Brembato Leonino 98. 

Brenta Andrea 173, 174. 

Broaspini (de) Gaspare 4, 34. 

Brunaccì Bartolomeo 197. 

Bruni Leonardo Aretino 28, 39, 51, 54, 

72, 74, 75, 76, 78, 80, 84, 101, 102, 

173, 174, 217, 
ps. Bruni 174. 
Bucelli Sebastiano 191. 
Buondelmonti (de') Cristoforo 49, 55. 
Bussi Giovanni Andrea (il vescovo 

Aleriense) 112, 113, 122, 123, 127, 

128, 167. 
Calco Bartolomeo 139. 
Calco Tristano 144. 
Calcondila Demetrio 67. 
Calderini Giovanni 92. 
Calfurnio Giovanni 62, 177, 188. 
Calisto III 150. 
Callisto Andronico 60, 67, 68, 
Campano Giannantonio 143, 202. 
Candido 74. 
Cantelli Ugolino 97. 
Capece Scipione 132. 
Cappelli Pa.squino 34. 
Cappello Carlo 62. 
Capra (Della) Bartolomeo 73, 76, 77, 

86, 101-102, 103, 104. 105, 114, 115, 

116, 149, 186. 
Caracciolo 190. 

Cassarino Antonio 50, 188, 203. 
Castiglione (da) Branda 76, 79, 188, 

205, 206. 
Castiglione (da) Guarnerio 205. 
Calala Giorgio 202. 
Celano (di) Pietro 190. 
Celio Rodigino 179. 
Cennini Piero 210. 
Centius 45. 

Cesarini Giuliano 106. 
Cescases Lodovico 202. 
Cava Niccolò 52. 
Chiavelli 200. 
Chigi Fabio 143. 
Cinzio da Ceneda 138, 167-168. 
Ciriaco d'Ancona 48, 52, 69, 88, 118, 

123. 



Ciriagio (Del) Gherardo 150, 210. 
Clémanges (de) Nicolas 73. 
Collenuccio Pandolfo 144. 
Colonna Prospero 80. 
Corbinelli Antonio 52. 
Corbizzi Niccolò 52. 
Corio Bernardino 146, 160. 
Cornazzano Antonio 155. 
Corner Giovanni 95. 
Corrado Eusebio 148. 
Correr Antonio 115. 

» Gregorio 115, 118, 119, 177. 
Corvini (d'Arezzo) Giovanni 36, 73- 

74, 78, 100, 101, 119, 183, 209. 
Corvini (d'Arezzo) Gregorio 74. 
Cosimo Monaco 67. 
Cosimo vescovo di Vico 195. 
Costantini Giovanni Pietro 155. 
Costanzi Iacopo 181-182. 
Cremona Antonio 103, 
Crinito (Ricci) Pietro 206. 
Crisococca Giorgio 66, 69. 
Crisolora Giovanni 52, 53, 54. 

» Manuele 43, 44, 50, 51, 52, 
53, 54, 59, 60, 62, 66, 212. 
Csezmicze, v. Giano Pannonio. 
Curio Giacomo 202, 
Cusano (il cardinale) 21, 109-113, 114, 

116, 120, 138, 139, 209, 211. 
Cuspinianus Giovanni 35. 
Daniel 138. 

Dati Leonardo 65, 177. 
Davalos Innico 195. 
Decembrio Angelo 136-189. 

» Pier Candido 17, 60, 102, 

104-105, 115, 121, 141, 142, 174, 177, 
193, 196, 201, 204, 205-206. 
Decembrio Uberto 60, 77. 
Dei Battista 181, 
Demetrio Cidone 43, 
Dionisi Paolo 188. 
Dolabella Lorenzo 24, 
Dominicis (de) Domenico 115, 187. 
Domizio Calderino 125, 126, 154, 167, 

179, 180. 
Donato Girolamo 120. 

» Pietro 78, 115, 119, 120. 
Donzelino Girolamo 175. 
Egnazio Giovanni Battista 136, 161. 
Enoch d'Ascoli 57, 109, 140-142, 150, 

209, 212. 
Ergotele 104. 
Està (d') Alfonso I 169. 
» Sorso 61, 128. 
* Ercole I 61, 155, 198. 



230 



ELENCO DEGLI SCOPEITORI, 



Este (d') Ippolito 145. 

» Leonello 61, 136. 
» Niccolò 111 61. 
Eugenico Giovanni 50. 
Eugenio IV 57, 93, 198. 
Fazio Bartolomeo 194. 
Ferno (Faerno) Michele 158. 
Ferrantini Antonio 89. 
Ferrari Giulio Emilio 157, 207, 
Ferreto (da Vicenza) 33. 
Feruffino Domenico 104. 
Fiano (da) Francesco 78. 
Filargo Pietro (Alessandro V) 59. 
Filelfo Federico Francesco 206. 
Filelfo Francesco 48, 51, 53, 59, 60, 

61, 64, 65, 66, 68, 86, 140, 157, 199, 

206, 209. 
Filelfo Giovanni Mario 178. 
Filomato Demetrio 63. 
Fini Francesco 65. 
Fiocchi Andrea 148, 177. 
Floriani Pietro da Montagnana 62, 

187. 
Fonte (Della) Bartolomeo 150-151, 165, 

203. 
Fonticulano Simone 167. 
Foscarini Pietro 187. 
Possano (da) Pierantonio 139. 
•Francesco da Castiglione 53, 202. 
» S. Giiftignano 132. 

» Pistoia 54. 

» Verona (scrivano) 1, 2, 

215. 
Franzosi 103. 
Frawenburg Martino 118. 
Fregoso Tommaso 73, 183-184. 
Fruloviso Tito Livio 205, 
Gaddi Angelo 86. 

» Francesco 86, 152. 
Gabriel Giovanni 155. 
Galasso di Capolista 188. 
Galbiate. (iiorgio 157-158, 159, 160, 

161, 163, 170, 209, 212. 
Gambacorta Gherardo 129. 
Ganassoni Bartolomeo 98, 
Garatoni Cristoforo 70. 
Garcia de Urrea 202. 
Garsi Lodovico 188. 
Gaspare da Verona 57, 190. 
Gaza Teodoro 48, 57, 67, 
Gentile da Urbino 148, 202. 
Giano Pannonio 193. 
Giglioli Giacomo 98. 
Giocondo (fra) di Verona 164, 170, 171, 

212, 



Giovanni Aretino (amanuense) 77, 105, 

183, 210. 
Giovanni di Campagnuoia 15. 
Giovanni II di Castiglia 196. 
Giovanni di Pier Paolo d'Ancona 69. 

» di Ragusa (cardinale) 66. 

» Evangelista da Zevio 4. 

» mansionario di Verona 2-3, 
6, 7, 8, 21, 96. 
Giustinian Leonardo 63, 64. 
Godofredus Thomasius 130. 
Gonzaga Alessandro 197, 

» Cecilia 119, 

» Federico 197, 

» Giov. Francesco 46, 61, 197. 

» Lodovico III 61. 

» Lodovico 42, 197, 
Gray Guglielmo 193. 
Griffolini Francesco 69. 
Grimaldi Domenico 61. 
Grimani Domenico (cardinale) 62. 
Grynaeus Simone 164, 212. 
Gualdo Girolamo 110. 
Guarino 44-45, 50, 52, 61, 63, 67, 70, 
72, 73, 78, 81, 96-98, 99, 101, 102, 
108, 110, 118, 121, 123, 126, 128, 

131, 138, 141, 148, 190, 198. 209. 
Guarino Battista 44, 45, 180, 181, 182, 

206. 
Guarnerio d'Artena 188. 
Guasconi Biagio 76, 
Guevara (di) Innico 195, 
Guglielmo da Pastrengo, v. Pastrengo. 
Guido da Pietrasanta 36. 
Guinigi Paolo 36, 184. 
Gusmano Nugno 195. 
Hasznoz (ìiorgio 193. 
Hersfeldese (monaco) 107-109. 
Jeune (Le) Jean (il card. Morinense) 

139, 194. 
Inghirami Tommaso (Fedra) 159. 
Jouffroy Jean (il vesc. Atrebatense) 

132, 139, 194-195, 206. 
Isidoro di Salonicco 67. 

Lamola Giovanni 98, 102-103, 110, 117, 

121. 
Landini Cristoforo 206. 
Landriani Gerardo 100, 114, 115, 212, 
Lapacci Bartolomeo 50, 191. 
Lapo da Castiglionchio il vecchio 

26, 27. 
Lascari Costantino 59, 60, 67-68, 218. 
» Giovanni 44, 55, 56, 58, 62, 

65, 67, 68, 209. 
Latini Brunetto 27, 



RACCOGLITOEI, POSSESSORI, COPISTI 



231 



Latini Latino 134. 
Leonardi Eustaciiio 51. 

» Niccolò 51. 
Leonardo da Quinto 4. 
Leone X 213. 

Leoni Pietro da Ceneda, v. Cinzio. 
Leoni Pietro da Spoleto 62, 63, 154. 
Leonori (de') Leonoro 57. 
Leontari Demetrio 58. 
Leonzio Pilato 22, 43, 203. 
Leto Pomponio 16, 145, 153, 158, 159, 

167-168. 
Lignamine (de) Battista 187. 
Lippomano Marco 66. 
Lodovico da Terni 191, 199. 
Lorenzi Giovanni 66. 
Lorenzo di Camerino 70. 
Loschi Antonio 34. 
Lovato 218. 
Luca di Guido 116. 
Lucio da Spoleto 106. 
Lupi Mattia 191, 
Lupo 88. 
Maffei 7. 

» Agostino 153, 190. 
Mai Angelo 164. 
Mainenti Scipione 114, 118. 
Malatesta Carlo 202. 
» Novello 201. 

» Pandolfo 201. 

Malipiero Bartolomeo 115. 
Manettì Giannozzo 55, 147. 
Manuzio Aldo 171, 179. 

» Paolo 10. 
Marcanova Giovanni 62, 187. 
Marco Siculo 176. 
Mariano 131. 
Marino 95. 

Marrasio Giovanni 104, 203. 
Marsuppini Carlo 67. 
Martelli Andrea 206. 
Martino V 57, 217. 
Martinozzi Niccolò 70. 
Marzagaia 4, 12. 
Masse (La) Giovanni 215. 
Matociis (de) Giovanni, v. Giovanni 

mansionario. 
Mattia Corvino 35, 143, 203. 
Mazolato Ugo 98. 
Medici (de') Carlo 69, 141, 150. 
Medici (de') Cosimo 31, 53, 55, 76, 

77, 80, 88, 89, 118, 183, 192, 199, 

200. 
Medici (de') Giovanni di Cosimo 70, 

150, 192, 209, 210, 218. 



Medici (de') Giovanni di Pietro Fran- 
cesco 183. 
Medici (de') Lorenzo 48, 111. 
Medici (de') Lorenzo il Magnifico 55, 

56, 57, 68, 69, 126, 183, 192, 210. 
Medici (de') Piero di Cosimo 55, 117, 

129, 130, 150, 192, 201, 206. 
Mendoza (di) Innico-Lopez e Pietro 

195. 
Merula Giorgio 47, 56, 156-158, 159, 

160, 161, 209, 212. 
Miani (Emiliani) Pietro 52, 62, 63. 
Michele 206. 

Michelozzo Bernardo e Niccolò 152. 
Misotis (de) Rodolfo 205. 
Molin (Dal) Girolamo 218. 
Montagano (di) Iacopo 190. 
Montagnana (da), v. Floriani. 
Montagnone (da) Geremia 215, 218-220. 
Monte (Dal) Pietro 115. 
Montefeltro (da) Federico 52, 58, 69, 

87, 200, 204. 
Montefeltro (da) Guido 153. 

» Oddantonio 218. 

Montemagno (da) Buonaccorso 173. 
Montepulciano (da) Bartolomeo 49, 

76, 77, 78, 79, 80, 84. 
Montreuil (de) Jean 73. 
Moscopulo 50. 

Mussato Albertino 5, 33, 215, 218. 
Nanni Giovanni (Annius Viterbiensis) 

178. 
Negri Pescennio Francesco 145. 
Niccoli Niccolò 41, 46, 49, 51, 52, 53- 

54, 55, 56, 60, 74, 75, 78. 80, 81, 83, 

84, 86-88, 89, 90, 91-92, 95, 96, 106, 

107, 108, 115, 117, 118, 127, 183, 

199, 208, 209, 211. 
Niccolò V 57, 58, 65, 69, 89-91, 98, 

106, 107, 114, 115, 125, 130, 140, 

141, 150, 198, 200-201, 204, 210. 
Niccolò danese 107. 
Niccolò (de Deoprepio) da Reggio 71, 

217. 
Niccolò da S. Vito 127. 
Nichesola (Della) Galesio 98. 
Noceto Niccolò 133. 
Nogarola Isotta 172. 
Nuzzi Bernardo 150. 
Oddo (Oddone) Pietro 16. 
Ols Andrea 193. 
Omodei Giovanni 100. 
Orsini Fulvio 209. 
Orsini Giordano 56, 93, 107, 110, 111, 

115, 123-124, 129. 



232 



ELENCO DEGLI SCOPEITOEI, 



Ottone III 211. 

Pacifico 7, 215. 

Palazzi Andrea 42. 

Palmieri Nardo 47, 48. 

Pandolfini Pier Filippo 191. 

Panetti Battista 188. 

Paiiormita 42, 59, 99, 100, 103-104, 
108, 121, 126, 141, 146, 189, 194, 203. 

Paolo II (Pietro Barbo) 64, 05, 218. 

Paolo di Milano 43. 

Paolo Perugino 43. 

Parentucelli Tommaso, v. Niccolò V. 

Parrasio Aulo Giano 25, 157, 159-160, 
161, 162, 163, 170, 186, 209, 212. 

Pasi Curio Lancillotto 149, 168-169. 

Pastrengo (da) Guglielmo 1, 8, 4-22, 
27, 29, 38, 37, 74, 76, 82, 101, 197, 
208, 213, 215, 216, 219, 220. 

Patrizi Agostino 148. 

Pavanello Giacomo 187. 

Pazzi (de') Piero 191. 

Perleoni Pietro 70. 

Perotto Niccolò 57, 58, 70, 147, 148, 
212, 218. 

Perotto Pirro 147. 

Petrarca 4, 5, 7, 15, 16, 19, 21, 22, 
23-28, 29, 30, 31, 85, 37-41, 42, 43, 
59, 78, 76, 80, 81, 83, 84, 85, 92, 
101, 102, 133, 137, 144, 184, 195, 
196, 197, 200, 208, 212, 215, 216, 
217, 220. 

Petreio Antonio 206. 

Petrone Luigi 80. 

Petrucci 184. 

Petrucci Antonello 58, 59, 190. 
» Francesco 59. 

Piccolomini Enea Silvio, v. Pio IL 
» Gregorio 202. 

» Iacopo, V. Ammanati. 

Pieruzzi Filippo 191. 

Pietro 16. 

Pietro 51. 

Piglio (da) Benedetto 76. 

Pio II 58, 81, 120, 142, 143, 178, 202, 
209. 

Pio III 142, 202, 209. 

Pio Alberto e Rodolfo 169. 

Pisani Ugolino 201, 204. 

Pizzolpasso Francesco 17, 76, 77, 110, 
114, 120-122, 130, 199, 206, 209, 218. 

Platina Bartolomeo 129. 

Pletone Gemisto 67. 

Plusiadeno Giovanni 67. 

Podocataro Filippo 210. 
» Giano 63. 



Poggio 45, 49, 51, 54, 72, 74, 75, 76, 

77-84, 85, 86, 88, 91, 93, 101, 107, 

108, 109, 111, 123. 127, 141, 146, 

150, 151, 164, 197, 206, 208, 209, 

210, 212. 
Polenton Sicco 6, 34, 175, 176, 184, 

186, 218. 
Poliziano 56, 62, 118, 133, 141, 147, 

150, 151-156, 159, 160, 168, 169, 179, 

180, 209, 210. 
Poncher (de) Stefano 159. 
Fontano Giovanni Gioviano 132, 148, 

165. 
Porcelli 146. 
Fuggì Lodovico 59. 
Questenberg (von) Giacomo Aurelio 

160. 
Quirini Vincenzo 62. 
Raimondi Cosimo 100. 
Raimondo da S. Germano 71. 
Rallo Manilio 145, 158. 
Raterio 1, 2, 7. 

Ravenna (da) Giovanni Conversino 36. 
Renano Beato 164, 171, 212. 
Renier Daniele 62. 
Riccardo di Fournival 18, 19, 200. 
Rinaldo (Cavalchini) da Villafranca 

22. 
Rinuccio da Castiglione, 49, 66, 69. 
Roberto d'Angiò 48, 71, 189. 
Roso Giovanni 67. 
Rossi Roberto 48, 50, 51, 68, 
Rovere (Della) Domenico e Giuliano 

(Giulio II) 190. 
Rncellai Francesco 131. 
» Pandolfo 152. 
Rustici Cencio 56, 67, 76, 77, 78. 
Sabellico 145. 
Saco (de) Pietro 215. 
Bagundino Niccolò 187. 
Sale (de la) Antoine 127. 
Salerno Giovanni Nicola 98. 
Salomone 54. 
Salutati 4, 22, 25, 34-85, 86, 39, 44, 

72, 73, 75, 76, 85, 106, 173, 179, 208. 
Sarapierino 202. 
Sani Angelo (Sabino) 176. 
Sannazaro Iacopo 169-140, 161, 135- 

166. 212. 
Sanseverino Girolamo 190. 
Santillana (marchese di) 195. 
Sartiano (da) Alberto 189, 190. 
Sassetti Francesco 139, 143, 165. 
Sassolo da Prato 45, 
Savonarola Michele 199. 



BACCOGLITOEI, POSSESSORI, COPISTI 



233 



Schedel Hartmann 134. 
Schurener 128. 
Scola (Della) Ognibene 104. 
Scolario Giorgio 67. 
Seripando Antonio 170. 
Sezze Francesco G4. 
Sforza Alessandro 58, 200. 

» Francesco 189. 

» Ippolita 189. 

» Lodovico (il Moro) 139, 143, 

156, 157, 160. 
Sguropulo Demetrio 48, 67. 
Sigerò Nicola 43. 
Simeonachi Giovanni 64, 66. 
Sinibaldi Antonio 170. 
Sisto IV 58, 154, 174. 
Soranzo Raimondo 27. 
Spinola Eliano 65, 70. 
Strozzi Matteo 86, 116, 117. 

» Palla 48, 53, 55, 56, 62, 204, 

217. 
Summonte 165. 
lavelli Giovanni 114. 
Tedaldo Della Casa 210. 
Tifernate Gregorio 70. 
Tiptoft Giovanni 193. 
Todeschini Francesco, v. Pio IH. 
Tofifa (Della) Antonio 65. 
Toniacello Marino 202. 
Tommasi Pietro 64, 95. 
Tommaso d'Arezzo 70. 
Torre (Della) Francesco 60. 
» Gioacchino 65. 

Tortelli Giovanni 50, 69, 70, 112, 127, 

132, 133, 134, 179, 189. 
Traversar! Ambrogio 47, 50, 51, 54, 

57, 60, 63, 64, 72, 79, 80, 87, 88, 

89, 90, 91, 92-96, 106, 114, 115, 116, 

119, 206, 209. 
Trebisonda (da) Giorgio 45, 66, 198. 
Trevisan Giorgio 63. 
Trivulzio Carlo, Gaspare, Renato 188- 

189. 



Uberti (Degli) Giovanni 98. 
Ugo di Trimberg 19. 
Ugoleto Angelo 143. 

» Taddeo 143-144, 151, 156, 165, 

203. 
Umfredo di Glocester 105, 193, 205-206. 
Urbino (d'), v. Montefeltro. 
Valla Bernardino 147, 153. 

» Giorgio 65, 149, 169, 209, 212. 

» Lorenzo 35, 71, 112, 123, 127, 

132, 133, 138, 159, 180, 189, 194. 
Varano (da) Costanza 131. 
Vegio Maffeo 70. 
Velasquez 195. 
Venanzio 131 (Hain 100, 101, 103. Ave- 

nantius Mutius de Camerino artium 

et medicinae professor). 
Verazzano Alessandro 144. 
Vergerlo Pier Paolo 62, 76, 98. 
Vespasiano da Bisticci 68, 110, 120, 

201, 210. 
Vespucci Giorgio Antonio 53, 152. 
Veterano Federico 17, 58, 87, 113, 135, 

169, 200, 210. 
Visconti Filippo Maria 42, 184. 

» Giangaleazzo 7, 25. 
Vitali Pietro (Calabro) 56, 70, 93. 
Vitez Giovanni 193. 
Vittorino da Bergamo 104. 

» Feltre 45, 55, 60, 61, 64, 

94, 115, 132. 
Volterrano (il; Raffaele Maffei) 160, 

161. 
Werinharius 87, 117. 
Zabarella Francesco 36, 76. 
Zambeccari Cambio 91, 103. 
Zancari Alberto 98. 
Zangaropulo Giorgio 67. 
Zeno Giacomo 187. 
Zerbi Gabriele 147, 148. 
Zocchi Giacomo 187. 
Zomino (Sozomeno) da Pistoia 53, 76, 

78, 86, 92, 153, 191. 



20. VII. 1906 






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Sebbadini, Remigio 

Le scoperte dei codici 
latini e greci ne* secoli XIV 
E XV 



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